“You are not at your home!” …

Schermata 2014-05-23 a 14.10.26Sergio 43 su:

Pompei, tesori mai visti …

“Lettura molto confortante che, sono sicuro non racconta balle. Bisognerà che appena possibile ci riporti il mio amico inglese Mick, così potrà integrare le meraviglie che ha visto a Londra.
La prima volta sono stato a Pompei da matricola, nell’anno 1963. L’Università aveva organizzato un pullman che venne subito riempito. Ci accompagnava un assistente che aveva partecipato ai lavori di qualche anno prima. Capii il problema di Pompei quando si fermò davanti al muro esterno di una Domus di un anonimo colore grigio. “Vedete, ragazzi? Questo muro lo scoprimmo durante una campagna di scavi. Il muro era tutto decorato a losanghe colorate. Adesso tutto è scomparso!”. il più sfacciato di noi suggerì allora di ridipingerlo. L’assistente si fece una franca risata: “Ragazzi, ma Pompei non è uno studio di Cinecittà!”. (invece mi ascoltò ma non mi rispose quando gli raccontai di una mia visita da liceale a Ostia Antica, anno 1960. Quella volta ci accompagnava addirittura il Soprintendente. La cosa che più mi colpì fu il racconto soddisfatto che l’anziano signore ci fece sul modo di proteggere le mura dirute delle case con una copertura tonda di, penso, calcestruzzo, pozzolana o che altro. La copertura, larga quanto il muro, impediva che le acque meteoriche continuassero a penetrarvi aprendo nuove crepe. Non mi sembrava che a Pompei si fosse seguito lo stesso criterio). Ci tornai in viaggio di nozze, un bel dicembre del 1970 passato a un Positano e a una Costiera Amalfitana senza traffico e turisti. Forte oramai di tutte le conoscenze fornitemi dalla Facoltà feci da guida a mia moglie. Gira qua, gira là, sento delle voci impegnate in una intensa discussione. Entriamo e in un ambiente troviamo un bel gruppo di custodi impegnati a parlare del Napoli, di Altafini, di uno scudetto perso per strada. Usciamo facendo le nostre banali considerazioni sui doveri evasi e bla bla. Continuiamo la visita, entriamo in un’altra abitazione e troviamo un uomo che, solo, seduto a terra, che data la stagione deve essere pure freddo, sta operando su un pavimento coperto da un mosaico senza decorazioni a tessere bianche. Davanti a lui c’è una non piccola lacuna, su un fianco un mucchieto di tessere e sull’altro della sabbia. Incuriosito chiedo e l’operaio mi spiega. Su questi pavimenti è sufficiente che salti una tessera e il piccolo buco si allarga rapidamente. Là dove non è necessario l’intervento di restauratori più esperti, lui prende un mucchietto di tessere di cui sono pieni i magazzini e pazientemente ripristina la mancanza. Esco con mia moglie, ammirati da tanta devozione, da tanta passione. Torno con le mie due figlie tra i dodici e i quindici anni. E’ estate appena iniziata di un 1985, prenoto lo stesso albergo di Positano e percorriamo su e giù la Costiera. Mi fermo, a tramettere il mio entusiasmo, sulle piazzole panoramiche ma le trovo piene di buste e di piatti di plastica abbandonati. Mortificato, le accompagno dall’altra parte della strada per ammirare le grotte e le vedo trasformate in discariche di vecchi pneumatici e cerchioni. La visita a Pompei è altrettanto deludente, fortunatamente non per gli stessi motivi, ma per la stessa aria di abbandono di tanta bellezza. Non ho sentito più l’esigenza di tornare in quei posti ma, se posso, non mi perdo in Tv un documentario della famiglia Angela, di Report. In uno di questi si denuncia il comportamento di un custode. Siamo in un lupanare, sulle mura i quadretti erotici, in fondo una pedana dove la meretrice svolgeva la sua delicata opera e, di fianco, un cartello vieta di fare fotografie, specialmente con il flash, per non rovinare le pitture e di non appoggiarsi. L’ambiente è pieno di studentesse americane in gita. Il divertimento è troppo forte. Risa, gomitate; poi, non so se su sollecitazione delle ragazze o su invito del custode per una mancia, prima una, poi tutte si sdraiano su giaciglio vuoto da duemila anni per una foto che avrà senz’altro un successone in qualche High School oltreoceano.
Quindi, fantastico le domus restaurate, ma si può trasmettere anche a chi è responsabile di questi luoghi l’orgoglio e la cura del lavoro che si è tenuti a fare in posti così delicati? Come il giovane custode che a Versailles, senza nessuna pietà per la vecchia signora inglese che, stanca morta e con i piedi fumanti, si era seduta su una sedia, senz’altro Luigi XVI, le si era rivolto con sussiego e disprezzo: “Madame! You are not at your home!”?

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pompeiPompei, tesori mai visti

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ROMA Sparita - Page 298 - Skyscraper

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UNA FOTO … UNA LEZIONE DI STORIA URBANA …

monti parioliROMA Sparita – Page 329 – Skyscraper

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L’AFFAIRE PETRINO … E … L’ARCHITETTURA COME SPECCHIO DEI SUOI TEMPI …

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Sergio 43 su: LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …

“Sai che mi intriga questa discussione, dal tempo delle lezioni di Zevi? Cose risapute, che non varrebbe la pena ripetere. Ma debbo pur passare il tempo e Archiwatch allarga sempre le braccia, come il porticato del Bernini, anche ai logorroici. Tornando alle varie punizioni, penso che dobbiamo prendere a pizzicotti Maderno che, anima santa, fu obbligato dalla volontà papale ad allungare il braccio delle michelangiolesca croce greca trasformando la basilica in croce latina. La visione della cupola viene così impedita di una buona metà, perdendo in larga parte a sua preminenza simbolica. Arrivato sul sagrato, prima di salire la cordonata, ti senti sopraffatto più dal magniloquente e vanaglorioso “PAULUS V BURGHESIUS ROMANUS” sul frontone che dal cupolone. Bernini cercò, riuscendoci in parte, di allontanare, con la sua immensa piazza, il punto di vista. Infatti credo che lo scappellotto del papà di Albertino fosse più a gratificazione del Bernini che non dei grandi che lo avevano preceduto. Questo disposizione scenografica fu sufficiente per molti secoli. D’altronde San Pietro era praticamente, più che il centro della Cristianità, solo la più grande parrocchia di Roma, in ordine inferiore rispetto alla Basilica di San Giovanni. Quanta gente poteva o sentiva la necessità di fruire dei servizi della Basilica? i parrocchiani di Borgo, i viaggiatori del Gran Tour, i pellegrini più disposti, poca gente. Tutto cambia con il secolo scorso. Non più soltanto il popolo romano sente come propria la grande chiesa ma tutto il popolo cristiano di tutti i continenti, con le nuove possibilità di trasmissione delle immagini e di spostamenti planetari, vuole partecipare, entrando a viva forza nell’invaso, sia per i Giubilei o le suggestive incoronazioni papali o per le acquisizioni di indulgenze plenarie. Da qui sorge l’ineludibile e criticabile Via della Conciliazione per rispondere alle nuove necessità urbane e, per quanto riguarda la Storia dell’Arte, ottenendo almeno il recupero di una visione più totale della cupola dalla più lontana Piazza Pia. La cupola, in questo modo, fa a gara con quella brunelleschiana per acquisire il significato di un abbraccio per “coprire tutti i popoli”, non solo di Toscana. Così, quando qualcuno di fuori, in visita nella mia città, mi chiede di andare a San Pietro, gli faccio solamente sfiorare, passando davanti, l’inizio del vialone con i suoi lampioni che umiliano l’obelisco neroniano e gli permetto un colpo d’occhio assoluto della cupola (la piazza ovale è ancora invisibile e la facciata del Maderno è, da lì, totalmente insignificante). Nell’approccio percorriamo i vari Borghi di Santo Spirito, Borgo Sant’Angelo, via di Porta Angelica e, attraversato il colonnato, se sono in confidenza e per scherzo, gli do anche uno leggero scappellotto, spiegando il senso del rito. Viale della Conciliazione diventa invece comoda quando, volgendo le spalle alla montagna di travertino, defluisci dal grande ovale.”

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sacra monnezza ...Cento tonnellate di rifiuti in via della Conciliazione …

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LO SCAPPELLOTTO DI ALBERTINO …

1352651-fammilume-ingressoaiborghidapiazzapiaSergio 43 su: FINALMENTE … UNA STRADA …

Quando Roma cambiò volto ecco via della Conciliazione

“Raccontava Alberto Sordi che quando il padre lo portò la prima volta a vedere San Pietro, uscendo da un vicolo di borgo che dava sulla piazza, ricevette dal genitore uno schiaffo sul collo. In questo modo avrebbe ricordato per sempre lo stupore di quel momento. Vecchia tradizione romana, come quando i padri portavano i pargoli a vedere Mastro Titta all’opera. Nel momento culminante del finale travolgente arrivava il regolamentare scappellotto perché ricordassero che cosa capitava a chi non usava le buone maniere. Adesso noi chi dovremmo prendere a scuffiotti per l’operazione chirurgica che abbatté “casa de mamma mia”? Dice che altrimenti la gente si sarebbe fatta male alle ossa accalcandosi a piazza Scossacavali prima di arrivare sul sagrato. Forse hanno ragione. Sono diverse volte che mia moglie ed io ci dobbiamo fermare a metà dello stradone con i lampioni di marmo tanta è la folla e dobbiamo rinunciare a ricevere in piazza la benedizione dell’Angelus e la “Buona Domenica e Buon Pranzo” di papa Francesco.”

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“UNA GRANDE OPERA” …

-1memmo54 su: FINALMENTE … UNA STRADA…

Quando Roma cambiò volto ecco via della Conciliazione

 “Una Grande Opera.
D’altri tempi. Quando si facevano guerre, si costruivano imperi, si realizzava l’80% delle infrastrutture attuali senza indebitarsi fino ai capelli.
Pensata e costruita alla svelta…a colpi di piccone….alla fine anche utile.
Si può discutere se due piccole vie d’accesso fossero meglio di una grande; il dibattito è durato qualche secolo.
Tuttavia l’argomento sembra tratto dal reale; da ciò che era e non ipotetiche indimostrabili esigenze, dall’aria fritta..insomma, come succede oggi per l’EXPO, dove una spianata di cls dovrebbe significare, rappresentare, lo sforzo, o l’intenzione, di “nutrire il mondo”.
Cosa dovrebbe mangiare ? … Il cemento ?…il cellofan degli imballi che vi si depositano sopra ? la plastica delle seggioline ?.
Mai un evento di questi intenti s’è servito ed ha ammesso suo esatto contrario.
Quando qualcuno si parla di scarsezza di pensiero ritengo ci si riferisca esattamente a ciò: all’ l’abbandono della logica di qualsiasi proporzione ed indirizzo; al congedo definitivo dalla ragion pratica per abbandonarsi al puro volere, al puro calcolo, facendosi perdipiù schermo e riparo dei cittadini più deboli tenuti in ostaggio e sbandierati ad ogni occasione come i maggiori beneficiari .
Non è la democrazia…è la più insidiosa forma di totalitarismo.
Come sostiene Viale ci si poteva aspettare, da una classe politica “alternativa”, qualcosa di diverso da un “bisiness” qualsiasi: ma non è stato e non sarà e le peggiori manomissioni del territorio, delle città, e della cultura in generale, rischiamo di trovarcele confezionate e ammannite da chi è istituzionalmente “preposto” al progresso; dai professionisti delle riforme e dell’innovazione; senza che si levi una voce istituzionale, un eletto ( nel senso di votato …s’intende…) a sostenere il contrario.
Come tutti si adeguano.
E si adegueranno volentieri, senza rimorso, ai colpi di mano altrui poiché in ciò consiste infine la modernità: assistere allo scontro e poi adeguarsi alla volontà più forte.
Comodo: lascia le mani libere, ma è troppo poco per meritarsi un posticino nel cuore degli italiani.
Saluto”

……………

ARMANDO BRASINI PIAZZA PIA E SISTEMAZIONE DEI BORGHI

VECCHIO E NUOVO …

 L’INCOMPIUTA OPERA DER BERNINI … MEJO DER SERPOTTA …

 ILLUMINANTE FAMMILUME …

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FINALMENTE … UNA STRADA …

Schermata 2014-05-21 a 16.00.06

Quando Roma cambiò volto
ecco via della Conciliazione

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