MARCELLO … UN GRANDE PROFESSIONISTA ROMANO …

PIACENTINI PROFESSIONISTA

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9 risposte a MARCELLO … UN GRANDE PROFESSIONISTA ROMANO …

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  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Stamani, camminando lungo via Liegi, direzione INARCASSA, mi sono imbattuto in un edificio che mi ha immeditamente ricordato Archiwatch. Un controllo con lo smartphone ed era proprio quello di Piacentini, il primo della serie di foto del post. Non conosco la datazione, ma immagino sia uno dei primi, e insieme al mio collega abbiamo osservato, tra l’altro, l’ottimo stato di manutenzione dell’intonaco, di un tipo che non conosciamo, ma che ha tutta l’aria di essere ancora quello originario. Ebbene, si può dire che merita realmente l’appellativo di eco-sostenibile se è durato almeno 70 anni. E probabilmente anche a chilometri zero. Splendido edificio di cui, nella fretta, non ho potuto apprezzare l’angolo ripreso nella seconda foto
    Saluti
    Pietro

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  4. emanuele arteniesi ha detto:

    Canta talvolta, canta l’incoerente Eternità. Canta il suo vuoto. E poi che fa? Fa nulla e nulla fa, E ancora nulla e nulla Fa sempre e sempre fa L’Eternità.

    FORMOSO
    Nel ciclista che reca la donna amata in canna, c’è chi ha veduto la piú recente versione del ratto d’Europa. Ma versioni ulteriori non mancano, come il motociclista che porta la sua bella sul predellino della ruota posteriore. E che dire della Topolino, quest’«ultimo grido» dell’idillio motorizzato? Docile e leggero, il minimo dei veicoli quadrirote a motore a scoppio si lascia guidare da una mano sola, e la destra, libera di comando, può distendersi e cingere le care spalle. Cosí arrivammo a Roma nel luglio1939, attraverso la Cassia tirata lucida e nera per campagne molli di colline, morbide di prati, civilissime di ville.
    Il caldo si andava dissolvendo allorché arrivammo al ponte Milvio, la felicità del vespro calava sulla capitale. Anche la Topolino godeva del refrigerio. Non piú fatiche nél’ansimo d’angoscia su per le salite battute dal sole. I suoi polmoni respiravano con ritmo riposato, l’aria traversava armoniosamente i suoi bronchi, il ronzio delle sue ruote sull’asfalto tracciava dietro a noi una scia d’oro. Ebbe il tuo arrivo a Nasso, o Arianna, accoglienza cosí lieta? Scesi con silenzioso andare giú per il Lungotevere, voltai sul ponte Sant’Angelo, m’inoltrai tra le statuone attorcigliate da una immobile pazzia, e a metà del ponte Maria d’un tratto esclamò: «Guarda! San Pietro è scoperto!». Nella sua voce sonava come l’annuncio di un pericolo. La prima impressione fu di un repentino passaggio dal buio alla luce, ma la seconda fu anche piú maravigliosa. I miei occhi vedevano ciò che prima non era possibile vedere. Il mio sguardo aveva acquistato dunque tale perspicacità, da traversare i muri? San Pietro, di cui appena uno spicchio avrebbe dovuto mostrarsi attraverso la fessura dei Borghi, mi appariva intero là in fondo, e come ricostituito nella sua lontana infanzia.
    Mi tornarono in mente le parole di Stendhal: «Questa mattina, traversando ponte Sant’Angelo in landò, scorgemmo San Pietro in fondo a una via angusta. Napoleone aveva annunciato il progetto di abbattere tutte le case che si ammucchiano alla sinistra di questa via, e una volta disse che il decreto lo avrebbe firmato suo figlio. Ma il mondo di poi si è rimesso al passo, e il regime costituzionale è troppo timorato per affrontare spese cosí folli».

    da Formoso in Casa la Vita di Alberto Savinio
    http://www.scribd.com/doc/78251382/Alberto-Savinio-Casa-La-Vita

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  6. Marco Sedda ha detto:

    LO SVENTRATORE

    Piacentini Marcello: “maestro insuperabile del doppio gioco e della riserva mentale: nei suoi innumerevoli scritti sostiene tutto e il contrario di tutto, e parte sempre dalla necessità di conservare “questa nostra cara e vecchia Roma” per proporne, nel capoverso seguente, la distruzione”.

    Antonio Cederna, Mussolini urbanista, Laterza, 1975.

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