Povero Moretti …

povero Moretti …

in che mani …

uno spazio …

un allestimento …

un catalogo …

neanche un’idea …

pletorica, insulsa e sconclusionata rassegna, senza capo né coda …

ennesima operazione da supermercato Electa …

tanto al chilo …

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16 risposte a Povero Moretti …

  1. Marco_Giunta ha detto:

    Gentile Prof. Muratore

    Avendo avuto l’opportunità di visitare la mostra in oggetto vorrei cogliere l’occasione per analizzarne alcuni punti salienti che, a mio modesto avviso, la qualificano per le sue potenzialità.

    I curatori dell’Archivio del Moderno di Mendrisio, sono degli studiosi di chiara fama (vorrei citare a difesa di Bruno Reichlin, il cui curriculum è stato recentemente posto sotto la lente d’ingrandimento proprio in queste pagine, i suoi fondamentali studi su un altro Architetto del ‘900: Le Corbusier)

    Dal loro osservatorio di ‘valico’, certamente ricco di sostanza (colpa loro o dei nostri governi e delle nostre università?) oltre che di contenuti, hanno potuto intraprendere un percorso di analisi che ha coinvolto l’attività tutta della facoltà di architettura della svizzera italiana, anche e soprattutto dal versante della didattica, come dimostrano i plastici esposti, distanti anni luce dalla “deriva” digitale che ha caratterizzato gli ultimi anni di insegnamento nelle due o tre facoltà di architettura romane.
    Sicuramente il frutto di tale percorso (buono o modesto che lo si voglia giudicare) è risultato scevro dalle beghe di corridoio che caratterizzano atavicamente la cosiddetta “scuola romana”, più incline a millantare nobili discendenze (peraltro solo recentemente riscoperte dai più), che a celebrare uno dei suoi rappresentanti più importanti.
    Ad avallare l’ultima affermazione, basti ricordare la improvvisazione che ha contraddistito la mostra “Moretti visto da Moretti” (che peraltro utilizzava alcuni plastici provenienti da Miami che compaiono anche nella mostra del MAXXI), o il convegno su “Moretti Architetto del ‘900”, occasioni, a mio parere, non pienamente sfruttate per celebrare il genetliaco del nostro (mancanza di soldi e soporattutto, come dice lei, di idee).

    A tutto ciò fa da contorno il malcelato disappunto dei “morettologi” di area romana, circa la mancata disponibilità del materiale inedito esposto alla mostra, proprietà del nipote di Moretti, l’architetto Tommaso Magnifico. La messe documentaria ha altresì fornito i presupposti per la pubblicazione di Cecilia Rostagni su Moretti (per i tipi dell’Electa e per iniziativa della facoltà di architettura di Venezia).
    Gli “svizzeri”, come lei li apostrofa, ma come vede non solo loro (comprendendovi anche qualche ‘romano’privo di diritto di cittadinanza presso la citata “scuola”), hanno avuto il merito di avvicinarsi alla fonte senza preconcetti o presunzioni riguardanti un “primato” di cui lo stesso Moretti avrebbe riso, per primo.

    con immutata stima

    M.G.

    • mara dolce ha detto:

      la leggenda narra di uno studioso di chiara fama, tal Bruno Reichlin, che da quasi un decennio si aggira nell’archivio centrale dello stato di roma per realizzare una importante antologia su moretti per i tipi electa, usando i fondi dell’archivio. la leggenda narra che tale studioso di chiara fama avesse avuto l’incarico di curare l’importante mostra di apertura al maxxi. la cronaca racconta che cotanto studioso di chiara fama, non si è mai avuto l’onore di ascoltarlo in pubblico parlare su moretti, i suoi scritti sull’argomento sono scarsi e non (purtroppo) rivelatori. dopo ben un decennio di lacrime e sangue, lo studioso di chiara fama Reichlin, ci regala un catalogaccio pieno zeppo di scritti di quasi nessuna rilevanza a discapito di immagini straordinarie che raccontano meglio di qualsiasi chiacchiera dell’elzeviro colto, l’opera di moretti. La mostra, che tanti anni di polveroso archivio è costato a questo po’ po’ di studioso, è un autentico caos che ben si accorda al contenitore-discoteca dell’archi-coatta zaha zazza.

  2. Luther Blissett ha detto:

    Concordo quasi (e noiosamente) totalmente con mara dolce. Specie per quello strisciante sospetto di trovarsi più in una discoteca che non in uno spazio destinato all’arte (con la “a” maiuscola o minuscola non importa). Sarà che ci sono capitato di sabato sera, e l’orda dei visitatori à la page sembrava più pronta a un rave che alla contemplazione ma il tutto è stato semplicemente sgradevole. Uscendo commentavo con un’amica che “in fondo è un bene che ci fossero tanti giovani”… e invece no. I più erano li perché c’era la discoteca; l’importanza di partecipare all’Evento; Ahò er macsi, daje, che fai non ce vai?
    Il presente messaggio è esente da snobismo.

  3. Davide Donati ha detto:

    Reichlin vecchio falco! Si è fiondato anche su Vittoriano Viganò, rubandolo alla facoltà di Architettura di Milano, per fare un ulteriore inconcludente libro sull’Istituto Marchiondi Spagliardi…sarà una prerogativa dell’AAM fare iniziative inconcludenti con libri didascalici solo per il merito?

  4. filippo ha detto:

    a me, il sospetto della bufala viene già dal sottotitolo: dal razionale all’informale…se qualcuno riesce a spiegarmi la traiettoria…sempre che esista…

  5. Lucio ha detto:

    Ma quanto ve rode? mai letto niente del genere. Sull’affollamento dei pezzi in mostra si può pure concordare, ma sembra proprio che in questo mondo marcio di storici del piffero, nessuno di voi abbia mai letto nulla di Reichlin. Rimediate e poi parlate.

    • mara dolce ha detto:

      a lucio, forse avrai letto Reichlin, ma sicuramente non conosci niente su Moretti; e mentre per il primo trascurarne la lettura è ininfluente,(se non salvifico), per il secondo – se si decide di fare difesa d’ufficio come la stai facendo tu al polveroso di chiara fama di turno, – è obbligatorio entrare nel merito, sennò la tua, caro Lucio-senza-cognome, sembra proprio una sbavata di lumaca commissionata.
      e dicci-dicci: quale passo rivelatore del sommo testo del lungimirante Reichlin ci è sfuggito,”rimedia e parla” tu, siamo in trepidante attesa.

      • Marco_Giunta ha detto:

        circa un anno fa, in occasione della serie di incontri organizzati a corollario della mostra organizzata dell’Archivio Centrale dello Stato per il centenario di L.M. (Moretti visto da Moretti), da semplice uditore individuai tra i relatori la persona di Bruno Reichlin.
        La cosa mi parve singolare (senza che però l’astio mi sopraffacesse) – uno studioso (per me proprio dai connotati leggendari, visto che ne ignoravo i tratti somatici) che avevo frequentato (letterariamente parlando) durante le ricerche intraprese per la tesi di dottorato su L.C., così estraneo all’ambiente romano e soprattutto una new entry nel club degli studiosi morettiani, solido e tetragono nella sua impenetrabilità, strano anzi stranissimo.
        Non me ne curai molto, allora, ma mi colpì una certa mancanza di quel tratto comune agli storici di casa nostra, l’arroganza dovuta all’appartenenza per stirpe o per numero di scritti, a quella che non esiterei a definire “casta” e per converso al sottoinsieme dei morettologi.
        Nel luglio dello scorso anno fui contattato dal dipartimento di Storia della Facoltà di Architettura della Sapienza per un contributo, in qualità di relatore, al convegno su Moretti che si sarebbe tenuto nel settembre del 2009, in virtù del tempo passato a rilevare l’accademia di scherma e delle giornate passate a studiare la documentazione di archivio dello studio moretti (che erano e sono di pubblica consultazione) – e si che di roditori in quei meandri dell’ex Esposizione Universale ce ne erano, e di nostrani certificati D.O.C.
        Dopo l’esposizione del lavoro di ricerca, ancora frastornato (frastornati dovrei dire, visto che il lavoro di ricerca lo conduco in tandem con Alessandra Nizzi – ma non la tiro in ballo per non far si che l’uso del noi sembri un mio indulgere verso un plurale maiestatis) si è avvicinata timidamente la figura di una persona che non avevo riconosciuto.
        Si trattava del Prof. Reichlin che ci chiese la disponibilità a produrre uno scritto per il catalogo della mostra su moretti che stava organizzando, mettendosi a nostra disposizione e rivelandoci che, dopo aver cercato di coinvolgere in ogni modo i Guru del Moretti-ismo di area romana, e dopo aver ricevuto solo silenzi (ostruzionistico-patriottici o rivelatori di una più probabile mancanza di argomenti), si era calato attraverso le alpi per giungere nella terra dove fioriscono i limoni (e i titoli di studioso di Moretti) per fare il talent scout. Ci confessò di essere rimasto sorpreso da tutta una serie di interventi fatti da “giovani” studiosi, dei cui trascorsi non era stato informato (strano vero? Ma ciò succede di frequente in Italia e a Roma in particolare, dove il commento più benevolo al nostro lavoro sulla casa delle armi era stato quello di Giorgio Muratore che lo aveva considerato (forse a ragion veduta?) di scarso livello scientifico e legato al “culo” (sic) che avremmo avuto nel penetrare in un edificio inaccessibile sino a poco tempo fa.
        Reichlin quindi è stato sottovalutato e snobbato da quell’ambiente romano che tanto aveva amato lo stesso Moretti, e quando “lo svizzero” ha ottenuto la possibilità di entrare in contatto con quello che reputo il “vero” archivio morettiano, ovvero quello custodito con amore e passione da Tommaso Magnifico (che in questi anni ha resistito, lui sì, ai vari tentativi di “furto” del tesoro archivistico da parte dei soliti “noti”, rendendosi comunque sempre disponibile alla consultazione verso chiunque non ne ignorasse volutamente e snobisticamente, l’esistenza ed il ruolo) si è capito tardivamente che si faceva sul serio e quindi giù a denigrare.
        In realtà abbiamo saputo (leggenda?) che di fronte alla novità rappresentata da questo nuovo fondo archivistico (e te ne posso dare ben conto con specifico riguardo alle vicende della casa delle armi – casa del balilla sperimentale), lo stesso studioso “di chiara fama” con la modestia che gli riconosco, avrebbe affermato che la mostra ed il lavoro ad essa collegato, non può rappresentare un punto di arrivo, bensì il primo passo verso la riconsiderazione di molti aspetti della critica morettiana (certo che è proprio svizzero!!!!)
        Per concludere, e senza ironia alcuna, mi piacerebbe poter sottoporre al vaglio di mara la nostra pubblicazione sulla casa delle armi “La Forma violata” – Aracne ed. (inviandola in pdf via mail) perchè una stroncatura vale più di mille marchette pubblicitarie

  6. Cristiano Cossu ha detto:

    Caro Marco, se questa pubblicazione è disponibile sarei anch’io molto interessato a leggerla.
    Grazie
    c

    • Marco_Giunta ha detto:

      caro cristiano, l’editore mi ha fatto sapere che la mia tendenza a disseminare copie pdf del libro non rientra nelle norme contrattuali, comunque il libro, in attesa di orgnizzare la presentazione, è già disponibile on-demand sul sito dell’Aracne.
      Comunque, per proseguire il nostro impegno nei confronti dell’accademia di Moretti, abbiamo aperto un canale su Youtube “ACCADEMIADISCHERMA” dove abbiamo inserito alcuni “corti” che illustrano lo stato di fatto dell’opera e dove contiamo di inserire una serie di contributi che riassumono in parte il nostro lavoro (impegni permettendo).
      un saluto
      M.G.

  7. Cristiano Cossu ha detto:

    Ti ringrazio
    ciao
    c

  8. mara dolce ha detto:

    cerco di sintetizzare brutalmente la lunga (e un pò tediosetta, scusa sa, lasciatelo dire) disamina del Giunta. Per Giunta, Bruno Reichlin è un figo, (e non come gli accademici snob romani), perchè è l’unico che se lo sia veramente filato, mentre tutti gli altri (accademici romani morettisti), gli dicevano che il suo lavoro non aveva un fondamento scientifico, ergo,Reichlin è intelligente. (ma ancora non ho capito qual’è l’illuminante contributo di Reichlin su Moretti);
    ma questo caro Giunta, è proprio il difetto della kilata del libro electa: un grappolo di sciacquatissimi testi privi di qualsiasi interesse scientifico che, nella logica del “chiarafamista”, volevano essere “originali” in quanto mai visti, mai conosciuti, mai sentiti, forse mai filati (anche a ragione) ..ma è l’atteggiamento tipico del polveroso e ammuffito accademico frequentatore di scaffali e magazzini che s’innamora della carta ingiallita, del cordone di cotone del faldone, della grappetta rugginosa che tiene insieme i fogli,della puzza della polvere del 1937.. perdendo di vista i contenuti, i documenti, i disegni, il rigore scientifico. Reichlin si è comportato come una sciacquetta qualsiasi che ha voluto fare “la strana”. e peggio per lui se ora si ritrova questa secchiata di critiche.

    mandami il tuo pdf grazie, lo leggo volentieri.

    • Marco_Giunta ha detto:

      sarò breve

      Reichlin ha rivestito le funzioni di coordinatore (e quì, e con ciò, porrei termine alla sua difesa d’ufficio)

      Per quanto riguarda i saggi contenuti nel catalogo, rispondo del mio e sinceramente, avendolo solo sfogliato nel bookshop del MAXXI, non azzardo conclusioni sul lavoro dei miei “compagni di sventura”
      (ma tu, diversamente da me, li hai letti?)

      Per quanto riguarda il lavoro sugli interventi di Moretti al Foro Mussolini, che mi riguarda più strettamente, ti assicuro che l’aver individuato una fase progettuale della scherma, totalmente ignorata dalla critica (ma sotto gli occhi di tutti per quanto riguarda “i contenuti, i documenti, i disegni”) non è stato automatico ma ha richiesto una buona dose di “rigore scientifico” ed è frutto semplicemente di questa ricetta

      per il panorama scientifico universitario editorial romano, lasciamo perdere (vorrei riportare le cattiverie e le gratuità ascoltate a mergine del convegno di settembre, ma alimenterebbero il tuo livore e me ne guardo bene, amando poco la polemica)

      vorrei, in ultimo, un tuo parere riguardo i contributi su Moretti dell’ultimo decennio, che editorialmente parlando è stato un decennio d’oro

      concludo avanzando una timida domanda
      ” ma che t’ha fatto Bruno Reichlin?”

  9. mario rossi ha detto:

    ieri ho visiato la mostra;debbo dire che mi è dispisaciuto non vedere nulla rispetto i tanti cantieri realizzati da L.M. Non ho capito per esempio il suo essersi fatto imprenditore e il suo ruolo nella Società Immobilare nè con quali passaggi sia arrivato negli Usa,nè il suo rapporto con gli ” ingegneri”nè, nello specifico, il suo rapporto con i coleghi, a partire da Libera. Non ho visto nessuna localizzazione degli interevnti nelle città che li ospitano e,quindi, non sono risucito a comprendere il loro farsi elementi urbani. Mi è sembrato di essere dentro un archivio in cui un diligente impiegato mi faceva vedere quello che conteneva. Ora scopro, leggendo il blog, che l’impiegato/curatore ha dichiarato che la mostra è solo un punto di partenza. Splendido.

  10. mara dolce ha detto:

    è dal 2001 che “vomito livore” in rete,secondo una sparuta (ma soprattutto spaurita) minoranza,semplicemnte, perchè dico in modo diretto quello che moltissimi pensano. ed è tutta italiana e paesana la mentalità di ricondurre a personalismi e a malanimi la critica.così com’è provinciale la gratitudine oltremisura, segni tutti, di una cultura corruttibile, clientelare e cialtrona che non ha eguali in europa. e la migliore risposta alla domanda di Giunta la dà Mario Rossi con la sua critica alla mostra.
    maradolce@hotmail.com

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