Pincio … spigolature … a margine … di una riunione disperante …
per ogni “battuta” c’è, naturalmente, un suo autentico corrispettivo, protagonista parlante, … non sappiamo se anche pensante, …
ma lasciamo al lettore l’abbinamento …
“ … la commissione doveva dare uno strumento “valutativo”, non esprimere un “giudizio” …”
“ … una cavità sotto un monumento non incide …”
“ … riducendo il parcheggio c’è un minore impatto ambientale …”
“ … proceduralmente … il Pincio è un luogo qualsiasi …”
“ … il progetto del Pincio non è più quello disegnato da Valadier … quindi …”
“ … bisogna governare … le griglie …”
“ … e allora che cosa direste … del parcheggio sotto il Quirinale … o di quello sopra la Stazione Termini? …”
“ … l’Atac è diventata … la depositaria del know-how della Sta …”
“ … dare un alloggio alle autovetture …”
“ … per le griglie e gli accessi … si potrebbe fare un concorso internazionale, aperto ai giovani architetti europei …”
“ … non è un vero e proprio parcheggio, ma, come è stato giustamente rilevato, solo un semplice “alloggio” per le autovetture … quindi … non ha rlilevanza urbanistica …”
“ … questi scavi sono una fortuna per l’archeologia … come nel caso dell’Auditorium …”
“ … ma cosa si pretende di più in tema di impatto ambientale? … è stato preso in considerazione anche l’habitat dell’osmoderma eremita …”
ci siamo documentati ed effettivamente … la simpatica bestiola … per alcuni incolti solo una specie di “bacarozzo” esiste e lotta con noi …
“Osmoderma eremita
(Scopoli) (Coleoptera Cetoniidae)
Caratteristiche distintive
Gli adulti di questa rara specie, di taglia medio grande (25-37 mm), sono caratterizzati da una livrea di colore bruno-scuro; il pronoto porta un solco mediano evidente, mentre sulle elitre si notano leggere strie di punti. Il maschio porta sul capo, sopra gli occhi, un corto tubercolo. Habitat Questa specie si sviluppa in un particolarissimo microhabitat, ovvero all’interno di grosse cavità di vecchi alberi, per lo più salici, querce, castagno e faggio, ma anche platano, pioppi, olmi, aceri, e altre latifoglie. Pertanto, si rinviene in formazioni boschive mature, in filari di vecchi alberi e anche in parchi cittadini, per lo più in ambiente collinare e montano, fino a circa 1000 m di altitudine.
Biologia e substrato alimentare
Le larve di questa specie si nutrono entro ammassi di rosura di legno sedimentati nelle cavità di vecchi alberi. Gli adulti compaiono nella tarda primavera o all’inizio dell’estate. Dopo l’accoppiamento, le femmine depongono all’interno delle cavità una trentina di grosse uova. Lo sviluppo larvale procede di norma per tre anni. Le larve mature, prima di impuparsi, costruiscono una sorta di bozzolo costituito da escrementi e residui legnosi compattati. I maschi emettono un caratteristico odore, intenso e gradevole (assimilabile al “cuoio di Russia”) che può esere percepito anche a diverse decine di metri; si tratta di un feromone che ha il compito di attrarre le femmine.
Distribuzione
Questa specie è diffusa per lo più nell’Europa centro-settentrionale e orientale. In Italia è presente nelle regioni settentrionali e centrali; in quelle meridionali e in Sicilia è sostituita da altre entità, molto affini, recentemente descritte. Questa specie è stata segnalata per il Friuli Venezia Giulia da Lazzarini (1895a) (“Pontebba. Raro”) e poi da Tacconi (1911) (“Raro in Friuli nell’alta montagna”), quest’ultimo senza specificare le località di raccolta. Successivamente non viene ricordato da altri Autori che si sono occupati della coleotterofauna del Friuli. Nel recente contributo di Audisio et al. (2003), nella carta di distribuzione della specie in Italia, relativamente alla regione sono riportati due punti (località) nella zona montana (si riferiscono al Canal del Ferro-Val Canale, probabilmente alla zona Pontebba), un punto per il Triestino, un punto per la zona di Latisana e un punto a cavallo fra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quest’ultima segnalazione potrebbe derivare da un reperto raccolto recentemente in località La Sega in comune di Gruaro (VE), a pochi chilometri dal confine con il comune friulano di Sesto al Reghena (PN) (leg. G. Governatori). In quest’ultima area sono molto frequenti, lungo i fossi di confine fra gli appezzamenti, filari di vecchi salici a capitozza, le cui cavità possono ospitare la specie. Foto: Gyorgy Csoka, Hungary Forest Research Institute, http://www.forestryimages.org
Grado di minaccia e normativa di protezione
È una specie in forte rarefazione e localmente a rischio di estinzione, sia per la estrema dispersione delle popolazioni sia per la drastica riduzione del particolare microhabitat in cui vive. Questa specie è inclusa negli Allegati II (con l’indicazione di “specie prioritaria”) e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, nonché nella IUCN Red list. Inoltre, è elencata nel Libro rosso di Pavan (1992), nella Lista rossa dell’Alto Adige (AA.VV., 1994) e nel Libro rosso della Toscana (Sforzi e Bartolozzi, 2001).
Strategie di gestione del territorio e degli ambienti naturali
Per la tutela di questa rara specie, di elevato pregio naturalistico, è necessario conservare i nuclei relitti e i singoli alberi di grandi dimensioni, appartenenti alle specie forestali utilizzate per lo sviluppo larvale, anche in aree urbane e periurbane. In tal modo si proteggono contemporaneamente anche altri elementi delle preziose comunità saproxiliche attualmente in forte regressione.”
Un’unica perplessità … non sarà mica che con la scusa e l’assonanza del bacarozzo “eremita” … magari, pure ‘sta volta, … ce chiamano Renzo …
a “valorizzare” le griglie pinciane? …
Alemà … sta attento … che questi magari ce riprovano …
Comunque …
lunga vita … all’Osmoderma … “eremita” …