LA CASA … “SOGNO PICCOLO-BORGHESE” …

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  • Pietro Pagliardini su: INCREDIBILE MA VERO: ETTORINO RAMPANTE … ALLA CONQUISTA DEL BRABANTE …“A me sembra che Filippo ragioni proprio come lui immagina ragionino i geometri che tanto disprezza, cioè con la caricatura di quella categoria. Ma non i geometri sic et simpliciter, quanto gli archeometri. Questi, culturalmente, sono in genere, ma con lodevoli eccezioni, la più dannosa specie in circolazione tra gli architetti. E’ questa mia una forma di razzismo o snobismo nei confronti dei geometri verso i quali invece nutro sincera stima? Niente affatto, la mia affermazione nasce da anni di frequentazione di soggetti in questione i quali, hanno, in maniera diffusa ed evidente, una caratteristica distintiva: un certo complesso di inferiorità, che deriva presumibilmente da un malinteso e ingiustificato disprezzo per la scuola che hanno frequentato e che non citano mai, quasi a rimuoverne il pensiero, che, facendoli sentire architetti sì, e spesso in abbondanza, ma figli di un dio minore, li costringe ad aggrapparsi tanto acriticamente quanto stupidamente alla figura di un Maestro di riferimento. Questa condizione psicologica, indipendentemente dalle qualità dei singoli, che sono, come ovvio, statisticamente distribuite esattamente come negli architetti non geometri, genera la conseguenza di cristallizzare il loro pensiero sull’architettura così come fanno con il Maestro, non immaginando nemmeno di poter andare oltre il proprio naso, escludendo che possa esserci un pensiero diverso da quello sicuro che hanno ormai introiettato, perchè significherebbe avventurarsi in un sentiero nuovo e pericoloso per le loro certezze. Ovviamente questa generalizzazione è allo stesso tempo portatrice della negazione di se stessa ma è utile a caratterizzare con sufficiente approssimazione una categoria di architetti che esiste nella realtà.
    Tutto in Filippo dice questo:
    – il disprezzo per l’agenzia immobiliare, quasi immaginando che gli architetti debbano e possano avere tutti un Principe come committente, come certamente lui avrà; Visione astratta, idilliaca e utopica, soprattutto se rapportata al numero di 150.000 architetti italiani;
    – il banale confronto con Maria de Filippi, pensiero debolissimo nel paragonare il mondo dello spettacolo a quello dell’edilizia (sì, la chiamo così, godendo a immaginare la reazione di disgusto), sfuggendogli evidentemente la differenza che passa tra una attività di svago passivo quale è la TV rispetto a quella dell’abitare, che è invece primaria nell’uomo come in ogni forma animale, anche se con consapevolezza evidentemente assai diversa;
    – e poi la perla, il ricorso all’antico e desueto stereotipo del “sogno piccolo-borghese” appreso sui libri di storia ma non digerito, tanto da riproporlo indenne ai tempi d’oggi, che mi riporta indietro di qualche decennio, quasi che desiderare vivere in una casa accogliente, bella, diversa e magari migliore di quella del vicino sia un delitto e non un’aspirazione umana che a che fare con la libertà, che sicuramente anche Filippo prova, se non l’ha già soddisfatta con una villa in campagna o un appartamento con annesso studio nel centro storico. Insomma, c’è proprio l’incapacità critica di saper adattare un concetto storicamente vero ad una realtà sociale e politica completamente diversa.
    Si rassegni Filippo, esiste un pensiero diverso e consolidato anche nella sua Olanda, paese splendido e colto ma lievemente diverso dal nostro per storia e soprattutto per geografia e modo di appropriazione e “invenzione” del territorio, che già la dice lunga sulla incapacità di cogliere l’importanza e l’influenza decisiva della diversità dei luoghi per l’architettura e di saper leggere e apprezzare il tono e il colore diverso con cui ogni luogo informa di sè la città e l’architettura.
    Coraggio, si lanci nell’ignoto e metta in discussione le sue ormai stanche e deboli certezze.
    Saluti
    Pietro
  • “Signora mia … che brutto paesaggio” … e Rutelli dichiara guerra ai geometri …

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7 risposte a LA CASA … “SOGNO PICCOLO-BORGHESE” …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    fantastico Pietro!

  2. Simone ha detto:

    Da piccolo borghese felice del sogno che sta vivendo, con appartamentino nel verde dal quale si sente l’odore del fiume, moglie e figli piccoli, ringrazio Ettore per la sua battaglia contro i mulini a vento ideologici, e mi auguro di non dover mai finire a vivere negli incubi rivoluzionari che tanto amano i soloni che hanno così poco rispetto per la libertà altrui, specie quando non corrispondono ai propri gusti “illuminati”.
    Giusto qualche mese fa era passata su Rai Storia un’intervista a Gregotti per non so quale ricorrenza, a parte le orride croste (milionarie) alle pareti e i mobili in moderno-chic, il panorama fuori dalle finestre della sua casa milanese non pareva proprio lo zen, nè quarto oggiaro…ma proprio il classico quartiere borghese ottocentesco da Milano-bene.

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ho visto un errore da matita blu e da 2 nel mio commento-post: una a, voce del verbo avere, senz’acca. Mi scuso
    Pietro

    • Massimo V. ha detto:

      ma allora sei anche tu archeometra! :-)

      o meglio come anni fa diceva un disgustoso ingegnere
      responsabile di procedimento (degno rappresentante del paese dei “chiacchiere e distintivo”.,
      parafrasando De Niro /Al Capone, anche se in questo caso sarebbe meglio “chiacchiere e titolo”):
      “non è un architetto,
      è un geometra che è diventato architetto”.

      Un “ingegnere, peraltro fallito, che dimenticava una cosa che Cicerone (citato da Berto nel Male Oscuro)
      così riassumeva:

      “La professione è onorifica solo se esercitata in grande”.

      (e se le cose stanno davvero così (e stanno davvero così)
      quanti architetti in Italia hanno diritto a tale titolo?)

      ciao
      Massimo

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        Non so quanti abbiano diritto a tale titolo, ma di certo non è “la professione esercitata in grande” che lo fa esclusivamente meritare. Per me la professione è onorifica se è esercitata con onore, capacità, passione. Se è in grande ovviamente non guasta.
        Se fossi archeometra l’avrei detto ma soprattutto chissà se avrei scritto il commento, peraltro finalizzato più ad personam che erga omnes.
        Puoi dire all’ingegnere tutto chiacchiere e distintivo che esistono fior di ingegneri provenienti dall’ITIS che non hanno complessi d’inferiorità ed esercitano la professione in maniera molto onorifica.

        Leggendo il link su Rutelli e i geometri che il padrone di casa ci ha riproposto a fine post, mi è venuto da ironizzare sul progetto Ara Pacis, voluto proprio dal piacione, che francamente, specie dal lato ingresso all’Ara Pacis mi ha sempre fatto venire in mente il progetto di un geometra, per quelle geometrie banalotte che sembrano uscite da una esercitazione scolastica di composizione. Un po’ come lo studio delle scale al pianoforte che talvolta suonano anche piacevoli ma sono, appunto, esercitazioni di studenti. Si vede proprio che spesso i politici parlano di cose che non conoscono.
        Saluti
        Pietro

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