Alessandro Ranellucci jr ci invia questo suo breve commento … a proposito della vexata quaestio eisenmaniana …
“Leggo diversi commenti che richiamano pragmaticamente il giudizio di valore sul costruito, cioè l’architettura palpabile e risultante, rifiutando qualsiasi frammento immateriale di contributi alla disciplina. Una sorta di fondamentalismo dell’oggettistica.
Forse se Eisenman si fosse limitato alla produzione teorica nessuno lo metterebbe in discussione. Anche Zevi l’ha fatta, la storia dell’architettura, e non certo per quel che ha costruito. Né per la verità di quel che predicava, aggiungo.
Oltretutto i fatti della storia procedono anche per “errori” e “retrocessioni”, fermo restando che la nozione di “errore” o di “retrocessione” vale nell’ambito di un progetto storico e forse non vale in un altro.
Onestamente non capisco le obiezioni alla sensatissima osservazione di Filippo De Dominicis. Capire l’architettura oggi vuol dire anche mettere in conto i frammenti di storia che vengono da Eisenman. Capirla domani forse sarà cosa diversa.”
siamo penamente d’accordo … e, soprattutto sulla visione di uno Zevi “costruttore” … condividiamo, naturalmente, il fatto che la Storia non sia fatta di sole pietre … ci mancherebbe altro …
i “mattoni” zeviani (e non solo…), nel bene e nel male, esistono … eccome …
… “le parole sono pietre” … diceva qualcuno …













