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Quasi-arte decorativa …
Quasi-arte decorativa
“Quando mi capita, in qualche città all’estero, di presentare un mio libro tradotto, spesso, mostrando l’edizione italiana, dico che quel testo l’ho scritto io, aggiungendo che l’altro, la versione nell’altra lingua, l’abbiamo invece scritto in due, io e il traduttore o la traduttrice. La traduzione letteraria infatti è una vera e propria ri-creazione; è un lavoro linguistico e poetico, la trasformazione di qualcosa in qualcosa d’altro, che pure mantiene la sua originalità e la sua unicità. Dire quasi la stessa cosa, ha scritto Umberto Eco; quel “quasi” è lo spazio avventuroso del ricreare. Tradurre è impossibile e necessario, scrivevano tanti anni fa due germanisti triestini …”
Questo è l’incipit del bel testo di Claudio Magris: “Tradurre è trovare la nota giusta. E l’autore si riconosce nel suono di una lingua sconosciuta” che lessi il 6 agosto scorso sul “Corriere della Sera”.
Queste sante parole di Eco sul “quasi” mi son tornate in mente nei giorni scorsi al MIC, Museo Internazionale Ceramiche di Faenza. Leggevo un fogliettino che stava su un cavalletto per dare alcune notizie su tre grandi pannelli in ceramica distesi sul pavimento: “THE FLYING – LE TRE FINESTRE” DI ILYA ED EMILIA KABAKOV. C’era scritto nel sottotitolo (lo si può leggere anche comodamente in rete): “I pannelli realizzati dai 2 artisti russi per il progetto “Stazioni ad Arte” di Napoli (stazione Toledo) esposti al MIC, dal 1 al 9 settembre….”
Quindi si capisce che sono tre pannelli ceramici “realizzati” dai due artisti russi. Ma, più sotto, alla prima fase del comunicato, qualche dubbio sul “realizzato” sorge perché sta scritto: “E’ esposta al MIC, in anteprima mondiale, ‘The Flying – Le tre finestre’, l’opera progettata per la Stazione Toledo, nei Quartieri spagnoli, della Linea 1 di Napoli dagli artisti russi russi Ilya ed Emilia Kabakov”.
Quindi l’opera è stata “progettata”, cosa evidentemente diversa che quasi-realizzata. E allora, chi l’ha realizzata? Calma, pazienza: se si avanza ancora nella lettura del testo si specifica ancor meglio il punto della quasi-arte d’oggi, concettualmente imbrogliata. E cioè: “Ilya ed Emilia Kabakov hanno predisposto tre pannelli in ceramica realizzati poi dall’antica ceramica Gatti di Faenza.”
Quindi c’è un concreto poi: i due artisti russi, credo (giustamente) ben pagati, hanno “predisposto” (cioè disposto prima) le quasi-cose d’arte decorativa metropolitana. Insomma, precisando il testo della notizia si direbbe bene: “l’antica e prestigiosa Ceramica Gatti di Faenza (che già “realizzò” Baj, Burri, Arman, Matta … e “ceramichizza” oggi magistralmente Giosetta Fioroni, Ontani, Paladino, e compagnia d’arte bella … ha tradotto e dato corpo ceramico ad un acquerello che i due artisti russi le hanno spedito. Tassa a carico del destinatario. Cioè della metropolitana di Napoli e del pubblico ceramico. E della grande manifattura italiana Gatti di Faenza che si è data un gran da fare per loro (e forse l’oro). Cioè si è fatta letteralmente in tre (pannelli) per realizzare quel bozzetto, quella cartolina da Mosca. Altro che Zipirovic che fu con Jofan.
Il tema quasi-trattato? L’arte decorativa campata in aria cioè, freudianamente, leggo ancora: “un incontro tra aeroplani, uccelli e persone che si librano nell’aria. La scelta del volo è stata ispirata da quello che -secondo i due artisti- sembra essere (sempre leggendo il comunicato): “il problema principale delle persone che entrano in una stazione della metropolitana e scendono sottoterra: perdono la visione del cielo che si trova sopra le loro teste. Questa perdita può costituire un trauma inconscio e profondo, trauma che diventa tanto più grande quanto più la metropolitana scende sottoterra”. Per questo motivo, i tre pannelli compariranno nella stazione dei Quartieri Spagnoli come visioni panoramiche dietro le tre grandi finestre che vanno dal pavimento al soffitto.”
Conclusione: i Kabakov e ABO non leggono Claudio Magris, questo mi pare il quasi-punto, tradotto in soldoni d’arte. E in soldini & santini global d’oggi del risibile star system metrò.
Fine del comunicato, fine di questo post.
Invio, saluti e baci,
Eldorado
Pubblicato in Architettura
3 commenti
PIU CHE M.A.I. …
ELDORADO commented on VITTORIO GRASSI …
“leggo: “Vittorio Grassi … nel 1921 entrò nella redazione della rivista fondata da M. Piacentini e G. Giovannoni Architettura e arti decorative, disegnandone la copertina, e fu tra i soci fondatori del Gruppo romano incisori artisti (GRIA). Con questo, oltre a partecipare a numerose mostre, prese parte nel 1929 a Bruxelles al II congresso mondiale delle biblioteche, esponendo degli ex libris.
Significativa per la verifica e il confronto delle teorie moderniste sul rapporto tra arte e industria fu nel 1923 la partecipazione del G. alla I Mostra internazionale delle arti decorative di Monza.”
All’uopo segnalo la pagina 443, luglio 1923, della sullodata rivista ove, a corredo dell’articolo di Paolo Mezzanotte, è pubblicata un’immagine di interno dovuto al “Gruppo Romano Artisti Decoratori Industriali”, una sigla che è tutto un programma. Duro a essere archiviato, nonostante tutto. Perché il nodo che sta nella titolazione: Architettura e arti decorative è tutto da ri-sciogiere oggi. Più che M.A.I”.
Besos,
Eldorado.
P.S. Sul detto “nodo” allego immagine dell’elegante ringhiera (metallo e vetro) che mena al bar del teatro Mediterraneo (1940) di Napoli. La mia amica Anna l’ha fotografata ieri col suo telefonino al blindatissimo WUF tenutosi alla Mostra d’Oltremare partenopea. In cambio le ho pagato il caffè. Grazie Anna!!
Pubblicato in Architettura
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