Tra … casalinghe di Voghera … e … cacciatori di tracce …

A proposito di … Giurie popolari …
Vilma Torselli, … rispondendo a Pietro Pagliardini, … così commenta:

“Forse deludendoti, devo ribadire (rispondo a Pietro che mi ha citata in modo puntuale) che non ho nessuna fiducia nelle possibilità di apporto costruttivo, almeno in campo urbanistico-architettonico, da parte delle casalinghe di Voghera: una volta mi hai scritto che ti sembravo un po’ snob, forse avevi ragione, può essere che sia anche antidemocratica, presuntuosa, classista ecc. , non ho difficoltà ad ammettere, con tutto ciò che questo comporta, i miei personali pregiudizi negativi sulla necessità/possibilità di progettazioni partecipate da chicchessia.
Ho visto da vicino i mitici anni ’80 della Milano da bere, consigli di zona, comitati di quartiere, tavole rotonde, seminari aperti e tutto il repertorio del populismo ipocrita travestito da democrazia, da una parte platee di metalmeccanici, bottegai e casalinghe disperate che improvvisandosi progettisti sparavano fesserie fuori tema, quasi sempre dettate da contingenti interessi personali (l’asilo, o il parco o il minimarket, perché non lo facciamo vicino a casa mia? e su quella strada, perchè non ci mettiamo un semaforo così appena esco dal portone posso attraversare? analogamente per il tracciato del metrò, la fermata del bus, il parcheggio dei negozi ecc.), dall’altra parte palchi di demogoghi imbonitori che fingevano di trovarle intelligenti: se la cosa avesse veramente funzionato oggi dovremmo avere città diverse, più vivibili, le città dei cittadini, invece il tempo passa e vediamo ancora i soliti architetti, soliti politici, soliti palazzinari ….
Nulla è cambiato, as time goes by, Lui, nella sua eternità di celluloide, continua a fumare la solita sigaretta e Sam suona ancora la solita canzone, sempre quella.

La nostra legge urbanistica è la più vecchia, la più farraginosa, complicata, vincolante e restrittiva di tutto il pianeta, abbiamo il maggior numero di centri storici e di siti protetti da vincoli storico-ambientali, paesaggistici e artistici, una miriade di sovraintendenze, associazioni e fondazioni che mummificano ogni tentativo di cambiamento ostinatamente propensi al non-intervento a prescindere, questa è la realtà entro la quale si deve districare un progettista oggi, ci mancherebbe pure che ci si mettesse la giuria popolare a dire la sua.

Ho letto da qualche parte che nei parchi giapponesi, le pavimentazioni dei percorsi pedonali vengono posate sulle tracce lasciate dal calpestio dei passanti sull’erba, il che, se non è una leggenda metropolitana, costituisce un piccolo ma illuminante esempio di integrazione sui generis tra progettazione pubblica ed esigenze della comunità in un paese che non è certo noto per i coinvolgimenti popolari a qualunque livello.
Questo esempio minimale mi porta a dire che, forse, l’architetto debba essere prima di tutto un cacciatore di tracce, un segugio che scopre i segni che la gente lascia nell’ambiente senza neppure rendersene conto, quei ‘percorsi’ spontenei derivati dall’uso e dalle abitudini di una comunità, deve trovarli, analizzarli, decifrarli e trarne le conclusioni sotto forma di un progetto nel quale, in qualche modo, quelle vecchie tracce siano recepite e identificabili: non dico che sia facile farlo, dico anche che l’architetto non può né deve operare da solo per conto di Dio, non basta stare sul campo, ha bisogno di opportune integrazioni che vengano dalla sociologia, dall’antropologia, dalla statistica, dalla storia, dalla psicologia, da tutta una serie di discipline umanistiche che si occupano dell’uomo nel suo ambiente.

E non di una platea di incompetenti che gli fornisca non tanto informazini utili, quanto un alibi per un eventuale insuccesso, quello, sì, condiviso.”
V.T.

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Velodromo addio … piccolo corollario …

Cliccando qua e là … scopriamo che …
tra i membri della Commissione tecnico-scientifica …
che ha redatto per conto di Eur-spa e del Comune di Roma …
le linee guida per la “valorizzazione” del Velodromo …
figurano i nomi di:
Sergio Poretti (Tor Vergata … Presidente Docomomo Italia …) …
e di Giorgio Ciucci (Roma Tre … Segretario Generale Accademia di San Luca …) …

se i “suggerimenti” ai progettisti fossero loro …

sarebbe davvero imbarazzante …

P.S.

tra gli infiniti interventi pubblicati in questi giorni sull’argomento … segnaliamo:  http://borislimpopo.wordpress.com/2008/07/26/velodromo-olimpico-di-roma-rip/ 

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Velodromo Eur … come Versailles …

Si legge, tra le altre amenità, sul sito dell’Eur spa alla voce:

“Riconversione e riuso funzionale dell’area dell’Ex Velodromo Olimpico”: …
“ … il processo di riconversione e riuso funzionale dell’ ex Velodromo Olimpico è stato concordato insieme all’amministrazione capitolina e formalizzato nel 2003 in un Accordo di Programma tra Comune di Roma e Regione Lazio, adottato con Decreto del Presidente della Regione Lazio 3 agosto 2007 n. 525, approvato sempre nel 2007 all’unanimità dal Consiglio Comunale e pubblicato sul BURL il 20 settembre 2007. A tal proposito si ricorda che lo strumento dell’Accordo di Programma tra Comune, Regione e Municipi, ha una valenza vincolante, che consente di realizzare nuovi progetti di interesse pubblico e privato, contemplando anche la realizzazione di interventi di interesse strettamente pubblico connessi agli stessi. Si ricorda che l’Accordo di Programma per la trasformazione dell’area del Velodromo ha seguito una procedura di piena trasparenza, prevedendo espressamente la demolizione e la ricostruzione filologica. Nella fattispecie dispone “interventi di demolizione e di nuova edificazione anche totali”. Così accade normalmente per i più importanti monumenti, come ad esempio è avvenuto per Versailles. Si ricorda che il Velodromo dell’Eur non è da considerarsi un’opera monumentale, dal momento che fin dal 2006 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma ha rilasciato il nulla-osta per la realizzazione del nuovo intervento di trasformazione, dichiarando che l’impianto non ha caratteristiche tali da rivestire un interesse monumentale e auspicando il recupero della sola idea progettuale del bene.
Proprio per questo EUR SpA con il Comune aveva istituito una Commissione paritetica tecnico-scientifica per redigere le linee guida da imporre come requisito fondamentale per l’aggiudicazione del bando di progettazione. Nonostante questi accorgimenti ed in aperto contrasto con il parere precedente, tuttavia, la Soprintendenza Regionale il 16 aprile u.s. adottava un provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale di taluni residui manufatti del complesso, notificandolo successivamente alla proprietà il 28 maggio. A dirimere la questione, il 15 luglio u.s., è intervenuto il decreto a firma del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, a seguito di ricorso gerarchico, ha stabilito che il Velodromo è, come è sempre stato, ad ogni effetto libero da qualsivoglia vincolo.
E’ bene sottolineare che il processo di trasformazione dell’area dell’Ex Velodromo Olimpico manterrà inalterato lo skyline dell’Eur. Il progetto vincitore, infatti, proprio come richiesto dal bando, non potrà modificare in alcun modo l’idea progettuale originaria. Verrà infatti conservato il segno dell’invaso, l’andamento curvilineo della gradinata, il percorso anulare di coronamento con la gradinata stessa, l’involucro del fabbricato della tribuna principale ed il tracciato del corsello.
…
Così come definito dalle linee guida elaborate dalla Commissione tecnico-scientifica del concorso di progettazione, il nuovo progetto ripropone in chiave moderna l’edificio della tribuna principale, la pensilina e l’impianto a terra dell’edificio originario, prevedendo altezze massime non superiori a quelle dell’ex Velodromo Olimpico.” …

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Sotto la nuvola … del Velodromo … arroganza e ignoranza …

Riceviamo dagli amici dell’Osservatorio sul Moderno …
queste dolenti e condivise  note:
Sulla demolizione del Velodromo di Roma
“La “valorizzazione” del Velodromo Olimpico di Roma, sbandierata da Eur spa, da chi con loro ha fatto “accordi” di programma (amministrazione precedente) e dagli esperti consulenti che l’hanno supportata, si è compiuta. Ci sono voluti 120 kg di tritolo e 500 cariche per far “brillare” un edificio definito “pericolante”, degna conclusione di una vicenda che ha visto, a dispetto delle parole propagandate (riqualificazione, recupero) uscir fuori la verità di un’operazione opportunistica e miope centrata sulla più banale delle componenti economiche: la speculazione fondiaria.
Ha vinto l’ignoranza di una cultura architettonica e urbana che legge la città per singoli frammenti da mettere a rendita, ha vinto un potere che non ha voluto ascoltare le voci di chi per anni ha proposto soluzioni diverse per quell’area e le aree limitrofe, per quell’edificio, per la sua qualità, per le sue potenzialità anche economiche, ancora tutte presenti e recuperabili.
La stessa Soprintendenza ha impiegato tre anni a porre un vincolo richiesto sin dal 2004 e decretato a novembre 2007 quando parte delle tribune secondarie erano già parzialmente demolite, un vincolo che riconosce il valore unico del complesso architettonico realizzato per le olimpiadi del 1960, ma che a nulla è valso di fronte alla “macchina” ormai avviata. Un vincolo misteriosamente annullato il 16 luglio probabilmente a demolizione già in tutta fretta programmata.
Voci diverse, di cittadini, di federazioni ciclistiche, di una parte dell’università hanno da tempo proposto di realizzare le nuove funzioni in progetto in aree vicine, hanno evidenziato l’ inutilità di costruire un nuovo velodromo a poca distanza quando bastava ristrutturare questo anche alla sua funzione ciclistica; professori e tecnici hanno dimostrato come il velodromo poteva essere ristrutturato, riutilizzato rispondendo alle attuali normative …
Voci fragili che non hanno trovato ascolto, alle quali era stato assicurato che il velodromo “mai” sarebbe stato demolito, che era un opera di assoluto valore che sarebbe stata opportunamente inserita nel nuovo complesso attraverso la stesura di preziose “linee guida” supporto allo svolgimento di un concorso internazionale…
Voci arroganti e incolte sono quelle che ascoltiamo oggi, il giorno dopo la demolizione del Velodromo, costrette a giustificare l’evento, ci parlano di sicurezza, di degrado, ancora di riqualificazione…quale?
”
Gaia Remiddi, Antonella Bonavita, Antonella Greco, Renato Nicolini
Osservatorio sul moderno a Roma,
Dipartimento di Architettura
Sapienza Università di Roma

se non altro, …
un’ulteriore conferma dell’incapacità e dei limiti della locale sovrintendenza …
del cinismo e dell’efferatezza degli ammistratori e dei consulenti Eur …
della cialtroneria complessiva dei vari protagonisti e comprimari politici …

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I Talebani dell’Eur … esploso il Velodomo …

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Tra i numerosi interventi e le segnalazioni sul “caso” Velodromo dell’EUR, anzi, da poche ore, dell’ex-Velodromo, vi proponiamo questo accorato e condiviso commento di Fabio Fiorini:

“Appassionato di ciclismo da sempre, nato nel ‘57 ho avuto amici alla mitica “scuola federale FCI”allora diretta da Costa a Roma EUR.
Che dire della distruzione, ristrutturare, recuperare?…E chi ci guadagnava?
Non ho commenti da fare, vi invito solamente sul sito ANSA.it…guardate la news riguardante le spese del parlamento………………ribadisco che non ho altri commenti da fare…………
Che onestà si pretende da un paese governato da delinquenti, farabutti, puttanieri della peggior specie?
Gli unici in questo paese che fanno la parte dei fessi sono gli onesti e, sono quelli che vengono anche più tartassati, malmenati, derisi, infangati, boicottati e chi più ne ha più ne metta…….
Bossi ha presentato il medio all’inno di Mameli, come dargli torto?…
Chi meglio di lui ha visto e imparato a sguazzare nella merda di questo paese..?
Com’è?? Roma ladrona??…Già non fosse altro che tutti ci vogliono andare…..
Forse credo non sarebbe male dare una “scrollatina” a questo povero paese…”

F. F.

Che dire?
La faccenda ci fa schifo, da sempre, e si inquadra perfettamente nell’andazzo generale dell’ex Ente Eur …
lo abbiamo detto da anni, tanto che ci viene la nausea a ripeterlo, e …
oggi siamo all’epilogo surreale …
l’esecuzione annunciata, … rinviata. … imposta …
ieri … “recupero”, … “trasformazione”, … “valorizzazione”, …
Spa … Spa … Spa …
poi … le commisioni, … i professori, … i sovrintendenti …
i comitati, … le carte da bollo, … i vigili urbani, …
i magistrati, … i carabinieri, … il prefetto, …
la dinamite, … lo spettacolo, … i TG, … you tube, …
un balletto macabro e grottesco …
uno spaccato, esemplare, … dell’Italia di oggi …
la grande sceneggiata … la grande abbuffata …
una bella architettura in meno …
un insulto alla modernità … al contemporaneo … alla Storia …
l’architettura romana che ha perso un altro pezzo …
la cultura italiana che scivola sempre più in basso …
grazie a tutti … a destra … a sinistra … al centro …
agli analfabeti e ai delinquenti, … complimenti …

e … tutti al mare …

a chi toccherà la prossima volta? …

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Giurie popolari … per la qualità …

Pietro Pagliardini risponde a Cristiano Cossu: …

“Caro Cristiano
credo che, scrivendo questi commenti e non rileggendoli, io abbia qualche problema di comunicazione (e lo dico senza ironia).
La realtà che tu mi rappresenti è esattamente la stessa anche per me e, sono certo, per la stragrande maggioranza dei nostri colleghi, mi ci riconosco e quindi su questo siamo assolutamente d’accordo.
Quando io parlo di “clienti”, di “coloro che pagano”, non mi riferisco ai clienti che vengono (eufemismo, perchè bisogna andare a cercarli) in studio, i quali sono in genere operatori “professionali”, molto virgolettato, cioè impresari, immobiliaristi, presidenti di cooperative, enti (per coloro che lavorano col pubblico) ecc.; io mi riferisco agli utilizzatori dei nostri progetti, ai cittadini che comprano le nostre case dai “clienti” di cui sopra, coloro che pagano realmente il prodotto finale, a quei cittadini che non si fanno la casa ma che, pagando le loro belle tasse come gli altri, sono costretti a subire i nostri progetti commissionatici dai nostri “clienti” e approvati dagli enti.
Io mi riferisco a quella che con termine generico e un pò spregiativo si chiama la gente, perchè sono loro i nostri clienti ultimi e sostengo (come tu sai perchè c’eri a quella riunione con Salìngaros) che se potessero scegliere sceglierebbero l’architettura tradizionale.
Ma come fanno a scegliere?
Certo, non è facile nel cosìdetto libero mercato immobiliare, perchè qui l’offerta è praticamente tutta uguale, con aree omogenee geografiche di ambito comunale, in funzione delle varie normative che di fatto inventano tipi edilizi monstre, essendo dettata prevalentemente da una logica di massimo profitto ignorante.
Dico ignorante, senza offesa per nessuno, per il fatto che il mercato in cui noi ci muoviamo è oggettivamente quello di livello più basso, più infimo in assoluto tra i vari settori produttivi, perchè ognuno si può improvvisare “imprenditore edile”, basta che abbia un pò di soldi o un pò di spregiudicatezza, o tutte e due le qualità. Una volta erano gli agricoltori, adesso questi hanno acquisito imprenditorialità e lavorano con una visione e una programmazione economica e tecnica notevoli.
Però sarebbe possibile nelle opere pubbliche, sia che le opere vadano a concorso o che siano eseguite direttamente dalle amministrazioni. Almeno qui, che i cittadini siano chiamati a scegliere, con voto, ciò che a loro piace di più e ritengono più adatto alla loro città. Vedresti quante follie in meno si farebbero nei centri storici o nei parchi e nelle piazze di periferie già squallide all’origine!
A puro titolo di esempio, e sapendo che siamo in presenza di un caso assolutamente eccezionale e unico, ma tutti lo conoscono: se per il progetto Ara Pacis i cittadini avessero potuto scegliere con voto, non pesato ma una testa, un voto, tra il progetti Meier e quello Krier, a prescindere dalla tua opinione sulle qualità o sui difetti di ognuno dei due, quale credi che avrebbe vinto?
Come fare a rendere possibile la scelta ai cittadini? La soluzione io non ce l’ho, se non per i concorsi, sui quali sono assolutamente convinto che occorrano le giurie popolari al pari della civilissima Olanda; e penso pure che se gli amministratori scegliessero redattori dei PRG che non scrivano norme edilizie ed urbanistiche autoreferenziali ma che sappiano che ogni regola scritta ha una conseguenza immediata sui progetti e che le norme non servono a vessare il cittadino e il progettista ma ad ottenere un certo risultato tipologico e morfologico, già saremmo sulla buona strada.
Qui, Cristiano, c’è di un mezzo un principio essenziale che è indifferente alle preferenze stilistiche di ognuno: l’architettura ha un valore civile perchè appartiene a tutti, la città è un bene comune collettivo e non privato e i cittadini hanno il diritto di scegliere l’ambiente in cui vivere, muoversi, lavorare, divertirsi, amare, viaggiare, studiare ecc.
Gli architetti hanno il compito essenziale di fare progetti e proporli ma a scegliere non possono che essere i cittadini, cioè i nostri clienti.
Così si ridà dignità ad una disciplina ampiamente sputtanata da architetti, professori, esperti di turno che si arrogano il diritto di decidere per tutti. Se temi disastri, e secondo me sbaglieresti, mi vorrai almeno dare atto che peggio di così di non può andare!
Con simpatia”

Pietro

Personalmente, ho qualche dubbio sul fatto che una giuria popolare sarebbe stata in grado di distiguere tra Krier e Meier …
nel ballottaggio …
avrebbe sicuramente prevalso quello dei due, eventualmente, sponsorizzato da Repubblica … dal Corriere … dal Messaggero …
o dai relativi supplementi settimanali …

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Committenti … immaginarii …

Estraiamo dai commenti … di Cristiano Cossu …
questo “privatissimo” … “Messaggio per Pietro” :

“io questa gente meravigliosa che vuole commissionare architetture giuste e sensibili al bello ancora la devo vedere. Me la indichi per favore che fornisco anche il mio biglietto da visita? Sinora, ho visto soltanto committenti che mentre ti incaricano del progetto e te lo fanno presentare in comune chiedono a due o tre altri tuoi COLLEGHI di fare controvarianti dello stesso progetto e le fanno valutare dallo stesso tecnico comunale dove sei già passato tu; signorotti benestanti che ti chiedono se va bene un compenso di 1500 euro per tutto l’iter progettuale di una villa da 400mq; personaggi azzimati e abbronzati che ti mostrano felici e raggianti lo schizzetto fatto dal loro nipote geometra e ti chiedono se glielo puoi firmare. E così via.
Non ho ancora conosciuto il mondo che descrivi, quello cioè in cui esisterebbero tirannici architetti capaci di imporre all società e alle città la loro firma terribilmente modernista. Me lo indichi per favore? E non mi parlare di Gehry e Eisenman, ora stiamo ragionando su un livello medio e generale. Per ora vivo nel mondo contrario, dove il mio lavoro e la mia professione valgono zero, e l’ingnoranza abissale della committenza e dell’amministrazione comunale stanno a mille. Se a questo aggiungo la cronica mancanza di COLLEGHI di cui fidarsi, veramente le tue parole mi sembrano provenire da una favola, o da Miami, o da Las Vegas…
Credo che tu scambi alcuni effetti estremi dello star system per la comune realtà architettonica di tutti i giorni, dove, almeno in Italia, sono mosche bianche i committenti che descrivi.
Naturalmente, spero anch’io di incontrarli e di poter immaginare architetture per loro e con queste una città migliore di quella attuale prodotta non solo dagli architetti ma anche, almeno in parti uguali, dalla gretta e ottusa speculazione di comuni cittadini, amministratori, “che pagano”, che non pagano, insomma uomini e donne della porta accanto, ai quali della qualità urbana non può fregar di meno purtroppo. Eppure son “gente”, anzi, “la gggente” con due tre g.
saluti”

cristiano

credo che siamo in molti …
a non aver incontrato, personalmente …
Babbo Natale …

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Adorabile … Marcello …

adorabilemarcello

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Curiosità …

curiosità

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Parcheggio … lunga sosta …

lungasosta

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