Linea gotica urgente …

New Stedelijk MuseumEuropaconcorsi

“Professò, questo gran lavandino non puo’ mancare nell’antologia di Archiwatch da trasmettere “ai poster” :)
Cristiano

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Foto dal semaforo …

“Cieli romani” …

da Giuseppe Pasquali

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A LEZIONE DAI MAESTRI …

Cari Amici

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IL TEVERE “MODERNO” …

Il Tevere navigabile:

Gaspar Van Wittel e Cornelis Mayer in Grand Tour

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Il bianco e nero di Giacomelli
Guarda le foto
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TUTTA ‘STA FATICA …

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TUTTO IN UNA NOTTE …

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“Disegni romani”: non manca nessuno nessuno …

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QUEI BEI DISEGNI ROMANI DI UNA VOLTA …

“È la sera dei miracoli fai attenzione
qualcuno nei vicoli di Roma
con la bocca fa a pezzi una canzone.
È la sera dei cani che parlano tra di loro
della luna che sta per cadere
e la gente corre nelle piazze per andare a vedere…”

“In missione per conto di dio come Jake ed Elwood Blues, nella stessa
sera dei “Disegni Romani”, tanto per non farci mancare niente e mettere
alla prova la proverbiale resistenza archiwoccica, attraverso quattro
piazze ed eccomi alla presentazione di “Architettura e Genetica: Cosa
Insegnare. Gli equivoci e i pregiudizi ancorati al concetto di
modernità”, un libretto in due parti delle quali quella non genetica a
firma di un Ettore Maria Mazzola scatenato più che mai in tutta la sua
potenza di fuoco contro la cultura architettonica così come viene
insegnata e quindi, più o meno direttamente, contro la Giuliaquaroni.
Le argomentazioni sono quelle che questo blog conosce bene e, credo,
i toni pure.
Quanto io, come Ctonia e Mauro e altri coprotagonisti di questo blog,
sia lontano dalle posizioni di Ettore, chi conosce queste pagine lo sa
e non cambio idea nonostante una più preoccupata considerazione per
Ettore che è molto simpatico anche se non sembra da quanto ringhia tra
le righe.
Come architetto Mazzola è, a dir poco, av-ve-le-na-to con Valle
Giulia per gli strapazzi che, da studente prima e da  assistente
volontario poi, ha dovuto subire (come tanti – tutti da quanto racconta
43) e che lo hanno portato infine in un’università americana, una
rabbia che riesce patologicamente (qui scatta l’invidia!) a rielaborare
in progetti, in un’architettura che programmaticamente non tiene conto
di nessuna delle didattiche giulioquaroniche ma, piuttosto, le cancella
del tutto: si deve ripartire dalla “Regia Scuola di Architettura” e
niente storie!
Sostanzialmente è convinto che sia ancora plausibile e possibile il
sacro in architettura (e qui ci scappa per il sottoscritto il corto
circuito con la mostra trecento metri più in là) perché, in buona fede
(ne sono convinto), ne vede ancora  l’aura negli edifici dei bei tempi
andati.
Tanto per capirci: chi ha introdotto la sua presentazione ha dato un
interpretazione di una cattedrale gotica che, forse non per ignoranza
ma per ostinato rifiuto dell’ Estetica moderna, poteva essere valida  
per un uomo di settecento anni fa, naturalmente sollevando facile
(ahimé!) l’uggiolante approvazione di molti presenti.
Del resto è questo consenso della gente di buon senso che giustifica
tanto sforzo controculturale anche del nostro.
Una visione nonlaica del mondo, quella di Mazzola, che rischia di
essere così reazionaria da potersi definire, a mio parere, addirittura
pagana, convinta com’è che si possano ancora realizzare oggetti che
rendano manifesta la sacralità, dimenticando la portata rivoluzionaria
(che abbiamo capito solo con il Concilio Vaticano II) delle parole
evangeliche che narrano di demolizioni e ricostruzioni in tre giorni e
che spostano il sacro dal tempio all’uomo.
Ma quest’esempio,  da vecchio cattolico postconciliare e di estrema
sinistra, (da architetto estimatore delle chiesenonchiese laiche di
Michelucci) che aprirebbe discussioni impervie (e che sono disposto a
sostenere solo a dosi omeopatiche!), tenetelo per buono soltanto come
tentativo acido di spiegarvi in un colpo solo la weltanschauung di
Mazzola e perché è assolutamente inconciliabile con  la mia.
Gli argomenti di Mazzola trovano sponda facile in tutto una
controcultura esoterica e reazionaria che va dalla simbologia massonica
all’antidarwinismo e che pesca a sua volta nella sua architettura
eclettica e nella sua buona fede la consolatoria conferma (
qualunquistica? in mala fede?) che questo è un mondo terribile rispetto
ai bei tempi di una volta.
Me ne vado facendo il vago fischiettando senza augurare un in bocca
al lupo a Ettore perché ho l’impressione che tra quelle fauci ci si sia
ficcato già.”

“…è la notte dei miracoli fai attenzione
qualcuno nei vicoli di Roma
ha scritto una canzone.
Lontano una luce diventa sempre più grande
nella notte che sta per finire
e la nave che fa ritorno,
per portarci a dormire.”

Giancarlo Galassi :G

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C’ERA UNA VOLTA …

foto

Roma, magnifico set a cielo aperto in mostra alla Casa del Cinema

…………….

c’era una volta la strada più bella del mondo …

e l’hanno distrutta …

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