“Quanno a polli … quanno a grilli …”

S contro T “Non ho notato reazioni particolarmente effervescenti per quanto riguarda il progetto di Tschumi a Grottammare … mi sono chiesto … come mai?
Eppure N. Salingaros non era stato particolarmente generoso , come si può immaginare, verso questo architetto quando vinse il concorso per il nuovo museo dell’Acropoli …
Neanche un salingarosiano all’orizzonte …
Quanno a polli … quanno a grilli … diceva Genesia!
Boh!
Sarà stata l’acqua di questi giorni?
Non i suoi ed ovviamente neanche Lui… fatto è che sarebbe stato molto interessante conoscere dalla viva penna del Prof. N.S. cosa ne pensa di questo progetto per l’Italia.
Sono stupito … perché dichiaratosi acerrimo nemico di Tschumi, con quello scritto che allego, ci avrebbe potuto almeno inviare un paggio con un suo dispaccio!
Niente! … di questo blog lo colpì più fortemente, invece, qualche mese fa l’apparizione di un L.C. in versione “Porchettaro” più che la vera insidia urlata sul blog dal progettone da 20 milioni di Euro.
In ogni caso mi sono ritrovato tra le mani un libretto che il caro , vecchio, buon Orciari mi aveva “piazzato” qualche anno fa  raggirandomi con la sua tipica simpatia …
Orciari mi vendeva qualsiasi libro!
Non c’è più! … è stata una perdita grave!
In questo libretto, Giovanni Damiani con il suo “Continuità” , postfazione a “Bernard Tschumi” edito da SKIRA ci spiega che per comprenderne la figura intellettuale, dobbiamo o “possiamo” metterla in relazione a certi “movimenti della sua vita” creando così “un filo rosso che leghi gli indirizzi di residenza”.
Parole sue … di Giovanni Damiani …
“Senza voler cadere in nessuna retorica di biografiamo”, scrive Damiani, “l’immagine con cui lo stesso Tschumi apre un intervista ‘Sono nato in treno fra Parigi e Losanna’ appare metafora stessa di una condizione esistenziale di movimento continuo e di necessario cosmopolitismo”… insomma capito? Condannato ai progetti internazionali da quella sorte maligna del treno.
E manco a dirlo cosa ci trovo nelle immagini allegate alla Postfazione?…una bella fotografia degli interni dello Studio National des Arts Contemporains accompagnata dopo qualche pagina da un intramontabile carcere … un evergreen … ovviamente quello di Piranesi!
Che fantasia!
Treno o non treno fatto è che i primi due progetti realizzati da B.T. sono il Parco della Villette a Parigi e la Stazione Internodale di Losanna … sarà un caso?
Valli a capì ‘sti unti dal signore?!
Leggere Salingaros Comunque fa bene … aiuta!
Ma anche leggere l’intervista (sempre nello stesso libretto) di Marco de Michelis a B.T. non è male … si parla :
1) di come si può concepire una architettura senza essere veramente architettonici …
2) del fatto che la questione dello spazio esiste ancora ma in posizione marginale rispetto al tema della forma.
3) dell’INVOLUCRO … che ovviamente, manco a dirlo serve a contenere gli spazi…
4) di affiancamento alla continuità dell’involucro  della discontinuità degli eventi …
E di tanto tanto altro … come per esempio del fatto che l’architettura non ha bisogno di molte permutazioni, in quanto più semplice del linguaggio verbale …
SDSS contro T le carceri ...invitante ...

Salingaros: Il nuovo Museo dell’Acropoli di Atene

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3 risposte a “Quanno a polli … quanno a grilli …”

  1. Manuela Marchesi ha detto:

    C’entra e non c’entra…Parto dall’Unità d’Abitazione di Marsiglia, del ben noto L,C. Un’idea del Maestro, moduli, replicabilità, unità col massimo di autonomia possibile, interni belli, da vivere bene. Poi salto alcuni passaggi, molto per mia ignoranza e molto per brevità, e arrivo a quando negli anni ’70 inoltrati si assegnavano tesi di laurea del tipo: “Moduli abitativi di 20, 30 mq ognuno per stecche di edilizia economica e popolare prefabbricata” Ci manca la SuperCazzola e invece è tutto vero e documentabile, ma lascio perdere perché il discorso riguarda le mode e gli innamoramenti ideologici di chi è implicato nel costruire. E anche in fondo la inconscia malafede di chi fa del costruire un fatto di “cultura”,una questione di continuo e inarrestabile “progresso”, una faccenda di “essere al passo con critica e pubblico”. Torno ai “moduli” di laurea: hai voglia a dire che sono sperimentazioni quando l’andazzo generale anche sulle riviste del settore porta avanti il criterio…insano! E poi arriva Scampia, Corviale, Torbella, lo ZEN a Palermo, tutte realtà derivanti da una Marsiglia ideologica e da tanti bei pensieri e ottime teorie socio-urbanistico-economiche i cui esiti sono sotto i nostri occhi. ci si era innamorati di teorie, di ideologie e non di idee, di tante belle cose affascinanti che il tempo non aveva ancora pulito dall’inutile e dal dannoso. A Roma si direbbe “Pippe mentali”… Sono lontana da Valle Giulia, Fontanella,e altre dependances oramai da molto. Per il bene di tutti noi spero che non vengano più sollecitati esperimenti del genere. E’ meglio allora progettare containers per le emergenze idro-geo-sismologiche visto che servono, purtroppo… E dopo essersi sparati le mille pose su innovazioni e avan-guardie, dove vivono gli Archistars? in borghesissime, comode, ampie e panoramiche case, altro che storie!

    • sergio de santis ha detto:

      WASHINGTON – Si chiama «Colonel» ed è probabilmente un cane da guerra impiegato dagli alleati in Afghanistan. I talebani sostengono di averlo catturato nel dicembre 2013 al termine di un conflitto a fuoco con un’unità nemica. In un video diffuso dagli insorti compare l’animale e il suo equipaggiamento, di solito fissato sul dorso: una piccola torcia, una telecamera e un apparato GPS. Fonti statunitensi hanno sostenuto che il cane appartiene ad un’unità britannica ed è andato perso durante un’operazione militare anti-guerriglia. Nessuna conferma, invece, sull’uccisione di sei soldati avvenuta – secondo la versione talebana – nel medesimo episodio.

  2. Pingback: “AVANGUARDIE” E “PIPPE MENTALI” … | Archiwatch

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