LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …

1352651-fammilume-ingressoaiborghidapiazzapiaSergio 43 su: FINALMENTE … UNA STRADA …

Quando Roma cambiò volto ecco via della Conciliazione

“Raccontava Alberto Sordi che quando il padre lo portò la prima volta a vedere San Pietro, uscendo da un vicolo di borgo che dava sulla piazza, ricevette dal genitore uno schiaffo sul collo. In questo modo avrebbe ricordato per sempre lo stupore di quel momento. Vecchia tradizione romana, come quando i padri portavano i pargoli a vedere Mastro Titta all’opera. Nel momento culminante del finale travolgente arrivava il regolamentare scappellotto perché ricordassero che cosa capitava a chi non usava le buone maniere. Adesso noi chi dovremmo prendere a scuffiotti per l’operazione chirurgica che abbatté “casa de mamma mia”? Dice che altrimenti la gente si sarebbe fatta male alle ossa accalcandosi a piazza Scossacavali prima di arrivare sul sagrato. Forse hanno ragione. Sono diverse volte che mia moglie ed io ci dobbiamo fermare a metà dello stradone con i lampioni di marmo tanta è la folla e dobbiamo rinunciare a ricevere in piazza la benedizione dell’Angelus e la “Buona Domenica e Buon Pranzo” di papa Francesco.”

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3 risposte a LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …

  1. memmo54 ha detto:

    Se ci fosse già stata la via Albertino si sarebbe abituato progressivamente all’oggetto ed il genitore non avrebbe avuto modo di celebrare manescamente l’evento.
    Se si crea un punto nodale d’interesse “planetario” è impensabile nasconderlo scatenando
    la caccia al tesoro.Tanto valeva accontentarsi della fabbrica costantiniana.
    Via della Conciliazione era già postulata nella cupola di Michelangelo.
    Grande personaggio ma qualche sciocchezza l’ha fatta: è lui che va schiaffeggiato.
    Saluto

  2. Sergio 43 ha detto:

    Sai che mi intriga questa discussione, dal tempo delle lezioni di Zevi? Cose risapute, che non varrebbe la pena ripetere. Ma debbo pur passare il tempo e Archiwatch allarga sempre le braccia, come il porticato del Bernini, anche ai logorroici. Tornando alle varie punizioni, penso che dobbiamo prendere a pizzicotti Maderno che, anima santa, fu obbligato dalla volontà papale ad allungare il braccio delle michelangiolesca croce greca trasformando la basilica in croce latina. La visione della cupola viene così impedita di una buona metà, perdendo in larga parte a sua preminenza simbolica. Arrivato sul sagrato, prima di salire la cordonata, ti senti sopraffatto più dal magniloquente e vanaglorioso “PAULUS V BURGHESIUS ROMANUS” sul frontone che dal cupolone. Bernini cercò, riuscendoci in parte, di allontanare, con la sua immensa piazza, il punto di vista. Infatti credo che lo scappellotto del papà di Albertino fosse più a gratificazione del Bernini che non dei grandi che lo avevano preceduto. Questo disposizione scenografica fu sufficiente per molti secoli. D’altronde San Pietro era praticamente, più che il centro della Cristianità, solo la più grande parrocchia di Roma, in ordine inferiore rispetto alla Basilica di San Giovanni. Quanta gente poteva o sentiva la necessità di fruire dei servizi della Basilica? i parrocchiani di Borgo, i viaggiatori del Gran Tour, i pellegrini più disposti, poca gente. Tutto cambia con il secolo scorso. Non più soltanto il popolo romano sente come propria la grande chiesa ma tutto il popolo cristiano di tutti i continenti, con le nuove possibilità di trasmissione delle immagini e di spostamenti planetari, vuole partecipare, entrando a viva forza nell’invaso, sia per i Giubilei o le suggestive incoronazioni papali o per le acquisizioni di indulgenze plenarie. Da qui sorge l’ineludibile e criticabile Via della Conciliazione per rispondere alle nuove necessità urbane e, per quanto riguarda la Storia dell’Arte, ottenendo almeno il recupero di una visione più totale della cupola dalla più lontana Piazza Pia. La cupola, in questo modo, fa a gara con quella brunelleschiana per acquisire il significato di un abbraccio per “coprire tutti i popoli”, non solo di Toscana. Così, quando qualcuno di fuori, in visita nella mia città, mi chiede di andare a San Pietro, gli faccio solamente sfiorare, passando davanti, l’inizio del vialone con i suoi lampioni che umiliano l’obelisco neroniano e gli permetto un colpo d’occhio assoluto della cupola (la piazza ovale è ancora invisibile e la facciata del Maderno è, da lì, totalmente insignificante). Nell’approccio percorriamo i vari Borghi di Santo Spirito, Borgo Sant’Angelo, via di Porta Angelica e, attraversato il colonnato, se sono in confidenza e per scherzo, gli do anche uno leggero scappellotto, spiegando il senso del rito. Viale della Conciliazione diventa invece comoda quando, volgendo le spalle alla montagna di travertino, defluisci dal grande ovale.

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