
Pietro Pagliardini commented on “PREFERISCO IL BAUHAUS ALLA GARBATELLA” …
“Mi scuso per l’anonimo regolablog messo per errore. Io mi chiamo Pietro Pagliardini. Il richiamo all’età è solo un segno di rispetto per i ricordi di Barucci, i quali non ho intenzione di contestare, ma solo fino a che restano nel privato. Ma se devono diventare oggetto di discussione e devo fare finta che non ci sia l’età dico che è semplicemente allucinante l’articolo, che non è di Barucci, ma soprattutto il testo scritto da Barucci che si trova in Pdf in uno egli ultimi post: https://archiwatch.wordpress.com/2012/10/22/voi-mette/
Evidentemente avete una visione romanocentrica, visto che esaltate la 865 cioè la legge per il “diritto alla casa” che però ha avuto valenza nazionale, che ha creato a cascata leggi regionali e norme comunali ancora peggiori e ha fatto più danni delle cavallette, avendo inutilmente costretto la gente a vivere, non si capisce il perchè, in scatolette alte 2,70 (che non è il minimo perchè effettivamente nella ex Jugoslavia erano più basse), e i garage alti 2,40 (nella logica assurda e poliziesca che non diventassero abitabili), con progetti fatti con il pallottoliere per fare tornare i mq di SU e di SNR, che ha ridotto gli architetti a ragionieri, condizione di cui ancora oggi soffriamo le conseguenze; che è servita ad instaurare rapporti di potere e dipendenza tra le amministrazioni e le varie organizzazioni, imprese, cooperative, consorzi e quindi, indirettamente, i cittadini; che ha dato il via a quell’altro fallimento della prefabbricazione o semi-prefabbricazione tipo tunnel o similari, visto che i prezzi a mq riconosciuti erano (e sono) ridicoli; che ha sostanzialmente fatto decadere il livello della qualità edilizia ai minimi. Ma vennero i tempi di Berlinguer e dell’austerità e fare scatolette divenne anche conforme a quel pensiero da stato etico.
Senza affrontare l’aspetto urbanistico di quartieri invivibili e monofunzionali. Per questi non c’era etica che tenesse se non l’ignoranza di noi architetti e l’insipienza della politica.
Quella legge ha creato una cultura, o meglio una incultura che ha burocratizzato ogni aspetto dell’edilizia, la chiamo così non in senso dispregiativo, che ha fatto credere che le Norme siano fini a se stesse e non dipendano invece dal risultato tipologico che si vuole ottenere o meglio, che non creino, in base a come sono costruite, una tipologia piuttosto che un’altra. In genere tipologie assurde. Leggetevi le norme di qualsiasi piano e vedrete come rispondano ancora e nelal maggior parte dei casi a quel retro pensiero negativo di “concedere” (il principe concede) il meno possibile, di punire il cittadino, per definizione abusivista, di considerare l’utente un potenziale criminale da controllare.
Ma in verità, a quel tempo, si voleva ottenere esattamente QUELLA tipologia, il casermone, altro nome non è possibile usare, per ridurre i cittadini, già ritenuti soddisfatti che lo Stato gli avesse dato un tetto (piano), a numeri che si muovessero in uno spazio interno angusto ed esterno straniante.
Ricordi per ricordi, anch’io ho i miei, e per me valgono quanto quelli degli altri, e difficilmente dimenticherò quella famiglia che aveva bisogno di tre camere, perché aveva tre figli ma anche la nonna e voleva ricavare per lei una stanzetta infima,ma utile a garantire la giusta intimità; ma la legge non lo consentiva, era troppo inferiore a mq 9. E loro che non si capacitavano della ragione per cui in casa propria non potessero fare ciò che volevano e di cui soprattutto avevano necessità. Altro non potei fare che dire loro di aspettare l’abitabilità e poi utilizzare il cartongesso. Ma mi sentii una merda per conto dello Stato. Due camere per 6 persone! Anche questa è edilizia da ragionieri.
Che Barucci abbia i suoi ricordi, niente da dire, ma sono i suoi ricordi, che nessuno gli vuole togliere. Ma di qui ad esaltarli, caspita, questo no davvero.”
Pietro