Basta con i Centri Commerciali
“caro professore,
visti gli ultimi post le giro un articolo che, casualmente, avevo scritto proprio questa mattina.
Cordiali saluti”
Ettore Maria Mazzola
Basta con i Centri Commerciali
“caro professore,
visti gli ultimi post le giro un articolo che, casualmente, avevo scritto proprio questa mattina.
Cordiali saluti”
Ettore Maria Mazzola
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speriamo che serva a fermare questi cialtroni!
Amen!Speriamo serva a fermare quei cialtroni!
Bravo Ettore!
grazie Giancarlo, speriamo davvero … se questo non lo fermiamo, prima o poi si fa fotografare con un cappello di carta di giornale e un piccone in mano sul muro di un palazzo scoperchiato
E basta, per favore, di proporre idee intelligenti! Ma vuoi mettere quant’è bello un centro commerciale con la musica a palla, una ressa di acquirenti assatanati alla ricerca dell’ultimo ritrovato tecnologico, una serie di bambini urlanti, degli splendidi parcheggi multipiano nei quali, dopo due ore d’imbottigliamento, si possa dire “anche stavolta ce l’ho fatta”. Ma che San Saba! Voglio una vita spericolata, piena di cemento; voglio perdermi nelle nuvole di acciaio di Fuksas e nei loculi vampireschi di Mayer. Voglio un’architettura a misura di robot che non sia maschio e manco femmina. Un’architettura trans.
Non c’è una regola del commercio, limitatamente alle farmacie, agli studi notarili. Un numero definito. Invece in altri ambiti commerciale c’è la concorrenza che controlla la moda del periodo. C’è stato il periodo delle videoteche e tutti aprivano videoteche, il periodo dei negozi di computer e telefonini e tutti aprivano… per non parlare dei bar, quando c’è saturazione falliscono e amen, tanto sono attività a rischio e in proprio si perdono i soldi. Purtroppo anche per i centri commerciali non c’è una regola di controllo e ci dovrebbe essere perché i capitali che si mettono in gioco sono enormi e l’impatto urbano non è reversibile. È macroscopica l’assenza di una norma regionale se non comunale che obblighi a non costruire più di un centro commerciali in un determinato raggio. Invece siamo nel Far West.
Da principio i grandi magazini, direttamente dall’800 industrializzato. Nel dopoguerra in Italia sorgono i supermercati, dagli Stati Uniti, un grande negozio che vende tutto, come l’emporio dei tempi andati. Sempre dagli Stati Uniti, alla fine degli Anni Ottanta si incominciano a diffondere in Italia i centri commerciali.
Una moda più che una necessità. Negli USA vi sono enormi comprensori di unità residenziali e il modo più pratico per servirli fu quello di creare centri commerciali.
.. un giorno si parlerà di archeologia commerciale?
Bel articolo, polemico nella giusta direzione.
Attenzione! I supermercati saranno necessari. Pourquoi? Perché si sta distruggendo tutti i piccoli commercianti(!)
Per noi sociologi i centri commerciali sono una manna, perché è proprio in luoghi come quelli che vediamo la bestialità umana esprimersi più palesemente. In tutta onestà, non credo di ricordare ambito più squallido, per tutto quello che lo riguarda: il rito della transumanza, il culto del consumismo, un assembramento di persone quasi violento, che permette di annusarsi l’uno con l’altro, alla guisa di come fanno anche altri animali.
Però mi domando se esistano dei Piani, o per lo meno delle idee, per recuperare i centri commerciali, e senza la soluzione ottimale (il loro abbattimento) si faccia sì che possano addirittura tornare utili al miglioramento della coerenza urbana. Preservando la struttura, si potrebbe incidere sulle funzioni, sostituendo una metà dei negozi con botteghe, servizi ed anche piccoli uffici. Ed attorno ai nefasti centri commerciali si potrebbero sviluppare edifici residenziali, così da permettere ai futuri residenti di arrivare alla zona (oramai) plurifunzionale a piedi… senza ovviamente dimenticare di inserire al centro del tutto una NECESSARIA linea di trasporto pubblico su ferro (anche una metro leggera, se non si può far di meglio) che agevoli la mobilità per e dal nuovo insediamento.
Qualcuno ha informazioni a riguardo?