“L’ULTIMA VIGNA” … appunti per un articolo mai scritto …


AVVERTENZA

ci siamo capitati per caso alla ricerca di qualche foto dell’orto di Vallegiulia …

e abbiamo trovato dei vecchi appunti …

buttati giù all’ingrosso …

sull’onda di un’incazzatura tremenda …

circa dieci anni fa … giugno 2003 …

volevano fare una enorme parcheggio …

al posto dell’orto … al posto del pallone …

e allora decisi di scrivere un articolo …

per denunciare l’enormità dell’abominevole stronzata …

mi avevano incautamente mostrato anche i disegni …

delinquenti …

sei piani di parcheggi … scala mobile per la metro …

un paio di aule in cambio …

un vero affare …

ma allora non c’erano ancora i blog …

gli orti erano assai meno gettonati …

e quegli appunti alla comecazzomepare …

sono rimasti nel cassetto …

tanto non li avrebbe mai visti nessuno …

pubblicarli? … figuriamoci …

e invece adesso … beccateveli … pari pari …

così come vengono …

tanto, dopo tutto … chi v’ha cercato? …

peggio per voi …

la prossima volta cliccate da ‘n’artra parte …

L’ULTIMA VIGNA …

Li carciofi de Silvio …

 Montmartre / Parigi

L’ultimo orto (porto) /  L’ultima vigna

Questa potrebbe essere la storia di un piatto tipico romanesco: la vignarola / nouvelle cuisine: la vignarole

Ortolani e sagrestani

“aridatece i carciofi” –  “Parcheggio Vs. Vignarola” “parking vs. vignarole”

 vino e petrolio

questa è l’epoca del project financing, del costo zero, della sòla istituzionalizzata, della cartolarizzazione (che strano, scrivendo questa parolaccia il mio computer di solito così attento a segnalarmi le parole a rischio con una sottolineatura arricciata in rosso non si è allertato, forse lui sa che cosa vuol dire, nel suo cervello gli hanno messo l’informazione giusta) siamo noi che siamo duri di comprendonio e ancora ci attardiamo sui vecchi schemi, Lui ha capito subito come si fa

Elenco delle essenze: fico, pesco, ciliegio, albicocco, pruno, vite… fave, carciofi, patate, broccoli, insalate (quali? indivia, scarola, lattuga, naturalmente) prezzemolo, salvia, rosmarino … le rose

Questa è la storia di Silvio, pensionato già avventizio vitalizio della regia Università

Quando gli chiusero l’acqua e lui se la andava a prendere col bidone sulla carriola alla fontanella di piazza Don Minzoni (che magari qualcuno oggi vorrebbe ribattezzare – per pura filologia, naturalmente – dei Martiri Fascisti)

Around my home, la mia scuola, la mia casa, dopo quarant’anni tutto ti appartiene

Esposizione Roma 1911, Belle Arti, il ponte e gli architetti, Hennebique e Bazzani

Piacentini, Giovannoni, Del Debbio il giovane, fascista, amico di Ricci già autore del Foro di Mussolini

La prima Facoltà Del Debbio (la scritta di Fasolo? Cfr. la scritta di Portoghesi)

Cfr. Luthyens quella è la scuola di Architettura nell’immaginario collettivo: il frontone, le colonne, una vera Accademia

Che cosa è quell’edificio che vuole essere moderno perché ha le finestre in acciaio come la Bauhaus che peraltro è pure più vecchia, ma che non ci riesce perché poi sembra un casale della campagna romana, rosso Del Debbio come le terme dei giovani italiani del littorio

Effetto Babbo Natale …

Dove non compravano Casabella perché gli stava antipatico Pagano, sarà poi vero?

Cominciamo bene, la solita frittata alla romana: un po’ di questo e un po’ di quello, tanto per non scontentare nessuno, ma siamo fascisti o democristiani?

La vera anima dei tempi e dei luoghi ed è proprio per questo che è così “interessante”

Continuità, massoneria, il dopoguerra, sempre gli stessi, Piacentini epurato con la sua cartellina azzurra e gli sputi di Aymonino a Del Debbio?

I cessi di Valle Giulia;

Fasolo: bidet batte capitello ionico 2 a 0

“a Plinio, guarda che robba, che ce poi magnà la pastasciutta”

Lenci

Il sessantotto e i poliziotti di Pasolini / il settantasette qualcuno fa sapere a Lenci … me lo dice lui, quando diventammo amici nella lotta di liberazione contro Docci che ci vedeva come il fumo negli occhi – noi gli “autocorpi” -, che non era mica convinto, lo ha scritto anche sul suo diario col quale ha vinto il premio organizzato da Saverio Tutino a Pieve??? (qualche anno dopo quando mi fa vedere come gli avevano messo la testa nel cesso e mi ricordo di quelle ventimila lire – sarebbero dieci euro – che mi ero guadagnato – un assegno della Banca d’America e d’Italia che stava davanti al Messaggero che per entrarci c’erano i marines, perché ho sempre pensato che L. fosse un po’ amerikano? nei primi anni sessanta proprio in quello studio, forse a ripensarci un concorso per qualche carcere?, era nuovo uno dei più begli edifici di Paniconi e Pediconi col mattone rosso e il travertino nell’angolo, ma allora chi se li filava solo preti e monache come a Santa Teresa che poi si vendono la cappella prima del Giubileo per farne uffici e palestre…  e oggi ci paghi l’assicurazione)

I leader del Sessantotto (ma se togli la e fa lader) che si fregavano anche l’Enciclopedia dell’Arte che tutta intera riempiva la cinquecento che s’incarcava tutta, e gli sgabelli, che i computer ancora dovevano inventarli sennò non se ne salvava uno

Che buttavano i carboni di Limongelli pelle scale, ma ereno li professori “moderni” che poi li studenti paraculi se li rincollaveno e se l’appennevano ner salottino bono de casa …

 Ma erano anche gli anni che dai libri della biblioteca qualche figlio di puttana che poi magari avrà fatto anche carriera le pagine se le fregava, una per volta, e magari si slamettava Gillette solo la foto, lavoro di fino, che poi ci restava il buco, per risparmiare sulla fotocopia che allora non c’era manco quella e bisognava fare una trafila pazzesca per il microfilm, prenotare il fotografo, la lastra di vetro, per una copiaccia che adesso ti tirerebbe dietro anche un ragazzino e che dire di quelle copie “istantanee” vero prodigio della tecnologia tedesca d’anteguerra che facevano a via della Croce da???? Dove c’era una stanza tutta “de fero” che sembrava di stare dentro un u-boat per avere delle copiacce grigie, “ridotte” e illeggibili, ma tanto moderne, senza negativo, che la Polaroid neanche se l’erano ancora inventata.  Adesso se in qualche archivio trovi una di quelle ti ci fanno pure un seminario alla patologia del libro che non sanno neanche di che erano fatte e quindi la conservazione … sembra la storia delle Balle de’ pajia di Pascali che se le so’ magnate tutte li sorci, mentre le sòre Nène della Soprintendenza prendevano il the e facevano la guardia all’avanguardia (chè glielo aveva detto Argan alla Bucarelli che quella era robba bona, tantè che puro l’americani c’hanno creduto e se so’ comprati anco li serci a peso d’oro: ch’era arte. Serci e sorci, Roma è sempre la stessa. E poi so’ venuti quelli col codino e l’occhialino da Milano e c’hanno fatto pure i soldi, con l’arte, quella “povera”) bisogna senz’altro fare una commissione interdisciplinare, interministeriale, internazionale, interdipartimentale, per capire che è tutta una cazzata? Ma, poi, lo capiranno? Rivolgiamoci piuttosto al Docomomo che con un nome così… ci porterà l’affare in Europa e nel mondo e farà pure un elenco delle priorità che poi il DARC terrà senz’altro nella dovuta … considerazione …

Del Debbio 2

Greco, quello che s’è sprofondato nella cupola in Iran …

Padiglioni dei provini, che gli ingegneri andassero a romperli da qualche altra parte, i cubetti loro …

’68 la piscina degli Uccelli, i graffiti, gli agnelli sulla moquette verde-prato, la cattedra a casa per l’accademico frustrato e il Fico come l’albero della Rivoluzione dell’89

“a Plinio”, er padre de Paolo (ch’era fratello di Pirro e guarda caso s’è andato a scavà Butrinto ché magari sta pure dalle parti dell’Epiro che la la rima co’ tapiro ma nun c’entra gnente) che Spiridione propriamente je disse: “ce poi magnà puro la pastasciutta” … nella tazza … der cesso … da quanto je l’aveva pulita … arto che la ditta de l’appalto de le pulizie … quelli sì ch’erano tempi … democratici …

l’aula “dei ragni”, chissà dove sono finiti quei tavoli d’autore (Libera o Quaroni?), gli ultimi li ho visti caricare sul camion dei calcinacci, che se non fossero stai così pesanti, almeno uno, per ricordo, me lo sarei portato a casa io; erano assurdi e scomodi con quel tubo tra le gambe che ogni volta per sedersi era una gimcana genitale eppure ci eravamo tutti affezionati e almeno da un  lato, quello docente, erano anche decenti per lavorare

il lavoro di gruppo, i seminari, gli “studi” …

il ’77, veri teppisti, stronzetti viziati …

il ”concorso” per l’ampliamento … una farsa …

il pallone riciclato che non lo voleva nessuno …

la parcella di Arup … ché nun erano bboni manco a fa’ sta’ ‘npiedi la robba loro …

il restauro dei graffiti (via la polizia…)

il parcheggio … al posto dei carciofi …

ai tempi di Silvio …

scusate qualche sgrammaticatura, ma Silvio “coltivava” soprattutto i carciofi e la sua specialità erano quelli romaneschi

Spiridione?

bisogna stà attenti che se li magnano tutti le tope ceche che poi sarebbero – come le chiamano? Ah sì – le talpe

 Veltroni e la mezza porzione; ché quando è venuto a inaugurare la mezza facciata ridipinta di fresco (rosso politically correct e le ghette in faccia, alla faccia …) ha fatto sapere di non avere intenzione di rispondere a domande eventualmente imbarazzanti sulla città e che quindi era preferibile evitare eventuali interventi “critici” dei soliti “critici” che poi magari sarei stato io … ma che se’ crede da esse sto elettricista der cinematografo? La regina Elisabetta o er Papa polacco, ma je l’hano detto che a quelli nu li vota nessuno? Ché so’ unti dar Signore, quelli …

(27.6.03 …)

comunque, anche se ve la siete cercata …

tante scuse a tutti …

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3 risposte a “L’ULTIMA VIGNA” … appunti per un articolo mai scritto …

  1. andrea_b ha detto:

    «il più piccolo degli orti è esso stesso compendio dell’intero Pianeta, una metafora tessuta da fibre vegetali, terra e acqua che ci insegna un modo responsabile di vivere il palcoscenico più grande, quello fatto di fiumi, montagne, mari, pianure. L’orto dona una visione privilegiata a chi lo coltiva. Serenità e una spolverata di saggezza. Così percorriamo le geometrie di ortaggi e ne usciamo pronti per affrontare le noie quotidiane»

  2. sergio 43 ha detto:

    Anche se quasi fuori tempo massimo (accipicchia, quanto si trapassa rapidamente su un blog!) posso dire che la lettura di questa galoppata temporale vale, per chi è vissuto all’epoca, quasi quanto la “CRONICA DELL’ANONIMO ROMANO”? Altro che scuse!

  3. Pingback: “CRONICA” … DAGLI ORTI DI VIGNA CARTONI … « Archiwatch

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