Il “sistema” … dell’architettura …

cementoligure

Una regione praticamente distrutta …
da Bocca di Magra alla foce del Roja …
ma si potrebbe continuare fino a capo Passero …
passando per tutte le coste e le città italiane …
un libro documentatissimo sulle amicizie pericolose e le vicende scellerate di una classe politica e imprenditoriale che sta massacrando il paese …

Marco Preve e Ferruccio Sansa
“Il partito del cemento”
Chiarelettere Ed.
Milano luglio 2008

 “Adesso come allora. Come ai tempi de La speculazione edilizia di Calvino (1957). Una nuova colata di cemento si abbatte sull’Italia, a partire dalla Liguria. La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.
Chi può, se ne va ai Caraibi. Castelli, ex fabbriche, conventi, colonie, ex manicomi, ospedali: tutto si può “riqualificare”, parola magica che nasconde ben altro.
Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti.
Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell’ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi.
Controllori e controllati spesso sono la stessa persona, famigliari o amici fidati.
“Fare sistema” da queste parti vuol dire costruire una rete sul territorio che non lascia spazi a chi non è della partita. In nome degli affari.
La Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di cemento e se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli …
Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l’imbroglio, la trama del sottogoverno e l’interesse personale.
Di un’umanità approssimata moralmente e culturalmente.
Addio all’Alassio di Carlo Levi e di Hemingway, addio alla Sanremo di Calvino, addio alle Bocche di Magra della Duras, di Vittorini, Pavese, Einaudi. Addio alla Liguria degli artisti e degli intellettuali”…

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16 risposte a Il “sistema” … dell’architettura …

  1. pinello berti ha detto:

    Giorgio caro,
    L’ Italia… California e/o Flòrida d’ Europa del Cemento ( = 90 % MAFIA).
    Giglio, Cannelle,
    pinello berti

  2. Pietro ha detto:

    All’elenco di “politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti relati, banchieri” che sono i motori del cemento sulle coste non crede che manchi anche la categoria degli ARCHITETTI? Non avranno capacità decisionale diretta (anche se nel fare i PRG……) ma spesso, molto spesso, le iniziative partono da loro, o meglio, da noi.
    Noi architetti abbiamo due pessime abitudini, tra le altre:
    – il benaltrismo, per cui quando c’è da risolvere un problema si gioca al rialzo, sottolineando “ben altri” problemi più urgenti, e così non se ne risolve nessuno
    – lo scarica barile della responsabilità, e si grida al politico e al capitale cattivo.

    Cominciamo a prenderci la nostra parte, non piccola, di responsabilità perchè dietro ogni colata di cemento c’è almeno un architetto, prima, durante e dopo.

    Saluti
    Pietro

  3. emanuele arteniesi ha detto:

    è tutta una riqualificazione a tappeto…
    i primi due posti che mi sono venuti in mente, entrambi in Valnerina:
    l’abbazia di San Pietro in Valle, ed il convento della Madonna di Costantinopoli.
    entrambi adorabili, non proprio luoghi degradati…
    si è solo provveduto, da parte di proprietari privati, alla ” riqualificazione” dei visitatori…quelli che vogliono dormire in un edificio antico con l’idromassaggio davanti al camino d’epoca.. E’ una preziosa economia locale si dirà.
    Solo che è a beneficio esclusivo di privati, e quel che più conta è una strategia che tende a legare il territorio ad una sola risorsa economica. Modello non proprio idoneo, per esempio, a ridurre al minimo l’impronta ambientale delle attività e delle esigenze dell’uomo.

    http://www.madonnadicostantinopoli.it/
    http://www.sanpietroinvalle.com/

  4. Pietro ha detto:

    Gent.le Pinello Berti

    aspettiamo un commento da Giglio Porto e da Giglio Castello, magari corredato da qualche cartolina.
    Bella la spiaggia delle Cannelle.
    A proposito, si è informato se l’omonimo, piacevole e ombreggiato, residence rientra nel 90% o nel 10%?

    Saluti dalla Versilia (tiè)
    Pietro

  5. pinello berti ha detto:

    Mr. Pietro,
    Lei si riferisce e scrive dei titolari di pezzi di pergamene che riportano spesso e volentieri gli estremi di mal rubate Lauree, spero.
    Ho collaborato e continuo a frequentare, Suo malgrado, professionisti, molto spesso anche accademici, capaci anche di dire di NO.
    Gli Imprenditori non sono, per mestiere filantropi, così pure i ” POLITICIANTI ” , entrambi, anche se in modi differenti, debbono rientrare delle spese…
    Geometra, Periti Edili, Assessori, Sindaci, Società spesso con nomi in inglese che fa molto ” trendy ” non hanno Loro le responsabilità ???
    In quale mondo vive ?
    suo,
    pinello berti

  6. Pietro ha detto:

    Gent.mo Pinello Berti
    io vivo nel mondo. Punto.
    E conosco benissimo le responsabilità di Geometri, Periti Edili, Assessori, Sindaci, e Società e non ho mai detto che queste figure non ne abbiamo, figuriamoci. Ma, anche in questo elenco, mancano gli Architetti, alla cui categoria mi pregio (sempre meno) di appartenere da parecchi anni.
    Forse frequentiamo ambienti diversi, ma io so che: i Piani Regolatori Generali e le loro varianti recano SEMPRE la firma di un achitetto. In Italia ci sono circa 9000 comuni quindi ci sono almeno 9000 firme di architetti. Ipotizziamo che ogni architetto-urbanista ne firmi almeno 5, ci sono circa 1800 architetti, che non sono bruscolini, che firmano PRG. Se il 90% dell’edilizia Lei ritiene che sia frutto di mafia, na nord a sud, vuol dire che ci sono circa 1620 architetti che avallano questo sistema.
    Delle due l’una: o Lei ha spinto un pò troppo oltre il paradosso (cosa che io credo) o effettivamente è così.
    Ma non basta perchè, ripeto, gli architetti sono spesso i promotori delle iniziative di Società, Assessori, Sindaci e, se non ne è al corrente, vuol dire che Lei vive non solo in un mondo diverso dal mio ma forse un pò fuori dal mondo (per Sua fortuna, intendiamoci).
    Ma non basta ancora: data la nota vicinanza tra gli architetti e la politica (credo che questo avvenga anche nel Suo mondo) com’è che il politico sarebbe colpevole e il suo consigliere puro e innocente?
    Vuole che Le dica che esistono anche architetti seri che sanno dire di NO (la pergamena c’entra molto poco, mi creda)? Certo che ne esistono: almeno il 10% di quelli che fanno i PRG ed anche altri che fanno altre cose (resto nel gioco del suo paradosso).
    Ma il post non parlava di BRAVE persone ma di CATTIVE persone, quindi inutile andare fuori tema e l’elenco è parziale.

    Sinceramente mi piacerebbe conoscere il Suo parere.

    Cordiali saluti
    Architetto Pietro Pagliardini

  7. alfredo ha detto:

    succede anche, come nel comune in cui risiedo, che il p.u.g. venga tolto a un urbanista di chiara fama come l’arch. pierluigi cervellati, per essere assegnato (e in seguito approvato) a un oscuro burocrate ingegnere elettrotecnico.

  8. pinello berti ha detto:

    Mr. Architetto Pietro Paglia_rdini,
    Ho frequentato e collaborato negli anni, anche per lavori inerenti la scala dell’ urbanistica: Leonardo Ricci, Edoardo Detti (autore dell’ ottimo P.R.G. di Firenze ), Giovanni Michelucci ( P.P.E. di S.M. ) , Giuseppe Campos Venuti ( l ‘Assessore che salvò Bologna e in parte SAN MARINO con Giorgio Trebbi ), PierLuigi Cervellati ( che applicò per primo la legge 167 nelle trasformazioni e recupero del C.S.di Bologna), GianCarlo DeCarlo ( P.R.G. di Rimini ed Urbino e Pesaro), Osvaldo Piacentini della nota Cooperativa Architetti ed Urbanisti di Reggio nell’ Emilia ( per i Piani Inter-Comunali della Emilia- Romagna) , Vittorio Gregotti, Ludovico Quaroni ( per un P.P.E. del C.S. di San Marino ), Carlo Aymonino ( Assessore per le Trasformazioni del C.S. di Roma ), potrei continuare… fino ai tristi anni della ” De-Regulation “.
    Scusi, ma in amministrazione ed etica urbanistica, resto rispettoso, anzi nostalgico di ” quel mondo “…, anche se, per lo più, fu reso sterile, celibe ed impotente dalla globalizzazione e recente economia iper-liberista, in un unico ed incerto mercato schizzoide e sempre più in-pianificabile ma darwinianamente feroce.

    suo,
    pinello berti

  9. Gavino Menaché ha detto:

    Mr. P_Nello Berti,
    la sua spocchia alle vongole mi ammorba. Penso con affetto ai suoi poveri studenti.
    Suo
    Menaché

  10. Pietro ha detto:

    Gent.mo Pinello Berti

    non dubitavo minimamente che il suo cursus honorum fosse di grandissma qualità e ricco di nomi. Anche se non avessi saputo chi Lei fosse, e mi ero preso la briga di documentarmi sommariamente, lo si poteva arguire dal tono blasè dei suoi interventi.

    La citazione della splendida rosa di nomi era fin troppo prevedibile e, francamente, pensavo che se la sarebbe risparmiata. Invece no, è bastato che, contrariamente a quanto mio costume, io abbia volutamente anteposto al mio nome il titolo Architetto che i quarti di nobilità siano scappati fuori. In una lettera del genere si sente la mancanza, dal punto di vista stilistico, di un bel “Lei non sa chi sono io!” mentre, dal punto di vista sostanziale, di un minimo d’ironia.

    Ma Lei, tutto preso da vantare nobili frequentazioni, elude il problema; Lei afferma solamente di avere avuto rapporti professionali con grandi e probi professionisti, condizione certamente invidiabile ai più, me compreso. A Lei non interessa il fatto che alcuni, non tutti, di quei nomi abbiano tenuto rapporti strettissimi con la politica e alcuni, non tutti, siano autori di fallimenti urbanistici e architettonici che, se non legati direttamente alla cattivissima speculazione (nel senso economico) edilizia, appartengono alla pessima speculazione (nel senso intellettuale) professionale. Non voglio deluderla e, tralasciando i defunti che devono riposare in pace, le citerò il mai troppo citato Zen.
    Aggiungo, stando su principi generali e senza riferirmi a qualcuno in particolare, che la dorata condizione di architetto del regime (democratico) durata per decenni in tutta Italia e praticamente in ogni città, interrotta bruscamente con tanegentopoli e poi ripresa con altre modalità, e da cui il mondo accademico non è stato certo estraneo, con possibilità di ricchi interventi pubblici, può avere determinato la comoda condizione di essere “eticamente a posto” per motivi di contingenza e di intelligenza. Cioè molti hanno “potuto” essere onesti. (Inciso: singolare la Sua idea che una buona pergamena sia anche una patente di ottima etica; non Le è passato per la testa che ad essere 1.000 architetti invece che 100.000 sia più facile rimanere probi?).

    La Sua memoria, non direttamente riferita ai Suoi accadimenti personali ma ai fatti della politica e della cultura, o della politica culturale, o della cultura politica, ricorda evidentemente solo il buono: atteggiamento positivo, secondo me, se però lo si usa anche nel presente.

    Ma non voglio seguire il Suo esempio e andare fuori tema.

    Lei, nella difesa del Suo passato, che è giusta, doverosa e comprensibile, continua a non vedere la realtà, ritenendo che siano solo persone come me a frequentare i bassifondi e che invece la realtà professionale sia ben diversa.

    Su di me Lei può credere ciò che vuole e non mi interessa un fico secco, ma se chiude gli occhi dalla realtà, passata e presente (ripeto: PASSATA e presente) Lei dimostra di ignorare, non dico la storia, ma addirittura la cronaca. Non deve fare neanche tanta strada per vedere, basta un click e si vada a leggere il post su Catania in questo blog.

    Non mi sembra di dire niente di sconvolgente richiamando l’attenzione dei lettori di questo blog, che si suppone in massima parte architetti, sulle responsabilità grandi di noi stessi (non tutti, precisiamolo, altrimenti ci si adira), per evitare l’italico e deprecabile vizio che la colpa è sempre degli altri. Una classe professionale non cresce e non migliora se non conosce i propri vizi, le proprie debolezze, le proprie mancanze e, con il Suo atteggiamento, certamente in buona fede, non si fa un passo avanti; si continua solo a criminalizzare tutto il nostro mondo, sparando cifre a caso (il 90% sarebbe mafia!!!!) e alimentando un qualunquismo improduttivo e anche un pò ignorante.

    E’ talmente palese che dietro ogni progetto ci sia un architetto da risultare perfino ovvio, banale, scontato. Però, ogni tanto, tra le tante scemenze che tutto scriviamo nei blog, bisogna dire anche questa e pensarci un momento.
    Purtroppo mi rendo conto che molti di noi si comportano da sepolcri imbiancati e non vogliono vedere la realtà. Pazienza.

    Un saluto dai bassifondi

    Pietro (senza cognome e titolo nobilare)

  11. pinello berti ha detto:

    Mr. Gavino Mena_chè,
    Si sbaglia di grosso, consumiamo soltanto ed a casse da venti, ostriche dalla normandìa e recentemente anche pugliesi; quando ci va male, ci contentiamo delle proibitive aragoste da Palmarola dell’arcipelago ponziano o autoctone dell’argentario.
    I ns.studenti, da 40 anni, sono i migliori, più retribuiti e contesi d’Europa, si informi da ” Valle Giulia ” in Roma.
    Buona cena,
    pinello berti

  12. Biz ha detto:

    Devo ammettere che non mi è molto chiara la ragione del contendere fra Pietro e Pinello. Nel senso che non mi pare rilevante se un certo attore di certi processi sia “architetto” o altro, sotto questo profilo. Sotto questo profilo, quel ruolo, quell’attore, è semplicemente il “tecnico”.
    Il fenomeno complessivo è, semplicemente, mafia o non mafia, il ridurre le trasformazioni del territorio a mera operazione economica, subordinando ogni altro aspetto a questo. Oltretutto, alienando ai cittadini ogni diritto di prendere parte a queste decisioni.
    Come dire: è il “capitalismo”, bellezza …
    In questo senso, il ruolo del tecnico è semplicemente di avallare le scelte di fondo già fatte altrove, e cercare di sostanziarle, renderle fattibili e il più possibile accettabili al pubblico; tuttalpiù dare loro un cosiddetto “valore aggiunto”.
    Oppure, rifiutandosi, lasciare posto ad un altro tecnico che lo farà.

    In questo senso, mi parrebbe interessante invece provare a connettere quello che, preso a sè solo, mi pare un tema esausto, quello della “partecipazione”, con questo tema.
    Insomma, sarebbe importante rendere trasparenti e partecipate davvero le decisioni in merito ai PRG (addirittura, la loro coordinazione per aree sovracomunali ben definite). Prima, non solo indignarsi a cose fatte guardando Report.

  13. Biz ha detto:

    Aggiungo anche: mi pare che in questa fase, potrebbe avere un senso provare a utilizzare il concetto – con relative figure professionali – di “advocacy planning”, in fase di redazione di PRG.
    In questo senso, le varie associazioni tipo Italia nostra, ecc., potrebbero anche provare a misurarsi su quel piano: cioè, non solo dire sempre NO a qualsiasi cosa si muove, ma anche a fare controproposte alternative che potrebbero avere un ruolo anche di stimolo alla partecipazione, cercando sponde con soggetti politici (quelli che risultano fuori da certi processi … il che è però difficile, anche se si tratta di opposizioni :-)

  14. onofrio del grillo ha detto:

    scusate se mi intrometto…consiglio lettura estiva “contro l’architettura”, franco la cecla, bollati boringhieri, 2007…immagino che voi illuminati lo abbiate già apprezzato, insieme a “perdersi”, laterza, 2005…
    giusto per regalarci una citazione: “gli architetti sono completamente presi dai propri alibi,e mentre la nave affonda, loro che avevano una volta competenze di carpenteria, oggi si occupano di tappezzeria…”
    p.s.: da berti si parlava nel corso di composizione I di venturi, eisenman, jacobsen, sverre fehn…nomi poi spariti durante i successivi cinque anni…c’è voluto l’erasmus…
    p.p.s. : per pietro..c’è anche un bel passo sui nuovi urbanisti che lui tanto adora…ma non voglio dilungarmi, non amo i post troppo lunghi.

    saluti

  15. Gavino Menaché ha detto:

    “Mr. Gavino Mena_chè,
    Si sbaglia di grosso, consumiamo soltanto ed a casse da venti, ostriche dalla normandìa e recentemente anche pugliesi; quando ci va male, ci contentiamo delle proibitive aragoste da Palmarola dell’arcipelago ponziano o autoctone dell’argentario.”

    Va bene, alle ostriche allora, non alle vongole. La spocchia da intellettuale acidulo sempre quella rimane. Le mancano solo le Tods e l’ultimo di Scalfari sul comodino. Immagino però che avrà già provveduto.
    Suo
    Menaché

  16. pinello berti ha detto:

    Mr. Pietro & Gavino,
    Per pianificare in una società, come per costruire le dighe olandesi, occorre un ideologìa comune forte… che in tempi recenti si è,come dire, fluidificata. Chi esercita la professione d’assalto non si pone questioni etiche e spesso i migliori nomi vengono reclutati dai politici per superare le schermaglie locali, poi subentrano in fase di realizzazione,altri più condiscendenti e/o collusi.
    Lo Z.E.N. = Zona di Espansione Nord della città di Palermo, realizzato, come il quartiere sulla Tuscolana di Roma: ( anni 50 ) detto: ” Unità di Abitazione Orizzontale ” di Adalberto Libera e che porta i nomi di Figini-Pollini, Vittorio Gregotti, Franco Purini,fu concepito anch’esso a sviluppo a bassa densità orizzontale, come molta architettura spontanea mediterranea. I servizi di quartiere tardano tutt’oggi anche se qualche opera di urbanizzazione è in cantiere a correttivo. Non credo Gregotti e Purini imputabili di alcunchè, i progetti hanno un lunghissimo ” Iter ” in Italia e ognuno poteva rilevare errori durante quella fase e non ghettizzare dopo il complesso divenuto negli anni di incuria luogo di segregazione sociale. Le responsabilità si cerchino tra i politici e inquinamenti ambientali forti.
    Le aggregazioni sbagliate degli abitanti non è colpa degli architetti progettisti.
    Recenti costruzioni di opere di urbanizzazione secondarie, sempre carenti, imputabile semmai alla politica ed alle amministrazioni che si sono succedute
    forse potranno ridurre il disagio. Ma occorre occupazione, in alternativa a quella offerta dal crimine organizzato che sopperisce alla latitanza dello Stato.
    Sono verità arcinote e di cui tutti scontiamo un immagine in europa tutt’altro che incoraggiante, lasciate stare chi tenta l’architettura in mezzo alla incomprensione generalizzata comandata dal profitto immediato.
    Leggo sempre Eugenio Scalfari, specie il Suo illuminante commento domenicale sulla ” Repubblica ” ce ne fossero di giornalisti di quella caratura.
    Tutt’altro che acidule le offerte dal mare della Normandìa semmai quelle pugliesi debbono ancora migliorare.
    Ma si sa l’Italia è lunga e stretta.

    auguri,
    pinello erti

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