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MILANO EXPO 2015 … “Oasi, labirinti e canyon” … LA FIERA DELLE BANALITA’ …
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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“Il più grande labirinto del mondo è il deserto” …
Volevo fare il geologo, poi ho capito che …
“Chissà cosa direbbe il suo grande mentore.
“Intende Borges?”.
Proprio lui.
“Venne qui alcune volte. Si sedeva con il bastone tra le gambe e fissava il vuoto. Una sera parlammo di giardini. Citò il saggio Horace Walpole. Timidamente gli parlai del progetto di un giardino a forma di labirinto realizzato con piante di bambù. Mi chiese perché bambù. Risposi che era una pianta timida e mistica. Tacque. Poi chiese, che tipo di labirinto. Risposi: il più grande labirinto del mondo. Tacque. E dopo un po’ riprese: il più grande labirinto del mondo è il deserto”.
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NEL NOME DEL MAESTRO …
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BORGES PADANO …
“Gentile prof. Muratore,
come possibile variazione su un tema già dibattuto (quello del labirinto), le segnalo questo articolo su un inedito Bontempi neoilluminista (alla maniera di Boullée)“
Il Labrinto di Franco Maria Ricci in Italia: il più grande dedalo del …
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“ITALIA A META'” …
Seicento opere incompiute Le immagini
L’Italia a metà: quattro miliardi sprecati
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C’è un Giudice a Roma? Scempio a Palazzo Spada. Aggiornamenti …
“Cari amici,
Ma quali lacci e lacciuoli! Qui si corre scalzi nella città a tua (loro) disposizione! Di chi? degli happy few naturalmente. Dove un burlone può erigere in una notte una zigurrat stile Mondrian alle pendici del Circo Massimo, fidando sul sonno che genera mostri (e mostre d’arte) di soprintendenti in altre cose affaccendati. E’ la “Grande Bellezza” bellezza! Come nel film di Sorrentino, se non hai l’anfitrione pluricognomato che col mazzo di chiavi ti fa il favore personale di aprire le porte dell’esperienza estetica (privata), non vai da nessuna parte. Al massimo potrai sfiorarla, la bellezza, passeggiarci accanto: come Jep Gambardella, rimanendo in superficie, a lato delle cose, dei rapporti personali e della loro intimità. L’arte anche se teoricamente pubblica è dunque per le elite, burocratiche, di censo o di Casta che ne dispongono, quando possono, come meglio credono. Ieri, unico tg ad occuparsi della brutta vicenda di palazzo Spada, (il Consiglio di Stato ha scavato in un giardino del seicento un garage di 100 posti auto destinato ai giudici e personale amministrativo) è stato il berlusconiano TG5 delle 20.00 ( http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/441716/edizione-ore-20-00-del-26-febbraio.html). Di fronte alla telecamera il presidente del Consiglio (di Stato) Sergio Santoro (dal minuto 00.30) ci informa che “E’ stato possibile perché c’è stato, evidentemente, possiamo individuarlo è facilissimo, il decreto del Ministero che autorizzava, in deroga al vincolo, quest’opera…altrimenti non si poteva fare”. Dunque come se fossimo in regime di extraterritorialità o in Vaticano, ci sarebbe stata una deroga ad un vincolo tramite un formale atto amministrativo. Con toni rassicuranti, non privi di ingenua spontaneità Santoro getta benzina sul fuoco:
“Il parcheggio è terminato, han preso molto tempo per motivi archeologici perché nel terreno che è stato scavato a suo tempo, è stato trovato di tutto”. Dunque in piena area archeologica. Non è dato conoscere ai comuni mortali i nomi dei campioni della tutela che hanno autorizzato il parking “CapodiFerro”, nè, tantomeno, i rilievi degli scavi, il materiale rinvenuto e quello distrutto. In barba alle leggi di tutela, dei vincoli e del Codice dei Beni Culturali benvenuti a Roma, città del perenne Carnevale delle regole. Berlino è lontana e Palazzo Spada non è la residenza del Re di Prussia, attendiamo però che almeno un giudice, qualche altro giudice, a Roma, faccia chiarezza su quel che sta accadendo in queste ore in uno degli angoli più belli della nostra città. Tanto per cominciare, con poco sforzo, qualche eletto dal popolo potrebbe fare un’interrogazione parlamentare.”
Andrea Costa
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