Dove il tempo si è fermato …

molle

“Riscoperta” qualche anno fa da Maria Paola Maino, casa Molle è un vero e proprio unicum … un vero e proprio “monumento” nel suo genere …

così nell’aprile del 2004, in occasione della mostra sull’Art Dèco italiano al chiostro del Bramante, Elisabetta Rasy sul Corriere della Sera: …

“Nel luogo dove mi trovo l’ espressione «il tempo si è fermato» ha un significato letterale: tutto è rimasto come nell’ anno 1931, quando il proprietario avvocato Molle affidò all’ architetto Vittorio Morpurgo l’ intero arredo: sistemazione delle stanze, mobili, soprammobili, tendaggi, tappeti, pavimenti, luci …

(Morpurgo) Faceva parte di quella generazione di architetti degli anni Trenta che lavoravano a stretto contatto con i decoratori, i vetrai, i tappezzieri nel clima di mutamento estetico e del gusto che, oscillando tra tradizione e modernità, era nel cuore dell’ establishment italiano più avanzato che dall’ Italia autarchica del Ventennio guardava golosamente alle altre capitali europee …

Ogni particolare della casa è stato progettato seguendo il gusto eclettico e inventivo del «Déco» italiano di quegli anni, che traghettava la sinuosità preziosa del Liberty e l’ euforia del Futurismo verso le linee più sobrie, geometriche e razionali delle arti applicate dell’ Europa continentale. Morpurgo ha messo al lavoro una schiera di artisti-artigiani tra i più rinomati del momento: nei due salotti ovali, uno dominato dai toni del verde, l’ altro del rosa, ci sono decorazioni parietali di Giulio Rosso, collaboratore abituale di Piacentini, e di Venturino Ventura, oggetti di Napoleone Martinuzzi e Venini, tendaggi della disegnatrice di stoffe Fides Testi, lumi originali in vetro di Pietro Chiesa. I mobili li ha progettati lo stesso architetto con la passione quasi alchemica dell’ epoca per l’ impasto dei materiali: marmi di differente natura, legni preziosi come il bois de rose, l’ acero grigio e il castagno talvolta intrecciati a decorazioni in pasta di vetro di manifatture nordeuropee, poltrone in rafia e persino in pelle di serpente spesso sostenute dal tubolare metallico, freddo stigma della modernità trionfante e austera civetteria del momento, ma anche pannelli di rame e, nella stanza da pranzo, per terra un linoleum intarsiato che veniva suggerito all’ alta borghesia come sostituto, e antidoto, ai preziosi e sorpassati tappeti di famiglia” …
 

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Una risposta a Dove il tempo si è fermato …

  1. sergio 43 ha detto:

    Aoh! A mme me vie’ l’acquolina ‘n bocca!

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