Progetti come canzonette …

Da Isabella Guarini: …

“Il 18 marzo 2010, è stato assegnato il Premio del Concorso per la Piazza San Luigi a Posillipo, organizzato dall’Associazione Napoli creativa. Il progetto premiato tra gli otto finalisti, scelti dalla Commissione giudicatrice su 50 concorrenti, è stato invece scelto dalla giuria dei votanti che si sono recati a visitare la mostra dei progetti nel Palazzo delle Arti di Napoli, Via dei Mille 60. C’ero anch’io in qualità di componente la Commissione giudicatrice dei finalisti, che per la selezione del progetto da premiare, è stata esautorata e sostituita dalla giuria popolare come per le canzoni di Sanremo. Le modalità con cui è stato assegnato il Premio, al progetto più votato, solo apparentemente può definirsi compatibile con la partecipazione degli abitanti interessati al luogo prescelto. Nella realtà è stata una gara autoreferenziale tra gruppi di progettisti, iscritti all’albo professionale e studenti della Facoltà d’Architettura, emulando i concorsi che da dieci anni si svolgono in Francia per motivare gli studenti. Per carità, l’iniziativa è apprezzabile, ma le finalità sono lontane dalle pratiche di “democrazia urbana”, per cui gli abitanti dovrebbero essere coinvolti prima della competizione, per favorire la scelta del progetto più rispondente ai bisogni palesati dagli abitanti stessi. Qui, gli abitanti sono stati invitati a cose fatte. Perciò tralascio il giudizio di merito sul progetto premiato, che mi riservo di esprimere nelle sedi istituzionali qualora sia finanziato. Mi limito a osservare l’impropria procedura di un premio d’architettura attribuito da una giuria “incompetente” a valutare progetti redatti da professionisti iscritti ai rispettivi albi professionali. Non credo che faccia bene alla qualità architettonica e urbana trasformare i concorsi d’architettura,che richiedono competenze e impegno economico da parte dei liberi professionisti, in festival di canzonette, diminutivo necessario rispetto alla pomposità mediatica dei festival sanremesi. Del resto, il riduzionismo dei grandi modelli, in arte trash, è un tipico difetto della cultura architettonica napoletana, per cui una piccola piazza rionale, con trascurati giardinetti pubblici, diventa la piazza dei grandi eventi di massa, come quelli della Piazza Plebiscito, invece dell’evento, tanto atteso, della manutenzione ordinaria dei giardinetti pubblici come nella migliore tradizione architettonica e urbanistica.”
I. G.

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