“Arte e Mestieri” … persi per sempre …

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Riceviamo da Salvatore Di Gennaro, che naturalmente ringraziamo insieme al suo amico Aliano, queste splendide e commoventi foto che ci ripropongono un mondo scomparso, anzi sistematicamente distrutto nel nome di una malintesa forma di modernità … ancora una volta uno sterile conflitto ideologico che ci lascia un mucchio di macerie non più ricomponibili … un sapere, spesso millenario disperso per sempre … sacrificato sull’altare dell’avanguardia …

“Caro Prof
per gentile concessione di un amico, il sig. Aliano, mi piacerebbe condividere queste foto storiche…
sono foto di una scuola di “Arte e Mestieri”, un tempo diffuse su tutto il territorio italiano.
Secondo me queste strutture, ormai scomparse ovunque da decenni, come le più celebri Art and Craft, sarebbero state utili anche oggi, oltre che alle maestranze e alla produzione artigianale ed edile, anche al mestiere di architetto.
Senza nessuno sguardo nostalgico alle forme, ma al metodo, ritengo che il contatto diretto con la pratica potrebbe essere terapeutico contro l’eccesso di “astrazione” o di “parametricismo” e i giovani architetti sarebbero un po’meno “fichi” e più coscienti delle forme che propongono.

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3 risposte a “Arte e Mestieri” … persi per sempre …

  1. ELDORADO ha detto:

    Nooo, struggenti e di-struggenti foto di domenica mattina, prima della santa Messa. Non si fa!!
    Piango, ne ho pubblicate di simili per Napoli. E’ incredibile quanto siano simili i gesti, le pose, le attrezzerie … Guardo quei giovani ritratti operosi, (avranno poi fatto veramente gli artigiani? O son finiti carabinieri, postali, emigranti, …. chissà?). Studio un po’ queste foto, quei lavori “persi per sempre”, … ma non così gli apparati: la burrocrazia d’Italia non muore.
    Ho digitato al’uopo, velocemente, per curiosità: “Corso maestranze” Gravina di Puglia. E’ uscita la scheda storica complessiva del settore (che segue). Quella dell’Ente pugliese di cultura popolare ed educazione, che non è morto.
    Leggo che la partenza era stata dal Nord fattivo, sempre Bianchi docet, dall’Umanitaria di Milano, ed era arrivata nel 1923 fino a Bari e -magari, anzi certamente, recuperando esperienze comunali pre-1923- fino a Gravina di Puglia, fino alla Cerignola bracciantile di Di Vittorio ….
    Leggete bene per me e fatemi sapere, io devo scendere.
    Saluti

    La nostra storia
    La nostra storia prende l’avvio in un’epoca particolare della storia italiana: è l’inizio del ‘900 l’Italia sta per intraprendere la sua corsa all’industrializzazione, ma lo sfruttamento degli operai è a livelli ineguagliabili, l’attenzione alle classi sociali più deboli è molto scarsa, se non inesistente, la povertà ed il degrado, delle stesse sono spaventosi. Il paese vive le prime lotte sociali.

    Nel 1892, a Milano, era sorta la Società Umanitaria che si proponeva di “mettere i diseredati, senza distinzione, in condizione di rilevarsi da se medesimi, e di operare per l’elevazione professionale, intellettuale e morale dei lavoratori” (come recita l’articolo 2 dello statuto della stessa); proposito che si concretizzava nell’opera di assistenza ai disoccupati, istruzione professionale, lotta all’analfabetismo e scuole per l’infanzia.

    Nel 1923, il Comitato Provinciale di Bari della Società Umanitaria, decise di dar vita all’ Ufficio provinciale per la cultura popolare e l’educazione professionale (sottolineando, dunque, il valore educativo della formazione professionale) e diede mandato di costituirlo al prof Michele Viterbo, il quale, avvalendosi della collaborazione del Prof. Giovanni Modugno ne stilò i primi programmi.
    Furono avviate così a Bari una scuola per artieri, furono organizzati corsi integrativi nelle scuole elementari,e in molti paesi della provincia furono aperte scuole per maestranze e corsi per l’agricoltura con l’intento principale di sostenere lo sviluppo delle inclinazioni locali. L’operato dell’Ufficio Provinciale raccolse l’immediato interesse da parte di cittadini ed istituzioni tanto che il 21 gennaio 1924 il consiglio direttivo dell’Umanitaria, d’intitolare d’ora innanzi l’Ufficio provinciale Ente Pugliese di cultura popolare e professionale” attribuendo l’amministrazione dell’Ente ad una giunta esecutiva (costituita dal Presidente, dal Vicepresidente, dal Consigliere delegato, e dal Consigliere dell’Umanitaria, Di Crollalanza) sin quando l’Ente non avesse ottenuto il riconoscimento giuridico. L’auspicato riconoscimento non tardò ad arrivare, il 29 luglio 1925 L’ENTE PUGLIESE DI CULTURA POPOLARE ED EDUCAZIONE PROFESSIONALE viene eretto in Ente morale con R.D.1461 in G.U. n. 200/1925 e comincia ad occuparsi, oltre che delle scuole per maestranze, delle scuole serali e dell’edilizia scolastica.
    Nel 1926 con il D.L. N° 1667 lo Stato decise di affidare a dieci Istituzioni, suddivise per regioni, il compito di contrastare il diffuso analfabetismo attraverso la costruzione e la gestione delle “Scuole uniche rurali”; per la Puglia il compito, particolarmente gravoso, fu affidato all’Ente Pugliese per la Cultura Popolare e l’Educazione Professionale.
    In questo periodo il lavoro dell’Ente si concentra, sulla lotta all’analfabetismo, attraverso la gestione e la costruzione di scuole serali e di scuole uniche rurali, sulla formazione dei lavoratori, con corsi di formazione e scuole di specializzazione, considerata anche la crescente domanda di manodopera qualificata, e sulla costruzione e gestione di asili.

    Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale, nonostante i disagi, l’Ente decide di continuare la gestione di 75 asili, tra Puglia e Basilicata, gestione che fu l’ultima delle attività che l’Ente, dovette interrompere nel 1943, quando occupazioni militari e incursioni aeree resero impossibile il lavoro nelle scuole.
    Gli anni del secondo dopoguerra furono anni di ricostruzione e la mission dell’Ente si allineò nuovamente alle esigenze del popolo incrementando l’edilizia scolastica e dedicandosi con maggior impegno alle vittime della guerra: orfani, mutilati, reduci e profughi.
    Le attività dell’Ente si intensificarono: furono incrementate le scuole materne e a Bari nasce la prima scuola materna che applica il metodo Montessori; furono istituiti corsi per lavoratori disoccupati, implementati i corsi liberi di istruzione tecnica e creata la “Sezione di incremento della cultura del popolo” che si occupò della fondazione e gestione di colonie estive per bambini e biblioteche popolari (per una reale diffusione della cultura ) e della gestione di numerose scuole popolari, che avevano il compito di contrastare l’ancora diffuso analfabetismo e semianalfabetismo e di svolgere un’importante opera di orientamento verso le attività artigianali o nel proseguimento degli studi.
    L’attività è così intensa che diventa sempre più pressante la richiesta da parte di altre regioni (Molise e Calabria) di potersi avvalere dell’operato dell’Ente, che, da Ente Pugliese diviene Ente Meridionale per la cultura popolare e l’educazione professionale (1953).

    In quegli anni si intensificarono i rapporti tra l’Ente e le amministrazioni pubbliche locali, tanto che, allo scopo di stimolare la diffusione di istituti prescolastici e parascolastici gestiti direttamente dai comuni, l’Ente mette a disposizione delle amministrazioni le proprie strutture, attrezzature e personale docente con un cospicuo bagaglio d’esperienza acquisito in tanti anni di attività. In una sorta di sussidiarietà rovesciata, l’Ente Meridionale interviene là dove le strutture pubbliche sono carenti, per poi fare un passo indietro ogni qual volta lo Stato decide di intervenire direttamente.

    Conclusa l’emergenza postbellica l’Ente si adatta ai nuovi mutamenti sociali ed economici che negli anni ‘60 modificano il volto del paese, gli anni del boom economico: potenzia il settore della formazione professionale, consolidando i rapporti con il “Consorzio di istruzione tecnica” per conto del quale gestisce numerosi corsi liberi destinati alla formazione dei giovani e si occupa della grave condizione degli emigranti, istituendo corsi di formazione specifici per gli stessi che così avevano la possibilità di raggiungere il paese di destinazione, perlopiù la Germania, con una qualifica professionale che rappresentava l’unica maniera per essere dignitosamente impiegati.

    Negli anni 60 c’è il vero boom dell’istruzione di massa, che, se portò benefici certi ed inoppugnabili, evidenziò anche una serie di problematiche come la presenza di alunni disabili o portatori di disagi sociali, che normalmente venivano ghettizzati in classi “differenziali”. L’Ente si fece carico di questa problematica e, autorizzato dal ministero della P.I., nominò apposite equipes, costituite da specialisti in neuro psichiatria infantile, psicologi e assistenti sociali che svolsero un apprezzato lavoro di depistage e di consulenza presso numerosi edifici scolastici. Nel 1968 venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge n° 444 che istituiva la scuola materna statale, tuttavia l’Ente rimase attivo nel settore, anzi implementò le strutture, per sopperire all’assenza ed ai ritardi degli organi pubblici, fino al 1971 e negli anni successivi “seguendo la consueta politica di intervento, che lo vedeva presente solo negli spazi carenti della vita sociale, ridusse l’attività nel settore scuole materne e, per agevolare l’operato dei comuni, cedette a questi alcuni degli edifici scolastici in suo possesso.”
    Oltre all’istruzione nell’età prescolare lo Stato, in questi anni, si dedica anche ad una riorganizzazione della formazione professionale che, in attuazione dell’articolo 117 della Costituzione, diventa competenza delle Regioni. Per la Formazione professionale il passaggio delle funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario avvenne con decreto delegato il 15 gennaio 1972 e con l’anno scolastico 197273 ebbe inizio il rapporto con le Regioni di Puglia e Basilicata dell’Ente Meridionale di Cultura Popolare ed Educazione Professionale.

    Anni di lavoro Encomiabile portano l’Ente a ricevere il più importante ed ambito dei riconoscimenti la “Medaglia d’oro di benemerenza della Scuola, della Cultura e dell’Arte” conferita dal Presidente della Repubblica con D.P.R. 69/74 per l’opera di diffusione della cultura nel mezzogiorno.
    Nel 1985-86, l’Ente, su incarico della Regione Puglia cura “il servizio per lo sviluppo dell’educazione permanente e delle attività integrative e di sostegno” dimostrandosi ancora una volta la propria capacità di adattarsi alle richieste emergenti ed alle innovazioni.
    Un nuovo Consiglio di Amministrazione, per adeguare l’Ente alle nuove richieste della società moderna ed all’evoluzione normativa, prepara un nuovo Statuto che nel 1999 viene approvato dal Ministro del Lavoro con D.M. 585/VI/99 in G.U. n° 17/2000

    Nel 2006 è riconosciuto dal Ministero del Lavoro Ente a carattere Nazionale ai sensi della Legge n. 40/87.

  2. Grazie Prof per la pubblicazione.
    Sono convinto che se queste scuole non fossero state debellate, avremmo una produzione artigianale/artistica moderna sì, ma più consapevole delle potenzialità dei materiali e più legata alle tradizioni locali, oltre ad avere delle ricadute economiche.

  3. Pingback: PERSI PER SEMPRE … « Archiwatch

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