GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 3 …

La sto tirando lunga sopra sotto intorno perché non è facile entrare
con voi in questa casa rimasta chiusa dopo un così lungo inverno,
costruita per sé da un architetto cui hanno dedicato parole piene di
ammirazione sia Bruno Zevi che Saverio Muratori ciascuno interpretando
secondo il proprio paradigma la sua organicità. E non è stato facile
nemmeno trovarla.

Michele Capobianco [1959] e Gabriele Milelli [1983] la danno per
costruita a Stennäs, cioè sulle rive di un lago da tutta un’altra
regione. Zevi [1949 e ancora nel 2000] la colloca in una Stennäs,
frazione di Sorunga nei pressi di Stoccolma e allora tocca pensare la
scomposizione quadridimensionale di un intero lago della Svezia
centrale per traslarlo nello spazio fino a sovrapporsi alla costa del
Baltico, ma forse non siamo troppo lontani da quanto aveva
effettivamente immaginato la famiglia Asplund chiamando la propria casa
con quel nome.

Villa Stennäs invece è a Lisö vicino Hästnäsviken e mi ci sono
arrivato solo grazie alla guida delle architetture di Stoccolma di Olof
Ultin [1998], precisamente a latitudine 58° 55.147’N e longitudine 17°
46.133’E. E appena la trovo con l’occhio di dioogle mi rendo conto che,
bollito dalla lettura di case in area mediterranea, ingannato dalla
planimetria di Asplund che orienta il disegno non con il nord in alto
secondo il cielo ma badando alle preesistenze in sito, ho interpreto in
modo del tutto errato la giacitura della casa che è in realtà ruotata
di un quarto di giro rispetto alla descrizione dell’altra volta. Cambia
poco ma dovevo arrivarci che il sole è poco decisivo nell’orientamento
delle abitazioni in Svezia non essendo mai più alto di 54° in estate
(in Italia 68), non quanto invece lo è la difesa dal vento che soffia
continuamente, che quando diviene tempesta abbatte gli alberi e arriva
a meritarsi un nome come i cicloni, Gudrun nel 2005, Per nel 2007,
Berit e Dagmar nel 2011, Emil quest’anno.

E poi… come capire il genius loci vero, che poi forse è ciò che
conta, nella relazione “paesaggio ambiente architettura” per dirla alla
Christian Norberg-Schulz (grazie Arteniesi)? Per questo nel prossimo
post la tiro lunga ancora un po’ trascrivendovi un brano tratto da “Il
libro dell’Estate” di Tove Jansson (Iperborea, 1989), un’autrice
finlandese di madrelingua svedese, quello proprio della fine
dell’estate quando la piccola Sofia con la sua famiglia deve tornare in
città dopo le vacanze. La nonna e il babbo chiudono la casa e la
preparano ad affrontare l’inverno senza dimenticare però eventuali e
imprevisti ospiti. Forse architetti italiani, che possono intrufolarsi,
non invitati, ad abitarla fuori stagione, soprattutto in una nuova
stagione se nuove stagioni sono ancora possibili.

G.G.

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4 risposte a GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 3 …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Saluti e ringraziamenti affettuosi dalle finlandie. Avevo scritto delle righe belle tattili ma mi si è cancellato tutto. Perkele!. Sarà che qui, come dicevo i geni dei luoghi sono politeisti. e vivere è eccetera

  2. giancarlo galassi :G ha detto:

    Eh noo!
    Ci tenevo.

  3. emanuele arteniesi ha detto:

    Scrivevo anche della legge finlandese chiamata Di ogni uomo:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Freedom_to_roam

    e oggi, a proposito di ogni uomo, su un sito che uso sempre più spesso trovo “Genio”:

    http://www.etimo.it/?term=genio

    a presto

  4. Vittorio Corvi ha detto:

    Sarebbe impensabile disegnare un progetto traversato da un percorso che inizia da sopra, arriva al nocciolo della storia, la casa, e poi finisce sotto, nel mare, come una goccia che cade nel secchio.
    Necessariamente la storia si inizia a scrivere da sinistra, col prologo, si sviluppa e finisce. Come l’ingresso in scena a teatro. E l’uscita.
    Perchè ogni progetto ha una “naturale” giacitura secondo cui va disegnato? e guardato?
    M’hai messo un bel tarlo nella testa…

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