GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 4 …

E’ BENE FARE LE COSE QUANDO SI SA ESATTAMENTE QUEL CHE C’E’ DA FARE

«Alla nonna era sempre piaciuto il grande cambiamento d’agosto,
forse più che altro per i suoi riti immutabili, per cui a tutto veniva
assegnato un posto che non poteva essere diverso. Era l’epoca in cui
tutte le tracce dovevano scomparire, e l’isola veniva riportata, per
quanto possibile, al suo stato originario. Le aiuole esaurite venivano
ricoperte di pacciame. Lunghe piogge livellavano e spazzavano tutto. I
fiori che sbocciavano erano rossi o gialli, vivide macchie di colore
sulla pacciamatura, e nel bosco c’erano alcune enormi rose bianche che
si aprivano tardi e vivevano un solo giorno di immoto splendore.

Forse a causa della pioggia, la nonna aveva dolori alle gambe e
non poteva andarsene in giro per l’isola come avrebbe voluto. Ma ogni
giorno faceva una breve passeggiata prima del buio e metteva in ordine
la terra, ripulendola di tutto quanto avesse a che vedere con gli
esseri umani. Raccoglieva chiodi e pezzetti di carta o di stoffa o di
plastica, schegge di legno macchiate di olio bruciato e coperchi di
barattoli vari. Poi andava alla spiaggia e bruciava il bruciabile, e
dentro di sé sentiva che l’isola diventava sempre più pulita e sempre
più sconosciuta e lontana. Si scrolla di dosso la nostra presenza,
pensava. Presto sarà disabitata. O quasi.
Le notti si facevano sempre più lunghe e buie. Lungo la linea
dell’orizzonte correva una catena spezzata di luci, a volte grosse
imbarcazioni transitavano rumorose lungo la rotta navigabile. Il mare
era immobile, perfettamente calmo.

Quando la terra fu ripulita, il babbo di Sofia dipinse con il
minio tutte le chiavarde e impregnò il legno della veranda con grasso
di foca, approfittando di una giornata calda e non piovosa. Ingrassò
gli attrezzi e i cardini con il Caramba e ripulì il camino dalla
fuliggine. Mise le reti al coperto. Poi accatastò della legna contro la
parete vicino alla stufa per la primavera successiva e per i naufraghi,
e legò la legnaia con funi, perché era vicina al livello della marea.

La nonna era preoccupata per un sacco di motivi. Supponete,
diceva, che sbarchino qui, lo fanno sempre. Non possono sapere che il
sale grosso è in cantina, e la botola può essersi gonfiata per l’
umidità. Dobbiamo portare su il sale, e metterci l’etichetta, così non
lo prendono per lo zucchero. E dobbiamo appendere in giro qualche altro
paio di calzoni, avere i calzoni bagnati è la cosa peggiore che possa
capitare. E se poi appendono le loro reti sopra le aiuole e calpestano
tutto? Con le radici non si può mai sapere. Più tardi divenne inquieta
per via del camino, e appese un cartello: Non tirare la serranda. Può
arrugginire e bloccarsi. Se la stufa non tira, può darsi che ci sia un
nido di uccelli nel camino, questo in primavera ovviamente.
Ma allora ci siamo già qui noi, obbiettò il babbo di Sofia.
Con gli uccelli non si sa mai, rispose la nonna. Tolse le tende
con una settimana di anticipo e coprì le finestre che davano a nord e a
est con un lenzuolo di carta. Poi scrisse sopra: Non toglietelo,
altrimenti gli uccelli rischiano di volare attraverso la casa. Usate
pure tutto ma portate magari dentro dell’altra legna, gli attrezzi sono
sotto il bancone da falegname, cordiali saluti.

Perché hai tanta fretta? Domandò Sofia, e la nonna rispose che è
bene fare le cose quando si sa esattamente quel che c’è da fare. Mise
in evidenza le sigarette per gli ospiti e anche qualche candela, in
caso la lampada non funzionasse e nascose il barometro, il sacco a pelo
e la scatola delle conchiglie sotto il letto. Più tardi tirò fuori di
nuovo il barometro. La statuetta non veniva mai nascosta. La nonna
sapeva che nessuno capisce la scultura, e tuttavia pensava che li si
potesse educare un po’. Lasciarono anche i tappeti dove stavano perché
la casa non avesse un aspetto troppo inospitale durante l’inverno.

La stanza assunse un aspetto diverso solo a causa delle due
finestre coperte, che le conferivano un’atmosfera di segreta
cospirazione e una cert’aria di abbandono.
La nonna lucidò le maniglie delle porte e pulì perfettamente il
secchio dell’acqua sporca. Poi si sentì stanca e si ritirò nella stanza
degli ospiti. Verso l’autunno questa non offriva molto spazio, perché
vi si radunavano tutte le cose che attendevano la primavera o che non
servivano più. Come potrò lasciare questa stanza, pensava.

Non era facile entrarvi e spogliarsi e aprire la finestra per la
ventilazione notturna, e finalmente poter stendere le gambe sul letto.
Spense la luce e sentì che anche loro si erano coricati dall’altra
parte della parete. C’era odore di catrame e di lana bagnata e forse
anche un po’ di trementina, e il mare era assolutamente silenzioso.
Quando si svegliò, la nonna restò a lungo distesa a riflettere se
uscire oppure no. Aveva la sensazione che la notte premesse contro le
pareti e fosse fuori in attesa, e poi le gambe le dolevano.
Gettò le gambe oltre il bordo del letto e aspettò un attimo, poi
andò a tastoni per quattro passi fino alla porta e aprì il saliscendi.
La notte era nera e non più così calda, c’era anzi un freddo gradevole
e pungente. Con grande lentezza al nonna scese le scale, voltò le
spalle alla casa e abbandonò la presa sulla ringhiera. Non era poi così
buio come aveva creduto. Quando si accovacciò sullo spiazzo della
legna, sapeva esattamente dove si trovava e dov’erano la casa, il mare,
il bosco. Lontano lontano si udiva il borbottio di un’imbarcazione, ma
i fanali non si vedevano.

Il lento battito del motore passò davanti all’isola e proseguì
verso il largo, e continuò a pulsare sempre più lontano senza spegnersi
mai.
Che sciocchezza, disse la nonna. E’ il battito del mio cuore,
semplicemente, non una barca da pesca. Rimase a lungo a riflettere se
andarsi a sdraiare oppure rimanere lì,
forse rimanere ancora un momento.»

Da Tove Jansson, “Il libro dell’estate”, Iberborea, Milano 1989, pp.
155-160.
Giancarlo Galassi :G

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

2 risposte a GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 4 …

  1. giancarlo galassi :G ha detto:

    AGGIORNAMENTO LINK AI POST PRECEDENTI

    Post 0 – Premessa emotiva

    Post 1 – Razionalismo e principio di necessità

    Post 2 – Paesaggio ambiente architettura

    Post 3 – Fuori stagione

    vedi anche:

    Memorie nordiche : Commento di E. Arteniesi e alcuni chiarimenti metodologici miei che sembrano più una excusatio non petita, accusatio manifesta.

    In ordine di apparizione hanno commentato “Asplund in ordine sparso”: Emanuele Arteniesi, Filippo De Dominicis, Stefano Salomoni, Eugenia Penna, Antonio C. che ringrazio tutti insieme e uno per uno. A loro sono venuti in mente Luigi Moretti, Ragnar Ostberg, Kay Fisker, San Francesco, Federico Fellini, Christian Norberg Schulz…

  2. Il Palazzo ha detto:

    A proposito di memorie isole, scandinavia e archittetti (e lo Zevi con la localizzazione sballata del post precedente), mi permetto una digressione off-topic, che non credo sia stata ancora segnalata.
    In breve un architetto dell’Università del Texas si reca in Grecia per raggiungere uno storico finnico-svedese a cui hanno sequestrato la barca su un isola del Dodecaneso.
    Qui, “scopre”la cittadina di Lakki, ovvero l’italiana Portolago.
    Volendo approfondire, si mette in contatto con Zevi, e questa fu la risposta.

    Che si potrebbe sintetizzare “Ma è proprio proprio sicuro che si tratti di roba italiana?”
    Della serie è più semplice avere notizie su una città dell’antica Roma, che su un città di fondazione…
    http://www.acaarchitecture.com/Mag37%281%29.htm

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