“Manifesto del Madeleinismo” …

Da Eldorado: …
“Cari muratorini, chiedo asilo per questo “Manifesto del Madeleinismo” (prima parte). Se vi piace vi manderò la seconda parte, sempre pezzottata e fu-turista situazioni/sta situazionabile. Fatemi sapere. Se la pièce invece non vi pièce desisto, alla Totò. Tanto, è una farsa scarpettiana. Scarpette fini, cervella grosse, però.
Il mondo è teatro d’architettura, isole comprese G/38. E quindi è parodia non censurabile, aperta. Infatti, se ci mettete dentro qualche accorto rafforzativo vostro, può diventare manifesto più partecipato. Contro il logorio della vita post-moderna.
Saluti domenicali mani festi dalla mia zattera, nel mare tempestoso dell’Intermezzo, Eldorado

“Manifesto fu turista del Madeleinismo” (prima parte)
Avevamo vegliato tutta la notte – Bertolcass ed io – sotto lampade stellate e martellate come le nostre anime in pena. Uno scavo ossessivo cupido e volutt-uso che mi ha aiutato a capire meglio quello che è successo attorno a me. Attorno a Noi due, attorno alla vicenda del nostro progetto a Le Madeleine.

Avevamo lungamente azzuppato in colorite tazze orientali taroccate la nostra atavica luxuria, discutendo davanti ai confini estremi della logica dell’Evento senza avvento. Annerendo al contempo rotoli di carta con frenetiche scritture e numeri d’architettura senza stura. Tutte miste e mixate ad appalti, affari & arte, le tre A di voga, ‘na barca de sordi!!

AAA… abbiamo così fatto anche molte telefonate, troppe. AAA… anche i nostri committenti le hanno fatte, purtroppo, tutte intercettate. Ma so’ ingenui bambenielli ‘ncopp’ ‘o presepio, questi committenti nostri!!

ÀAA la recherche du temps perdu, azzuppo allora piangente un’altra Madeleine di Sardegna, nel the dell’Eldorado napolitano. Per risvegliare in me ricordi di quella antica infanzia di progetto ala-madeleine della Gravina. Ci provo, avanzo, se indietreggio codardo uccidetemi! Una spiata ci seppellirà!!!

1. testimone di Verità
Io Credo, insieme a Bertolcass, di essere Stato. L’unico e solo a seguire e talvolta inseguire l’intera vicenda der pasticciaccio brutto de Le Madeleine pensose di Sardegna. A registrare, nel mio studio studiato prima – e poi in cantiere cantierabile – i riflessi delle continue evoluzioni politiche e rivoluzioni giuridiche che cambiavano in corsa & di scorta le regole del gioco giocato sul campo.
Ma a che gioco giochiamo?, siamo uomini o scaporati? Un immenso orgoglio gonfiava però i nostri petti villosi, poiché ci sentivamo soli in quell’ora suprema di bella Architettura da fare. Soli ad esser destri e dritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate di un’isola in un’isola/bella nostra. Che bambenielli, che Eldorado!!! Pronti, chi spia alla Gravina?
Io c’ero e ci sono sempre Stato, dall’inizio alla fine dell’Evento & dell’eventuale. Io c’ero ai primi incontri con Toru e Bertolcass (gennaio ‘008); Io c’ero quando (marzo ‘008) è arrivata l’Unità di Mission di Rimbalducci; Io c’ero quando Crodino è scaduto anzitempo, saltato il tappo dell’ammucchiata sua sfiatata in bottiglia datata avariata; … io c’ero alle denunce de La Crepubblica (thie!) sul degrado (insistente e inesistente) degli edifici (febbraio ‘110); con lo scoppio dell’indagine e gli arresti dei nostri committenti d’Eventi arrestati con ni venti.

Ho cominciato in quei giorni a chiedermi (À la recherche du temps perdu), se c’era una règia occulta e occultata dietro le ragioni, nobili e meno nobili, che sono state complici dello spostamento repentino del G/38 a L’Aquilotto. Sempre più su, grappa Bocchino! Una scelta che ha troppo presto convinto tutti, senza che nessuna resistenza fosse apposta e proposta.
Ma -come autorevolemente è stato scritto- tra venticinque anni, quando tutte le pensose vicende legate a questi appalti diabolici saranno dimenticate, quando tutti i bambenielli saranno spariti dal presepe d’oggi, rimarranno solo le belle opere!

L’architettura del Presepio d’Italia 2010 è alla lunga (e talvolta alla corta) scordarella. Sorda e senza amplifon alle misere vicende umane che le hanno generate. AAA apparirà tutto qual è in Essenza: opera assoluta dello Spirito Santo, mistero partorito da Maria Vergine santissima, con La Madeleine piangete ai piedi edilizi trafitti.

Architettura o Affare?, chiese Bonzio Spilato E quegli stolti scelsero di liberare Affare!!! E’ solo questione di tempo però, credete a Noi che siamo lo Stato dell’Arte futura e fu  turista. Dimenticate l’oggi, dimenticate uomini. Dormite, prendetevi pure un Valium. Adda passà a Nuttata! Sempre più su, grappa Bocchino!

2. consulente ardito
Se penso a come ho lavorato, ahimè!, dal dicembre ‘007 ad oggi (À la recherche du temps perdu) mi vengono in mente due periodi con relativi pericoli. Nel primo, ho operaio come consulente di Rinatu Toru e Guida Bertolcass per decidere gli assetti urbanistici del G/38 a Le Madeleine. Pensammo, progettammo, creammo. Un impeto, una folgore, una gioia! Luce assoluta! Sussultammo d’un tratto nell’udire il rumore formidabile degli enormi traffici di investimenti. Gioimmo al viavai a due piani d’entrata & uscita, partita doppia.

Per questo abbiamo immaginato che ogni edificio d’affari turista dovesse avere una specie di doppia vita, doppia identità, partita doppia: prima con il vestito da fiesta che lo addobbasse per il G/38 presepiale, grande evento geopolitico, che passa & spassa sobbalzando nel circo mediatico globale, risplendente di luci multicolor intermittenti. Comme s’avvitano belle ‘e lampedine, immaginammo.
Spariti i vestiti effimeri, le palle di vetro dell’albero di Natale, ecco la sorpresa di Pasqua di resurrezione, il secondo tempo della partita doppia di Kripton: levata la veste di Membro Kid appare un’architettura solida, quotidiana, duratura. Dotata di una funzionalità precisa, concisa, decisa. Normale, come piace a Clark Kent, giornalista a Metropolis e architetto smarcante.
Udimmo così subitamente ruggire sotto le finestre dello studio nostro, famelici e post/industriosi cantieri creativi immateriali. Noi vogliamo che le nostre architetture riflettano uno sforzo esacerbato, teso e proteso ad evitare i cliché della geopolitica politicante & intercettante: uno sforzo per essere praticamente anti-celebrative, per immaginare spazi essenziali, esistenziali, resistenziali. W l’Italia, W la Crepubblica architettonica!
Cerchiamo e amo una monumentalità non muscolare ed esibita, ispirata alla percezione del paesaggio contemporaneo, invece che ai vuoti cerimoniali propri dell’Evento senza vento. Ciò che abbiamo voluto fare è Stato così estremo, eroico, ardito: le architetture sono fatte anche di quello che vogliamo evitare che diventino. Vincere e vinceremo, non si scappa dal nemico! Avanti savoiardi, azzuppate le madeleine, baionetta in bocca, il nemico ci ascolta!
3. progettista d’assalto
Nel secondo periodo, iniziato nel luglio 008, il lavoro è però cambiato, così come le sue condizioni. Fine del sogno d’architettura bella ep-pura, la dura realtà quotidiana appaltata chiavi in mano appare. Eravamo luce, ma non avevamo capito comme s’avvitano le lampedine!! Ci siamo resi conto che eravamo stati trattati da bambenielli presepi(senza)ali, pasturielli di terracotta, madaleine da azzuppare & azzoppare.
Abbiamo così lavorato per l’impresa vincitrice della gara di appalto (il cui proprietario è oggi carcerato in carcere) senza avere più il controllo effettivo del nostro progetto, che era entrato nella vertiginosa fase attuativa (100 mesi per bonificare un’area di 160.000 mq, realizzare 100 edifici e 3 chilometri di pappina).

Andiamo, diss’io; andiamo via, amici, pensai, pensammo, facemmo! Partiamo, non siamo bambenielli di terracotta si San Gregorio Almeno o porcellana di Capodimonte, siamo architetti illuminati! La mitologia del bello e l’ideale mistrico nostro sono superate irrimediabilmente. L’Eldorado è ancora lontano. Mannaggia, comme s’avvitano le lampadine d’oggi? Stiamo per assistere, anzi abbiamo assistito, temo, alla nascita del nuovo Minotauro nel format del reality show e presto vedremo volare e violare in cielo i primi asini immateriali in mezzo agli ultimi suoni delle sirene mediatiche architettoniche appaltate! Che Gravina totale davanti a noi!

Bisognerà allora scuotere & riscuotere le arti e le parti vere della vita a chilometro zero per forgiare e provare nuovi chiavistelli. Contro i chiavichelli e i re travicelli come sono Stati! Partiamo adunque, madeleninismo ci vuole!!, ossa rotte e ppur bisogna andare!!! Salpiamo à la recherche du temps perdu! Ecco li la terra promessa $ premossa, apparente e appartenente con la primissima aurora!
Non v’è cosa che agguagli e ragguagli lo splendore della rossa spada del sole che schermeggia per la prima volta nelle loro tenebre odierne!…

In questi anni, nel campo delle opere pubbliche in Italia, anche grazie a protocolli d’intesa come quello dell’appalto integrato, si è consolidato infatti un gioco perverso di scambio di prestazioni e prostrazione tra politica & architettura. Siamo in pieno 69, capovolgimento assoluto, sotto in su, lecca lecca generale e caporale. Non c’è più regola gerarchica! Lecca lecca per tutti!

Da un lato, l’architettura è stata chiamata a svolgere funzioni e prestazioni prettamente politiche: a partecipare fin dall’inizio alle strategie di concettualizzazione dell’opera (messa semplice o messa cantata?); a preoccuparsi del coinvolgimento degli stakeholder; a considerare il senso & il consenso degli elettori come una variabile indipendente, molto pendente, del progetto à la recherche du temps perdu.
D’altro canto la politica ha avocato e svuotato a sé alcuni dei passaggi fondamentali del fare architettura concreta: la scelta dei consulenti tecnici, la selezione delle imprese e soprattutto (nelle opere pubbliche) di chi svolge il coordinamento e la direzione dei lavori.
Ma noi non indietreggiammo, ci facemmo coraggio, sbarcammo, avanti savoiardi, azzuppate le madeleine! Ci avvicinammo alle tre belve sbuffanti dell’Architettura: Affari, Appalti, Arte, per palparne i fecali petti villosi $ villici. Io mi stesi sulla mia macchina come un cadavere nella bara, senza barra, ma subito risuscitai sotto il volante di violante, lama di ghigliottina che minacciava il mio stomaco.
La furente e fiorente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie maestre e maestrine, scoscese e profonde come letti di torrenti senza escort edelizie. Qua e là una lampada immacolata, dietro i vetri d’una finestra sanguinante, c’insegnava a disprezzare la fallace matematica dei numeri nei nostri occhi perituri e imperituri. À la recherche du temps perdu, che caxxo!!!
Da controllori implacabili del risultato finale di un progetto Noi architetti bambenielli d’Eldorado siamo diventati così solo ispirati creatori di politiche pubbliche presepialli. Dalla sfera materiale d’acqua minerale, la nostra competenza sembra essersi spostata a quella delle relazioni immateriali. La psicologia della committenza (lo studio attento delle idiosincrasie e dei segreti desideri e desiderata di chi ci commissiona le opere e operette, farse e falsette), sembra aver sostituito la psicologia degli utenti senza abbonamenti, ovvero la capacità di controllare (progettare è punire!!) le emozioni, le reazioni e le esigenze di chi abiterà gli spazi che immaginiamo. Che bambenielli, che intermezzi!!!”

Stop, fine prima parte

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

6 Responses to “Manifesto del Madeleinismo” …

  1. isabella guarini ha detto:

    FareFuturismo scoppiettante e allettante, senza intermezzi con pezzi di memoria, ria e pia! E voilà le Madeleine! Nenna nenna, nonna nonna ‘coppa all’onne…..

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Ué guagliò ma che state pazziando o come si dice… Io sono sardo, fatico a seguirvi comunque grazie :-))
    saluti e baci a… maddalena!…
    c

  3. emanuele arteniesi ha detto:

    Me lo sto centellinando. per me, muratorino aspirante muratore, l’eldorado può sfornare il secondo.
    saluti da Keuruu… lavoro sulla standardizzazione locale. Qui usano la pasta sfoglia solo per un dolcetto a Natale. Sabato la torta pasqualina ha provocato shock culturale. D’altronde come dice Deleuze la grandezza della madeleine non è esattamente nella memoria

  4. Antonio C. ha detto:

    La lettura mi ha messo di buonumore: assai!

    SB (in tour presenzial-operativo di recupero d’immagine?) stasera è da queste parti … che dite:vado allo stadio o … vado a constatarne l’umore?

  5. emanuele arteniesi ha detto:

    AAA ceffoni ai tre ceffi! Avanti inzuppiamo! Senza brama di stupire il volgo! Alle vagliatrici a tamburo!Agli argani e alle burbere! Gli ufficiali mediati non possono nulla se non emettere “Ah-ah” dagli sfiatatoi babuini…

  6. isabella guarini ha detto:

    Want the second part!

Scrivi una risposta a Cristiano Cossu Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.