A “trip” to L.A.

I 5 punti:

Demonizzare il cemento
Aborrire il metallo
Rifiutare il razionalismo
Pensare “in stile garbatella”
Costruire “in “stile morphosis anni 80″…

Oh yeah…  Congrats Mr. Pagliardini !!!!!!!

yours

Outsider

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32 Responses to A “trip” to L.A.

  1. Vittorio Corvi ha detto:

    La porta però è dritta! Aiaiaiaiiii!
    Anche a me è venuto subito in mente il Fuksas di Paliano. Chissà se per Pagliardini &co è una citazione?! Quel paraculo di Fuffas però ha fatto la doppia facciata… è una bestia ma mica è scemo…
    Con ciò non voglio mica dire che se fai la porta dritta sei scemo. Però se eviti di farla sei furbo :-)

    • Malatesta ha detto:

      … non capisco…. ma la fotografia è stata scattata dopo il crollo di una parte delle fondamenta???….bhè….l’edificio ha retto bene alla caduta!!!… ma si tratta di un edificio antisismico???
      e poi … cosa significa: “un viaggio a Los Angeles”? ma allora l’edificio non è ad Arezzo???

  2. G. ha detto:

    bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…sta porcata con i soldi pubblici?? bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…
    bla… bla… bla.. bla… contesto storico bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…movimento modernobla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla… se lo vede Leon ti disereda bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…bla.. bla…

  3. Stefano Serafini ha detto:

    Mah, il Piero aretino non ha mai nascosto di aver fatto la scuola di tutti, e anche la carriera di tutti, e si definisce “modernista pentito” qualunque cosa ciò significhi. Insomma, abbiate fede e speranza…

    Vero però che Piat Mondrian, quando per campare dipingeva figurativo, si firmava Mondriaan (nome vero, con due a). E vero anche che se Leon lo disereda, Nikos, che è buono, lo accoglierà uccidendo lo struzzo grasso.

    • Outsider ha detto:

      Serafini, in texas questo edificio sarebbe P E R F E T T O !!!!! :)
      per il resto cito G. bla.. bla.. bla.. bla..

    • LdS ha detto:

      “la scuola di tutti… la carriera di tutti…”

      serafini, guardi che la stragrande maggioranza degli architetti si confrontano con la terra e col cielo per mezzo di linee orizzontali e verticali. quando inclinano, solitamente lo fanno per generare un tetto a falde. e tutto ciò lo fanno senza scomodare regolette universali pseudoscientifiche e senza interpellare il niuepisteme ma, grandiosa scoperta, usando il proprio buonsenso. cortesemente, non generalizzi.

      robert

  4. G. ha detto:

    E quest’altro? è più recente… con pure delle simpatiche finestrelle a nastro e cuboni di vetro che racchiudono le rampe scala…
    http://europaconcorsi.com/projects/12743-Progetto-Di-Edificio-Direzionale-E-Commerciale-Ad-Arezzo

    esattamente quando c’è stata la conversione al barocchetto?

  5. Angelo Gueli ha detto:

    Un tribunale del kkk composto da giudici incappucciati.

  6. mauro ha detto:

    Pagliardini, il grande moralizzatore che scrive e censura, con giudizi senza appello, le architetture degli altri?
    “Per una città viva e bella, rigenerare la periferia urbana” dicono quelli del Gruppo Salìngaros
    Si fa per scherzare…..Piet Pagliaredini
    (certo che per giustificare “”l’opera”” di Pagliardini, si debba ricorrere a Mondria(a)n, lè dura…
    Saluti

  7. Stefano Serafini ha detto:

    Guarda G., è una storia vecchia e stranota: Pietro cavalcava sulla via di Damasco, e fu allora che – fulminato – decise di abbandonare la professione, la famiglia, la casa, e ovviamente tutti i suoi progetti modernisti sulla pubblica piazza (storica). Poi scrisse l’Epistola ai Modernisti. Ma siccome all’aeropago lo bistrattarono, e lui era pur sempre un aretino dal carattere focoso, fondò una chiesa ch’era contemporaneamente spirituale e materiale. E d’altronde, quando verrà il momento, al presidente dell’Ordine potrà sempre dire: “Civis romanus sum… bischero, usa la spada”.

  8. Pietro Pagliardini ha detto:

    Perbacco, non si può stare offline per tre ore che accade di tutto.
    Grazie della citazione, Outsider, ma non hai mica fatto una scoperta straordinaria, è tutto sul mio sito, poco aggiornato in verità, cui si arriva direttamente dal blog!
    Ti dirò che c’è anche di peggio e di meglio.
    A quel G una sola precisazione: quello è un project, uno dei primi in Italia, ne vado piuttosto orgoglioso, non è un incarico pubblico, ma di un privato. I soldi pubblici ci sono stati messi, tuttavia, a circa il 40% del costo. Il resto dal privato.
    L’impianto è uno dei migliori della Toscana (a parte quelli bellissimi, ma un po’ invecchiati di Livorno, accademia navale) funziona alla grande, rende, ovviamente grazie al gestore (mio cliente) e un pochino anche al progetto.
    Discreta notula, devo dire.
    Saluti
    Pietro

    • G. ha detto:

      erano ironici i miei commenti…
      era per evidenziare semplicemente vedo MOLTA differenza fra quello che dice e quello che fa…
      poi è facile essere critici con gli altri… molto meno con se stessi.

      bla.. bla…bla..
      saluti (:

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        Mister G, sarebbe singolare e da delirio di onnipotenza che mi mettessi a fare la critica di me stesso!
        Le critiche al mio lavoro, in tutta onestà, non ho mai pensato potessero arrivare, non ritenendo i miei progetti degni di un’attenzione che vada, al massimo, oltre il dibattito cittadino. Quello ritengo sia il mio campo di confronto. Se provengono da un campo più ampio dovrebbero lusingarmi ma così non è, perché sono il primo a conoscere i miei limiti.
        Nella curva di Gauss ritengo di attestarmi nella fascia media, vale a dire peggio di molti, meglio di moltissimi, non per merito mio ma per demerito altrui. In valore assoluto sono indietro, in valore relativo sono abbastanza avanti.
        La contraddizione che esiste tra il professionista e il blogger la conosco benissimo, l’ho sempre dichiarata negli scritti, anche su Archiwatch, anche su un mio commento di qualche giorno fa rispetto ad una facciata di alluminio e vetro, non l’ho nascosta nella rete, ci convivo senza ansie particolari, accetto questo “sputtanamento”, anche troppo tardivo, come una regola della rete, non mi scandalizzo che provengano da nickname, non starò a giustificare le mie scelte progettuali.
        Outsider conosceva benissimo questi progetti, avendomi fatta l’analisi del sangue più volte e avendo fatto ironia sulla quantità dei miei lavori proprio su questo blog. Ha deciso che era il momento giusto e ha fatto bene, dal suo punto di vista, perché gli errori si pagano. L’errore è stato quello di aver ceduto, per un attimo ed in quantità minima, ma sufficiente, ad un tono moralista con le 10 domande su Fuksas.
        Io, che moralista non lo sono davvero, che anzi ritengo il moralismo la malattia ormai cronica italiana, implementata a dismisura da blog e social network, ho inconsapevolmente ceduto alla tentazione. Ben mi sta.
        Ma le risposte non le ho avute e quel progetto grida vendetta, con o senza le mie domande, con o senza la mia parete inclinata.
        Solo a Vittorio Corvi rispondo nel merito: ha ragione sulla porta dritta. Quella è l’obbligatoria uscita dell’infermeria, le porte ruotano intono ad un asse verticale e per ottenere quel risultato avrei dovuto fare un’apertura enorme che non sarebbe entrata nella stanza (9 mq). Ma queste sono chiacchiere, perché ciò che conta è il risultato, e il risultato è incoerente.
        Se le è venuto in mente Fuksas a Paliano affari suoi, io non lo conosco, il mio progetto è del 2001 e la scelta dell’inclinazione è tutta un’altra. Se c’è da copiare copio, come tutti, ma questo non è il caso.
        Saluti
        Pietro

    • Mauro ha detto:

      “Per una città viva e bella, rigenerare la periferia urbana” dicono quelli del Gruppo Salìngaros.
      Grandiosa opera: dissonanza allo stato puro, nella contrapposizione tra laverticalità della porta e l’obliquità delle finestre. Quasi uno spirito “decadente” e poi la contrapposizione (tutta aretina) tra il volume “pieno” sulla destra e la parete “traforata” da finestrature.
      In sostanza una parete che ricorda L.I.Khan, ancora prima di Fuffas
      Che notula.
      Ossequi Piet Pagliardini (il grande moralizzatore dell’opera altrui)

  9. Vittorio Corvi ha detto:

    >>Discreta notula, devo dire

    Uhau! Cazzutissimo!! Argomento decisamente volgare ma efficace.
    Grande combattente questo Pietro! bravo! Mi vado a vedere gli altri progetti…

    p.s.
    che belle le risse! non pensavo che questo blog così raffinato potesse mai accoglierne una :-)

  10. Outsider ha detto:

    Pagliardini, mi spiace deludere il tuo Ego ma in effetti prima di ieri non avevo mai visto nessun tuo progetto.
    E sono convinto che forse è ora di portare alla luce anche gli interventi (più o meno riusciti) delle non-archistar….

    • francesco ha detto:

      Caro Outsider, potrebbe cominciare aprendo un nuovo blog con lo scopo di scovare
      le opere, che a suo giudizio, sono di scarsa qualità o poco riuscite dal punto di vista
      architettonico, naturalmente bisogna avere un grande spirito critico.

      Certamente però dovrebbe prima di tutto mostrare qualcosa progettato da lei, sottoporsi
      preventivamente al giudizio generale sarebbe un ottimo banco di prova. D’altronde,
      come si evince dal suo pseudonimo, per il momento non ha avuto la possibilità di mettersi
      in mostra.

      L’arch. Pagliardini, molto critico nei riguardi di molti architetti modernisti e delle loro opere,
      non mi sembra si sia mai sottratto alle critiche, al contrario mi pare sempre aperto al confronto.

  11. G. ha detto:

    Benissimo, la ringrazio per il chiarimento.
    Non voleva assolutamente essere un tribunale (come ha scritto qualcuno più in su).

    Visto che siamo in tema di valutazioni semlificate, di “meglio o peggio” le dico: molto meglio la piscinetta ad arezzo che il barocchino insipido.
    Ma questa è solo una mia opinione

    saluti
    G.

  12. Franco di Monaco ha detto:

    Suona strana, ma sicuramente dettata da interessi contingenti, la sua difesa di Pagliardini:
    Somarino Dr. Francesco: “molti architetti modernisti”
    Lei confonde il Modernismo con il architetti moderni
    Ciao
    franco di Monaco

    • Alberto di Senigallia ha detto:

      Caro Franco, il modernismo ha generato architetti, forse come lei,
      con poco rispetto altrui sia nei fatti che nelle parole.

      Alberto di Senigallia

      • Franco di Monaco ha detto:

        Mi limitavo a rilevare – ma ormai dovrebbe essere nota ai più la differenza storica in architettura, si trovano anche tesine online al riguardo…..- che nelle critiche di Pagliardini e Salingaros o Mazzola, spesso si confonde il Modernismo con il Moderno (inteso come Movimento Moderno) e gli architetti “moderni”, buttando dentro, in una imbarazzante confusione, il Razionalismo.
        Senza, a mio avviso, un’accurata analisi delle singole opere, oltre quell’ideologismo che dicono di avversare.

        Circa il Moderno, per ironizzare un po’, come diceva De Gregori
        Passa correndo lungo la statale
        un autotreno carico di sale.
        Da Torino a Palermo,
        dal cielo all’inferno,
        dall’Olimpico al Quirinale.
        Da Torino a Palermo,
        dal futuro al moderno,
        dalle fabbriche alle lampare.

        saluto
        Franco di Monaco

  13. memmo54 ha detto:

    Dai tempi di Agostino d’Ippona circola la storiella del filosofo (… oggi intellettuale e forse anche, con una certa benevolenza “architetto”…) che, in fondo, è come la pietra miliare: indica una via ma, in genere, non vi si reca.
    Ovviamente Agostino, da bieco opportunista d’antan, una qualche ragione l’aveva:
    pensava fosse inutile misurare travi o pagliuzze, meglio discutere delle idee: sarebbe stato più propositivo.
    Saluto
    P.s.: sempre nel caso che di idee ve ne siano…ovviamente.

    • in effetti non s’è occupato delle pagliuzze ma direttamente di idee che han portato dritto dritto all’invenzione della guerra santa e al fondamentalismo religioso (e di conseguenza agli altri fondamentalisti di natura più “laica”).

      robert

  14. memmo54 ha detto:

    “Demonizzare il cemento
    Aborrire il metallo
    Rifiutare il razionalismo
    Pensare “in stile garbatella”
    Costruire “in “stile morphosis anni 80″…”

    Condivido, pienamente, tutti e quattro gli obiettivi !
    Dello stile Morphosis anni 80 non ho idea di che si tratti.
    Spero appaia, su questo blog, qualche immagine per rammentarlo.

    Con questo Genio Civile che continua ad avere “al centro” il c.a. è difficile, veramente difficile sfuggire al canchero del c.a. molto, ma molto, meno efficiente di quanto sperato ( e calcolato…).
    Tutti i solai con più di 50 anni sono inesorabilmente curvati, deformati anche con frecce notevoli su luci modestissime. Sia come solai che come travi.
    Quelli più recenti eccessivamente elastici per cui a breve ci saranno problemi: forse anche più gravi di quelli prima citati.
    Se la soluzione sta nelle fibre di carbonio (… nastro adesivo in fondo…) siamo messi male, ed il consolidamento spesso sarà solo una ferita in più: un indebolimento di quanto già precario.
    Per metallo va detto che c’è metallo e metallo.
    Da 5000 ( dicasi …cinquemila…) anni si sa che il bronzo è meno robusto ma quasi eterno (…scusate se è poco).
    Sulla Garbatella mi piacerbbe conoscere qualcuno che non vi vorrebbe abitare.
    In mezzo a tutte quelle cornicette, trabeazioni, colonnette, tettucci sorretti da mensole alla Mazzola, l’architetto di qualsiasi religione e parrocchia si perde inevitabilmente; cede; si “sbraca”; diventa un altro…una persona normale !

    Saluto

  15. Stefano Serafini ha detto:

    E’ divertente constatare l’accanimento da V di vendetta… l’attacco ad hominem… il continuo girare intorno invece di venire al sodo. Voglio dire, se il grande fisico Niels Bohr era così superstizioso da credere nella buona ventura apportata dai ferri di cavallo, la sua teoria non ne risulta mica inficiata. Lo sappiamo bene che costruire in maniera morfogenetica non è una passeggiata, che le difficoltà per eseguire un lavoro secondo i passaggi di Alexander sono quasi insormontabili, soprattutto per la legge italiana; e che ancora non c’è una sufficiente sensibilità per apprezzare certe idee, figuriamoci proporre l’uso ecologico di materiali e tecniche tradizionali ai committenti… Appunto, anche Pietro, mentre lavora, cerca di discutere e cambiare la cultura nella quale volente o nolente è immerso, come lo siamo tutti.

    Ci sono tre o quattro che fanno i sardonici, poi te li ritrovi che ti seguono ovunque, pure sugli altri blog… Questo Gruppo Salingaros è diventato per loro una specie di specchio dell’inconscio, ci vedono quello che gli fa paura, e hanno solo una gran voglia di prenderlo a sassate, ma senza risultato. Perché il Gruppo è un salotto, un gruppo di amici che la pensano in maniera diversa, discutono, e hanno ideali e idee in comune. Meglio la presunta “ipocrisia” alla monocrazia ideologica.

    Invece sì che la vignetta del falso Cascioli con lo struzzo interamente dedicata all’apostolo Pietro, me lo fa invidiare da morire!

  16. Stefano Serafini ha detto:

    Caro Franco Di Monaco,

    il problema che ci si ostina a non vedere (o a fingere di non vedere) è che la critica mossa dal Gruppo Salingaros all’architettura moderna e contemporanea non giace sul piano estetico, o delle distinzioni stilemiche. E’ infatti una critica politica e, ancor più radicalmente, antropologica. Bauhaus, Razionalismo Italiano, Movimento Moderno, Post-modern, Decostruttivismo, condividono ai nostri occhi una condizione di cesura rispetto ad alcuni principi e modularità antropologiche che invece si ritrovano costantemente pressoché in tutta l’arte di costruire dei millenni precedenti, in tutte le culture, e ancora riappaiono nell’architettura auto-costruita delle tribù cosiddette “selvagge”, nelle favelas, nelle periferie e tra i poveri del mondo. Tale cesura sarà anche interessante dal punto di vista intellettuale – per cui l’analisi estetica condotta da alcuni di voi è certamente apprezzabile come esercizio per addetti ai lavori, ma non ci riguarda, e – guarda caso – non è neppure compresa dalle tanto deprecate persone che abitano le nostre città, dal Corviale alle più anonime caltagironate. A noi interessa invece osservare gli effetti di tale cesura sulla società, sulla politica, sulla stessa struttura antropologica. Mica siamo soli, su questo scivoloso pendio, che per confondere le acque (e forse anche a volte in buona fede) viene facilmente accusato di ignoranza, bieco conservatorismo, ingenuità, ecc. Ci hanno preceduto, per fare qualche nome, Jane Jacobs e Christopher Alexander, che lei conoscerà, un filosofo come Roger Scruton, e scienziati come Kellert, Ulrich, Hildebrand, Kaplan… Aggiungerei poi un’analisi biopolitica dell’opera architettonica, iniziata da Guy Debord, e proseguita da autori come Michel Foucault, Henry Lefebvre, Jean Baudrillard, ad es. sul ruolo deleterio – di nuovo, antropologico e politico – del sopravvento dell’immagine sulla progettazione. Quindi se c’incazziamo un po’ con le archistar e i loro epigoni non è per “invidia”, ma perché esse incarnano perfettamente una vetta di capitalismo anti-umano.

    Ignoranza è ritenere che un campo disciplinare come l’architettura possa rinchiudersi nelle proprie dimensioni autistiche, all’interno delle quali qualsiasi critica dovrebbe ridursi. Ma, vede, a me del barocchetto e del razionalismo non me ne frega proprio niente. Che Fuksas o Pagliardini mi facciano un edificio biofilico che fa stare bene lo stomaco di chi lo vive, capace di rigenerare lo spazio, di ravvivare la socialità, di offrire realtà e non interfaccia al circuito della società spettacolare, e li abbraccio. Se ci riescono con l’acciaio e il vetro, do loro pure la medaglia, perché sarebbe proprio difficile, per una serie di ragioni di cui se vuole possiamo discutere in separata sede.

    L’acredine di alcuni personaggi, che rivela frustrazione, non dovrebbe coinvolgere altri più equilibrati se la discussione deve avere un senso (e di solito ce l’ha). Personalmente non mi piacciono certi toni da assemblea di condominio, ma ho imparato a capire che fra architetti certe visceralità sono quasi insuperabili. Mi piacerebbe invece vedere se una critica del “sistema design” di questo tipo, invece di esser presa sottogamba, non possa stimolare voi architetti di scuola a nuove risposte. Io non sono un architetto, do conto a Mazzola come a Pagliardini o a chiunque altro, se prova a capire il problema e a risolverlo. Un problema che attinge all’episteme del fare architettura, cioè esistenziale, che riguarda la vita di tutti noi.

    E’ chiaro che non è con i post di un blog, sebbene sanamente ironico, che si può fare un simile discorso. Noi ci lavoriamo tranquillamente con tanti colleghi (pochi gli architeti, in verità) da un paio d’anni, senza verità in tasca, e stiamo imparando molte cose interessanti.

    • ctonia ha detto:

      Stefano, perdonami, ma hai mai discusso di musica dicendo al tuo interlocutore che non deve “rinchiudersi nelle proprie dimensioni autistiche”? Se è sano di mente, se è vivo, se conosce la musica e la pratica, dovrebbe gentilmente invitarti a visitare il borgo di… (credo un borgo poco frattale, ma non ci giurerei). Capisco che di ogni mestiere o disciplina si debbano individuare i fondamenti teorici, la sua propria concezione del mondo, ma a tutto c’è un limite e ritengo che sia un grave errore basarsi su questa necessità “fondativa” per mescolare poi il merito delle cose in una macedonia immangiabile.
      Condivido in pieno – e l’ho espressa tante volte anche qui sul blog – la posizione di Franco Di Monaco.
      Difficile accettare lezioni metodologiche, critiche, di strategia del pensiero insomma, da chi come il G. S. fa storia dell’arte e dell’architettura con l’accetta, passando sopra LE OPERE, vero e proprio corpo incarnato delle idee, con una ruspa e dicendo soavemente “beh che importa, tanto a noi interessa ben altro, che vi credete praticoni edili che non siete altri…”.
      Io lavoro a questi temi da circa venti anni (beh, nei primi anni non proprio consapevolmente, lo ammetto :-)), con tantissimi colleghi, accomunati non da un gruppo ma da un mestiere: l’architettura. Sto imparando cose molto interessanti, e oltre alla Madonna ogni sera prego anche l’aiuto di quei bruti edili di Palladio e Terragni: “muratori che conoscevano il latino”, come disse un altro costruttore del quale non avete capito nulla, Adolf Loos.
      A furia di ignorare lo specifico della questione, rimane solo il “liberi tutti” storico critico: troppo facile.
      saluti
      c

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        ctonia, comprendo i tuoi argomenti ma non li condivido. Se il Movimento Moderno si è affermato con una forza dirompente tanto da caratterizzare, sostanzialmente, tutto il secolo scorso e tuttora se ne parla, e in urbanistica è ancora la prassi corrente, ciò non è dovuto a “singole” opere o al risultato splendido riscontrabile nelle nostre e altrui città; ma è dovuto all’aver saputo, con molta capacità mediatica di penetrazione e propaganda, propalare la dottrina, direi il verbo, a livello planetario.
        Vale a dire che è l’ideologia che si è imposta, l’ismo, nella fattispecie il modernismo. Tu eccepirai che tra Movimento Moderno e l’oggi ci sono molti altri ismi di mezzo, ma nessuno ha avuto la forza del primo e quasi tutti affondano le loro radici in quello.
        Tu ti affidi invece alle singole opere e ai singoli architetti, perché sei una persona seria che vuole migliorarsi e vuole cogliere il meglio dai migliori. Fai benissimo, nel tuo privato. Ma, se mi permetti un paragone, in ambito cattolico esistono movimenti e persone che danno testimonianza autentica di fede nel rispetto più assoluto della dottrina e ve ne sono altri che interpretano la dottrina in modo diverso, più orientata alla società, alla terra più che al cielo. Ora ammetterai che il cattolicesimo non è il protestantesimo, e l’interpretazione è affidata alla Chiesa, che ha al suo vertice il Papa. Noi sappiamo che esistono invece sensibilità, gruppi, movimenti, interpretazioni teologiche diverse, basta guardare nel nostro campo a quanto avviene con l’architettura e l’arte sacra. Chi volesse far “prevalere” un indirizzo piuttosto che un altro, chi esigesse obbedienza all’erede di Pietro, si dovrebbe organizzare, come si organizza, e viceversa.
        Si creano cioè dei “movimenti”, anche se nel frattempo vi sono bravi cattolici dall’una e dall’altra parte. Ma l’architettura non è una chiesa! E’ qui il tuo errore, perchè in buona parte lo è. Certo, non ti viene garantita l’eternità dell’anima, ma la gloria eterna della tua creatività sì.
        Gli esempi singoli servono, eccome se servono, ma sembra che servano solo a livello individuale, come quei bravi fedeli indifferenti alle diatribe vaticane.
        Ma in questo modo il rischio che corrono è proprio quello che tu attribuisci agli altri, cioè il rischio è il “liberi tutti” e così il cattolicesimo scivola inesorabilmente verso il protestantesimo.
        In architettura i terzisti sono i bravi fedeli che certamente salveranno la propria anima ma, per disattenzione o indifferenza, rischiano di non salvare quella dei propri figli.
        Esiste dunque un ambito pubblico e un ambito privato. In ambito pubblico, e anche questo tu, da lettore del Foglio lo sai bene, la Chiesa trova alleati importanti, a volte ingombranti, nei non credenti, i cosiddetti atei devoti.
        La domanda è: servono meglio lo scopo della Chiesa i fedeli indipendenti o gli atei devoti? Servono più i terzisti o quelli schierati?
        Saluti
        Pietro

      • Stefano Serafini ha detto:

        Caro Ctonia,

        io non ritengo nessuno un praticone edile, adesso non confondiamo le iattanze anti-fuksas – che ci stanno tutte – con una serie di reciproci sfottò goliardici su un blog. Se vogliamo andare sul personale, qualcosa di tuo, da non addetto, l’ho rispettosamente sbirciato, e mi è piaciuto. Anche le riflessioni di Galassi mi sono sempre piaciute, tanto che sono andato a procurarmi gli Studi per una operante storia urbana di Roma (me le ha prestate il mio professore, Giuseppe Sermonti…. un vecchio genetista… che con Muratori discuteva di forma, e mi ha usato la gentilezza di porgermi anche i suoi appunti su tali discussioni).

        Non si deve misconoscere il genio e il mestiere di molti grandi del Novecento (nell’architettura come nella musica come nella scienza), ma questo non significa che quel genio non debba essere giudicato da un punto di vista più vasto, più umano, sì, fondazionale. Il secolo di Hitler, Stalin, Pol Pot, Hiroshima e Nagasaki, mica solo della penicillina e delle vacanze al mare per tutti. La dodecafonia è un pezzo di storia fondamentale, una grande sperimentazione. Ma preferire l’ascolto di Palestrina (o Arvo Paart?) a Schoenberg non è solo una faccenda di “gusto”.

        Né si può invocare il principio tecnocratico contro le critiche, anche insolenti. Se solo i fisici (o i militari?) potessero esprimersi con cognizione sulla fissione atomica, è meglio chiudere bottega e buttare la chiave. Almeno io così la vedo: ne ultra crepidam, sutor, quando si parla del colore del mantello, ma sulla forma del calzare Apelle lo aveva ascoltato il ciabattino.

        Ciao

  17. ctonia ha detto:

    Pietro, non divagare :-)
    Per fortuna l’architettura non è una chiesa, a quella ci pensa il successore di Pietro, che attualmente è un gigante del pensiero come BXVI. L’architetto non è un demiurgo, sono d’accordo con voi, e con Aldo Rossi che diceva che l’architettura era per lui un mestiere come un altro. Ma un mestiere, appunto. Forse il secondo più antico del mondo :-)
    ciao
    c

  18. ctonia ha detto:

    Ok Stefano. Chiedo solo che, quando parlate di architettura, rispettiate un minimo sindacale di conoscenza progettuale e storica, che dovrebbe esservi a fondamento proprio perchè mostrate di voler discutere alle “fondamenta” questioni capitali del nostro mestiere: decorazione-ornamento, proporzioni, composizione, ideazione, forma, bellezza… E’ molto gustoso che io stesso che chiedo ciò abbia oggi preso un granchio sbagliando il nome dell’autore di una notissima chiesa romana. Però, come dire, e non certo per recuperare, non avevo detto che era di Borromini :-)
    Grazie per aver letto qualcosa di mio, purtroppo ammetto che non ho fatto altrettanto; qui cercherò di recuperare, sperando di trovare qualcosa.
    ciao
    c

  19. ettore maria mazzola ha detto:

    non sapevo di aver fatto scuola e che esistessero le “mensole alla Mazzola”, ma fa parte della pateticità con cui chi non ha argomenti attacca e critica.
    Un suggerimento per Franco Di Monaco: credo che le abbia le idee molto confuse e voglia accusare gli altri di averle. Non si fa alcuna confusione tra “Razionalismo” e “Moderismo”, semmai ci si batte per distinguere tra una visione distorta e ideologica della modernità (Modernismo) e una visione corretta della stessa, che è il Moderno e che, guarda caso, raccoglie anche l’architettura realizzata in continuità con la tradizione.
    Smettetela di usare la macchina del fango per offendere chi non vi garba con argomenti che non hanno senso. Lo stesso attacco a Pagliardini, che non ha mai nascosto le sue origini moderniste, è davvero penoso. Tra l’altro c’è gente che non si mostra con il proprio nome per paura che si scopra la sua appartenenza al guinnes dei primati (sezione fuoricorso universitari) che si permette di voler insegnare l’architettura a persone che la praticano da anni … e c’è pure chi chiede bagni di umiltà!
    Se siete così bravi tanto da poter criticare pesantemente chi non vi piace, perché non mostrate ciò che sapete fare? Basta con le parole a vanvera, mostrate i vostri progetti e i vostri curricula, diversamente smettetela perché state trasformando il blog in un pollaio (Prof. … penso di conoscere il suo prossimo post!)
    cordiali saluti

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