Giustizia somaria …

gliarchicefalici710-

 

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LUNGO LA DORSALE …

Schermata 2013-09-19 a 16.56.22 HARA KIRY KARTHUMDA SERGIO DE SANTIS

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META SUDAN (3) … SPAvaLDING …

GHK Grand Hotel Khartoum copia  KIRI

 KHARTUM IMPORTA ROMA INTERROTTA

 Giocando con Roma1

Anzi, con Khartum attraverso Roma.

Per il ciclo “Incontri Internazionali d’Arte ludica”, presso il suq El Traian, un tantino fuorimano, è in corso la mostra dal titolo “KIRI – Khartum Importa Roma Interrotta”.

La locandina segnala:

La manifestazione propone incoerenti adattamenti alla celebre mostra romana del 1978, opera dei dodici contemplatori del riferimento topografico del Nolli (1748), oggetto nel 2008 di una serenissima rivisitazione.

KIRI rappresenta una lettura deviata su Khartum spalleggiata dalla importazione di improbabili mimetismi suggeriti da alcuni  parafrasando la famosa frase di Argan “esercizi di stretching dell’Immaginazione alle parallele dell’Inezia”.

Da questa parte.

Considerato il tridente romano e dintorni l’oggetto della spericolata vernice, concediamoci dunque una Via del Babuino percorsa dal Nilo Azzurro; mentre a ponente, Romolo Gessi (chi lo osanna, chi lo condanna), amico del Gordon Pascià, naviga a vista su Via di Ripetta, alias Nilo Bianco. Non esattamente “Bianco Meier”.

Li vedete i due fiumi? Troppo shopping?

Per cortesia, tre minuti di solo shipping!

Un boccaglio al sileno parlante, una vela alla Barcaccia.

Dopo tanto fluire verso nord i due fiumi, giungendo qui a Khartum, confluiranno nel grande Nilo/Via Flaminia, guadagnando molto più avanti il mare, nei pressi del Cairo/Rimini.

Lungo il percorso –onorati della presenza del dottor Nilo Del Fancelli in prima riva, giunto per noi da Piazza Navona– si contano ben sei cateratte: fatti i dovuti rapporti di scala, la più vicina dista circa sessanta chilometri dalla capitale sudanese, approssimativamente in zona Maxxi.

Dico bene dottore?

E chi vede niente? Boh! Le cataratte? Dirà bene! Ma la prossima volta, provate a sostituirmi con altri sosia, tipo quei due scansafatiche sempre adagiati al Chiaramonti e al Campidoglio. Poi vi giro i loro numeri di telefono…

Queste le chiuse artificiali che non consentono la navigazione poiché i sino sin qui sono giunti. Esemplare dimostrazione, la diga-centrale idroelettrica di Merowe/Ponte Milvio, fuori planimetria nolliana.

E adesso corri, dato che sei il capogruppo, dagli egiziano-romagnoli e prova a convincerli –suggerisco a debita distanza– che anche tu hai bisogno di acqua. Ascolta poi cosa hanno da ridire a proposito della nuova diga etiope “Grande Rinascita” (la troverai risalendo l’Azzurro Scipioni, pardon, Babuino, in corrispondenza di Benishangul Gumuz/Via del Tritone). Se decideranno di non prenderti a morsi, caro nostro messaggero, torna per ragguagliarci su questi due macelli!

Questa è la downtown: Garden City/Pincio (una palma ogni ventimila palmi romani), Mogram/Via della Penna; lungo la congiunzione Blu-White c’è l’Isola di Tuti/Piazza del Popolo, alla deriva verso Passeggiata di Ripetta.

Poco più a nord, Shambat Bridge/Porta del Popolo e Al Zaim Al Azhari Road/Muro Torto.

Su Piazzale Flaminio: la parte a nord-ovest –Vigna Sebastiani, area già impegnata dalle stecche funzionali dardiane (non si tratta di frecce)– rappresenta in questa realtà la città di Omdurman.

A nord-est noterete un grande cerchio. E’ l’area di gioco del “Nuba wrestling” –punta di Diamante della zona Bahri/Valle Giulia– combattimento nobile, alla stregua delle Belle Arti marziali: due squadre si sfidano in duelli con l’obiettivo di costringere l’avversario a terra. La struttura è sempre colma di spettatori; datteri e legumi, qui sono a buon mercato.

Infine, il Corso: all’antica Via Lata, temporaneamente sudanizzata, si sovrappone la grande Africa Street; nei pressi della casa di Volfango, una serie di Grand Tour Operator marcano la presenza dello scalo internazionale: questa pista aLata, parallela alla Lata per almeno quattro chilometri, divide Khartum in due parti (che sia il famoso raddoppio di Via del Corso?). Un vincolo urbano –non esistono sottopassini– attraversabile solo agli antipodi: Buri Road/Via della Fontanella, sopra; Jireif Turn/Via dei Condotti, sotto.

Inutile ipotizzare la sostituzione con una nuova aLata in altro sito. Scherzate?

L’aeroporto al centro della città “è troppo comodo”!

E pensare che il Delegato alle acque bianco-azzurre di Roma, nostra cabina di regia, ora in fuga verso le ridenti isole Kiribati, aveva mostrato considerevoli perplessità in merito alla organizzazione di KIRI; poi, fomentato forse da una malsana promessa d’avanzamento di carriera, negli ultimi tempi si era deciso ad approvare con smania, questo e quel permesso. Prendendo ahilui, con inenarrabile meticolosità, tanti fischi per tanti fiaschi.

L’ultima disposizione del kiribato ordinava:

Visto il programma della manifestazione denominata “KIRI”,

si rilascia nullaosta alla navigazione su Babuino, Ripetta e Flaminia,

previo transennamento al Corso per atterraggio e decollo aeromobili.

Con immediata efficacia esecutiva,

Roma/Khartum, lì/là…

1 G. Muratore, Giocando con Roma, “La Repubblica” (21/05/1978),  p. 14

Scelti a sorte, se ci credete, si considerino protagonisti di questo amichevole match, due edifici anvedinistici…avvenirissici…A-very-NYstici: GNtower (GN) e CHhotel (CH).

Un terzo, il Grand Hotel di Khartum (GHK), in veste di “padrone di casa”.

E una prestigiosa ditta specializzata nella creazione di attrezzature per il tennis:

SPAvaLDING

GN Tower copiaCH hotel da tripadvisor.co.uk copia

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ANDIAM ANDIAM …

UBERMENSCHsergio de santis

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La svolta mistica del nostro Galaxy …

gliarchicefalici709

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La teta y la luna …

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Da Sergio Marzetti: …

Caro Prof.,
come diceva quel tale?: “ I nostri occhi sono fatti per vedere le forme sotto la luce; ombre e luci rivelano le forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme originate che la luce rivela; la loro immagine ci appare netta, senza ambiguità. E’ per questo che sono belle le forme, le più belle forme. Tutti concordano su questo, il bambino, il selvaggio, il metafisico”….e anche un automobilista che sta andando a portare la macchina dal meccanico e si arrovella: “ Mo quanto me farà spende ‘sto ladro!”. Poi l’automobilista passa su un cavalcavia, osserva quel dintorno che poco conosce, tiene la distanza, guarda nervosamente lo specchietto retrovisore, guarda irritato la macchina che lo sorpassa sfiorandolo e….. mette la freccia a destra e si ferma incantato. Sospira tra sé: “La teta y la luna”, la forma sotto la luce di un plenilunio e apprezza sia la forma sia la luna. Poi la fila dietro strombazza e deve rimettere in moto. Ma intanto quell’immagine l’ha registrata sul telefonino e la mette tra le preferite.

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META SUDAN (2) … HARA KIRI KHARTUM …

Schermata 2013-09-18 a 20.52.22HARA KIRI KHARTUM

 HARA

HOTEL AZZONAMENTI RESTYLING AFFINI

 Matrici incerte La geometria di Karthum-downtown è approssimabile a un trapezio isoscelecon la base maggiore disposta a nord (lungo la riva del Nilo per circa cinque chilometri) e la minore delimitata dallo scalo ferroviario (1,5 chilometri; di pari misura, l’altezza). Lo “scafo”, avente per sezione maestra la Qasar Street (via del palazzo presidenziale, già Victoria Street), conserva nei vari ambiti scalari, interpretabili accenti coloniali; le grafie, riproducenti stralci di vessilli britannici imbastiti a mò di cantone,sembrano essere state impresse da un grande conio provvisto di inoccultabili vizi di fabbricazione (la città è stata ripianificata nel 1898 da lord Kitchener).

Nella incompleta e rimaneggiata downtown ottomana-mahdista-vittoriana-neorinascimentale-postcoloniale, si apprezzano tuttora importanti strutture religiose (moschea Al Kabir realizzata da maestranze turche), universitarie (Gordon Memorial College, oggi Khartoum University), governative, postali, museali, ospedaliere e ricettive.

Nelle restanti aree –tra gli innesti esiziali dei nuovi fabbricati cortocircuitanti– sono visibili autentiche riserve architettoniche oggettivate da pregevoli edifici “normali”; qui, le destinazioni funzionali appaiono scarsamente definite, quasi indecifrabili. Portici, coorti e logge concorrono ad allestire una ideale ambientazione utile alla messa in scena di un tempo mai del tutto rivelato, sostenuto non solo dal coacervo di stili, ma anche dalla disinvolta manifestazione delle diverse attività quotidiane (preghiera, incontro, lavoro, ristoro, commercio, passaggio, riparo, riflessione, riposo).

Meno evidente, a sud, un trapezio speculare riscontrabile soprattutto nei vecchi piani urbanistici, avrebbe potuto comprendere un futuro sviluppo urbano; l’estensione si è effettivamente compiuta (Khartum 2 e 3), ma gli espedienti adoperati appaiono distinti per qualità, forme e volumetrie da quelli della downtown.

In questo disorientante organismo incompiuto, alle aree mercatali (suq) si demanda il difficile compito di raccordo tra i vari tessuti urbani.

 Mobilità Il sistema stradale rivela chiare volontà ordinatrici; per altro verso, la presenza di ostacoli infrastrutturali come, ad esempio, la posizione urbanocentrica dell’aeroporto internazionale, l’innesto settentrionale della Africa Street, l’occupazione sconveniente dei marciapiedi, nonché il parziale collegamento tra le tre città (Khartum, Omdurman, Bahri), contribuisce a definire una situazione non del tutto risolta. Inoltre, le direttrici extraurbane necessitano oramai di efficaci revisioni dei tracciati.

Importante, in ambito urbano, la presenza del trasporto pubblico, estremamente differenziato (tuc-tuc, amjad, taxi, bus).

Sarebbe assai utile ripristinare la rete su ferro a livello metropolitano (un tempo dotata anche di un sistema tramviario) e, al contempo, approntare la ristrutturazionedella rete ferroviaria nazionale, la più estesa dell’Africa (oltre 5.000 chilometri).

 ‘Import’ e ‘Made in’ all’epoca del progettone <<[…] il problema di conservare e sviluppare Venezia vuole lume d’intelletto, visione del mondo ampia, organica e progredita, che riconosca e salvi di Venezia quanto appartiene alla civiltà, alla storia, e a tante altre belle cose […]>> (Antonio Cederna, La morte a Venezia, “Il Mondo”, 15/02/1955, p. 11-12).

Senza alcuna volontà speculativa, men che mai incensiva, la lettura degli articoli scritti dall’intellettuale milanese potrebbe agevolare il riconoscimento di certe strategie verosimilmente deliberate da una apposita commissione specializzata in vie appie e attuate dalle locali Immobiliare.

La spinta innovatrice (evidente l’ab-uso del termine civilization) –non escludendo l’opzione demolitoria anche sul tessuto storico– appare risoluta e immune da ripensamenti dell’ultima ora; per dirla con Francesco Erbani, l’antico è costretto a soccombere perché ingombra il passo marziale del moderno.

Alla prevedibile demolizione di altri manufatti coloniali si affianca, con apparente paradosso, una sorta di “import collaterale” identificabile soprattutto nelle incongrue caratterizzazioni estetico-funzionali delle strutture terziarie; rispetto al tessuto storico, l’immissione stridente di nuovi accorgimenti pianificatori sembra appunto non sortire soluzioni conciliatorie.

Appare inoltre evidenteuna specie di “fuori squadro omnidirezionale” sostenuto soprattutto dalla verticalità-ammaliante, vagamente ludica; ma l’emulazione di certi manierismi in voga presso altri lidi, comporta un “import” oltremisura inattendibile, contribuendo in modo decisivo alla costituzione di un paesaggio dalle seste dissestate.

Quanto alle ingenti strutture prive delle necessarie tamponature, esse offrono due possibili chiavi di lettura: sono segnali imbizzarriti della speculazione edilizia oppure, avvisaglie di un comune percorso in direzione di una affrettata riduzione a rudere. Il prolungato oblìo può essere ricondotto anche al nuovo assetto politico-economico creatosi nel 2011 a seguito della nascita del nuovo stato indipendente del Sud Sudan.

Esistono comunque progetti di qualità che concorrono a “rilanciare” l’immagine della capitale sudanese a livello mondiale; ne è un esempio il Salam Cardiac Surgery Centre, vincitore del premio Aga Khan Award.

Di tutt’altro temperamento, l’orgogliosa Omdurman, sulla riva opposta del Nilo: la capitale del Mahdi si propone di proteggere le notevoli testimonianze architettoniche, una sorta di difesa ad oltranza, un tempo attuata attraverso le fortificazioni di fango; in questa “pacifica Karari” ogni elemento, persino quelli storicamente avulsi dal contesto locale,  appare “autoctono” e decolonizzato.

Nelle vicinanze del suq di Omdurman (il più grande del Sudan), si affacciano altre importanti strutture come la Casa del Califfo e la Tomba del Mahdi (Square Khalifa); inoltre, si rilevano curiose e inaspettate affinità: la sede amministrativa di Omdurman, con il municipio di Stoccolma; l’edificio provvisto di torre dell’ufficio postale, con certe verticalità littorie.

Dal deserto alla città, il modello residenziale ‘Made in Sudan’ più convincente, oggi paradossalmente irraggiungibile, coincide con la casa monopiano: organizzato per giustapposizione di elementi primitivi, è contraddistinto da uno schematismo che lascia poco spazio all’aspetto ornamentale; i colori, alchimie incontrollabili di gialli ocra e terre, sembrano “rivendicare” le tonalità indecifrabili della memoria.

Spazi sovrastrutturati La Cattedrale di San Matteo in Khartum –fino al 2007 visibile a chilometri dalle sponde opposte del Nilo– con facciata prospiciente il grande fiume, ha “ceduto” l’intero versante nord-ovest alla rampa del nuovo ponte Mc Nimir. Medesima sorte per le strutture religiose retrostanti.

Con il recente raddoppio della Nil Street (carreggiata ricavata in parte sull’alveo del fiume), il Grand Hotel, costruito alla fine del XIX secolo, restaurato e ampliato dall’architetto Paolo Portoghesi nel 1972-74, pur mantenendo grande parte del fascino vittoriano-esotico, perde senz’altro il rapporto simbiotico con le acque del Blu.

Sulla Jama’a Street, spina dorsale del celebre ateneo sudanese, la continuità visiva appare a tratti impedita a causa dell’inserimento di nuovi e incongrui volumi.

Parentesi italiane socchiuse Sono certamente degne di nota le numerose opere realizzate nel passato da valide maestranze italiane (in ambito residenziale, si registrano alcuni infruttuosi restyling); non appare una ovvietà poter rilevare come determinate soluzioni architettoniche (terminazione semicircolare di un fronte, davanzali-stipiti frangisole, aggetti arditi, ecc.) rientrino nell’abaco delle “prerogative riconosciute e consolidate” –pur non essendo ovviamente un appannaggio– del linguaggio della architettura italiana. A tale proposito, utilizzando impropriamente il titolo di un testo di Franco Purini, risulterebbe pure interessante rintracciare a livello continentale, La misura italiana dell’architettura africana.

No Landmark (?) – Il clima della Khartum notturna “catturata” da Louis Armstrong, come descritto da Ryszard Kapuścińskinel suo In viaggio con Erodoto, forse non esiste più; tuttavia, dello scrittore polacco rimane la percezione riferita al riconoscimento di un paesaggio essenziale.

Ancora oggi la ‘città tripartita’ è capacedi restituire una condizione alternativa alla “sottomissione simbolica” rilevabile in molte metropoli.

L’assenza di consolidati landmark appare, secondo una lettura ottimistica, uno strategico adattamento rispetto alla importante tonalità dello “sfondo iconico urbano”, in cui tre tipi di “qualità” –puntuale, latente, destabilizzata– sembrano costantemente avvicendarsi.

Probabilmente, l’unica possibile emergenza rappresentativa –che peraltro custodisce la memoria fondativa della metropoli– è da ricercarsi, in via prioritaria, nella particolare conformazione idrografica (Y capovolta).

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“MANUALE DI SOPRAVVIVENZA” …

Schermata 2013-09-18 a 20.37.28AMENda sergio de santis

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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.11: ROMANO GUARDINI …

ArchitetturaBuonaComeIlPane11_01 MIES MAESTRO DI ROSSI E ROSSI NOSTRO MAESTRO

 Virgolettato: «Solo Io sono così: in pura necessità e perfetta libertà al tempo stesso».

Ma non è Mies Van der Rohe a parlare. Romano Guardini (autore che Mies conosceva bene)queste parole le attribuisce direttamente a Dio e le trovate all’inizio di pag. 20 di “Accettare se’ stessi” (ho cercato una copia non scarabocchiata da me nelle 5 principali librerie clericali di Roma la risposta è stata: è in ordine ripassi la settimana prossima. Sì. Ciao cari. Mi spiace per voi ma vi beccate le pagine sporche).

Mies si sentiva all’altezza di Dio e se Dio si vede nei dettagli lui, da bravo superuomo e anche architetto, non si poteva sottrarre al confronto. Nella libertà di materiali e tecniche costruttive che il moderno impone occorre trovare la soluzione necessaria e assoluta. Non la soluzione semplice o elementare. Semplice ed elementare sono belle parole. Buone per la stampa e per convincere le scimmie di tutto il mondo a copiare.

“Semplice ed elementare” è invece la firma di Aldo Rossi in cui l’esaltazione del valore del “mestiere” in architettura (solo a parole, per la stampa e per le scimmie) si accompagna alla consapevolezza della sua perdita irrecuperabile con l’industrializzazione del cantiere. Tutto questo mi sembra manifesto nella sua opera con il disprezzo del disegno tecnico (sono sufficienti disegni da quarta elementare) e nel rifiuto dello studio dei dettagli: l’Architettura della Città si disegna  al 500.

Rossi è l’evoluzione del suo maestro Mies. Impossibile dimenticare l’elogio che ne fa a prologo della sua opera nella monografia Zanichelli, il libro più bello sulla figura di Rossi perché il suo scarso valore come oggetto riflette bene la rozza poeticità  dell’architettura che racconta e rivela la monumentale vanità dell’architettura tutta.

Torniamo a Guardini. Nel paragrafo che slitta tra la pag 20 e la 21 e che vi arriva “premeditatamente” per caso, forse, come me, qualcuno potrà inciampare, e restare steso per terra (forse per le troppe virgole che ho usato), in una definizione mozzafiato di «sacro». E non c’è più Mies o Rossi che tengano. Come architetti ce n’è abbastanza per convertirsi.

Giancarlo :G Galassi

duepuntig@gmail.com]

ArchitetturaBuonaComeIlPane11_02

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META SUDAN (1) … LE NUVOLE DI KHARTUM …

Stefano Salomoni ci invia: …

Schermata 2013-09-18 a 13.23.37

META SUDAN

Si congedano dall’Etiopia richiamate da protratte attese.

Avanzano clandestine lungo la linea di platino.

Giunte alla meta perdono ogni entusiasmo.

Nulla hanno da dichiarare le nuvole di Khartum.

Tombe a Old Dongola copia

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