‘O sviluppo …

“Cari muratorini della parrocchietta del sabato sera,
vi clicco, v’implicco, vi spiccio … mi state simpatici perché condividiamo un punto. O forse una virgola, due punti, non so dire: la cronaca. Anzi, la cronaca nera, una passione. Mi fa impazzire, specie se ben scritta e inscritta nel web, come fate vuje. Trovo che sono romanzi figurati allo stato grezzo territoriale, … fumetti in fumo d’autore involontario.
Anzi, ricordo: molti anni fa avevo all’uopo, ohibò … booò?, nel quotidiano “Roma” di Napoli, una rubrichetta di “Cronaca nera dell’arte e dell’architettura”. Sempre ricca e frizzante, per la verità e per la mia fantasia. E sempre nelle pagine di Cronaca della Napoli-metropoli. Niente pagine della Cultura: chi ‘e lleggeva? Fu un successo … che però non mi facilitò nella “carriera”. Nella mia curriera … quella nel curricolo di Dumas, ricordate?
 A… a… a  proposito: oggi leggo nel giornale che …. che -nella già beata penisola sorrisina d’Italia- un amabile sindaco s’è beccato nove mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Abuso burocratico su abuso edilizio: a chi mette ‘a ccoppa!! Il primo cittadino – leggo ancora – ha già però proposto ricorso in appello. Ne ha facoltà.  La vicenda pare sia questa: un funzionario-funzionante dell’Ufficio Urbanistica comunale redige – su specifica richiesta del Tar– una perizia relativa a un malefatto realizzato senza autorizzazione. Pollice verso, è abuso e va (in prospettiva) demolito, scrive. La legge è legge e va sì rispettata!
 A questo punto l’inguacchio, la zona oscura incriminata. Urge una verifica “politica” alla perizia del malefatto, pensano forse “i salvatori”. Per questo motivo l’amabile sindaco, “personalmente ed irritualmente”, sostiene implacabile l’accusa, mette da parte questa perizia e ne fa fare un’altra, ad un altro tecnico comunale.
Questa volta la perizia dice che, indovinate un po’, … dice che il manufatto è benefatto e che non va demolito. Anzi va confermato e forse premiato. Sta tutto a posto, salvo che per il Tribunale competente. Che condanna in prima istanza questa pratica amministrativa. Fine primo tempo. Vedremo al secondo tempo. E al finale di partita, con titoli di coda. Tra un paio di lustri ben lustrati e prescritti.
 Questa periferica vicenda scomunale me ne ha fatto venire in mente un’altra di analogo taglio (e cuci-scusi), questa volta napoletana. Di tanti anni fa, nel godereccio post/terremoto del 23 novembre ’80, la madre di tutti i nostri guai odierni a Napoli, circoscrizione di San Pietro a Patierno, vicino all’aeroporto.
Eravamo giovani, volenterosi e politicamente “impegnati”, più di trent’anni fa: una risorsa per il Paese. Ma il Paese, si sa, come recita il proverbio, “è d’ ‘o paisano!!” Con due colleghi di vaglia e buona taglia, redigevo oneste perizie sui corpi edilizi circoscrizionali, ordinanza 80 post/terremoto. Tutti edifici bassi, poco impegnativi, a due o tre piani, in cemento più amato che armato. Ma spesso incontravamo anche vecchie masserie agricole in tufo tradizionale.
 I danni dovuti al terremoto erano fortunatamente minimi. Anzi nulli, spesso dovuti a poca o nessuna manutenzione ordinaria. Lesioni che stavano lì “dall’altro terremoto, quello del 1930”, assicuravano gli abitanti più anziani. “Un altro terremoto verrà tra cinquant’anni”, assicuravano poi fatalisti. Erano edifici certamente agibili ed abitabili. Nessuna inagibilità, a nostro modesto parere e parente. Solo cure ordinarie. Nessuna ordinanza di sgombero. Con tutto ciò che seguiva.
 Dopo oltre una settimana di oneste (im)perizie, fummo però, a sorpresa, convocati dal capointesta della Circoscrizione. Quello ci disse deciso: “Ma che state cumbinando? Vuje date tutte agibilità! Ma siete pazzi!! E accussì quanno arriva l’Emergenza? Quanno arrivano ‘e soldi ‘a Roma … quanno arriva ‘o sviluppo??”
“Ma quale Emergenza … ma quale Sviluppo ‘e che? So’ agibili, stanno buone, bunarelle, … abbitabili, ‘e ccase …”, azzardammo a replicare.
“Nooo, so’ inagibili, ve lo dico Io: se vede ‘a uocchio!!”, decretò il capointesta.
E poi aggiunse epocale, assoluto, tombale: “Se l’Emergenza nun ce sta l’hamma creà!”
Detto fatto “se la vide lui”, come ci aveva promesso salutandoci bruscamente “pecché teneva che ffà”.
 Protestammo, facemmo e scrivemmo qualcosa, … non ricordo bene ora … ma avevamo il “senso comune” (Comune di Napoli di quel tempo) assolutamente contro. E fu così che alla nostra perizia tecnica il capointesta umanitario sostituì la verifica “politica”. Chiamò un altro gruppo tecnico più “bravo” e fece rifare le nostre perizie. Indovinate un po’ com’erano? Tutte inagibilità! Hurrà, trallalà!!! Ed Emergenza fu, con tutto quello che seguì (con ampio consenso popolare). ‘O sviluppoooo!!!
 Non lo sapevamo, ma era iniziata la Ricostruzione … finalmente si lavorava e si consumava (il territorio): girava il motore dell’economia … tutto questo è oggi pre-scritto e archiviato. Sono vecchie storielle, buone solo per fare un inutile post napulitano, tanto per scrivere giulivi di sabato sera. Era quella la prima Repubblica dell’architettura d’Italia, nella sua massima espressione “affluente” e confluente.
Certo, erano lontani i tempi odierni “montiani”. Quelli dell’euro/pei ristretti: “Ita-li-ani-ani, non-c’è-un-eu-ro!”.
Nemmeno per i terremotati del Pollino impollinato, poveri loro. Si salvi chi può e chi(s)sà!
 Saluti segali,”

Eldorado

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3 Responses to ‘O sviluppo …

  1. :G ha detto:

    Grazie El Dorado.
    Questi sovvenir che ti sovvengono li si legge volentieri e anche volentoggi di domenica mattina.
    (E se c’hai uno (1) stile ti si può copiare e/o co-pigliare).

  2. sergio 43 ha detto:

    Mannaggia, Eldorado! Stavo tanto sereno ad aspettare mia moglie per fare una bella passeggiata in centro (la sta facendo un pò lunga con il trucco e ne approfittavo per dare un’occhiata all’amato blog) e invece m’hai fatto inumidì l’occhi per la rabbia. Non sono i terremoti la disgrazia dello Stivale ma i suoi aborigeni!

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