E le chiamano ‘giornate internazionali di studi’ …

“Non pensavo si arrivasse a questo punto, francamente. Finito il dottorato hai come la sensazione di tirare lo sciaquone del cesso, nonostante quei quattro soldi rubati allo stato italiano abbia provato a usarli per pagarti i primi lavoretti e le prime trasferte in Africa. Emigrato part time a Parigi, perché per campare bisogna soprattutto lavorare…ma continuare a studiare ti piacerebbe -uno il dottorato prova a farlo anche per questo, salvo poi scoprire che, una volta dentro, o stai dietro a qualcuno o sei praticamente in mobbing. Quindi ti guardi intorno, assegni, bandi, call for paper, tanto per illuderti che quei tre anni non siano stati davvero da buttare nel cesso, e che almeno a leggere e a studiare un po’ tu l’abbia imparato. Napoli, “Abitare il Futuro ai tempi della crisi”, e già il titolo… Hai tra le mani un bel libro curato da Tom Avermaete -storico dell’architettura al TU Delft, alle spalle tanti studi su Candilis- Colonial Modern; dalla tua un po di lavoretti marocchini, una tesi di laurea e di dottorato in situ, e una mezza idea che ti frulla in testa da un po’. Scrivi, mandi quanto ti é richiesto.Ti selezionano. Paghi, ottanta euro perché sei inquadrato, affiliato come dicono loro (il ricercatore ‘indipendente’, sempre possa esistere, ne paga 180…). Hai un ISBN, su pubblicazione digitale. Ti mandano anche l’indice: milleottocentonovantasei pagine. Per ottanta euro avrai diritto, come dicono in Francia, alla tua copia digitale. Sei dentro, tra civici milanesi, splendidi veneziani, straccioni romani, sfigati italiani. Se hai fretta ti mandano anche il tuo articolo in pdf prima del convegno, senza supplemento. Ti sale un po’ di rabbia, ti rode un po’ il culo, forse sei solo snob -pensavi di essere stato davvero ‘selezionato’? TI chiedi perché l’hai fatto -te l’eri promesso tante volte…in fondo ti senti un coglione, tra milleottocentonovantasei pagine. Le chiamano ‘Giornate internazionali di studi’.
Cordialmente,

Filippo De Dominicis

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1 Response to E le chiamano ‘giornate internazionali di studi’ …

  1. Caro Filippo, mi ha colpito molto la tua mail, e, molto banalmente, mi fa pensare che ti aiuterebbe distinguere tra la qualità dei tuo talenti comeprogettista comestudioso cominsegnante dalla quantità di talento nel cosaseidispostoafare asottoscrivereconiltuonome per possedere dei “certificati”che dimostrano che hai talenti del primo tipo. Certificati di cui non frega niente a nessuno se non alla segreteria di ammissione a un concorso. Presso l’editore (omissis), in questi ultimi mesi, hanno assunto a tempo determinatissimo solo per stare dietro alla mole di libri e libretti di architettura che stanno uscendo per il bisogno di tanti di avere il ‘titolo’ per l’abilitazione all’insegnamento i cui termini scadono tra una settimana.
    Ne ho letti alcuni ed ero in imbarazzo per gli autori per l’inutilità del loro lavoro, per la superfluità (si dice?) delle loro scoperte scientifiche, per la banalità non solo delle conclusioni ma anche degli assunti (spesso temi su cui si è fatta ricerca di valore cinquant’anni fa e completamente dimenticata – vedi post di Muratore su Bernard Lassus).

    Ora più che mai è il momento dei libri chiacchera ISBN bollati, dei bla bla bla lunghi 80 – 90 pagine che a contenuto non reggono il confronto con i reply di alcuni utenti di questo blog, e tutti a giustificarsi citando il Grassi de La Costruzione Logica (che se l’ha fatto lui…) e il suo disprezzo in vecchiaia (sacrosanto a pensarci bene!) per quel libretto – il cui titolo straordinario non vale i contenuti – messo insieme solo per partecipare a un concorso per la docenza all’epoca.

    Del tuo talento del primo tipo non so giudicare, del secondo, da quanto racconti, ne hai. Eccome ?(Purtroppo ?) Gli 80 euri ne fanno parte. Stai sereno.

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