La forma segue … la funzione …

laformasegue

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Stucchi … di stagione …

ittica

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Ragionevoli perplessità … di uno studente … di oggi …

BZ
   BZ in un disegno di Marco Petreschi, 196? 

Sergio Cardone ci invia questo suo commento a proposito delle varie, recenti, considerazioni sull’eredità zeviana, … i suoi effetti collaterali … etc. etc. …

“Non sono navigato come molti di voi, in quanto ancora studente..e dunque mi scuso in anticipo per le considerazioni che potranno apparire “ingenue”…mi pare, tuttavia, che un minimo di condivisibilità ci possa essere:
– ho l’impressione che oggi, rispetto anche a pochi decenni fa, ci sia davvero poca teoria (architettura costruita ce n’è tanta per alcuni, pochissima per altri…chissà se ne verremo mai a capo), o meglio pochi teorici. Voglio dire…nel passaggio generazionale sembrano essersi persi quei personaggi di riferimento che, in un modo o nell’altro, hanno avviato delle riflessioni disciplinari teoriche non fini a sé stesse ma in stretta relazione con la pratica dell’architettura (su tutte mi viene da ricordare la scuola di Venezia che sotto la guida di Samonà ha puntato all’incontro fra teoria e prassi). C’erano una volta i Maestri…e c’erano una volta i Nuovi Maestri (così come apostrofati sarcasticamente da Zevi e più onestamente da Giovanni Durbiano in un suo bellissimo libro)…però manca la continuità (altro termine tanto caro a quelle generazioni). Non ci sono riflessioni o posizioni nuove, se non rare eccezioni. Si continua a parlare (giustissimamente) di Samonà, Quaroni, Muratori, Rossi (anche se questi ultimi due appaiono a noi studenti come perseguitati culturali visto che il loro nome è quasi bandito nei corsi di progettazione e, forse ancora più paradossalmente, in quelli di storia) ecc. ecc. Dall’altro lato molti architetti VIPS, che praticano l’architettura fashion e a volte pretendono di teorizzarla, con effetti alquanto degenerativi (su tutte la teoria del progetto che nasce in un sessantesimo di secondo, magari a opera di un enfant prodige che sulla spiaggia d’inverno o nella propria baita di montagna ascolta la cavalcata delle valchirie e con due schizzi ha risolto il progetto!) che stanno entrando poco a poco nelle scuole di architettura (e chissà se e quando ce ne renderemo conto per correre ai rimedi);
– su Zevi il discorso non è così scollegato dal precedente; è anche grazie a lui che coloro che avrebbero dovuto operare in quella continuità di cui sopra hanno ammazzato i propri padri, prendendone le distanze quasi a prescindere, in virtù di chissà quale anticonformismo. Ma indicare in Zevi il capro espiatorio mi sembra comunque errato; più che altro mi viene un pò di perplessità (se non proprio tristezza) nel leggere o ascoltare quanti si sono (forse a torto) riconosciuti in Zevi e ne hanno enfatizzato le varie prediche fino alle estreme conseguenze. Insomma…tutt’altro rispetto alla critica operativa! Magari si potrebbe ripartire proprio da quei padri tanto rinnegati…almeno loro hanno saputo indicare delle strade (a volte condivisibili, a volte meno….mi piace ricordare il tanto criticato rapporto fra tipologia e morfologia, forse portato avanti fino alla nausea, che nelle varie accezioni di Muratori/Caniggia e Aymonino/Rossi continua a essere se non altro un metodo per avvicinarci ad un certo tipo di progettazione)…oggi pare di trovarsi continuamente davanti a un bivio.
”
S.C.

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Calatrava e i Mondiali di Nuoto a Tor Vergata … una bufala colossale …

torvergata

Così l’ANSA del 22 marzo 06 …
“ROMA – La ‘Citta’ dello Sport’, progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava come campus per l’Universita’ di Tor Vergata, sara’ inaugurata, a Roma, nella primavera del 2009, in tempo per i mondiali di nuoto.  La nuova opera, della quale e’ stata appena posata la prima pietra, sara’ finanziata per 320 milioni di euro con i fondi della legge per Roma Capitale, e dell’Universita’ di Tor Vergata ed avra’ la forma di due vele che si uniscono al centro, formando un grande ventaglio. L’intera struttura, illuminata ad arte, sara’ inoltre visibile dalla Roma-Napoli.
La citta’ dello Sport avra’ un Palasport con tribune per 15mila spettatori, e una costruzione coperta, che ospitera’ le vasche per il nuoto e i tuffi, con posti per 4mila persone. Altre vasche esterne, un campo di atletica leggera e un parco completeranno la nuova struttura.
A corredo degli impianti, verra’ poi realizzato un complesso di 1.500 alloggi, destinati alla residenza universitaria, che saranno utilizzati per ospitare gli atleti durante i mondiali di nuoto.
”Quest’opera – ha sottolineato il suo progettista, Santiago Calatrava – rappresenta una perfetta simbiosi tra l’idea di ristrutturazione di un campus e la voglia di dar vita a costruzioni singolari”.
Il padre della ‘Citta’ dello Sport’ ha infine raccontato che questa struttura e’ stata immaginata ”pensando al senso dell’ordine, dando grande attenzione alla componente paesaggistica e seguendo la lezione di Roma antica, cioe’ guardando al Colosseo e al Pantheon”.

Ieri, sotto al Colosseo, …
acceso il display per il conto alla rovescia …
scazzo in diretta Alemanno-Marrazzo …
a tor Vergata per il 2009 …
non ci sarà un cazzo …

a Santià … che ce voi fa’? … sémo a Roma …

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Ancora … sullo Stadio del Tennis …

moretticapizzano

Dopo la minacciata realizzazione della micidiale cozza meccanica …
altre nubi si addensano ancora sul Foro …
un nuovo assurdo progetto a sostituire quella follia …
basta con queste mostruosità all’interno di un parco monumentale …
signori del CONI …
i vostri tennistici affari …
andateveli a fare da qualche altra parte …

Signor Ministro … Signor Sindaco … siete ancora in tempo per intervenire …
Da troppi anni l’area del Foro Italico è investita da una serie di interventi che ne hanno progressivamente snaturato l’aspetto e la straordinaria qualità ambientale.
Il complesso, caratterizzato nel suo insieme dalle ipotesi architettoniche ed urbanistiche di Enrico Del Debbio e di Luigi Moretti, prevedeva, fin dagli esordi, una serie di interventi che tenessero, innanzitutto, conto della cornice naturalistica del sito, ne salvaguardassero la qualità valorizzando al contempo la presenza di quel rilevantissimo monumento rinascimentale costituito da quanto resta dell’incompiuta Villa Madama.
Nel tempo si sono susseguite innumerevoli occasioni di degrado che, ancor prima dei Mondiali del 1990, ne hanno profondamente intaccato il valore di vero e proprio monumento, di parco storico-monumentale, di testimonianza di uno dei momenti di maggiore vitalità dell’architettura italiana del Novecento.
In particolare, tra gli elementi che hanno favorito ed accelerato il degrado dell’area va considerato l’accanimento con il quale, annualmente, in occasione delle manifestazioni connesse agli incontri Internazionali di Tennis viene martorizzata l’area compresa tra il Circolo del Tennis e la ex Casa delle Armi dapprima con le sovrastrutture che hanno, per lunghi anni, deturpato l’area del campo centrale, poi con l’ignobile costruzione “provvisoria” che ha investito l’area intermedia, poi ancora con l’attuale rioccupazione del monumentale campo centrale e, adesso, con la minaccia di realizzare, proprio ai piedi di Villa Madama, un gigantesco volume polifunzionale, capace di dare il colpo di grazia alle già precarie condizioni estetico-ambientali dell’intero intorno monumentale.
Va quindi scongiurata, con ogni mezzo, questa criminale eventualità che porterebbe alla perdita irrimediabile di un patrimonio storico-ambientale ancora salvabile, almeno nelle sue grandi linee urbanistiche. Un minimo di cultura e un elementare atteggiamento di doverosa precauzione dovrebbe imporre quindi di rinunciare definitivamente a qualsiasi progetto che preveda nuovi inserimenti edilizi e qualsiasi incremento di cubatura in quell’area già afflitta da anche troppi interventi negativi (vedi il caso della “privatizzazione” e del mancato restauro del circolo del tennis, quello del minacciato “sfratto” dell’Ostello della gioventù nella Foresteria Sud, etc. etc.)
E’ questa un’area che non ammette alcuna variazione al suo profilo originario, caratterizzato, fin dalla fondazione, da una serie di interventi, previsti da Del Debbio e ribaditi da Moretti, che si caratterizzavano per la presenza del verde, degli scavi per gli impianti sportivi, e dell’emergenza dei soli elementi plastici delle grandi statue marmoree che sole dovevano profilarsi sullo sfondo naturale.
Nessun inserimento di nuove cubature può quindi essere ammesso al di fuori di questa logica che, compositivamente e volumetricamente, lavora “per via di togliere” rispetto alla quota di calpestio dell’intero parco monumentale.

Con l’occasione …
cercate anche di fare qualche cosa per la Casa della Scherma …
forse …
potreste passare alla Storia …

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Mattoni …

MATTONI

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Drive in retro …

DRIVEIN

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Fienile d’autore …

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Pachino Star Tree …

PACHINO STAR TREE

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Un inedito partenopeo … de zi’ Walter …

Angst1934

pe’ fortuna che ce sta l’Eldorado …

“cari muratorini, a proposito dell’Angelus novus o semiusatus di Klee 1910 e della relativa geniale interpretazione “usa et abusa” fatta a suo tempo da Benjamin (che, ricitata ancora oggi come nuova, tanto successo ha riscosso nella Vostra “tribù” online), mi permetto inviarVi un altro quadro di Klee. Si chiama “Angoscia”, 1934. In un archivio (molto priìvato) a Napoli (del quale non sono autorizzato a far minzione), ho trovato un inedito, parrebbe opera dello stesso Benjamin, quando passò per la nostra amata città SPartenopea (e vi lasciò irridenti segni delle sue trappole per topi di citazioni d’archivio … e gli scritti son pietre, talvolta sassolini, si sa). Oppure, altra ipotesi, questo ineditto è opera di un godoreccio Ignotus, impostore e impastore, contraffattore e forse controsfottore. Tal Water Beniamino, non meglio identificato, finora. Ve lo invio per Vostro eventuale autorevole conforto alla mia estiva attribuzione a “zio Walter”.
Cari saluti,
Eldorado


“C’è un quadro di Kleenex che s’intitola Angoscia Novas. Vi si trova una capa o kaputt d’angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa di orrido su cui fissa lo sguardo. Ha un sol occhio spalancato, la bocca aperta e sgomenta, le ali mozzate e fuori quadro. L’angelo della Storia contemporanea, visto di profilo, deve avere (possibilmente, è facoltativo, solo un consigio d’amico tedesko), questo aspetto terrifikevvollen. Ha il viso rivoltato allo sPassato d’oggi. Dove gli appare una catena (di montaggio o di distribuzione?) di Merci, d’eventi e d’avventi. Molto venti. In ciò Egli, l’ex Angelus novus liberty, oggi Diabolikus decostruitto (e decostruguitto), intra-vede una catastrofe assoluta. Univwersale, Globalle. Che accumula senza tregua rovine su rovine humane, troppHumane. Che rovescia coi suoi diabolicik ed angosciatic piedi, a calci e sputi nei archi-blogg famelici. Egli, lex e l’ex Angelus novus liberty, vorrebbe (forse) ben trattenersi, detestare i morti e i Killermmorti dell’architettura e di tutte le metropili futuribili. Vorrebbe (forse) ricomporre l’infranto incantesimo, ‘nfronte. Militarmente sul fronte della Modernittà. Ma una tempesta sacra spira troppoforte dal Paradiso Perduto, da tutti i Supermercati delle Merci, a saldo per fine stagione di Modernità e Progresso. Indietro tutta. Aria fritta (con mota frutta di stagione) condizionata. Tanto forte che Egli, Diabolik arcaikus, non può più chiuderle, le ali. Che cosi vanno in frantuni, insieme ai frammenti della Storia (di cui sopra vento, chiudete l’aria Condizionata, ve l’ho detto, all’animaccia vostra d’Angelini ed Angelacci scaduti nella post/eriore modernità!) Questa tempesta di aria condizionevole proveniente dal Nord_Ovest, da Torino (Congresso Archidetti, e veicolata diligentemente su questo blog, nda) spinge, il vecchio-novus irresistibilmente nell’Arcaikus. Molto Kus, pus e plus. Perciò al futuro volge irrimediabilmete le spalle. Mentre il cumulo delle rovine sale … e sale … e pepe. E poi sale ancora, fino a che la pressione sale, e sale ancora, troppo. Fino a quando muore e skiatta, l’Angelus novus di Kleenex, 1910. Dall’infranto all’infarto sogno della Modernità. Davanti a Lui si apre finalmente il Cielo beato, pacificato e socializzato. Ciò che chiamiavamo il Progresso, è questo, forse! Una prece”.

Water Beniamino?, Diabolikus archaicus, inedito

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