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Forse Ernesto sarà anche suo nonno ma chi ha distrutto il venerando Auditorium “Augusteo” è senz’altro uno suo zio di stretta parentela. Il parente stretto ci ha lasciato al posto della Sala da Musica un “dente cariato” ma il nipote passerà alla storia come quello che ha fatto crescere all’intorno una ” gengiva marcia”. Deve essere il Nostro un nipote insensibile al dolore ma assai attento a presenziare! Non proferisce verbo nè si indigna! Anzi, mi stupisco! Nessuno proferisce verbo nè si indigna! Non la stampa romana e nazionale, nè gli intellettuali, nè i comuni cittadini che pure a volte sono più attenti degli amministratori nel coglierne errori e incongruenze, nè l’Ordine degli Architetti che pure dovrebbe assumere le ragioni di un suo degno iscritto che ha vinto un concorso (senza chiamata diretta dal satrapo di turno!) per sanare una situazione che l’improvvida teca di Meyer aveva creato (A proposito di teche! L’altro giorno sono passato sotto il cantiere della “Nuvola” all’EUr. Accipicchia, mi son detto! Una scatoletta sul lungotevere dava fastidio e doveva essere abbattuta mentre una teca che sembrava una nave da crociera in costruzione dalla Fincantieri sta lì con le sue migliaia di tonnellatre d’acciaio a gloria imperitura di un altro satrapo di turno). Qual’è la vera causa di tanto scandalo? Mancanza di soldi, contrasti tra il progettista e la Soprintendenza. ricorsi alla magistratura, tutte quelle cose insomma che, una volta l’una una volta l’altra, impediscono che in questo strano Paese niente abbia mai una fine? Qualcuno ci sveli l’arcano per cui il luogo dove venne sepolto il primo dei Cesari deve essere ridotto, nel centro della città e a vergogna di noi tutti di fronte al mondo, a tana di pantegane che hanno trovato tra immondizia e piante infestanti il luogo migliore per crescere e moltiplicarsi.