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LA CRITICA … IERI … OGGI … DOMANI …
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UNA CHIESA MODERNA ROMANA …
Video Rai.TV – Rai Libri – Giorgio Muratore
POLICARPO NICOLOSI … UN MURO E’ UN MURO … UNA CUPOLA E’ UNA CUPOLA …
GIUSEPPE NICOLOSI … “ARCHITETTO”
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“Senza retorica o cattiva coscienza” …
expolis2014 commented on: ExPolis 2014 … “La forma della relazione” …
ExPolis 2014. Frascati museo Tuscolano dal 10 al 15 Maggio 2014.
a cura di Paolo Martore
“A Frascati, nelle Scuderie Aldobrandini trasformate una quindicina di anni or sono in Museo da un ottimo intervento di Fuksas, si può visitare una mostra di arte contemporanea veramente interessante.
Interessante perché non ha paura di affrontare temi di scottante attualità senza retorica o cattiva coscienza, invece dichiarando da subito il suo intento sociale e politico tuttavia lasciando ai linguaggi dell’arte il compito di presentare senza compromessi un chiaro punto di vista sul mondo…
La mostra espone opere di artisti ed architetti di diverse generazioni, allestita secondo un itinerario tematico articolato, porta agli occhi del visitatore alcuni temi emergenti del dibattito politico e sociale attuale; si va dalle critiche più radicali al carcere, ai CIE, al manicomio (V. Muscella, A. Colombo, NOS, Aladin, M. Razavi, O. Tiberti), fino alle che dall’occupy newyorchese e dalla Plaza del Sol madrilena hanno generato primavere arabe, mediterranee e mediorientali (la piazza siamo noi di E. Franzoi e Stars and Moons di L. Cazzaniga), fino al racconto di di luoghi estremi, territori occupati in Palestina (M. Rocco), Favelas in Argentina (M. Locci), grattacieli favelizzati in Venezuela (GLAC).
La memoria e l’attualità del pensiero libertario risuona in alcune potenti installazioni (come quelle di Escuela Moderna/Ateneo libertario, J. P. Macias, N. Braga) mentre D. Laterza ci cattura con il suo the dreamers , E. Barilozzi con i peli pubici, L. Petti con la sua scultura ottica, mentre Ryang, produce un interessante video su ambienti postmoderni dal titolo Wave.
Il collettivo sos workshop ci fa ascoltare un file audio del 1994 con la voce del Subcomandante che ricorda la ventennale lotta in corso nel Chiapas, mentre Ctrl+Z espone una autocostruzione di un centro culturale indipendente a Saltillo Mexico. Ancora autocostruzione con Rural Boxx e con OAM Ospedale a Mare Teatro Marinoni di Venezia, segno evidente che la pratica di partire dal basso in Italia gode di buona salute. Un generale richiamo alle contraddizioni esistenti tra un concetto autentico di Democrazia come partecipazione e un suo simulacro sbiadito, si trova nelle opere di A. Conte, E. Coletta come in United Artist from the Museum. A. Urrutia ci richiama al V Chapter con il suo lupo famelico e M. Mazzone espone 9 metri q di ferro con una anamorfosi di una stella cerchiata a cinque punte, riferimento diretto alle vicende storiche italiane dei cosiddetti anni di piombo mai chiarite dopo troppi decenni. Chiude la esposizione una bellissima installazione dell’artista coreana Su Koung Bang. Una installazione complessa di vetri, specchi rami e piume, che gioca mettere in relazione biologico e minerale, gioca a ribaltare il rapporto tra natura ed artificio, la vita e la morte, l’apparenza e la complessità del reale.”
Arianna Saroli
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ARIDATECE LI FRATI …
Chi siamo – Chiostro del Bramante …
L’ignobile gazebo è stato rimosso …
ma l’intero complesso è stato ridotto stile autogrill …
bar, ristorante, shopping, sala vip, bookshop …
“mostre” di quarta classe …
alla faccia della “valorizzazione” …
nel segno del rapporto tra pubblico e privato …
questa è monnezza …
è una vergogna mondiale …
aridatece li frati …
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UNA MOSTRA DI MERDA …
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BASTARDI AL CHIOSTRO … VERGOGNA MONDIALE …
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RIDOLFI … “DISEGNATORE IMMENSO” … TRAGICO MAESTRO …
Buonasera Professore
CASA LINA, MARIO RIDOLFI.
“Sono andato a vedere Casa Lina di Mario Ridolfi, a Marmore
Percorri una strada che si addentra in un isolato residenziale tra le “villette” in cemento rivestie di una strana pietra, che non è nemmeno una pietra locale. Pensa che affronto nei confronti del diamante per Lina, fatta solo di pietra del posto, la pietra sponga, e di composizione. Costeggi un giardino di siepi che, ad un tratto, s’interrompono aprendosi sul cortile. Non c’è cancello, si entra così e te la trovi davanti, la casa che Ridolfi ha costruito per la moglie Lina. Ci giri attorno, non c’è nessuno e l’interno non si può vedere. Mi ero portato perfino le riproduzioni delle splendide piante disegnate dal Maestro: le ho guardate e riguardate più volte, immaginandomi l’interno dalla sola vista dei muri esterni che si piegano e si ripiegano tante volte grazie alla forza del disegno.
Mi ha sempre colpito il fatto che anche dopo la sua costruzione, la casa fu iniziata nel 1966, Ridolfi continuò a ri-disegnare aggiunte e modifiche. Il disegnare, appunto.
Aggiungo quanto ha scritto il compianto Professore Leoncilli Massi su Ridolfi nel testo “La leggenda del comporre”:
“Lavorava in un angolo della sua piccolissa ma splendida casa, la casa Lina, su di un tavolinetto sul quale era tracciato un reticolo proporzionale. Armato solo di penna e di inchiostro di china, quanto di esperienza e pazienza divine, aiutandosi al più, raramente, con una riga a “T”, ha fatto nascere, componendole e disegnandole su tale tavolo, architetture speldide. Disegnatore ed esecutivista immenso. Al pari di Carlo Scarpa, a cui era difficilissimo, per il suo immenso scrupolo, togliere un disegno, perchè mai finito.
Il tempo, così per Ridolfi come per Scarpa, si fermava e lo strumento del Disegno era tale da annullare la dicotomia tra mente e mano. Così come aveva insegnato Alberti”.
L’interno non si è potuto vedere, ma mi sono immaginao Ridolfi seduto al tavolo, “disegnatore immenso”…come diceva il Professore.”
SALUTI MAURO
………………….
ricordo come se fosse ieri la scena …
sarà stata una quarantina d’anni fa, nel ’73 0 nel ’74 …
con Renato Nicolini eravamo andati ad intervistarlo …
quando ancora non se lo filava più nessuno …
dimenticato, rimosso, evitato da tutti …
era stato troppo bravo, forse il migliore, …
ma la damnatio memoriae faceva il suo corso, inesorabile …
CONTROSPAZIO pensò, per i suoi settanta, ad un numero monografico:
“alla memoria” …
e noi lì col mangianastri ad incalzarlo con domande coglione del tipo:
“che ne pensa di Kenzo Tange”? …
e lui: “Enzo chi?” …
chino sul tavolinetto, nell’angolino della cucina …
che insisteva sul foglio cipolla col pennino e colla china …
ci guardava, distratto, come dei marziani …
“er citrone” parcheggiato nel giardino …
di lì in poi il nuovo effimero successo senile …
la Biennale di Venezia …
l’Accademia di San Luca …
una specie di madonna pellegrina esibita con brutale cinismo …
strattonata e sfruttata come facile icona del Post-Modern …
un’immagine tragica e, a suo modo, spaventosa, …
che stonava con quella dei suoi giovani e meno giovani …
brillanti, sfavillanti, rampanti, adulanti, sfruttatori …
non ho mai più parlato con lui …
mi faceva rabbia, pena, tenerezza …
una muta di cani ringhiosi lo ha circondato poi…
fino agli anni ultimi delle Marmore …
tanto da spolparne financo la memoria …
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