Così Giorgio Guidi (1938) :
« E’ da rilevare nelle singole piante dei fabbricati che, salvo casi
eccezionalissimi, si è preferito abolire nella composizione degli
alloggi, l’uso delle stanze di soggiorno, che spesso impongono vincoli
non rispondenti ai principi di igiene e perciò deplorati in pratica
dagli stessi inquilini, e cioè: che la stanza comune serva di passaggio
tra le camere da letto, il gabinetto e la cucina in alcova, (a meno di
non evitarlo con altro disimpegno) e quindi sia tale da poter impedire,
specie in caso di malattia, le più elementari precauzioni igieniche.
Nonostante il vasto uso già praticato da noi e all’estero della “salle
commune”, si reclamano anche dagli inquilini di piccoli alloggi le
stanze e i servizi completamente disimpegnati all’antica, sia pure da
un ridottissimo ingresso come di massima incluso nelle cellule
normalizzate dei nostri alloggi popolari […] i fabbricati paralleli
alla via di Primavalle [tipo B], aventi cioè una direzione quasi
coincidente con l’asse eliotermico, le fronti di massima superficie, e
quindi le singole stanze abitabili degli alloggi sono, come nel
fabbricato B, esposte tanto a ponente che a levante. »
Puro archicefalicismo che si sforza di trovare ragioni alla
miserabile eliminazione del soggiorno attribuendola alla vox populi vox
dei.
Da notare come il vano di servizio della scala viene utilizzato
retoricamente per monumentalizzare la facciata con un finestrone da
stazione ferroviaria che risulta inevitabilmente scollata dalla
struttura interna a gradini e pianerottoli. Si tratta di un espediente
comunissimo nelle case popolari. Essendo scarsamente privo di funzioni
nel vano scala gli architetti si sentono autorizzati a esercitare
onanisticamente la propria creatività.
Anziché distinguere, forse più opportunamente, le finestrature degli
ambienti destinati a “zona giorno” da quelli “zona notte”, Guidi
spalanca sul mondo un ambiente nemmeno destinato alla sosta.
Analogamente per ritrovare una campata ritmica nel prospetto posteriore
mette una loggia dove non serve, sulla camera da letto padronale, utile
solo a stendere le mutande non certo per pranzare all’aperto. Ma per
fortuna errori compositivi del genere gli architetti contemporanei non
ne fanno più.

Questi fabbricati B si pongono in alternativa alla parallela via di
Primavalle: troppo piccoli per essere dei viali, troppo grandi per
essere dei cortili.
Ideali per un adunata in camicia nera.
Tra i miti della mia infanzia ricordo delle cartoline plastificate
allegate a Gente dove Roma Antica sembrava com’era. Però sollevavi la
plastica e venivano via tutte le parti mancanti ricostruite da un
disegno realistico e Roma drammaticamente ritornava rudere.
Provo a tenere per cartolina la scena di Primavalle e sovrappongo il
lucido dell’adunata fascista dell’inaugurazione: in testa il ministro
dei Lavori Pubblici Giuseppe Cobolli Gigli, a seguire il podestà Piero
Colonna e Alberto Calza Bini del Sindacato Fascista degli Architetti
(quello con la barbetta).
Sollevo il trasparente e stavolta a sparire è quel rudere di storia
umana. Resta la scena architettonica, troppo piccola-troppo grande, ma
per fortuna senza attori.
Giancarlo Galassi :G




In quella pianta rivedo, con modestissime variazioni, la piccola casa popolare a suo tempo acquistata che mi ha lasciato mia mamma e che utilizzo come appoggio in città per il pranzo. Faccio solo osservare a Galassi che un solo appartamento su tre è privo di ventilazione trasversale, quello più piccolo ovviamente, mentre oggi sarebbe grasso se cola se il rapporto fosse quello inverso. Questo per dire che la sua fiducia sul fatto che gli architetti contemporanei siano migliori mi sembra almeno discutibile.
Vero è che spesso gli architetti sono costretti da leggi del mercato, cioè dalle richieste dei propri clienti imprenditori, a dover subire questi errori, però è piuttosto difficile attribuire le responsabilità ad una sola parte, essendo il rapporto che si instaura tra mercato edilizio e mercato delle idee di tipo biunivoco.
Quante volte abbiamo letto e sentito dire, nel nostro campo, che la società è cambiata, che servono nuovi modelli abitativi che rispondano alle esigenze di composizioni familiari nuove e diverse, con il risultato che le case sono sempre più piccole e di conseguenza i condomini (con più livelli di quelli del post) diventano veri alveari umani, con una gerarchizzazione verticale inversa a quella tradizionale, dove più si sale di livello e più aumentano le dimensioni delle singole unità. E ai piani inferiori di ventilazione trasversale naturale nemmeno l’ombra. E con l’ulteriore conseguenza che non esiste quasi possibilità di un incolonnamento dei servizi, con esiti negativi ragguardevoli sulle strutture e sulla trasmissione del rumore attraverso i canali preferenziali dei cavedi impianti.
Insomma, il post è interessante proprio in relazione alla situazione attuale da cui mi sembra si possa ricavare la morale che il progetto architettonico e distributivo viene comunque prima di tutti gli altri ammennicoli, spesso puramente mercantili, legati alle tecniche di risparmio energetico, di trasmissione del rumore, di progettazione impiantistica, di nuovi materiali.
Buona parte di queste problematiche, reali, possono trovare la premessa indispensabile per la loro soluzione nel progetto architettonico e non nella esasperazione tecnologica, che il più delle volte è come gli optional del mercato automobilistico: puro appeal, bisogni indotti imposti dalle case per invogliare all’acquisto. Con la non piccola differenza che l’auto, pur essendo un mercato abbastanza maturo, è trovata recente, mentre l’abitare ha qualche annetto di più e una casa vecchia di quattrocento anni, con poche integrazioni, assolve a tutti i suoi compiti in maniera egregia.
Saluti
Pietro
Caro Pietro,
La frase che incrimini a difesa dei moderni nel mio post era del tutto ironica. Ma scrivo male e il senso non si e’ colto. Passarelli e Lambertucci, Moneta, Fiorentino ma prima di loro Gropius, Mies… In tanti hanno fatto di un vano di servizio l’episodio monumentale del loro progetto travisando la ‘dimensione’ e la scala del progetto. Tutti Vanvitelli in una reggia reale.
Mi scuso per aver espresso male l’idea.
Del resto questi miei modesti post che mi divertono molto nascono in modo fortunoso e senza troppe revisioni altrimenti non li pubblicherei mai per insicurezza e acribia. E’ questo il motivo che in tante frasi articoli determinativi o i tempi dei verbi restano quelli di una precedente stesura.
Lascio le cose in minuta. Così come vengono per fretta.
Un saluto dal camping,
:G