Notte romana

notteromana

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

San Luca … Accademia o fureria? …

Sull’Espresso di qualche settimana fa, un servizio di Alessandro Gilioli intitolato “All’Accademia arriva l’Arma” …
fa un quadro piuttosto allarmante dello stato attuale di quella gloriosa istituzione che fu, per secoli, la romana Accademia di San Luca …

episodi impensabili … agghiaccianti … ridicoli …

“emergono anche presunti episodi al limite del grottesco: come i ricevimenti offerti dall’Accademia per i quali sarebbero state ordinate a una nota gastronomia romana quantità di cibo e di bevande sproporzionate all’evento, per permettere ad alcuni dirigenti – a festa finita – di entrare in cortile con la propria station wagon e caricare le auto di ogni ben di Dio.” …

speriamo che siano solo brillanti illazioni giornalistiche per “condire” l’articolo …
altrimenti, …
sembrerebbe di stare in un film da caserma anni sessanta …
in fureria … coi marescialli che trafugano dalla mensa le forme di parmigiano e i fiaschi del vino   …

mancherebbero solo la Fenech, Vitali e Banfi con le loro salutari pernacchie d’annata …

comunque, per saperne di più, cfr.: …
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2067743/&print=true

ma ancora più inquietante potrebbe essere la lettura del sito stesso dell’accademia …
con l’elenco dei nomi e …
le sue curiose, interne geometrie …

http://www.accademiasanluca.it/

Pubblicato in Architettura | 3 commenti

Ostia … Dubai … Las Vegas … e le palme di Palladio …

palmpall

Si leggeva ieri sul “Corriere” …
per un nuovo sviluppo del litorale …

“Ostia, tornano le «isole artificiali»
Il progetto di Portoghesi su modello della grande palma realizzata davanti al mare di Dubai …
Dall’Eur fino al litorale. È in questo quadrante della città che la commissione guidata da Antonio Marzano prevede uno dei possibili sviluppi urbanistici di Roma. Con la localizzazione di «ministeri ed uffici nell’area “Eur-Nuova fiera di Roma” per potenziare il settore sud-ovest» e con una controllata espansione del territorio del Lido, dove «una corona di isole artificiali può fissare definitivamente una nuova linea costiera, mentre la delimitazione di tutta l’area, potrebbe essere recuperata per funzioni naturalistiche, didattiche e turistiche di qualità» …
«Un piano coordinato – è scritto nella relazione che il sindaco forse sta studiando anche in questi giorni di vacanza alle Maldive – risulta di estrema utilità per valorizzare tutte le strutture, rendendo massime le sinergie»” …

Ogni isola del divertimento ha un suo tema. C’è quella con il parco marino, in parte sommerso, a disposizione dei subacquei. Una seconda sarà trasformata in discoteca mentre le altre saranno dedicate al fitness, ai giochi per bambini e a fiches e roulettes. Ci si arriverà in battello (gli «steamer» a vapore sul modello di quelli in uso ancora oggi sul Mississippi) e in elicottero.” …


Chissà cosa ne pensa Palladio? …

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Grazie Barbara … pizza fredda … nei fast food dell’arte …

zuppe

Alcuni illuminanti passi dell’articolo di Gianluigi Colin dedicato a Barbara Rose apparso sul “Corriere” di giovedì scorso: …

«La crisi economica? È fantastica. Rimarranno solo i veri artisti. Perché i veri artisti hanno la maledizione dell’arte e non hanno altra scelta». Barbara Rose parla con il sorriso sulle labbra, ma dice cose durissime. Soprattutto sugli artisti che non ama: «Koons, Hirst, Cattelan? Tutti sopravvalutati. Vogliono fare impressione, ma lo choc non dura nel tempo. I nipotini di Duchamp hanno rovinato l’arte. Basquiat? Vale davvero poco e il mercato è pieno di falsi. Per fortuna la storia e il tempo correggeranno tutto» …

La Rose è stata «dentro» la storia dell’arte con una passione e una libertà che non ha uguali e i suoi scritti hanno offerto una lettura fondamentale per comprendere e costruire una storia dell’arte che è storia del presente. Tra tutti vale ricordare il testo che ha scritto a soli 25 anni, “L’arte americana del Novecento”, che ha aperto la critica a un mondo fino ad allora pressoché sconosciuto: «Ho scoperto da poco una cosa incredibile: i soldi che quel libro ha fatto guadagnare all’editore sono andati alla Cia. Era tempo di guerra fredda e il volume, che aveva un finanziamento governativo, doveva servire a manifestare la grande potenza creativa degli Usa in confronto all’aridità della Russia».

Da poco ha pubblicato per Scheiwiller “Paradiso Americano”, una raccolta di saggi «sull’arte e anti-arte» dal 1963 a oggi …

Senza tanti giri di parole Barbara Rose accusa un sistema dell’arte senza più regole etiche che pensa soltanto al profitto: «Siamo in mano al marketing, nient’altro. Viviamo il tempo dei valori falsi confezionati per gente incolta e ignorante. Il problema è la distruzione totale del mercato dell’arte che non ha niente da fare con la qualità di un’opera. Oggi esiste solo la manipolazione del mercato controllata dalle case d’asta, ma ancor di più dalla pubblicità, dai libri e dai critici pagati, dalle feste mondane e dai musei. Sì, i musei sono il vero problema: certificano la qualità quando non c’e nient’altro che moda, scandalo e spettacolarizzazione. È il fast food dell’arte con il gusto di una pizza fredda» …

Per Barbara Rose anche in Europa non va tanto bene: «La crisi viene del fatto che i ricchi non hanno cultura e i colti non hanno soldi. Viviamo un mondo che non permette lo sviluppo del gusto. Oggi l’intelligenza, l’etica, l’estetica contano poco». Ne ha anche per i critici italiani: «Achille Bonito Oliva? Il suo problema è che si considera un artista. Per lui la più grande opera è solo se stesso. Francesco Bonami è molto legato alle logiche del marketing e capisce solo le regole del gioco. Germano Celant è il gioco». E salva soltanto Gillo Dorfles: «È stato il mio eroe. I suoi scritti sono ancora fondamentali per capire la decadenza del presente » …

Grazie … Barbara …

Pubblicato in Architettura | 4 commenti

Giuseppe Pullara ci scrive …

Riceviamo, a proposito di un nostro telegrafico commento alla recente “lezione” romana di Giorgio Grassi, questa risentita nota di Giuseppe Pullara …

“Caro prof, lei definisce giornalista “belloccio e famoso” un povero 67enne appassionato di architettura che non è certo famoso ma che da anni cerca di portare umilmente servizi divulgativi sull’Architettura nelle pagine di cronaca del Corriere. Come lei sa, la mia qualità di esperto giornalista politico non si è trasformata in spiccata competenza dei temi di architettura: ne sono tanto consapevole che entusiasticamente frequento le lezioni delle tre facoltà romane di Architettura per imparare quanto piu’posso. Quando ho saputo della lezione di Grassi mi sono precipitato per conoscere un architetto di cui non ricordavo di aver mai sentito parlare e per cercare di imparare anche da lui qualche cosa. Apprezzi, invece di disprezzare, questa buona volontà. Io stesso, ricorda?, incontrandola alla lezione, le dissi che volevo colmare una lacuna. Lei ha usato una mia amichevole e onesta ammissione per cercare di svilire la mia immagine. Credo inutilmente. Alla lezione di Portoghesi del 3 aprile -che certo non ho perso- alcuni suoi amici e colleghi della cui amicizia (vorrà pur dire qualcosa, no?) mi onoro, si sono chiesti il perchè della sua nota e mi hanno espresso totale solidarietà. Ma forse l’hanno espressa anche a lei, perchè ormai vi conosco cari Signori dell’Architettura: grandi sorrisi davanti, grandi maldicenze alle spalle. Tutti, o quasi.”
G.P.

Caro Giuseppe, naturalmente lungi da me il “cercare di svilire la tua immagine” … e perché mai? … oltre tutto … mi ritengo tuo amico …
la mia, forse, è stata quindi solo un’amichevole leggerezza ché, peraltro, senza nemmeno citarti, ma prendendo spunto da una tua battuta, voleva solo sottolineare l’obiettiva, attuale emarginazione pubblicistica di una personalità come Giorgio Grassi …
mi dispiace, quindi, che tu l’abbia presa tanto male …
e, naturalmente, pubblicamente, me ne scuso …
peraltro, come sai, io spesso non concordo su quanto, da tempo, vai scrivendo sulla nuova architettura romana, …
ma questo mi sembra di avertelo sempre già detto, e ben più di una volta, in faccia …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

1CFU …

1CFU

Pubblicato in Architettura | 7 commenti

Stronzate misteriose …

Ad Andrea di Loreto che stigmatizza sinteticamente il nostro ultimo intervento con

un suo perentorio: “Ancora con queste stronzate!” …

siamo qui a chiedere cortesemente: “in che senso?” …

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Valente “futurista” … il Carro di Tespi compie ottant’anni …

tespi1

Il Carro di Tespi …

uno degli episodi più rilevanti e peraltro sottovalutati della cultura italiana del novecento …
crocevia della cultura europea …
compie ottant’anni …

Antonio Valente …

da Le Vieux Colombier al Teatro degli Indipendenti …

da Copeau a Craig, da Bakst a Brecht …

da Loos a Kiesler, da Savinio a Diaghileff …

da Gropius a Schlemmer, da Moholy Nagy a Piscator …

da Bragaglia a Prampolini, da Libera a De Renzi …

quindi: …

dall’O.N.D. al Fun Palace …

da “Sturm” agli “Archigram” …

da Antonio Valente a Cedric Price … il passo è breve …

quando si dice “dopolavoro” …

un “capolavoro” … futurista …

tespi2

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

La balena … nella rete …

spiaggiatapo

Emanuele Arteniesi ci invia questo, solo apparentemente improvvisato, dialogo-collage: …

Difficile dialogo tra Deleuze e Melville sull’apparizione della balena …

In attesa di sapere come la pensa Dino Formaggio …

Deleuze:” l’indifferenza ha due aspetti: l’abisso indifferenziato, il nero niente, l’animale indeterminato in cui tutto è dissolto; e insieme il bianco niente, la superficie ridivenuta calma in cui fluttuano determinazioni slegate, come membra sparse, teste decollate, braccia prive di di spalle, occhi senza fronte. L’indeterminato è del tutto indifferente, ma le determinazioni fluttuanti non lo sono meno le une rispetto alle altre. bisogna chiedersi se la differenza funge da intermediaria tra codesti due estremi.”…

…agli idealisti hegeliani fischiano le orecchie, i primatisti dell’identità che definiscono il mondo della rappresentazione trattengono il fiato…

…” oppure non è essa il solo estremo, il solo momento della presenza e della precisione? la differenza è lo stato in cui si può parlare delLA determinazione. la differenza “tra” due cose è soltanto empirica, mentre estrinseche sono le determinazioni corrispondenti. Senonchè in luogo di una cosa che si distingue da un’altra, immaginiamo qualcosa che si distingua, eppure ciò da cui si distingue non si distingua da essa”…

…Mies fa spallucce, lui è un progettista del suo tempo e legge Tommaso d’Aquino…

…”il lampo per esempio si distingue dal cielo nero, ma deve portarlo con sé, come se si distinguesse da ciò che non si distingue. si direbbe che il fondo sale alla superficie, senza cessare di essere fondo. c’è qualcosa di crudele, e anche di mostruoso, da una parte e dall’altra, in questa lotta contro un’avversario, in cui il distinto si oppone a qualcosa che non può da esso distinguersi e che continua a coniugarsi con ciò che da esso si separa”..

… pile di maschere cominciano a schiamazzare mischiando i fogli dimostrativi di Gropius s’inceppa il power point…

Melville divertito lascia Ismaele raccontare come può, lui è il primogenito di Abramo, bastardo cacciato nel deserto, fra altri reietti. un uomo non del proprio tempo, un inattuale:
” Era un pomeriggio annuvolato e afoso: i marinai gironzolavano pigramente per i ponti o fissavano l’occhio vuoto sull’acqua color del piombo. Quiqueg ed io eravamo placidamente occupati a intrecciare ciò che si chiama una stuoia a sciabola, per l’equipaggiamento aggiuntivo della lancia. tanto quieta e sommessa, e forse in qualche modo presaga, era tutta la scena e un tale incanto d’orgia covava nell’aria che ogni marinaio, in silenzio, pareva disciolto nel proprio io invisibile.
Io ero il servo , o paggio, di Quiqueg, in quel lavoro. Mentre continuavo a far passare e ripassare la riempitura o trama di merlino tra le lunghe filacce dell’ordito, adoperando le mani come spola, e mentre Quiqueg, messo di fianco, di tanto in tanto cacciava la pesante sciabola di quercia tra i fili e guardando pigramente sull’acqua spingeva a posto, noncurante e distratto, le filacce: una così strana aria di sogno, ripeto, regnava in quel mentre su tutta la nave e sul mare, rotta soltanto dall’intermittente colpo sordo della sciabola, che quello pareva fosse il telaio del Tempo e io stesso una spola macchinalmente assorta a tessere e ritessere i Fati”…

…Il primo ufficiale Semper , lasciato il comandante Riegl ai suoi monumentali intenti di tracciare piste sull’acqua, alla sua ossessiva Kunstwollen sete di vendetta, si avvicina incuriosito…

… “ecco i fili immobili dell’ordito, soggetti solo a un’unica, sempre uguale, immutabile vibrazione, e quella vibrazione era calcolata a permettere appena appena l’incrocio di altri fili coi suoi. Quest’ordito pareva la Necessità; ed ecco, pensavo, io con le mie mani manovro la mia spola  e intreccio il mio destino in questi fili inalterabili. intanto la sciabola istintiva e indifferente di Quiqueg, che talvolta colpiva la trama o per obliquo o per storto, o troppo forte o troppo piano, come dà il caso, e con questa differenza nel colpo conclusivo produceva un corrispondente contrasto nell’aspetto ultimo del tessuto terminato: la sciabola di questo selvaggio, pensavo, che così definitivamente foggia e aggiusta trama e ordito, questa sciabola facile e indifferente deve essere il Caso: sì, il caso, il libero arbitrio e la necessità, in nessun modo incompatibili, che tutti, intrecciandosi, lavorano insieme.

Stavamo così tessendo e ritessendo, quando io trasalii a un suono tanto bizzarro, tanto prolungato e musicalmente selvaggio e ultra terreno, che il gomitolo del libero arbitrio mi sfuggì dalla mano e stetti a guardare le nubi donde quella voce scendeva come un’ala. In alto , arriva sulla crocetta, c’era quel matto Capo Allegro, Tashtego. Sporgeva innanzi avidamente il corpo, con la mano allungata come una bacchetta magica e a brevi intervalli scattanti continuava le sue grida. – Laggiù soffia! là! la! là! soffia!”…

… il miracolo, la catastrofe, la balena.

Deleuze: ” la differenza non implica il negativo, la differenza e la ripetizione hanno preso il posto dell’identico e del negativo, dell’identità e della contraddizione. il primato dell’identità definisce il mondo della rappresentazione. Ma il pensiero moderno nasce da un fallimento della rappresentazione. Il mondo moderno è il mondo dei simulacri.
La differenza come catastrofe non testimonia appunto di un fondo ribelle irriducibile che continua ad agire sotto l’equilibrio apparente della rappresentazione organica?”…

… Il lampo, la balena.. Ma la cultura “mainstream” procede ancora verso le riduzioni, le declaratorie…lo spirito del tempo e si discutono le leggi. Le generalità del Movimento moderno non dimostrano più niente… I silos americani chissà in che condizioni erano già al momento delle foto poi ritoccate da Le Corbusier…Le foto ritagliate di Katsura con l’esclusione dei tetti tessuti … per i testi di Gropius sul Giappone del 1960… Solo nel 1983 sono state pubblicate le immagini complete, più “ambigue” per i modernisti, per i testi di Isozaki…
Un secolo di riduzionismo e ideologia… e Semper l’aveva detto che la tessitura era la più antica forma di artigianato cosmogonico, come la costruzione giapponese… costruire come coltivare…lui è andato in crisi, non capiva il simulacro…
Sarebbe ora di tornare ai campi dell’architettura… E che qualche architetto si annoi definitivamente del suo impiego nei servizi e magari vada a dare una mano a chi tenta di costruire insediamenti più sani e divertenti come quelli della rete, del tessuto degli Ecovillages…la ricompensa non è facilmente quantificabile …”

E.A.
E’ proprio vero che sarebbe ora di tornare all’architettura …

Pubblicato in Architettura | 3 commenti

Scarti d’arte … il Cristo velato …

cristovelato

Riceviamo da Isabella Guarini in relazione ad una delle ultime performace partenopee: …

“Caro prof. Muratore, le invio una mia composizione, uno di quei “lampi associativi” regalati dalla memoria di fronte alla pauperitas degli eventi artistici contemporanei.

La cronaca
Nel PAN, Museo delle Arti Napoli, Palazzo Roccella, si sta svolgendo una mostra di giovani artisti che presentano opere ispirate alla cronaca del giorno prima. Lupus in fabula: il Papa interviene in Africa sui preservativi e l’Aids ed ecco a Napoli concretizzarsi il pensiero nel Crocifisso avvolto nel preservativo, proiettato su una parete del Museo civico, “Sacred love” di Sebastiano Deva. Apriti cielo! Il Sindaco di Napoli, irrompe sulla scena e ordina la rimozione dell’opera blasfema. La direttrice del PAN, Iulia Draganovic, si dimette accusando la città di Napoli di non avere rispetto per l’arte. Sic!

I commenti
Come al solito la città si divide a difesa della libertà artistica. Parole, parole. Ma la sostanza è che l’opera è davvero scomparsa sotto i colpi severi della nostra Rosetta, Sindaco.
Non entro nel merito della questione specifica sulla funzione dei Musei Civici che pure mi appassiona, perché sono distratta dalla memoria del Cristo velato di Giuseppe Sammartino, 1753, Cappella Sansevero in Napoli. Quando, da matricola, vidi per la prima volta la scultura nella penombra della misteriosa Cappella del Principe alchimista, fui presa dalla paura perché per raggiungere tanta perfezione nella rappresentazione del Cristo velato attraverso il marmo, ci doveva essere stato per forza qualcosa di misterioso. Infatti, sono tante le leggende noir su il Principe di Sansevero che per costruire la Cappella, tutta in marmo , dilapidò il patrimonio di famiglia. Sono ritornata più volte a osservare il Cristo velato convincendomi sempre di più che è un’opera di rara fattura e irraggiungibile bellezza. E ora che tracollo: il Cristo crocifisso è velato sì, ma da un condom di plastica. Scarti d’arte dell’era globale!”

I.G.

Pubblicato in Architettura | 6 commenti