I MODERNI DI MUSSOLINI … CONTRO BRASINI …

ettore maria mazzola commented on UNA STORIA PIUTTOSTO COMPLESSA …

“Professore,
che bello quel suo vecchio post su Brasini e sulla sua modernità.

Anni fa, quando intrapresi la mia battaglia a difesa di Brasini, che a Valle Giulia veniva ancora definito (non dico da chi anche perché ormai non è più tra noi) uno “stronzetto barocco”, lo feci anche perché lo sentivo combattivo come me nell’idea della modernità in continuità con la tradizione.

Voglia quindi consentirmi di aggiungere qualcosa, a lei certo ben nota, a completamento della difesa di questo gigante del Novecento ivittima di assurde e vergognose accuse da parte di un manipolo di individui in malafede che, dal basso della propria cultura, ha corrotto la storia dell’architettura (e il fare architettura) del Novecento post bellico.

Brasini non era uno che le mandava a dire, non si fermava nemmeno davanti al duce … come nell’aneddoto raccontato nella sua autobiografia, aneddoto che riportai nel mio articolo “Sacrificati da Rutelli sull’Ara Pacis?” pubblicato su Carta Qui, il Lazio e Roma nr.7 del Febbraio 2006:

«Ricorderò che al tempo in cui presentai a Mussolini i progetti della via Imperiale, della via del Mare, l’ingrandimento della Piazza dell’Ara Coeli (che venivano a formare un’unica visione con il complesso monumentale che circonda il Vittoriale), un giorno mi accorsi che tra il Palazzetto Venezia in Piazza San Marco e la via dell’Ara Coeli si allestiva un grande recinto che aveva l’apparenza di un cantiere edilizio. Meravigliato, per rendermi conto di quanto stava succedendo chiesi notizia in proposito al governatore di Roma, il Principe Boncompagni, il quale mi informò di aver ceduto l’area recintata alla “Confederazione dell’Industria” la quale avrebbe fatto costruire un grande edificio. Alle mie proteste mi fu risposto che non vi era più nulla da fare perché il progetto del costruendo palazzo era già stato approvato dai più eminenti architetti del consiglio superiore dei Lavori Pubblici, dal ministro Ricci e financo da Mussolini, il quale aveva firmato di suo pugno il progetto stesso. Posto di fronte al fatto compiuto scrissi una lettera vivacissima a Mussolini, facendo presente che l’approvazione da parte sua della costruzione di quel palazzo era in netto contrasto con quanto egli aveva approvato precedentemente, mentre lo stato di fatto veniva a compromettere irrimediabilmente l’intera zona. Mussolini rendendosi conto dell’errore mi fece chiamare, mi ringraziò, ed accettò il mio consiglio; dopo di che diede ordine di sospendere l’inizio dei lavori e ciò permise di salvare la visione del Campidoglio e di tutto quanto lo circonda e che forma la più grande visione della romanità nelle sue epoche».

A chi non lo sappia, o sia ancora convinto delle falsità che si son dette su Brasini, è bene ricordare che egli, ingiustamente condannato alla damnatio memoriae di cui parla Muratore nel suo saggio, in realtà aveva già avuto, prima della fine del ventennio, non pochi problemi con Mussolini, e non per l’aneddoto appena citato, ma per aver partecipato al concorso per il Palazzo del Soviet e, soprattutto, a causa della Esposizione Italiana di Architettura Razionale organizzata da Pier Maria Bardi nel ’31, mostra che aveva come scopo la promozione della Nuova Architettura, e la messa al bando dell’architettura “vigliacca e passatista”. In questa mostra, per rendere possibile il secondo scopo, un’intera stanza venne dedicata ad un pannello, realizzato con la tecnica del collage, in cui foto e disegni delle architetture tradizionali realizzate nel primo Novecento in Italia venivano ribattezzate la “Tavola degli Orrori”.

Riguardo a questa mostra e le sue conseguenze sull’opera di Brasini, questo è ciò che scrissi in nell’articolo “Origini di una dittatura architettonica in Italia”, pubblicato su RC nr.62 del Marzo 2011

Per comprendere il peso di questo evento, e le conseguenze su ciò che avvenne di lì a breve, è necessario ricordare quella che fu l’influenza che esso ebbe nella mente di Benito Mussolini e dell’intellighenzia italiana dell’epoca.
(….)
Nel 1929, il grande Armando Brasini venne incaricato di costruire a Roma, in via IV Novembre, un edificio che rimpiazzasse il demolito Teatro Nazionale di Francesco Azzurri. Il Teatro era stato demolito, nonostante la notorietà dell’autore e l’importanza funzionale dell’edificio, perché ritenuto inadeguato al carattere architettonico di Roma. D’Annunzio accusò la facciata di «essere pretenziosa e volgare e la tettoia in vetri orribile perché è una cosa industriale, brutta, meschina, comprata un tanto al metro, appiccicata là a far da testimonianza alla taccagneria che ha presieduto al compimento di tutta la parte ornamentale!» Mussolini ritenne Brasini l’unico architetto degno di poter mettere le mani su quel delicatissimo punto di Roma, tra l’altro allineato frontalmente a Palazzo Venezia, e si compiacque del progetto che dimostrava la validità della scelta dell’architetto.
All’indomani della mostra di Bardi però, in occasione dell’inaugurazione di quel Palazzo (28 marzo 1932), l’opinione del Duce era totalmente cambiata: nel suo discorso alla Camera dei Senatori disse: «il palazzo è un autentico infortunio capitato proprio alle Assicurazioni agli Infortuni». Questa frase fece sì che l’INAIL decidesse di non utilizzare più quell’edificio come sua sede, perché ritenuto una “vergogna”, e lo cedette in affitto all’Aviazione Italiana.

Cordialmente
Ettore

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3 risposte a I MODERNI DI MUSSOLINI … CONTRO BRASINI …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    grazie!

  2. Biz ha detto:

    Non capisco per quale motivo si debba ancora prender parte così animosa a conflitti culturali dell’inizio del secolo scorso. Bruno Zevi, che scrisse di Brasini in modo tale da stigmatizzare questo nome per chiunque abbia letto le sue parole, e per sempre, è morto veramente da un bel pezzo. Certo, i filoni culturali continuano, ma c’è una distanza per il distacco critico non solo sufficiente, ma direi addirittura obbligatoria, tale rifiutare – per ciascun attore di quelle contese – sia l’anatema che l’apoteosi. Del resto, non mi pare che Brasini meriti la prima, ma nemmeno l’altra cosa. Lo ammetto, non è che l’ho studiato a fondo sui disegni e sugli edifici. Ma ad esempio, avendo a disposizione alcune descrizioni ed immagini del suo progetto per il centro di Roma del 1925-26, dico solo che è una gran fortuna che non venne realizzato; e sfido il buon Ettore Maria o chiunque altro a farmi cambiare idea.
    Penso che dovremmo applicarci di più a questioni maggiormente attuali e concrete, che a vecchie polemiche di bis-trisavoli.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Biz,
      non si tratta si un conflitto culturale di un secolo fa, ma di un qualcosa di ancora molto vivo in ambiente universitario romano: provare a menzionare Brasini come modello per uno studente equivale a chiedere al professore di farsi sputare in faccia.
      Non moltissimi anni fa, quando ancora facevo l’assistente ad un corso di progettazione un mio studente si presentò con una sua ricerca sul Buon Pastore che nessuno gli aveva chiesto, e che aveva svolto per sua sensibilità e per amore per quello splendido complesso …. il risutato fu sentirsi dire dal titolare di cattedra “a, sì, quello stronzetto barocco! lasci perdere perché in questa facoltà certe cose non ci interessano!”
      Quanto al piano urbanistico per il centro di Roma (i cui splendidi disegni non sono però condivisibili urbanisticamente), sicuramente sarebbe stato devastante, e sicuramente è un bene che non si sia attuato, ma questo nulla toglie alla grandezza dell’opera di Brasini!
      Solo una persona ottusa potrebbe pensare che tutto ciò che un proprio idolo produca sia sublime …. mentre sarebbe più corretto riconoscere che qualche ciambella possa uscire senza il buco.
      Solo una persona con i paraocchi può condannare apriori tutto ciò che un personaggio che si detesta faccia, mentre sarebbe utile riconoscere che talvolta anche i peggiori politici, nella loro carriera, possono aver fatto qualcosa di notevole … si pensi al male che tanti imperatori e papi abbiano fatto nella propria vita, e quante splendide opere quegli stessi personaggi abbiano promosso e realizzato, si tratta di saper essere obiettivi e riconoscere meriti e demeriti dei nostri idoli … cosa che appare impossibile alla stragrande maggioranza degli architetti.
      Quindi caro Biz, anche il voler mettere una pietra tombale su una discussione che si ritiene appartenere al passato, e come tale non degna di essere riaperta, appare il risultato di una visione parziale della realtà, visione che impedisce di far chiarezza su uno dei tanti fraintendimenti della nostra storia dell’architettura recente, fraintendimenti che, finchè non verranno chiariti, ci impediranno di fare luce sulle “questioni maggiormente attuali” che ti stanno a cuore.
      Ciao
      Ettore

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