“… la cultura, quella autentica, che lo folgorò diciottenne …”

“Caro professore,
dopo, quando cala l’adrenalina, esco come al solito
macerato emotivamente dalla discussione (per me) esistenzialmente
coinvolgente con Andreatta da Petreschi stamane, insofferente verso i
‘Professionisti’ (dell’insegnamento, dell’architettura di chiese) e
quel loro tentennare di fronte a un impegno verso l’Assolutamente
Significativo (chiamarlo dio con la maiuscola non importa e non era
fondamentale nemmeno nel discorso di Andreatta) che il monsignore
chiedeva a progettisti di edifici sacri.
Un tentennamento non fatto di
dubbio, che ci sta tutto (ma magari!!), ma che pareva derivato dal non
saper proprio cogliere il mistero di un trascendente che da credenti
oppure da atei ci coinvolge in pieno.  Facce, fatti i dovuti omaggi al
monsignore, da Ma che sta a dì?! Ma io che c’entro? Come posso? Ma…
posso? Ma mi riguarda? Io mi intendo di arte! non di risposte ultime!
Oddio…
E allora si intuisce che un’intera generazione ha un’
impreparazione ben più profonda di quella culturale (sarà pure
ferratissima su Le Corbu o Kahn), un’impreparazione che, alla fin fine,
anche quella culturale coinvolge decidendo di priorità e scelte, un’
impreparazione che si può mascherare per una vita intera con una vita
intera da ‘Professionisti’.
Ma non so spiegarmi fino in fondo e ho l’
impressione di guardare pagliuzze altrui e non considerare le mie travi
che invece avverto e fanno male. Ma se stessi zitto non gli faccio un
favore. E nemmeno a me stesso.
Per metterci una pezza invio la
conclusione dell’ultimo libro su Pier Paolo Pasolini. C’entra. Anche se
non pare.
E vada come vada,
Giancarlo Galassi :G

AMORE PER LA TRADIZIONE
Di Pasolini cosa rimane, oltre al suo prezioso «metodo»
intellettuale, fondato su una relazione stretta, cogente, di biografia
e opera, oltre l’immagine della sua morte (come enigma e martirio),
oltre la figura dell’intellettuale pubblico (scandaloso, onnipresente,
profetico: il «personaggio» più memorabile che lui stesso abbia saputo
creare)? Credo che resti l’amore per gli stili del passato, per la
tradizione (letteraria, artistica, architettonica), per la promessa di
felicità che essa contiene.

Forse nessun altro autore italiano della
seconda metà del Novecento l’ha amata in modo così assoluto, straziante
– anche perché la sentiva in pericolo -, assumendola come rivelazione
della realtà stessa, della realtà intesa cioè come Bene, e
trasmettendone l’intima vibrazione, la perturbante bellezza anche agli
analfabeti e ai poveri di spirito. Pasolini è l’ultima incarnazione di
un umanesimo tragico, disperatamente fedele alle pale d’altare delle
chiese sull’Appennino o ai sublimi endecasillabi danteschi.

Ora è lui
che ci parla da quel “louzoùr”, da quel silenzioso chiarore che nelle
sue poesie friulane avvolgeva i morti.  Non c’è verso poetico, riga di
romanzo, immagine di film, dichiarazione in un’intervista che non ci
mostri appunto l’amore tremante, apprensivo e soprattutto contagioso
per la cultura (quella autentica, che lo folgorò diciottenne attraverso
Longhi in un’auletta universitaria), quella cultura che – unica –
permette un possesso reale, pur se metaforico, del mondo (e forse la
felicità). E si tratta di un sentimento tanto più «scandaloso» in un
paese come il nostro, che nei confronti della cultura oscilla da sempre
tra disprezzo e ammirazione ipocrita, tra indifferenza nichilista e
classicismo retorico.

Da Filippo La Porta, Pasolini, Il Mulino,
Bologna 2012.

………………

sarà stata la metà dei Settanta, …

ma ricordo ancora con commozione …

apparire nella penombra di un angolo appartato …

nella biblioteca della Facoltà di Lettere di Bologna …

la mitica lanterna magica del venerabile Longhi …

scrostata, impolverata, piuttosto arruginita …

un feticcio …

un cimelio …

un vera reliquia …

solo per l’atmosfera di quella “visione” …

sarebbe valsa la pena …

essere stati cacciati da Valle Giulia …

Zevi regnante …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

Una risposta a “… la cultura, quella autentica, che lo folgorò diciottenne …”

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Si è invece spiegato benissimo il Monsignore che chiama Dio non per nome ma come l’Assolutamente Significativo (chissà se l’ha pensato con le maiuscole, ma propendo per il no), soprannome tra l’altro piuttosto affettato. Ma che vogliamo fare, il dubbio sulla sua esistenza è evidentemente lecito esternarlo anche da parte dei monsignori, perfino per i Cardinali, quindi che problema c’è!
    Nessuno stupore o meraviglia per le chiese che vengono fuori.
    Diciamo che in ambito laico, ad atteggiamenti di questo genere, sarebbe logico rispondere invitando il dubbioso a pensare di appendere la tonaca al chiodo.
    Saluti
    Pietro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.