Walter, Chicco e Mario … al teatrino del Pincio …

Danilo Nuccetelli che, come noi, ha un’idea della politica piuttosto fuori moda, …
e che conosce assai bene e dall’interno la situazione romana ci da un’immagine cruda, ma realistica della situazione ambientale che, protagonista il trio infernale, ha portato agli ormai tragicomici eventi pinciani …

“Se uno dice che bisogna costruire un parcheggio per togliere di mezzo le macchine dalla strada e a pochi metri ce n ‘è uno vuoto le persone normali pensano che sia necessario l’intervento dello psichiatra.
Se uno dice che bisogna costruire un parcheggio di 726 posti per togliere di mezzo le macchine dei 30.000 abitanti di un quartiere le persone normali pensano che bisogna ricominciare dall’aritmetica.
Walter, Chicco e Mario no,non ci arrivano.
Per leggere delle cose sensate tocca sorbirsi Sandro Bondi.
Oh, non dimentichiamoci che Di Carlo è quello che definì le multe alle auto in doppia fila “accanimento terapeutico”.
Chissà cosa avrebbe detto se fosse stata sua nonna la poveretta che morì bruciata viva in via della Croce perchè i pompieri non potevano passare per le auto in sosta selvaggia.E’ facile che ne avrebbe fatto un cavallo di battaglia a sostegno della “più grande operazione urbanistica di sempre”(Walter): il salvifico parcheggio del Pincio.
Li ho conosciuti da vicino: sono stupidi.
Così innamorati di se stessi, così autoreferenziali, così arroganti da diventare completamente stupidi.
Adesso sono anche dei morti viventi, politicamente parlando.Tenuti in vita artificialmente.Qualcuno stacchi la spina. Vadano a godersi in Africa le plusvalenze degli immobili di proprietà pubblica acquistati in saldo, i diritti d’autore dei best sellers diventati tali per l’affetto di imprese amiche, le pensioni da parlamentari e i proventi delle macellerie eque e solidali.
Vadano dove gli pare ma vadano, altrimenti il destino di questo paese sarà quello del partito unico berlusconiano.”

D.N.

Pubblicato in Architettura | 11 commenti

Pincio … il poeta e l’ignorante …

Adriano salva il Pincio …
Adriano chi? … La Regina? … il famoso archeologo? … Noooo …
Celentano … il Re degli Ignoranti … il rockettaro …

Anche questa dovevamo vedere … il fior fiore dell’intellighenzia radical chic … per il parcheggione puzzolente …
i politici paraculi e i loro scagnozzi che si indignano per l’imprevisto ostacolo al progresso dei loro affari …
la gente “normale” … che si scandalizza incredula …
e il molleggiato … che intuisce l’andazzo …

battono le agenzie: …
“La follia della devastazione di un pezzo di storia di Roma sul Colle del Pincio per costruire un parcheggio per 700 auto è incredibile, pare che l’inventore di questa mostruosità sia un certo Chicco Testa, certo che dopo questa idea gli è rimasto solo il chicco. Assistiamo a un dilagare dei genitori di Frankestein, la Moratti e Formigoni, figli del vertice politico degenerato, alla cui testa non c’è solo Berlusconi ma anche Veltroni”.
Celentano ricorda poi che all’epoca dell’amministrazione Veltroni a Roma, Alemanno si oppose. “Mentre oggi che il sindaco è proprio Alemanno – osserva – ha cambiato idea. La sinistra è d’accordo con la destra e magari sono già al lavoro per progettare un mega parcheggio sotto la laguna”.

Speriamo che le cose non stiano esattamente così …
Certo che, al punto in cui siamo, …
non resta che sperare in Bondi …
il “poeta” … ci salverà? …

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Il fungo … di Pavia …

Riceviamo da Giuseppe Zapelloni di Pavia questa lettera …
evidentemente, … come si dice, tutto il mondo è paese …

“Caro Muratore,
le scrivo da una piccola località di provincia, poco nota, non fosse che per un velleitario Festibal dei Saperi: Pavia, mai sentita nominare?
il due maggio ultimo scorso quando il fungo era ancora una spora scrivevo al direttore del quotidiano locale:
Caro direttore,
Il dotto intervento del professor Guderzo sul perduto skyline pavese dalla parte del Borgo, ormai compromesso da un’architettura in stile balneare che fa tanto miracolo economico, e le sue considerazioni su quanto si va costruendo e progettando oggi intorno alla città, mi ha molto colpito.
Soprattutto se si considera che, nel disinteresse generale, proprio in centro, in Piazza della Vittoria, sta sorgendo una  mastodontica tettoia che finirà per far tanto “stazione di servizio”, e al cui confronto i tendoni di bar e pizzerie, per non parlare delle nuove edicole in stile neo-barocchetto, avranno maggior dignità architettonica.
E’ facile, fin d’ora, prevedere che sulla nuova struttura verrà montato un caso politico: anche noi avremo la nostra Ara Pacis; pagando, s’intende, comunque.

vada un pò a vedere che cosa sta crescendo

http://it.youtube.com/watch?v=t0F3xMbk2LAdiventata

se vuole saperne di più vada in

http://circolopasolini.splinder.com/ o più nel dettaglio http://circolopasolini.splinder.com/post/18225948#more-18225948

ringraziandola cordialmente”
G.Z.

ma sono io che la ringrazio per l’attenzione …

Pubblicato in Architettura | 4 commenti

Il “caso” Pincio … e la prevalenza del cretino …

Rondone Romano … che, evidentemente, preferisce Zola ad Augias … ci scrive …
“A me quello che irrita davvero è la totale incompetenza di questi assurdi e tronfi amministratori. Ignoranti e presuntuosi. Il dramma della nostra Casta rispetto a quella del passato, che almeno fra tanti sfaceli e ingiustizie, spesso indovinava il gusto e l’estetica, avendo dovuto studiare quel tanto per sedersi al posto di comando.
Come si fa a paragonare Place Vendôme alla collina del Pincio? Ma si legga Zola e il suo perfetto ritratto del tramonto da quella terrazza (Les trois villes, Rome). Capisca che non è per il coccio che ci battiamo! Ma per la Storia e l’Estetica. La Poesia e la Bellezza.
Madonna mia, a volte penso che se fossero solo in malafede sarebbero meglio, perché la consapevolezza del massacro l’avrebbero. Invece si sbrodolano anche addosso. Veltroni davvero crede di capire qualcosa, metteva e mette bocca (Rutelli almeno solo la cravatta) ovunque quando si tratti l’arte, e senza alcuna conoscenza reale.
Questi idioti che non piantano un albero nemmeno rifacendo (e come le rifanno!) una piazzetta del Centro perché “temono” di cambiare il panorama urbano, vogliono farci credere che un megaparcheggio dentro la collina più elegante di Roma non produca alcun effetto?
Ma ci rendiamo conto?
Volete essere innovatori? Allora per cortesia, cominciate con cose facili. Ci sono fior di orribili palazzoni semivuoti della nomenclatura che potrebbero diventare parcheggi multipiani alla svizzera. Dove ti devi inchinare per uscire dalla macchina se non vuoi sbattere le corna.
Volete scavare? Scavate dove ha un senso. Lo ha di più farlo sotto Piazza del Popolo o Piazzale Flaminio che dentro la collina. Ma poi sembra che Roma sia il Tridente (che già avete ampiamente sputtanato, e per fortuna non è nemmeno la parte più bella di Roma). Fatemi capire, lì fate 2 super parcheggioni (perché uno c’è già, semideserto).
E Roma è a posto? Ma se arrivi dal Colosseo dove parcheggi? Perché non pensare di farne da quelle parti (magari non dentro il Circo Massimo..)? E ai prati? Tutte quelle inutili caserme? Non potrebbero servire?
Come mai non capite che sono meglio (con meno impatto e più usufruibili) 10 parcheggi ben distribuiti da 100 posti l’uno, che 1 da 700?
La risposta è sempre nella Prevalenza del Cretino temo.
Basta vedere i lavori avviati per crederci…”

R.R.

Pubblicato in Architettura | 4 commenti

C’erano una volta … i “Romanisti” …

Riceviamo da Francesca Di Castro e molto volentieri vi sottoponiamo questa testimonianza di una stagione tramontata da tempo …

speriamo che la voce dei nuovi “Romanisti” torni al più presto a farsi sentire …

“Da “L’Urbe” del 3 aprile 1949:
“Il caso, in questo giorno di riposo mi ha guidato sul piazzale del Pincio, dove lo scampanio della maggiore chiesa di Roma si udiva perfettamente.(…) Quanta bellezza da questo piazzale: l’azzurro del cielo, il sole, il nostro sole che tutti ci invidiano e l’esplorazione dell’orizzonte in tutti i punti cardinali fa commuovere un vecchio romano: quanti ricordi vecchi e nuovi, di millenni e di oggi! Qua è Trinità dei Monti, quello è il Quirinale dove sventola, alla brezza del maestrale, la nostra Bandiera.(…) Ecco il Monumento dell’Italia unita e del Milite Ignoto (…) Tra la foschia vedo la mole del Colosseo, l’Ara Coeli, il Campidoglio con la Torre civica.(…) Gli occhi miei spaziano ancora in un gaudio di luce. Laggiù il Gianicolo: in queste giornate cento anni fa i miei commilitoni erano là vigilanti per la difesa di Roma(…) E su tutto stagliato nell’azzurro puro del cielo, il nostro Cupolone!(…) Una preghiera mentalmente rivolgo, in tanta visione, ad architetti scultori e pittori ultramoderni: -Non storpiateci la vecchia Roma.- Riservate per voi la nuova.”

Così scriveva l’antiquario Eugenio Di Castro, già membro del Gruppo dei Romanisti, fervente difensore della storia e della bellezza di Roma, dal quale ho ereditato passione per la tradizione e amore per la nostra Città. Era il 1949 e i “barbari” già avanzavano. Due anni dopo, grazie all’intervento del Sindaco Salvatore Rebecchini, anche lui membro del Gruppo dei Romanisti , venne salvata via Margutta e via dal Babuino da un disastro urbanistico già deliberato per realizzare una galleria che doveva unire via Veneto a piazza di Spagna. In quell’epoca la Cultura aveva ancora la possibilità di farsi sentire attraverso i giornali liberi che pubblicavano volentieri le discussioni all’ordine del giorno del Gruppo che annoverava tra i suoi sodali studiosi, artisti, politici, giornalisti, attori, musicisti, uniti dall’unico imperativo: la difesa di Roma. Tra di loro vi erano e vi sono personaggi come Trilussa, Ceccarius, Antonio Munoz, Augusto Jandolo, Carlo Pietrangeli, Clemente, Andrea e Michele Busiri Vici, Luigi Federzoni, Aldo Fabrizi, Carlo Fontana, Ugo Fleres, Mons. Ennio Francia, Hermanin, Huetter – solo per nominarne alcuni- fino a Gustavo VI re di Svezia e ad un altro Sindaco di Roma Antonio Santini, oltre a archeologi come Romolo A. Staccioli, soprintendenti, direttori di archivi e musei, architetti come Massimo De Vico Fallani, editori, giornalisti, storici dell’arte (Federico Zeri era tra questi).
Negli ultimi anni la nostra voce è stata “oscurata” e il motivo è palese. Insieme a Italia Nostra abbiamo affrontato le battaglie dell’Ara Pacis, dell’Acqua Acetosa, ed oggi quelle del Pincio, del Foro Italico e dei giardini di De Vico all’EUR  Abbiamo appoggiato apertamente Alemanno e gioito alla sua elezione, ma il rinvio per esprimere la condanna  o la grazia per il Pincio non lascia molto spazio alla speranza. In qualità di architetto del paesaggio, membro del Gruppo dei Romanisti e di Italia Nostra, la mia delusione è grande, perchè chiunque dovrebbe rendersi conto che non bisognava neppure pensare a toccare un luogo per mille motivi sacro e proprio per questo già sottoposto a vincolo paesistico e come villa storica, prima ancora di mettere in luce le presenze archeologiche, delle quali comunque si era già certi per i ritrovamenti dell’epoca di Valadier descritti dal Guattani e confermati dagli scavi in occasione del restauro della Casina Valadier, puntualmente elencati nel libro pubblicato per l’inaugurazione della stessa nel 2004, con presentazione dello stesso Veltroni.

Oggi, prima che il verdetto sia definitivo, rivolgo al Signor Sindaco Gianni Alemanno, per il quale gioiosamente e piena di speranze ho votato e fatto votare, questo invito, tratto dal “Principe” di Machiavelli, cap.XXVI:

“Volendo conoscere la virtù d’uno spirito italiano (romano), era necessario che la Italia (Roma) si riducessi nel termine che ell’è di presente, e che la fossi più schiava che li Ebrei, più serva ch’e’ Persi, più dispersa che li Ateniensi, sanza capo, sanza ordine; battuta, spogliata, lacera, corsa, et avessi sopportato d’ogni sorte ruina.(…)
Vedesi come la prega Dio, che le mandi qualcuno che la redima da queste crudeltà et insolenzie barbare. Vedesi ancora tutta pronta e disposta a seguire una bandiera, pur che ci sia uno che la pigli.(…)
E tutto procede dalla debolezza de’ capi; perché quelli che sanno non sono obediti, et a ciascuno pare di sapere, non  essendoci fino a qui alcuno che si sia saputo rilevare.(…)
Non si debba, adunque, lasciare passare questa occasione, acciò che l’Italia (Roma), dopo tanto tempo, vegga uno suo redentore.
Quale Italiano li negherebbe l’ossequio? A ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli, adunque, la illustre casa vostra questo assunto con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste; acciò che, sotto la sua insegna, questa patria ne sia nobilitata, e, sotto li sua auspizi, si verifichi quel detto del Petrarca:

Virtù contro a furore
Prenderà l’arme, e fia el combatter corto;
Ché l’antico valore
Nell’italici cor non è ancor morto.”

F.D.C.

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

Il Pincio e … l’inferno di Nerone …

Sandro Bari, scandalizzato dalla presa di posizione di Augias, ci scrive:
L’ultima speranza del Pincio: la nemesi
(ovvero: la paura della sfiga)

“Il commento augiasiano con riferimenti storici mi costringe a pronunciarmi, mio malgrado.
Nel culmine della battaglia, arrivati all’extrema ratio, i tribuni militum ordinavano ai trarii di abbassare le lunghe lance parallele al terreno, per frenare prima la voglia di fuga dei princeps e degli hastati in difficoltà, poi per costituire l’ultima difesa contro il nemico.
Siamo a questo punto, se non è già troppo tardi.
Dobbiamo tenere duro perché forse qualcuno di noi difensori del Pincio e di Roma, vedendo volgere al peggio, potrebbe farsi comprare, blandito da promesse, impaurito da minacce, irretito dai pareri dello schieramento di intellettuali, di critici dell’arte, di giornalisti storiograficizzati, di politici, di tecnici, di parolieri… E mi sono astenuto dagli aggettivi e dalle apposizioni: vi si sarebbero riconosciuti gli interessati difensori del crimine storico-culturale dello sventramento del Pincio. Interessati perché non mancano gli “obbligati” verso i propugnatori dell’infame progetto (carriera, stipendio, incarichi, fama, premi, pubblicazioni…). Chi di costoro non è legato da debiti di riconoscenza alla passata gestione del potere?

Ma c’è ancora l’ultima spes: la paura della sfiga.
Riprendo semplificandolo il racconto augiasiano (il novello storiografo, titolo che non si nega più a nessuno, come quello di opinionista) riguardo Nerone, protagonista delle peggiori nefandezze nella storia raccontata, nei romanzi, nei film (salvo una successiva rivalutazione). Solo il nome incuteva terrore e così ogni luogo che lo ricordasse. Il più esecrato era il Pincio, dove si diceva fossero sepolte le sue ossa sotto un noce più maestoso degli altri, e dove per mille anni il popolo si guardò bene dal passeggiare, finché nel 1099 papa Pasquale II segò personalmente l’albero maledetto infestato dalle streghe (sono sempre sotto i noci) e vi impiantò la chiesetta divenuta poi Santa Maria del Popolo.
Perché Nerone era così odiato? Ma perché aveva distrutto Roma, oltre tutto declamandovi sopra poesie da lui composte. L’anima maledetta vagava senza pace sul Pincio accompagnata da volteggi di corvi (afferma sicuro il novello storico) e spiriti del male, finché le sue ossa furono gettate nel Tevere.
È questa la punizione per chi distrugge l’Urbe immortale. E gli sta bene. Faccia attenzione, dunque, chi crede in queste leggende.
Specie chi compone poesie.
Non vorremmo che sulla nuova griglia terrazzata sopra il “porcheggio” del Pincio, dagli areatori, insieme ai gas di scarico dei gipponi dei commercianti tridentici, piroettassero animulae vagulae blandulae dalle sembianze morassuttiche, valteriane, strinatiche, ceramiste, augiastiche, girotiche, cacciariste, cerasiche, chiccotestine, inseguite dagli strali dei Pincii manes. O magari che, come fuochi fatui, gli spiritelli degli sventratori, dei cementatori e dei loro accoliti, senza tregua volteggiassero tra i sette piani di automobili per sfuggire da uno sfiatatoio, mentre Nerone in persona, col forcone infuocato, li infilza nel culo e li ricaccia dentro, senza pace… per sempre…”

S.B.

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

I corvi de Nerone e l’oracolo de Capalbio: … “dove sta il problema”? …

Anche una persona sicuramente intelligente e avvertita come Corrado Augias … sofisticato conoscitore di Roma e del Mondo … gran navigatore nei media … accorre, dai lidi più remoti, in soccorso agli amici Warter e Chicco e da par suo, … fine letterato qual è, … la butta sul culturale …
e ieri su Repubblica sotto il titolo: “La guerra del Pincio”  prende la questione un po’ alla larga e inizia parlando di corvi jettatori … …

“ … Poi, ai piedi del colle, sorse una cappelletta in seguito trasformata nell’ attuale basilica di santa Maria del Popolo. Fu papa Pasquale II (1099-1118) a volerla. Uomo superstizioso, vedeva con preoccupazione il volo di certi corvi su di un noce piantato vicino alla tomba dei Domizi. Il povero papa era convinto che quegli uccellaci neri fossero demoni in attesa della resurrezione di Nerone, identificato con l’ anticristo …

Poi venne il geniale Giuseppe Valadier (1762-1839) che fondendo miracolosamente il suo prediletto stile neoclassico alla spazialità barocca fece della piazza e della collina del Pincio uno degli scenari urbani più affascinanti d’ Europa, il vero salotto di Roma.
Pochi cenni sommari per ricordare in che luoghi e con quale carico di memorie, il parcheggio che divide la capitale dovrebbe essere costruito.
Si possono dunque capire i dubbi, perfino le ostilità, anche se manifestate a volte con una certa sguaiataggine …
(signora mia … si vedono certi tipacci in giro … n.d.r.) …

Bisogna però aggiungere che, a lavori ultimati, tutto tornerà come prima salvo i due fornici di entrata e di uscita all’ altezza della prima curva sulla rampa di destra della collina …
(ma l’hai visto il progetto? n.d.r.) …

Che sotto il piazzale del Pincio ci fossero dei resti, e di quale natura, si sapeva prima di cominciare gli scavi.
La sorpresa semmai è stata di trovarli più consistenti di quanto si supponesse. Come insegna il precedente dell’ Auditorium, non sono quei resti a creare imbarazzo, le soluzioni essendo solo due.
O si ricopre tutto lasciando ai posteri la decisione; o li si ingloba nel progetto rendendo visitabile ciò che per secoli ha riposato nelle viscere della terra.
Davvero non si vede dove sia il problema …”

Davvero? … e allora che stamo a discute …
Ma a questo punto viene anche spontanea una domanda …

e non resta che chiederci, sommessamente e con massimo rispetto:

“A’ Corà … ce fai … o ce sei?” …

Pubblicato in Architettura | 3 commenti

Pincio … ultimo … Warter … nimby … i care …

Riceviamo da Sergio Marzetti questo condiviso commento sull’ultimo, sorprendente, intervento quotidiano sul Pincio …
firmato nientepopodimenoché … dal magico Walter …
primo e insieme ultimo e granitico difensore della grande cazzata pinciana …

“E’ un triste spasso leggere i giornali in questi giorni. Ultimo ad intervenire é Veltroni sul Corriere di oggi.
1a PERLA) “San Sebastianello con le auto, come via di Ripetta, fino all’Ara Pacis, sono degli orrori. Il “moderno” conservatorismo preferisce questo orrore a un intervento innovativo?” Siamo d’accordo con lui che le file di macchine parcheggiate sono come la sporcizia in casa. Ma, come la padrona di casa negligente alza il tappeto persiano e ci spinge sotto lo sporco, l’ex-sindaco alza il Pincio come un tappeto e ci spinge sotto le lamiere.
2a PERLA) “E d’altro canto: a Place Vendome non c’è forse un parcheggio?” L’ex sindaco dovrebbe sapere che Place Vendome é solo la magniloquente copia napoleonica del modello universale che Roma offriva. Si potrebbe ipotizzare un parcheggio sotto Piazza Colonna ( a parte la risibile distinzione tra “scavo verticale” e “scavo orizzontale” proposta da La Regina)?
3a PERLA) “Nel cuore della Parigi storica non é stata collocata la piramide di Pei?” L’ex sindaco dimentica che la sua giunta, con gradimento generale, ha fatto coprire con un’aula vetrata il “Giardino Romano”, allargando lo spazio dei Musei Capitolini? Preso dalla trebisonda e dalla vis polemica Veltroni dimentica pure quel che di buono ha fatto!?
4a PERLA) “Il tridente nasce dalle grandi idee urbanistiche del Rinascimento e diventa un modello dell’idea barocca e poi neoclassica della città. E’ giusto che questa meraviglia sia un parcheggio di lamiere?” Magnifico! Complimenti! Allora, converrà anche l’ex sindaco, alla luce del suo entusiasmante sfogo, che non é giusto che questa meraviglia diventi un ricovero di lamiere.
5a…6a…7a…ecc. PERLA) Le altre andatevele a leggere; sono così tante e spropositate che mi colpisce il fatto che escano da un campione, almeno si dice, della cultura di sinistra.
P.S. Guardate inoltre le foto del parcheggio Ludovisi, del terminal Gianicolo e del Galoppatoio che, onestamente, “la Repubblica-Roma” presenta a pag. III. I parcheggi sono tristemente semivuoti. Ma, sostiene l’ex sindaco, questo non avverrà al Pincio perchè “il 90% dei posti macchina previsti sono destinati ai residenti”, a Lor Signori. Inoltre, continua sempre lui, i proventi previsti, pari a 60 milioni di euro, “sono, in base alla delibera comunale del 2006, interamente destinati alla pedonalizzazione del Tridente, alla riqualificazione del centro storico e alla manutenzione e conservazione (sic!) della Terrazza del Pincio”. Insomma, sempre più la città sarà divisa tra nuovi Plebei e nuovi Patrizi. Questi ultimi, come Lucullo ricoverava i suoi cento cavalli nella sua villa al Pincio, ricovereranno le loro migliaia di cavalli-vapore nelle viscere del colle.
Ecco spiegato in maniera lampante la causa del tracollo elettorale della giunta Veltroni.”

S.M.

Tra le varie uscite a sproposito dell’ineffabile Warter mi si consenta una sola notazione …

mi ha colpito verso la metà della terza delle quattro colonne fitte fitte della “lettera” a Papa Mieli una parola in corsivo, lasciata lì con tipica noncuranza anglosassone: nimby, che nel contesto suonava desolante: “Ma si sa, siamo nel Paese con la sindrome nimby più acuta del mondo … etc. etc.” …

Ma che sarà ‘sta “sindrome de nimby” che pare che ce l’avemo tutti ma manco sapemo de che se tratta e Lui ce la cita come fosse acqua fresca? …

so’ annato a véde sur solito Wiki … e sai che te trovo?

“Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile“) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale.”

francamente … ma che c’azzecca colla questione del Pincio?

caro Warter … tu vo’ fa’ l’Americano … ma …

Pubblicato in Architettura | 6 commenti

Pincio … vincolare cosa … vincolare come …

Riceviamo da Pietro Pagliardini questa attenta notazione sul “sistema” della tutela nel nostro paese …
“Nel mio precedente e frettoloso commento mi domandavo se qualcuno avesse notizie della Soprintendenza. La risposta l’ho trovata subito dopo pranzo nella mia consueta lettura de il Foglio di Giuliano Ferrara che sta conducendo una campagna contro il parcheggio, in un’intervista al Ministro Bondi.

Risulta che:
1) il vincolo, ovviamente, esiste;
2) che l’allora Soprintendente all’Archeologia Adriano La Regina nel 2004 vincolava il nulla-osta al “completamento delle indagini archeologiche”;
3) il nuovo Soprintendente Angelo Bottini nel 2006 “confermava il nulla-osta già espresso nel 2004 (da La Regina).
Da ciò si deduce che, trattandosi evidentemente di vincolo paesistico oltre che archeologico, evidentemente ciò che sta sotto terra conta più, per il Soprintendente, di ciò che sta sopra.

Io comprendo che, se nel progetto presentato si indica o si scrive o si sostiene che tutto ciò che esiste rimane intatto, il vincolo paesistico è formalmente rispettato però osservo che, come minimo, c’è una visione molto burocratica dei vincoli e del proprio ruolo, mentre le Soprintendenze, al pari dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, degli Ospedali, devono andare alla sostanza e non passare carte per verificarne la rispondenza formale. Qui ha perfettamente ragione il prof. Muratore che parla di “tutela di tutto l’insieme”.

Il Ministro Bondi, che sembra del tutto contrario al parcheggio, cerca di spersonalizzare e parla di un “errore di sistema”, facendo capire che lui interverrà personalmente, con gli strumenti di cui dispone.

Come la mettiamo con le Soprintendenze che sarebbero, secondo alcuni, un fattore di blocco allo “sviluppo” dei centri storici? Cosa diavolo deve essere sviluppato nei centri storici se non la distruzione degli stessi!

Forse ha ragione davvero Cacciari quando dice che si ferma tutto per un coccio ma ha dimenticato di dire che si chiudono gli occhi davanti al ponte di Calatrava, alla Teca di Meier, alla Pensilina di Isozaki e adesso al Parcheggio del Pincio.

Venezia, Roma, Firenze, guarda caso, le tre città simbolo di arte, bellezza e Italia nel mondo, quelle che ogni essere umano di qualsiasi nazione sogna di visitare una volta nella vita e che appartengono al nostro patrimonio artistico, storico, culturale, architettonico INDISPONIBILE per chiunque, possono essere svigliaccate per operazioni di “marketing” architettonico o per vile denaro. Già perchè nel Foglio è anche spiegato bene che il parcheggio è destinato al 50% ai residenti e al 50% agli alberghi, con un utile per il Comune e per l’operatore. Non sono pregiudizialmente contrario ai parcheggi interrati in centro, ma non ad ogni costo e ovunque.
Sì, il problema deve essere proprio di sistema, come dice il Ministro.
Saluti”

Pietro

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Pincio-Parking, … innanzitutto, … l’Osmoderma “eremita” …

Pincio … spigolature … a margine … di una riunione disperante …
per ogni “battuta” c’è, naturalmente, un suo autentico corrispettivo, protagonista parlante, … non sappiamo se anche pensante,  …
ma lasciamo al lettore l’abbinamento …

“ … la commissione doveva dare uno strumento “valutativo”, non esprimere un “giudizio” …”

“ … una cavità sotto un monumento non incide …”

“ … riducendo il parcheggio c’è un minore impatto ambientale …”

“ … proceduralmente … il Pincio è un luogo qualsiasi …”

“ … il progetto del Pincio non è più quello disegnato da Valadier … quindi …”

“ … bisogna governare … le griglie …”

“ … e allora che cosa direste … del parcheggio sotto il Quirinale … o di quello sopra la Stazione Termini? …”

“ … l’Atac è diventata … la depositaria del know-how della Sta …”

“ … dare un alloggio alle autovetture …”

“ … per le griglie e gli accessi … si potrebbe fare un concorso internazionale, aperto ai giovani architetti europei …”

“ … non è un vero e proprio parcheggio, ma, come è stato giustamente rilevato, solo un semplice “alloggio” per le autovetture … quindi … non ha rlilevanza urbanistica …”

“ … questi scavi sono una fortuna per l’archeologia … come nel caso dell’Auditorium …”

“ … ma cosa si pretende di più in tema di impatto ambientale? … è stato preso in considerazione anche l’habitat dell’osmoderma eremita …”

ci siamo documentati ed effettivamente … la simpatica bestiola … per alcuni incolti solo una specie di “bacarozzo” esiste e lotta con noi …

“Osmoderma eremita
(Scopoli) (Coleoptera Cetoniidae)

Caratteristiche distintive 
Gli adulti di questa rara specie, di taglia medio grande (25-37 mm), sono caratterizzati da una livrea di  colore bruno-scuro; il pronoto porta un solco mediano evidente, mentre sulle elitre si notano leggere strie di punti. Il maschio porta sul capo, sopra gli occhi, un corto  tubercolo.   Habitat    Questa specie si sviluppa in un particolarissimo microhabitat, ovvero all’interno di grosse cavità di vecchi alberi, per lo più salici, querce, castagno e faggio, ma  anche platano, pioppi, olmi, aceri, e altre latifoglie. Pertanto, si rinviene in formazioni boschive mature, in filari di vecchi alberi e anche in parchi cittadini, per lo più in ambiente collinare e montano, fino a circa 1000 m di  altitudine. 

Biologia e substrato alimentare
Le larve di questa specie si nutrono entro ammassi di rosura di legno sedimentati nelle cavità di vecchi alberi. Gli adulti compaiono nella tarda primavera o all’inizio dell’estate. Dopo  l’accoppiamento, le femmine depongono all’interno delle cavità una trentina di grosse uova. Lo sviluppo larvale procede di norma per tre anni. Le larve mature, prima di impuparsi, costruiscono una sorta di bozzolo costituito da escrementi e residui legnosi  compattati. I maschi emettono un caratteristico odore, intenso e gradevole (assimilabile al “cuoio di Russia”) che può esere percepito anche a diverse decine di metri; si tratta di un feromone che ha il compito di attrarre le femmine.

Distribuzione   
Questa specie è diffusa per lo più nell’Europa centro-settentrionale e orientale.  In Italia è presente nelle regioni settentrionali e centrali; in quelle meridionali e in Sicilia è sostituita da altre entità, molto affini, recentemente descritte. Questa specie è stata segnalata per il Friuli Venezia Giulia da Lazzarini  (1895a) (“Pontebba. Raro”) e poi da Tacconi (1911) (“Raro in Friuli nell’alta montagna”), quest’ultimo senza specificare le località di raccolta. Successivamente non viene ricordato da altri Autori che si sono occupati della coleotterofauna del  Friuli. Nel recente contributo di Audisio et al. (2003), nella carta di distribuzione della specie in Italia, relativamente alla regione sono riportati due punti (località) nella zona montana (si riferiscono al Canal del Ferro-Val Canale, probabilmente alla zona  Pontebba), un punto per il Triestino, un punto per la zona di Latisana e un punto a cavallo fra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quest’ultima segnalazione potrebbe derivare da un reperto raccolto recentemente in località La Sega in comune di Gruaro  (VE), a pochi chilometri dal confine con il comune friulano di Sesto al Reghena (PN) (leg. G. Governatori). In quest’ultima area sono molto frequenti, lungo i fossi di confine fra gli appezzamenti, filari di vecchi salici a capitozza, le cui cavità possono  ospitare la specie. Foto: Gyorgy Csoka, Hungary Forest Research Institute,  http://www.forestryimages.org

Grado di minaccia e normativa di protezione
È una specie in forte rarefazione e localmente a rischio di estinzione, sia per la estrema dispersione delle popolazioni sia per la drastica riduzione del particolare  microhabitat in cui vive. Questa specie è inclusa negli Allegati II (con l’indicazione di “specie prioritaria”) e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, nonché nella IUCN Red list.  Inoltre, è elencata nel Libro rosso di Pavan (1992), nella Lista rossa dell’Alto Adige (AA.VV., 1994) e nel Libro rosso della Toscana (Sforzi e Bartolozzi, 2001).

Strategie di gestione del territorio e degli ambienti naturali
Per la tutela di questa rara specie, di elevato pregio naturalistico, è necessario conservare i nuclei relitti e i singoli alberi di grandi dimensioni, appartenenti alle  specie forestali utilizzate per lo sviluppo larvale, anche in aree urbane e periurbane. In tal modo si proteggono contemporaneamente anche altri elementi delle preziose comunità saproxiliche attualmente in forte regressione.”

Un’unica perplessità … non sarà mica che con la scusa e l’assonanza del bacarozzo “eremita” … magari, pure ‘sta volta, … ce chiamano Renzo …
a “valorizzare” le griglie pinciane? …
Alemà … sta attento … che questi magari ce riprovano …

Comunque …

lunga vita … all’Osmoderma … “eremita” …

Pubblicato in Architettura | 9 commenti