“Si, caro E.M. Mazzola! D’accordo su tutto! Però rimango dell’avviso che, per quanto riguarda l’Architettura Moderna, non si debba buttar via tutta l’acqua sporca col ragazzino. Io tutte le mattine mi debbo fermare al semaforo di Via Tuscolana e traguardo tra le facciate dei palazzi, dignitosi certo, il palazzo a V di Piazzale Spartaco di S. Muratori. Quella immagine mi dà sempre il calore di più antichi prospetti popolari, quelli di chi, soprattutto vissuto nelle nostre italiche province, li ha assorbiti come un imprinting, dettati dal giusto più che dal gusto. Su Venezia che si può dire? L’immagine d’insieme all’arrivo è quella di una città sempre ben governata dalle sue magistrature. Poi scendi, ti avvicini sempre più e, come nel “Blow Up” di Antonioni, ne scopri i dettagli, fino ai più minuti. Percorri il Canale e di fronte a te si sciorinano policromi palazzi veneto-bizantini, regge in fiorito gotico-veneziano, imponenti edifici rinascimentali, facili a essere misurati con la sezione aurea, ogni tanto qualche più semplice e popolare stesura, poi, a seguire, un decorativo barocco fino all’esplosione della Chiesa della Salute con le volute dei suoi arricciati contrafforti che, come frangenti schiumosi, sembrano spingere verso l’alto la bianca cupola (da una non dimenticata lezione di Bruno Zevi). Anche il neo-classico ci mise del suo e, con la dovuta attenzione al “ca staga ben”, anche l’Ottocento non è banale come è accorta e saggia la moderna Casa alle Zattere di Ignazio Gardella. Quasi mille anni di storia, di trasformazioni economiche, sociali e artistiche tutte lì, gomito a gomito. Il nostro tempo può aver anche lui il diritto ad esprimere se stesso in questi contesti? Penso di sì anche se viviamo con un di più di morbosa sensibilità e di infantili incertezze. Mah! Come diceva Alberto Sordi: “A noi c’ha rovinato la guerra! Noi c’abbiamo la malattia” Eppure, ancora subito dopo la guerra, chi veniva da noi, in questo caso a Venezia, si accostava con rispetto. F.L. Wright progettava il suo Memorial, ascoltando la lezione di John Ruskin, sulle Pietre di Venezia, Le Corbousier progettò l’ospedale tenendo conto della particolarissima città sulla laguna (d’altronde a Venezia anche la morte viaggia in gondola verso l’isola di San Michele), e Louis Kahn, nel suo Centro Congressi, si ispirò al sistema delle cupole bizantine. Adesso, in questo inizio di secolo, siamo teneri come il burro, indifesi come donzelle, chiunque ci può penetrare senza nessuna delicatezza. Roma, città sputtanata per come l’ha governata una classe che non sarebbe stata degna neanche di reggere le staffe delle mule di Papi, Signori, Dogi e Gonfalonieri del nostro passato, ha lasciato che Meier ci portasse il suo Bay Region Style in Via Ripetta “a miracol mostrare”. Quando passo per di là, il calore che mi dà S. Muratori a Piazzale Spartaco, si trasforma in massima freddezza e rimpianto. Per fortuna sull’altro lato della via c’è l’artista di strada Fausto delle Chiaie (uno che Pio Baldi non inviterà mai al MAXXI) che, trasformando i colonnotti della ringhiera sull’Augusteo in basi per irridenti gesti verso la monnezza in cui viviamo, mi dice che quello che conta è mantenere la voglia di arrabbiarci.”
S.M.





Caro Marzetti non ho nulla da eccepire sul discorso generale, nè soprattutto sul fatto che anche il 20° secolo avrebbe avuto diritto ad aggiungere qualche pezzo. Il problema è stato però quello della “tabula rasa” che è stata alla base del modernismo. Se gli architetti fossero stati più rispettosi del passato, nessuno avrebbe iniziato ad alzare le difese nei confronti della nostra professione. In tutta sincerità, a parte le descrizioni lasiateci dai vari critici e professori d’architettura, è davvero difficile ritrovare nei progetti di Wright, Le Corbusier e Kahn qualcosa che consentisse di riconoscere quegli edifici come appartenenti a Venezia, come risulta un cazzotto in un occhio l’edificio della Cassa di Risparmio realizzato da Pier Luigi Nervi e Angelo Scattolin, tuttavia quest’ultimo è stato realizzato con grande disappunto dei veneziani … ogni volta che vado a Venezia c’è sempre qualcuno che me ne parla male!
Cordiali saluti
Ettore
Scusi Mazzola, ma Lei chi frequenta?
Incisivo e chiaro, dove mi permetto solo d’aggiungere che quella politica non è una classe ma casomai una categoria e che vorrei sapere come ha fatto a stare lì. Ebbene sta lì perchè gli interessi economici che rappresenta e difende hanno fatto in modo che ci stia e ci resti. Interessi che ,a questo punto e in questo luogo del Capitalismo complessivo, non gliene frega in cazzo delle città, della bellezza,e cicì e ciciò. Gliene fotte solo di accumulurare danaro. E VANNO FERMATI !
Caro Mazzola, ha dimenticato il peggiore di tutti, l’Hotel Bauer, di fronte al quale impallidisce anche l’Ara Pacis. Continuando a giocare con le parole, qualcosa scalda il mio cuore, qualcos’altro lo gela, ma quest’ultimo mi fa venire i brividi ogni volta che, passeggindo per Venezia, me lo trovavo davanti. Oramai so bene dove sta e lo aggiro percorrendo altre calli e campielli. Comunque Wright, Le Corbousier, Kahn, Aalto e i nostri migliori italiani, di cui non faccio la classifica, sono punti fermi da cui non credo la nostra disciplina possa prescindere. La “tabula rasa” di cui lei giustamente parla non é stato certo l’indirizzo del lavoro di quei personaggi suddetti. Wright era legato, con le sue Prairie House, allo spirito profondo del suo Paese, Aalto legato perfino alle atmosfere dei suoi cieli nordici, gli altri europei, soprattutto Kahn, legati ai valori compositivi e spaziali della nostra civiltà, dall’architettura romana in poi, Terragni, Moretti, dico a caso, mossi dal senso di misura estetica alla base della sommovimento rinascimentale. Voglio esagerare certo, come é diritto di tutti, ma questi sono i miei punti fermi che ancora mi fanno pensare che l’Architettura é una speranza. Se poi un Paese, il nostro, diviso oramai irreparabilmente su tutto, politica, cultura, Nazione, Università, ha fatto tabula rasa della sua anima è perchè forze potenti fin dal dopoguerra hanno sognato una Rivoluzione, una Nemesi che doveva essere epocale e che, abortita e sconfitta, si é arenata sui nostri lidi, lasciando solo relitti ideologici, sogni infranti e resti di testi fondamentali stracciati. E che cosa vuoi costruire con i relitti, utili solo a costruire le baracche che circondano le nostre città?
Apprezzo molto le sincere parole di Sergio43 ma faccio notare che il discorso su Nemesi e Rivoluzione è alquanto specioso se non mistificante. Le forze potenti che fin dal dopoguerra hanno agito in Italia sono altre. I cascami di un’Aristocrazia travestita da Rendita Fondiaria e viceversa,tramutanti in Mafia e un Capitalismo industriale asfittico e assistito,che hanno lasciato la confusione mentale e il deserto culturale in chi parla di cose che non conosce.Non c’è mai stata alcuna Rivoluzione sognata in Italia, semmai c’era la voglia di prendere a calci in culo il potere. C’era invece una importante tensione Riformista e quella si è stata combattuta e repressa, a volte nel sangue.Tuttora. Ma è nel conto, fa parte della lotta di classe o di ceto o dello scontro fra interessi contrapposti,chiamali come te pare. Capito ?
Per inciso, i Paesi, le Nazioni, non hanno anima. Smettiamola col linguaggio affettato.E Moretti era uno stronzo.
L’anima ai Paesi, alle Nazioni la danno le loro storie, la somma delle tante storie, individuo per individuo, che hanno costruito quei Paesi e quelle Nazioni altrimenti non ci sarebbe motivo di sacrificarsi tanto per costruire una comunità. Quando il Paese é morto (Moretti era uno stronzo! Quell’altro un testa di cazzo! e via amoreggiando!), l’anima è morta, noi siamo morti. Ma io sono certo che finchè i cinici saranno minoranza, c’è una qualche speranza. Lo auguro di cuore alle generazioni che stanno prendendo le redini di questo Paese. Noi in quelle speranze abbiamo creduto perchè abbiamo visto i nostri padri, sconfitti e laceri, ricostruire questo Paese senza niente chiedere perchè non c’era nulla da spartire. Tutte cose incredibili da credere ed ascoltare oggi, tanto siamo sazi, satolli e ne vogliamo sempre di più. E tutto uno scandaloso chiedere, non pane, pane, ma soldi, soldi, prebende sicure e sinecure.
L’affettata omelia é finita, andate in pace. Amen e così sia!
P.S.
Guarda, Maurì, che quella lagna su lotte di classe, di ceto, scontro fra interessi contrapposti, chiamali come te pare, che io considero validi solamente se lasciano alle ortiche ogni significato marxiano per un significato di libertà delle anime, lo capii tanto tempo fa. Era quello il vero “Oppio dei Popoli”. Come per ogni intossicato, liberarsi dagli effetti di quell’Oppio, è stato dolorosissimo, come raccontano i marinai di Kronstadt, gli operai di Poznan, i cittadini di Budapest, gli operai di Danzica, gli studenti di Piazza Tien an Men. Comunque calma, Maurì, forze altrettanto potenti, forse di più di quelle appena sconfitte politicamente dalla Storia del secolo passato, fascismi, nazismi, comunismi, si stanno svegliando. Sono forti perchè le ispirano sentimenti in cui, anche in questo caso, le teorie di Marx che ancora guidano i vostri pensieri, non hanno presenza alcuna. Guarda caso questi sentimenti a noi ostili hanno attaccato prima di tutto le nostre architetture, quelle orgogliose come le Twin Towers, il Pentagono e, fosse loro riuscito, anche i simboli dove lavorano le nostre democrazie, quelle più umili come le chiese cristiane e i servizi di cui andiamo fieri, ferrovie e metropolitane. Vedi un pò te se possiamo ancora gingillarci. Fascismi, nazismi e comunismi l’abbiamo sconfitti perchè le nostre anime erano forti. Siamo in grado oggi di dire che davanti a questi pericoli le nostre anime sono ancora in grado di discernere? Certo c’è il pericolo, come una quinta colonna, che le forze più oscure della nostra anima occidentale stiano aspettando con ansia l’arrivo e la vittoria dell’Oriente. Guarda caso, siamo ancora, dopo duemila anni, allo scontro tra Greci e Persiani!
io ogni volta che passo da Venezia sono attratto come una calamita dalla Fondazione Querini Stampalia e c’è sempre qualcuno che me ne parla bene…