E TUTTO NACQUE DA UNA BALLA …

pressa ...

qfwfq su BALLOON FRAME + CORN FLAKES = CASA DE PAJA …

“nel 1828 Wöhler sintetizza l’”Urea” a partire da composti inorganici
la sua scoperta conduce a due sconvolgimenti

da una parte nasce l’agricoltura moderna (la coltivazione intensiva, la mietitrebbia, le balle di fieno, ecc.)

dall’altra si è superata una barriera culturale che si credeva insormontabile
l’uomo era in grado di ricreare in laboratorio i composti organici
l’uomo sembrava avere acquisito la capacità di ricreare la vita
capacità che fino ad allora si credeva prerogativa dell’altissimo

Tutto ciò fornirà il suo contributo allo sviluppo del positivismo

chi l’avrebbe mai detto che dietro a una povera piccola balla di fieno, felicemente decresciuta, fosse racchiuso tutto questo?”

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I PASSI BOYS IN GITA A BERLINO …

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ASSENZA DI IDEE ALLA BOCCONI? …

rotoloni-bocconi“Caro Giorgio,
ti segnalo l’interessante articolo del collega Giancarlo Consonni, apparso su Repubblica/Milano del 9.12 scorso, in cui si confrontano i caratteri del progetto della Bocconi di Pagano e quello del nuovo ampliamento del duo nipponico (ma proprio Sanaa si dovevano chiamare, infangando anche l’immagine della capitale yemenita cara a Pasolini?).”
Sergio Brenna

Giancarlo Consonni: Bocconi l’architettura delle facili metafore

in «La Repubblica-Milano», 9 dicembre 2012

“La storia dell’università Bocconi è indissolubilmente legata alla storia  di Milano. Non

solo perché la buona fama di cui gode nel mondo porta lustro alla città ambrosiana: c’è

stato anche un apporto positivo sul piano urbanistico. Dopo la prima sede di largo Notari

(piazza Statuto) del 1902, è della seconda metà degli anni trenta la scelta di portarsi oltre

«quei brutti casoni venuti su come funghi in via Bligny» (Delio Tessa, 1931), in quello

che allora era un comparto della periferia industriale. Una scelta coraggiosa e

lungimirante che ha fatto sì che quella parte di città tra i Navigli e porta Romana trovasse

una presenza animatrice, tanto più preziosa  oggi  dopo le dismissioni industriali e il

cambiamento radicale della topografia sociale.

La storia della Bocconi  è anche strettamente legata alla storia dell’architettura moderna

italiana. La nuova sede (1937-41) è il capolavoro di Giuseppe Pagano (in collaborazione

con Gian Giacomo Predaval).  Vale la pena ricordare gli elementi essenziali della

biografia di Pagano. Direttore di «Casabella» con Edoardo Persico dal 1931 al 1936 e poi

da solo fino  al 1943,  conduce una personale battaglia contro la tronfia retorica che il

fascismo andava dispiegando in architettura e nel rinnovamento urbano. Lo fa da fascista

convinto, ma seguendo una ricerca rigorosa sull’architettura come fatto di civiltà che lo

porterà alla fine a scontrarsi col regime e a combatterlo da partigiano. Cosa che pagherà

con la vita morendo a Mauthausen il 22 aprile del 1945. Detto tra parentesi, nella Bocconi

appena ultimata, con la scusa di vistare le opere in costruzione e i lavori di rifinitura degli

interni, si tenevano gli incontri segreti degli architetti antifascisti, allievi e/o amici di

Pagano, che lavoravano al Piano AR (il progetto di ricostruzione di Milano, in linea, per

molti aspetti, con la miglior cultura europea).

Perché richiamare questi fatti? Perché il progetto del campus  aperto firmato  dagli

archistar Sanaa per l’espansione della Bocconi nell’area un tempo occupata dalla Centrale

del Latte è lontano anni luce da quella storia, compresa la sontuosa spazialità che

caratterizza gli interni bocconiani di Pagano e Predaval. Si sa: nell’inseguire una visibilità

sulla scena mediatica, tra i mezzucci a cui ricorrono architetti in grave crisi di idee vi è la

metafora facile, priva di senso civile: la biblioteca-libro, il grattacielo-supposta, il casinò-

fiche, ma anche lo stadio-nido, il museo vasca da bagno ecc. ecc.

Si dirà: se anche Milano si allinea a questa moda, dove sta il problema?  Allora

mettiamola così: vi piace l’idea che la città  dove hanno operato Filarete, Bramante e

Leonardo finisca nel catalogo delle metafore facili, ovvero dell’assenza d’idee? Vi piace

che sul biglietto da visita della città di Ambrogio, di Beccaria, di Cattaneo e di Gadda ci

sia una sorta di replica ‘architettonica’ dell’ossessiva pubblicità di una nota marca di carta

igienica? Per non dire di altre evocazioni intestinali, difficili da rimuovere per chi guarda

la simulazione di cosa si prepara nella ex Centrale del Latte. Evidentemente sono lontani i

tempi in cui un esperto di economia come Carlo Cattaneo poteva discettare alla pari con

gli architetti che si misuravano con il problema del riassetto di piazza del Duomo.

Il recupero di un’area tanto vasta e strategica non può essere una partita che si gioca in

assenza di un coinvolgimento esteso (l’Amministrazione comunale, i cittadini, la cultura

del progetto di architettura e di città ecc.). Un coinvolgimento necessario, tanto più se

l’obiettivo è la costruzione di un “campus aperto”, dove oltretutto, nel caso specifico, da

parte della Bocconi si reclama la messa a disposizione di uno spazio pubblico come la via

Sarfatti. Prospettiva condivisibile, ma da mettere in campo con tutt’altro progetto, in linea

con le migliori esperienze di rinascita urbana dell’Europa civile.”

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DAL CIELO …

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Morto John Silva, inventò le riprese tv dall’elicottero|Video

…………….

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QUANDO LE CASE … AVEVANO L’ORTO …

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TRA FELLINI E PASOLINI …

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sergio 43 commented on PER UN’EDILIZIA SACRA …

“Ma vi ricordate quanti film di denuncia sulla ricostruzione edilizia nei democratici anni del dopoguerra? Film che, ora tragici ora comici, mettevano a fuoco i crimini e gli inganni di un nuovo, prepotente e pervasivo “generone”, da “L’0norevole Angelina” a “Le mani sulla città” a “Mamma Roma” e a tanti altri film di cui mi rimangono in mente solo alcuni, più intensi fotogrammi, come quello di un rampante Gassman che dà un sonoro ceffone all’anziano suocero costruttore Aldo Fabrizi, ancora ostile alla dilagante corruzione generata dai facili e impuniti arricchimenti o come il finale de “I soliti ignoti” in cui, sempre lui, Gassman si arrende e abbandona gli amici generosi con cui aveva diviso e progettato idee, fantasie, speranze per rinchiudersi rassegnato, anonimo tra gli anonimi, con il cancello che si chiude rumorosamente alle sue spalle, in uno dei tanti cantieri che scavavano buche più numerose di quelle lasciate dall’ultima guerra e creavano pasoliniani “montarozzi” di arida pozzolana nei campi ancora verdi tutt’intorno alla città.
Forse bisognerebbe programmare per l’ultime generazioni un rassegna di quei film alla Casa dell’Architettura. Scoprirebbero di quale razza ancora viva e vegeta che si riproduce per partenogenesi, decennio dopo decennio, nel fertile humus della altrettanto immarcescibile razza dirigente, fornita di un capace apparato digerente, noi siamo stati, chi più chi meno, complici figli e loro incolpevoli pronipoti.

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BALLOON FRAME + CORN FLAKES = CASA DE PAJA …

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Bâtir en bottes de paille – Vidéo

qfwfq commented on COLLE BALLE … DE PAJA …

“Questa cosa delle case costruite con le balle di paglia mi intrippa assai.
soprattutto il fatto che le balle sono il prodotto dell’industrializzazione ottocentesca applicata all’agricoltura
il che mi fa diffidare non poco di chi le propone come soluzione ecosostenibile, bio, per una decrescita felice, ecc.”

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LA CONSTRUCTION EN BOTTES DE PAILLE

…………….

caro qfwfq …

anch’io sono rimasto sorpreso dalla connessione …

tra la moderna industria meccanica e …

questo apparentemente antichissimo metodo di costruzione …

la casa di paglia scopriamo quindi che è il frutto delle grandi esposizioni …

del Cristal Palace … delle prime macchine agricole …

della prima rivoluzione industriale applicata all’agricoltura …

che è addirittura un’invenzione “americana” …

balloon frame + corn flakes …

praticamente …

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CASE CHE VOLANO … I PRIMI PILOTIS ROMANI …

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guidonia

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PER UN’EDILIZIA SACRA …

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