L’effimero e il permanente …

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finalmente il “moderno” a Roma …
il sogno di Tchernikov realizzato in mezzo ai ruderi romani …
impressionante architettura per il concerto dei Genesis al circo Massimo …
un capolavoro di tecnologia … quella vera …
e una vera “architettura” contemporanea … purtroppo … durata poche ore …
solo un attimo … lo spazio troppo breve di un mattino …
e ripartita subito per chissà dove …
a Roma rimarrà solo l’ascensore-monnezza al Vittoriano … insieme alle stronzatine di maniera e alle parodie para-tecnologiche di Zazà …
bravi i Genesis … anche come architetti …
a prescindere dal panem et circenses …
perché non affidare a loro anche la DARC? …
in poche ore potrebbero darle una sistemata …
loro si … che di moderno se ne intendono …

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La lingua dei potenti … e il “progresso” italiano …

“… I potenti … che in questi anni hanno detenuto il potere, dovrebbero andarsene, sparire …
Invece non solo restano al potere, ma parlano.
Ora è la loro lingua che è la pietra dello scandalo.
Infatti ogni volta che aprono bocca, essi, per insincerità, per colpevolezza, per paura, per furberia, non fanno altro che mentire.
La loro lingua è la lingua della menzogna.
E poiché la loro cultura è una putrefatta cultura forense e accademica, mostruosamente mescolata con la cultura tecnologica, in concreto la loro lingua è pura teratologia.
Non la si può ascoltare, bisogna tapparsi le orecchie.
Il primo dovere degli intellettuali, oggi, sarebbe quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche dei potenti …, a urlare, a ogni loro parola, di ribrezzo e di condanna.
In altre parole, il dovere degli intellettuali sarebbe quello di rintuzzare tutte le menzogne che attraverso la stampa e soprattutto la televisione inondano e soffocano quel corpo del resto inerte che è l’Italia.”

Pier Paolo Pasolini, 27.3.’75
in Lettere luterane, il progresso come falso progresso

anche l’architettura … è la “lingua” … del potere …

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Roma come Las Vegas … “Very nice” …

“VERY NICE”
“< <E’ stato con enorme imbarazzo che qualche giorno fa ho letto sulle pagine culturali di un quotidiano romano l’intenzione del Sindaco di “affidare” Piazza Augusto Imperatore alle cure di un “Mago” dell’architettura contemporanea del calibro di Richard Meier. Non è forse Meier uno dei più accreditati professionisti dell’Olimpo architettonico internazionale? E allora ben venga a portare il suo contributo in una città come Roma. Ma sono le procedure, il metodo e la straordinaria qualità e quantità dei luoghi comuni riportati nell’articolo che mi hanno veramente impressionato. Soprattutto la disinvoltura con la quale i grandi problemi della città storica venivano trattati e liquidati dai tecnici e dai consulenti di fiducia dell’amministrazione era straordinaria. Si parlava, infatti, di documenti anche importanti dell’archeologia e dell’architettura, dell’urbanistica e della storia più e meno antica della città, dando delle risposte che colpivano per la loro evanescente incosistenza. “Salvare” Piazza Augusto Imperatore da chi, da che cosa, attraverso quali strumenti, chiamando il “mago della leggerezza” architettonica venuto da oltre oceano? “Specialista nel far apparire leggera la materia” Meier dovrebbe ora far levitare mausoleo, ara, portici fascisti e chiese barocche in un insieme finalmente capace di far “digerire” (sic) la ostica pesantezza dell’architettura littoria e ciò che resta di quella imperiale. Siamo veramente al ridicolo, al paradosso. L’architettura non è mai stata né “leggera” né “pesante” e l’ottimo Meier non sarà mai, tantomeno, un digestivo. E poi perché Richard Meier? Forse perché una grande star internazionale affiancando un super-consulente comunale garantirebbe rispetto alla qualità del risultato architettonico e alla trasparenza delle procedure? Rutelli e i suoi collaboratori hanno mai sentito parlare di pubblici concorsi attraverso i quali selezionare le idee e i progetti migliori, oppure conoscono solo l’uso del telefono per chiamare gli amici vicini e quelli lontani? Ma questi sono metodi da terzo mondo; incapace di produrre studi e istruttorie serie sui gravissimi problemi della città, questa amministrazione prende in giro milioni di cittadini e migliaia di professionisti e di studiosi cercando di abbagliare con la brillantezza di qualche star di passaggio. No, caro Sindaco, così non si può più andare avanti; per riportare l’architettura “di qualità” a Roma non è necessario affidarsi alla magia e neppure ai miracoli: è tutto molto più semplice, basta “lavorare” seriamente.>> Sono passati quasi dieci anni da quando nell’ormai lontano 1995 scrivevamo queste brevi righe (che peraltro ci sono costate un decennale e non risolto ostracismo dalla stampa romana) sgomenti di quello che stava accadendo sotto i nostri occhi increduli, ben consci di quello che sarebbe potuto accadere, ma comunque, mai avremmo potuto supporre lo sgranarsi successivo degli eventi che è andato ben oltre qualsiasi più pessimistica previsione. Da allora sono cambiati sindaci, ministri, presidenti e governatori ma il pasticcio, non si è mai più chiarito, la matassa si è via via più ingarbugliata, anzi, più passa il tempo più i nodi stringono, serrando al loro interno figuranti e protagonisti intrappolati ormai nel non senso di tutta la demenziale e dilettantistica messa in scena. La questione è assai nota e ha visto inopinatamente procedere verso i suoi devastanti esiti edilizi ed urbanistici un progetto da tutti criticato, fuor che dai diretti responsabili, che ha calamitato il dissenso di chiunque abbia seriamente a cuore il futuro della città (tra gli altri, Zeri, Arbasino, Giuliano, Portoghesi, Marconi, Nicolini, Purini, Krier, Sgarbi) tutti concordi nel sottolineare l’inopportunità di un intervento gratuito, pubblicitario, giubilare, privo degli indispensabili presupposti logici, scientifici, metodologici e, per di più (ci si passi il termine, che sappiamo, opinabile), assai “bruttino”. Opera incerta, modesta, stanca e peraltro arrogante di un anziano guru della post-modernità che, altrove e altrimenti, aveva dato, ma sono passati troppi anni da allora, ben altre prove di sé. Siamo quindi vicini all’epilogo di una vicenda, esemplare nella sua negatività, prima, come luogo e occasione di una delle più scriteriate iniziative fasciste che portò alla demolizione dell’Augusteo (vicenda peraltro ancora aperta e irrisolta se si pensa ai guasti e ai rischi indotti che ancora gravano sull’area flaminia) e poi anche dei nostri tempi ultimi ove l’architettura contemporanea si va facendo sempre più mero strumento di promozione e propaganda e sempre meno presta ascolto ai bisogni urgenti, concreti e vitali della comunità urbana. Esempi analoghi si riscontrano ormai quotidianamente a spese della città storica italiana e, solo per restare a Roma, basterebbe ricordare ancora il gigantesco bluff dell’Auditorium, il caso del nuovo inutile e rutilante Centro per Le Arti Contemporanee a via Guido Reni, il MAXXI, e il suo simmetrico capitolino, il MACRO (ambedue vittime di inquietanti e chiodate dark lady del contemporaneo, effimere star di giro per decerebrate platee che affollano il demi-monde della scuola e della professione) e il caso altrettanto vergognoso del nuovo ampliamento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna che prevede la demolizione/sostituzione di un’importante opera di Luigi Cosenza; tutte occasioni ove un uso scriteriato di ingentissime risorse porterà ulteriore nocumento al patrimonio di tutti per soddisfare la vanità e gli interessi di pochi. Per tornare quindi al “caso” Ara Pacis, allo stato dei fatti, una volta demolita la teca di Morpurgo (che si doveva e poteva conservare adeguandola con poca spesa alle eventuali necessità) che fare? Allo stato dei fatti, una volta fermato il cantiere si aprirebbero, per lo meno, due strade: una prima, potrebbe considerare un radicale ridimensionamento dell’edificio di Meier riducendolo ad una semplice teca, né più né meno dell’edificio appena demolito; oppure, se i responsabili dell’archeologia capitolina avessero un po’ più di coraggio e prendessero seriamente in considerazione anche le potenzialità di una nuova e meno affrettata anastilosi dell’antico monumento (ma per questo ci sarebbe bisogno di studi accurati e di un serio impegno scientifico del tutto assenti finora nell’intera vicenda) e quindi anche di una sua eventuale e non inappropriata ricollocazione in un contesto meno discutibile (visto che l’attuale posizionamento viene unanimemente e da sempre criticato) magari in prossimità del luogo del ritrovamento nell’area di palazzo Fiano in Lucina o nell’area contigua al Parlamento (ancora preda di un ignobile parcheggio), oppura altrove in un’area museale come quella del Museo delle Terme. Al di là di tutto questo, però, non va dimenticato l’attuale stato di abbandono e di degrado del Mausoleo di Augusto che attende ancora, anche lui, dopo settant’anni, una sua dignitosa sistemazione. Non ci soffermeremo quindi sugli aspetti giudiziari, peraltro di non poco conto, emersi strada facendo, su quelli, se del caso, sarà la stessa magistratura ad intervenire ancora, ma ci piace qui solo sottolineare alcuni aspetti desunti dalla cronaca recente sorprendenti nella loro singolarità. Sulla gratuità dell’intera operazione, c’è ormai da supporre che non esistano grandi dubbi residui, si è trattato infatti nel suo complesso di un gigantesco spot elettorale riconvertito poi per pavidità, leggerezza ed arroganza di molti in un altrettanto cospicuo ed avvilente flop etico, culturale e amministrativo. Si potrebbe quindi chiudere qui, anche se il “cantiere” chissà ancora per quanto resterà aperto ai più svariati e insondabili appetiti. Ci piace soltanto per chiudere ricordare l’ennesima trovata di uno dei padri nobili dell’urbanistica e della storiografia italiana del dopoguerra che chiamato a proporre una via d’uscita dal garbuglio ultimo ha proposto con l’autorevolezza che gli compete di demolire oltre alla teca da tempo scomparsa anche buona parte del resto cost
ruito attorno al rudere nel secolo scorso. Sembra una barzelletta oppure è sintomo grave di incipiente senilità, ma qualcuno si ricorderà che lo stesso personaggio un quarto di secolo fa proponeva lo stesso per il calderiniano Palazzo di Giustizia e qualche altro negli stessi anni anche per il Vittoriano; essere stati “figli della Lupa” vorrà pur dire qualche cosa. Ma siamo sicuri che anche di fronte a questa simpatica proposta, come ha già fatto altre volte, l’ineffabile Meier sussurrerà, candido come le sue camicie, le sue architetture, le sue vele e le sue chiome e sornione come i gatti di Roma: ”
Very nice ”.
(tratto da SPAZIAROMA n.3, 11.03.)

qualsiasi più pessimistica previsione sembra, oggi, abbondantemente superata dalla cronaca; … demolizioni, … progetto, … cantiere, … concorso, … eventi, … mostre, … architettura, … archeologia, … catering, … cui prodest?

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L’Europa vista dall’alto … da un “Giro” … all’altro …

Capita, in questi giorni di luglio, di starsene un po’ più in casa per evitare l’insolazione e, nella penombra, guardarsi un po’ di televisione o accendere, distrattamente, la radio …
e poiché ho, da sempre, un debole per le foto aeree e per le vedute dall’alto magari passare qualche minuto a seguire il Tour … anche se di ciclismo … oltre che di architettura … di questi tempi non me ne frega un gran che … così, tanto per rilassarsi un po’ …
vedute stupende … strade curate … prati … boschi … vigne … castelli … paesini … parchi … giardini da favola … forse è la Borgogna …
che bello “stare” in Europa viene da dire …
poi, improvvisamente, la scena cambia … si passa ad altre gare ciclistiche nostrane … forse in Brianza …
la vista dall’elicottero è implacabile … la scena diventa apocalittica … agglomerati orrendi … case di merda … pubblicità … depositi … megastore … anche la campagna … è più “brutta” …
tale il disgusto che … spengo la televisione … accendo la radio …
magari un po’ di musica … niente … ultime notizie dalla Borsa di Tokio … l’indice Nikkei … e chi se ne frega dello Yen …
cambio stazione … in “diretta” … dal Senato … urla … insulti … rumori …
qualcuno che parla di senatori “a vita” come se fossero dei dementi imbalsamati … dei cadaveri della democrazia … di Nobel colla badante …
é troppo … meglio spegnere tutto …
meglio uscire … prendere un po’ d’aria … magari rischiare un colpo di calore … la macchina sarà rovente … ma da qualche parte mi pure mi porterà …
cazzo! … gli hanno messo le ganasce … pure nel wheek-end …
che “bel paese” …

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Cupole e colonne … Roma rende omaggio alla sua storia …

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due facce della stessa “arte”: … la politica …

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Walter … double-face … e l’arte della politica …

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Leggendo il commento di Federico Calabrese eravamo rimasti un po’ scettici e, a prima vista, pensavamo fosse uno scherzo, magari frutto di un colpo di sole domenicale…
ma la realtà, evidentemente, va ben oltre la fantasia e tragicomicamente le cronache sono piene di riferimenti al nuovo “evento” capitolino …
da La Repubblica, effettivamente, leggiamo:
“Una camicia in lamé oro con il volto di Walter Veltroni dipinto in nero sul davanti e ricamato con paillettes golden sul retro lo slogan “I care” utilizzato da Veltroni al congresso dei Ds del gennaio 2000. Così la maison Gattinoni rende omaggio al sindaco di Roma alla sfilata in Campidoglio per i 60 anni di attività della casa di moda. La maglietta sarà donata alla moglie Flavia che ha detto: “Forse la indosserò, oppure la faccio indossare a lui” …
e da Il Messaggero, addirittura:
“La moda incontra l’arte nella collezione di Gattinoni, che celebra 60 anni di attività (anche se in realtà sono 61) con la sfilata a Piazza del Campidoglio. La maison romana ricambia il Comune con un capo-gag: una camicia d’alta moda, in lamè e paillettes oro, con il volto del beneamato sindaco Veltroni dipinto e ricamato sulla schiena, e la scritta della celebre frase scelta da Veltroni nel 2000, “I care”, sul davanti, che rappresenta la nuova arte della politica …
Guillermo Mariotto, lo stilista della maison, racconta la sfilata …
Musica, danza, cinema, teatro, tv, poesia, teologia: Mariotto ha rappresentato le arti classiche, ma anche quelle che oggi sono considerate le nuove arti, come la politica. Iside, Artemide, Galatea, Elettra, Minerva, Clio, Afrodite, Dafne, Calliope, le dee dai nomi pagani che in pedana sfoggiano capi modernissima. Mariotto cita l’arte primitiva, i dipinti della grotta di Lascaux, nell’abito in camoscio interamente dipinto a mano.
«Da quell’atto – spiega lo stilista- si comprende l’oggi, si tende la mano al divino che oggi si rivela con l’arte» …
Ha usato ganci da bustier, anelli di metalli, ricami di plastica a formare geometrie futuribili, lenti graduate applicate su microfibre, inserti di pvc, mosaici di stecche per ricordare la struttura dell’atomo (la fisica), lamine applicate su strati di reti metallicche che ingabbiano il corpo come una prigione (l’architettura). Così la religione è rappresentata da un abito in organza metallica grigia con paillettes che ricamano i simboli delle tre religioni monoteiste: una croce cristiana, una luna musulmana e una stella di David …”

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Ara Pacis … “Chiusura straordinaria” … per Walentino Imperatore …

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Ara Pacis …“Chiusura straordinaria” … si legge sullo scatolone meieriano … mentre una folla di manichini allucinati si affaccia dalle vetrate …

un nuovo “rosso” … per Roma …

la città sembra impazzita … eppure, visto il clima, non è carnevale …
6 luglio, inaugurazione della mostra Valentino a Roma: 45 Years of Style … all’Ara Pacis …

“La maison Valentino spegnerà le sue 45 candeline a Roma
Dal 06-07-2007 al 08-07-2007 presso Ara Pacis; Tempio di Venere; complesso di Santo Spirito in Sassia; Parco dei Daini di Villa Borghese, comune di Roma (Roma) Il 6, il 7 e l’8 luglio tre giorni di eventi per festeggiare la storica griffe italiana …”

le cronache, spizzichiamo qua e là, danno solo una pallida immagine della cosmica volgarità dell’evento celebrato all’insegna dell’eleganza … e tenuto all’unisono a battesimo dagli ultimi due sindaci capitolini, … anche in questo caso, veri dioscuri della pacchianeria capitolina …

“L’Ara Pacis resterà chiusa fino all’8 luglio perché Valter Veltroni se l’è affittata per la festa dei 45 anni dello stilista Valentino che si svolgerà venerdì 6 luglio proprio dentro al museo con migliaia di invitati …
Il paragone che viene in mente è quello di “essersi affittati il Colosseo”.

“La mostra … comprende 300 abiti esposti dentro e fuori l’Ara Pacis …
ci sono sezioni distinte, divise per colore …
All’entrata il settore di “Ali Babà”, quasi una grotta misteriosa ricca di abiti indossati da manichini color oro e appesi come quadri alle pareti …
Poi gli abiti bianchi, neri e rossi, che “sfumano” nella sala successiva nei colori accesi del rosa, viola e verde …
Al centro della sala l’abito della “pace”, bianco candido impreziosito da ricami argentati, realizzato da Valentino durante la guerra del Golfo nel 1991 …”

Ma non è finita qui …

“al Tempio di Venere, affacciato sul Colosseo, sarà organizzata la cena di gala per ospiti italiani e stranieri in onore dello stilista, con l’installazione temporanea creata dallo scenografo, premio Oscar, Dante Ferretti …
Grazie all’artista, per la prima volta, e in via esclusiva per tutto il corso dell’estate 2007, sarà possibile ammirare il sito archeologico nella sua struttura antica con la collocazione di colonne in vetroresina erette sui basamenti originari con i relativi capitelli corinzi …“

neanche per la visita di Hitler … avevano osato tanto …
e nemmeno le più spregiudicate scenografie dopolavoristiche del regime avevano raggiunto vette così sublimi …

Las Vegas come Roma … Roma come Las Vegas …
Cesar Palace approda al Colosseo …

Qualche turista commenta: “the major of Rome? … the disneyan communist..”

ma le folle indigene, strette ai loro vessilli, rigorosamente “Rosso Valentino” …
acclamano incoscienti: “Santo Subito” …

dalla scuola di Barbiana ai casini di Las Vegas … in una sola mossa … scacco matto … I care …

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Uomini nuovi …

Io sono
un uomo nuovo
talmente nuovo che è da tempo che non sono neanche più fascista
sono sensibile e altruista
orientalista
ed in passato sono stato
un po’ sessantottista
da un po’ di tempo ambientalista
qualche anno fa nell’euforia mi son sentito
come un po’ tutti socialista.

Io sono
un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale sono progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sono molto buono
sono animalista
non sono più assistenzialista
ultimamente sono un po’ controcorrente
son federalista.

Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.

Il conformista
è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza,
il conformista s’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza è un animale assai comune
che vive di parole da conversazione
di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la sua festa
che è stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando
il conformista
il conformista.

Io sono
un uomo nuovo
e con le donne c’ho un rapporto straordinario sono femminista
son disponibile e ottimista
europeista
non alzo mai la voce
sono pacifista
ero marxista-leninista
e dopo un po’ non so perché mi son trovato
cattocomunista.

Il conformista
non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone
il conformista aerostato evoluto
che è gonfiato dall’informazione
è il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato,
vive e questo già gli basta
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi
il conformista
il conformista.
Io sono
un uomo nuovo talmente nuovo
che si vede a prima vista sono il nuovo conformista.

Giorgio Gaber, “IL CONFORMISTA” (1998)

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Calatrava … scultore? … “Offelé, fé el to mesté” …

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Sulla cresta dell’onda, come non mai, Santiago Calatrava Valls ha inaugurato in pompa magna alle Scuderie del Quirinale la sua ultima mostra intitolata “Dalle forme all’architettura” …
Nella cornice sontuosa delle antiche stalle pontificie massacrate a suo tempo dalla Gae nazionale l’ineffabile Santiago accompagnato da un codazzo di potentissimi ceffi che spaziavano dall’Opus alla Massoneria … ha mostrato al mondo le sue “opere” …
di architettura? … assolutamente, no! …
ma solo “disegni” e soprattutto “sculture” …
“disegni” e “pitture” da far rabbrividire … e “sculture” poi, a decine, a dimostrare la più totale sordità nei confronti di un’arte che evidentemente non ha mai incrociato il cammino di Santiago … robaccia scopiazzata qua e là … arroganza, incapacità, protervia e delirio di onnipotenza … alla stato puro …
palesemente una mostra “estiva” a tappare i buchi di una programmazione delle “Scuderie” che, col passare del tempo, si dimostra sempre più fragile e acefala …
Santiago a Roma … chiamato dai soliti “poteri forti” che fanno il bello e il cattivo tempo nella capitale del mattone … sta per realizzare un complesso “olimpico” di dimensioni colossali, … fatti suoi e dei suoi sodali capitolini, …
ma non ci venga anche a rompere i coglioni con le sue ubbìe pseudo-artistiche …
la monnezza se la tenga a casa sua …
e valga anche per lui l’antico detto … “Offelé, fé el to mesté” …
una mostra capace di offendere, insieme, tutte le arti …
disegno, pittura, scultura e … architettura …
un vero “capolavoro” da “ufficio stampa” …
e che comunque, per i masochisti della cultura, resterà aperta fino al 2 di settembre …

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Dal “cornicione” … al “cetriolo” … pensaci bene Ricky …

Leggiamo su “Liberation” di oggi, sotto il titolo: A Londres, le “cornichon” rivalise avec la “râpe à fromage”…
“Comment pourrait-on appeler un immeuble de verre qui pointe vers le ciel comme un obus ? Un suppositoire ? Un sex toy ? Non, un «cornichon» ( gherkin ). C’est le dernier jeu à Londres. Alors que la capitale britannique s’est lancée dans une folie architecturale sans limite, développant plus de 31 grands projets d’ici 2015, les Anglais s’amusent à leur trouver des surnoms. Le gherkin, donc, c’est pour le gratte-ciel construit en 2003 par Norman Foster à la place de la Bourse maritime, bombardée par l’IRA. Mais bientôt, Londres aura aussi sa «râpe à fromage» ( cheese grater ), son «tesson» ( shard ) ou encore son «talkie-walkie». Le maire Ken Livingston, connu pour son goût de l’exagération, a promis que sa ville aurait bientôt plus de tours de verre que Manhattan. Et à détailler scrupuleusement les projets exposés par la New London Architecture, on peut imaginer quelques surnoms à venir : la «soucoupe volante», le «pic à glace» ou encore le «toboggan magique».”

Chissà che ne pensa Burdett? …
la sua britannica città olimpica sarà fatta di architetture … o di cetrioli?

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