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UNA FOTO … UNA LEZIONE DI STORIA URBANA …
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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L’AFFAIRE PETRINO … E … L’ARCHITETTURA COME SPECCHIO DEI SUOI TEMPI …
Sergio 43 su: LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …
“Sai che mi intriga questa discussione, dal tempo delle lezioni di Zevi? Cose risapute, che non varrebbe la pena ripetere. Ma debbo pur passare il tempo e Archiwatch allarga sempre le braccia, come il porticato del Bernini, anche ai logorroici. Tornando alle varie punizioni, penso che dobbiamo prendere a pizzicotti Maderno che, anima santa, fu obbligato dalla volontà papale ad allungare il braccio delle michelangiolesca croce greca trasformando la basilica in croce latina. La visione della cupola viene così impedita di una buona metà, perdendo in larga parte a sua preminenza simbolica. Arrivato sul sagrato, prima di salire la cordonata, ti senti sopraffatto più dal magniloquente e vanaglorioso “PAULUS V BURGHESIUS ROMANUS” sul frontone che dal cupolone. Bernini cercò, riuscendoci in parte, di allontanare, con la sua immensa piazza, il punto di vista. Infatti credo che lo scappellotto del papà di Albertino fosse più a gratificazione del Bernini che non dei grandi che lo avevano preceduto. Questo disposizione scenografica fu sufficiente per molti secoli. D’altronde San Pietro era praticamente, più che il centro della Cristianità, solo la più grande parrocchia di Roma, in ordine inferiore rispetto alla Basilica di San Giovanni. Quanta gente poteva o sentiva la necessità di fruire dei servizi della Basilica? i parrocchiani di Borgo, i viaggiatori del Gran Tour, i pellegrini più disposti, poca gente. Tutto cambia con il secolo scorso. Non più soltanto il popolo romano sente come propria la grande chiesa ma tutto il popolo cristiano di tutti i continenti, con le nuove possibilità di trasmissione delle immagini e di spostamenti planetari, vuole partecipare, entrando a viva forza nell’invaso, sia per i Giubilei o le suggestive incoronazioni papali o per le acquisizioni di indulgenze plenarie. Da qui sorge l’ineludibile e criticabile Via della Conciliazione per rispondere alle nuove necessità urbane e, per quanto riguarda la Storia dell’Arte, ottenendo almeno il recupero di una visione più totale della cupola dalla più lontana Piazza Pia. La cupola, in questo modo, fa a gara con quella brunelleschiana per acquisire il significato di un abbraccio per “coprire tutti i popoli”, non solo di Toscana. Così, quando qualcuno di fuori, in visita nella mia città, mi chiede di andare a San Pietro, gli faccio solamente sfiorare, passando davanti, l’inizio del vialone con i suoi lampioni che umiliano l’obelisco neroniano e gli permetto un colpo d’occhio assoluto della cupola (la piazza ovale è ancora invisibile e la facciata del Maderno è, da lì, totalmente insignificante). Nell’approccio percorriamo i vari Borghi di Santo Spirito, Borgo Sant’Angelo, via di Porta Angelica e, attraversato il colonnato, se sono in confidenza e per scherzo, gli do anche uno leggero scappellotto, spiegando il senso del rito. Viale della Conciliazione diventa invece comoda quando, volgendo le spalle alla montagna di travertino, defluisci dal grande ovale.”
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LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …
Sergio 43 su: FINALMENTE … UNA STRADA …
Quando Roma cambiò volto ecco via della Conciliazione
“Raccontava Alberto Sordi che quando il padre lo portò la prima volta a vedere San Pietro, uscendo da un vicolo di borgo che dava sulla piazza, ricevette dal genitore uno schiaffo sul collo. In questo modo avrebbe ricordato per sempre lo stupore di quel momento. Vecchia tradizione romana, come quando i padri portavano i pargoli a vedere Mastro Titta all’opera. Nel momento culminante del finale travolgente arrivava il regolamentare scappellotto perché ricordassero che cosa capitava a chi non usava le buone maniere. Adesso noi chi dovremmo prendere a scuffiotti per l’operazione chirurgica che abbatté “casa de mamma mia”? Dice che altrimenti la gente si sarebbe fatta male alle ossa accalcandosi a piazza Scossacavali prima di arrivare sul sagrato. Forse hanno ragione. Sono diverse volte che mia moglie ed io ci dobbiamo fermare a metà dello stradone con i lampioni di marmo tanta è la folla e dobbiamo rinunciare a ricevere in piazza la benedizione dell’Angelus e la “Buona Domenica e Buon Pranzo” di papa Francesco.”
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“UNA GRANDE OPERA” …
memmo54 su: FINALMENTE … UNA STRADA…
Quando Roma cambiò volto ecco via della Conciliazione
“Una Grande Opera.
D’altri tempi. Quando si facevano guerre, si costruivano imperi, si realizzava l’80% delle infrastrutture attuali senza indebitarsi fino ai capelli.
Pensata e costruita alla svelta…a colpi di piccone….alla fine anche utile.
Si può discutere se due piccole vie d’accesso fossero meglio di una grande; il dibattito è durato qualche secolo.
Tuttavia l’argomento sembra tratto dal reale; da ciò che era e non ipotetiche indimostrabili esigenze, dall’aria fritta..insomma, come succede oggi per l’EXPO, dove una spianata di cls dovrebbe significare, rappresentare, lo sforzo, o l’intenzione, di “nutrire il mondo”.
Cosa dovrebbe mangiare ? … Il cemento ?…il cellofan degli imballi che vi si depositano sopra ? la plastica delle seggioline ?.
Mai un evento di questi intenti s’è servito ed ha ammesso suo esatto contrario.
Quando qualcuno si parla di scarsezza di pensiero ritengo ci si riferisca esattamente a ciò: all’ l’abbandono della logica di qualsiasi proporzione ed indirizzo; al congedo definitivo dalla ragion pratica per abbandonarsi al puro volere, al puro calcolo, facendosi perdipiù schermo e riparo dei cittadini più deboli tenuti in ostaggio e sbandierati ad ogni occasione come i maggiori beneficiari .
Non è la democrazia…è la più insidiosa forma di totalitarismo.
Come sostiene Viale ci si poteva aspettare, da una classe politica “alternativa”, qualcosa di diverso da un “bisiness” qualsiasi: ma non è stato e non sarà e le peggiori manomissioni del territorio, delle città, e della cultura in generale, rischiamo di trovarcele confezionate e ammannite da chi è istituzionalmente “preposto” al progresso; dai professionisti delle riforme e dell’innovazione; senza che si levi una voce istituzionale, un eletto ( nel senso di votato …s’intende…) a sostenere il contrario.
Come tutti si adeguano.
E si adegueranno volentieri, senza rimorso, ai colpi di mano altrui poiché in ciò consiste infine la modernità: assistere allo scontro e poi adeguarsi alla volontà più forte.
Comodo: lascia le mani libere, ma è troppo poco per meritarsi un posticino nel cuore degli italiani.
Saluto”
……………
ARMANDO BRASINI PIAZZA PIA E SISTEMAZIONE DEI BORGHI
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FINALMENTE … UNA STRADA …
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E’42 … COSA NON SI FAREBBE PER L’EXPO …
ti allego per Archiwatch una foto d’epoca della metro Colosseo.
Erano tempi in cui le cose a Roma si facevano in maniera fin troppo invasiva.”
Ruggero Lenci
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EXPO OCCASIONE PERDUTA DA PISAPIA …
“Cari amici,
nel caso vi fosse sfuggito, vi allego l’articolo di Guido Viale pubblicato sul Manifesto di oggi 20.5.14, la cui analisi mi pare pienamente condivisibile.”
Sergio Brenna
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Nuvole e trasparenze …
“Chissà se il Prof avrà ancora pazienza per le nostre capriole semantiche ma il fatto è che Roma è pur sempre la città delle visioni e perversioni. Questa volta tornavo dai Castelli e come non fermarsi davanti alla prospettiva di questa piramide di Cheope in crinolina ricamata sotto il cielo fantastico che la stagione ci regala? Come Renè Magritte mi viena da dire: “ Ceci n’est pas une pyramide” – “Et alors? – “Je ne sais pas”.”
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