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Buon Ferragosto anche a lei professore.
Colgo l’occasione, visto che ho letto che lei e Pennacchi siete diventati amici, e non ne ho dubitato un attimo fin dall’inizio del libro Fascio e Martello, dati i rispettivi aspetti caratteriali, di portare i miei saluti, anche se non lo conosco, a quell’incredibile condensato di contraddizioni, che tutte si risolvono nell’indicare sempre la verità dei fatti, senza pretendere di trovarne la spiegazione.
Pietro
Buon Ferragosto anche a lei professore.
Tornati dalle faticose vacanze nonnesche, mia moglie si meritava un altro tipo di vacanza, servita e riverita. Grazie a un inaspettato “last minute”, ci siamo imbarcati e fatto un giro per il Mediterraneo occidentale concludendo il viaggio con la visita lo stesso giorno a due fumanti vulcani. Adesso siamo in città, figli e nipoti sono lontani. Ieri, domenica, abbiamo fatto i turisti, evitando monumenti e colonnati invasi (di questo li ringraziamo!) da turisti e turiste (anche questo un bel vedere!), girando per solitari e ombrosi vicoletti, chiese odorose di cera e d’incenso che ti invitavano a sederti su una panca, assorto un pò in meditazione e un pò in commossa adorazione della bravura di quegli scomparsi architetti, scultori, pittori, stuccatori, doratori, falegnami, marmisti, organisti e della Fede di committenti ed esecutori che tanta Bellezza, con un linguaggio, beati loro!, inteso da tutti, savi, nobili e popolani, hanno prodotto e ci hanno concesso. Poi, tanto per non lasciare niente di intentato, siamo andati a vedere i lavori per la riqualificazione (sic!) di Piazza San Silvestro dove mia moglie per tanti anni ha lavorato. Il cantiere, pur di giorno festivo, era in pieno fervore. Gli operai lavoravano sotto la canicola con ritmi giapponesi, adesso dobbiamo dire cinesi, ma mi chiedo che cosa ne verrà fuori. Gli esempi negativi non mancano quindi rimaniamo in campana! Non vorrei che dopo la tristezza incompiuta di Piazza Augusto Imperatore, pur dopo un regolare concorso con un degno vincitore, dovessimo assistere ad un altro buco nero senza padre nè madre. Adesso siamo qui, nel mio quaroniano quartiere. C’è un silenzio e una pace ferragostana impagabile e irripetibile nel corso dell’anno, quindi da godere in pieno. Solo il mio cagnetto, stanco per la passeggiata mattutina fatta di buon passo insieme a me, ogni tanto si scuote dal suo torpore e abbaia, una volta o due, a rumori che solo lui può sentire, Guardo il poco distante mausoleo di Sant’Elena con il suo rosso laterizio inquadrato dalla verde chioma dei pini mentre mia moglie, tranquilla e serena, prepara qualcosa in cucina. Anche questo é un dono che la nostra Roma sa regalarci, facendoci sentire appagati e compiuti.