A proposito di comunicazione e pubblicità … Pietro Pagliardini così commenta:
…
“In effetti SD ha ragione e non se ne può più di pubblicità pataccara che spaccia per rivoluzionario o innovativo qualunque edificio luccicante! Io non sono nemmeno andato a vedere il link ma me lo posso immaginare. Me ne arrivano dieci al giorno di immagini di progetti tutti uguali a se stessi e tutti rigorosamente straordinari per non si sa quali caratteristiche.
Altro genere ancora è quello eco-sostenibile, un filone in forte sviluppo mediatico. Dico così perché è evidente che c’è una moda dietro cui non sempre c’è sostanza. Qualche pannello fotovoltaico, una mini pala eolica, presunte emissioni zero (che li voglio vedere a vivere in una casa con finestre praticamente sigillate e aspirazione forzata quanto ci mettono ad ammalarsi di TBC o similari), rigorosamente off-line, ecc. ecc.
E l’architettura? Conta niente, quasi che questa fosse una variabile indipendente dall’ambiente, quasi che l’ambiente sia solo acqua, terra e aria e non piuttosto un insieme un po’ più complesso in cui forme, aggregazioni e materiali degli insediamenti umani sono essenziali per quella parte importante del nostro pianeta che è l’uomo e per l’ecologia della sua mente.
Ma tant’è, le lobbies lavorano assai bene! Da Bolzano, ad esempio, ci vogliono invadere con casette di legno! C’è un architetto poi che riempie le riviste con case di vetro e pale eoliche che lui sostiene essere a emissioni zero!!! Sembra che risulti una novità (ma l’hanno studiata un po’ di fisica tecnica?) che è la massa a dare l’inerzia termica necessaria, specialmente nei nostri climi, a mantenere il caldo d’inverno e a non soffocare di caldo d’estate! Possibile facciano finta di non sapere che gli edifici costruiti con metodi tradizionali assolvo benissimo a tutte le funzioni richieste dalla legge, al rispetto per l’ambiente, al rispetto per l’uomo?
Pubblicità, solo pubblicità! E’ del tutto lecito, intendiamoci, basta saperlo e non abboccare al mito dell’innovazione architettonica. Purtroppo, però, molti, anzi direi la maggioranza, abboccano o fanno finta di abboccare, e il dibattito sull’architettura è completamente fermo ed è tematico, specialistico, settoriale. L’architettura come la medicina in cui ogni specialista pensa che la sua disciplina sia al centro del problema e così l’uomo viene visto come un fegato, un cuore, due reni e viene analizzato per parti senza che nessuno sia capace di valutarlo nella sua interezza e fare un bilancio complessivo dei danni e dei benefici.
SD, ha da passà a nuttata….”
Pietro
….
perfettamente d’accordo …




Mi piacerebbe che almeno sulla stampa più autorevole, e non lo dico con ironia, non si scriva con superficialità e con slogan poco “rivoluzionari”, almeno su temi specialistici, che ci sia qualcuno più esperto o più attento alla materia di cui si occupa. Poi c’è il dibattito politico-lussurioso, ma è altra cosa..
W la rivoluzione!
Pietro, ti quoto al 100%. Torniamo a costruire muri, non assemblaggi meccanici di prodotti a catalogo.
ciao
c
Caro Professore;
Pagliardini lo dice molto bene: tutta pubblicità, e solo pubblicità. Ma io mi sono enamorato di questa frase, chiave del messaggio pubblicitario. Merita una reflessione più profonda:
“Il profeta dell’architettura come ottimismo.”
Uno slogan mediatico assolutamente geniale. Chi può resistere a un profeta? Sarà un sacriligio. Chi può mai pensare di contraddire un’architettura di ottimismo? Soltanto un pessimista. Scacco e matto!
Sì, noi abbiamo perso, perché la nostra architettura a scala umana non può fare concorrenza ai profeti di ottimismo. Peccato.
Saluti a tutti,
Nikos
Sono perfettamente d’accordo con lei signor Pagliardini, purtroppo spesso accade che quando un “filone” di qualsiasi cosa inizia a solleticare il mercato molti ci si buttano sopra per rosicchiare. L’architettura eco-sostenibile non si sottrae a questa triste dinamica, producendo spesso surrogati e a volte vere patacche. Sono altrettanto d’accordo quando cita l’architettura tradizionale come modello di vera sostenibilità, difatti ad incominciare con la disposizione urbanistica delle città antiche, i nostri avi, in assenza di energia per riscaldare-condizionare e illuminare i loro edifici, sapevano sfruttare al massimo ciò che la natura metteva a loro disposizione ad ogni latitudine. Cicli solari, venti dominanti, microclima ambientale, utilizzo del verde etc. erano tutti saperi ben noti e applicati nell’orientamento, composizione, aggregazione, proporzione tra pieni e vuoti, creazione di porticati, corti interne, cupole, camini di vento etc. che i costruttori di un tempo (dal contadino al grande artista) consideravano prima di pensare all’aspetto estetico di quello che avrebbero creato.
Oggi, secondo me, la vera sfida di chi progetta e costruisce è quella di recuperare la bioclimatica e darle veste contemporanea per arrivare ad una architettura che ri-ponga l’uomo nella sua centralità originale di fruitore e non solo di osservatore spesso imbarazzato ed abbagliato da luccichii vacui…
ps
anche non condividendo quell’architettura, vada a dare un’occhiata al sito di Mayne
L’architettura è come una ricetta di cucina, il connubio degli ingredienti deve essere equilibrato. Il risultato è nel gusto di insieme, ovvero l’armonia delle parti e delle funzioni e di tutto quello che contribuisce.
La scomparsa dell’Architettura deriva dal fatto che le definizioni di compatibilità ecologica si riferiscono solo a elementi chimico-fisici dell’ambiente, escludendo gli elementi visibili, quindi estetici che, nella storia, sono quelli che hanno dato origine al concetto di ambiente. La composizione chimico-fisica di un paesaggio sono invisibili e può essere conosciuta solo dagli specialisti, invece gli elementi estetici, legati alla visione, sono riconoscibili da tutti.
Se ci comportassimo come i media dovremmo dire, in base ai commenti, che la rivoluzione (o contro-rivoluzione, che è poi una rivoluzione di colore diverso) è incominciata.
Ma poichè sappiamo tutti che i sondaggi o i commenti di internet valgono poco statisticamente perchè sono orientati, tematici e fidelizzati, dobbiamo accontentarci di trovarci in sintonia tra quanti hanno scritto e qualcuno di più. Non è poco, ma la rivoluzione è rimandata ad altra data.
Sono però sinceramente contento, senza voler fare torto a nessuno, di trovarmi d’accordo con Cristiano, con il quale invece capita talora il contrario.
A Vallotto dico solo che ha ragione e che il suo è un ambientalismo alto e autentico: credo ce ne siano altri in giro come lui ma sono offuscati da quelli che prevalgono mediaticamente.
Bellissima la sintesi di Isabella sulla riconoscibilità comune e condivisa degli elementi estetici del paesaggio.
A Nikos un saluto, a pasquale cerullo chiederei un invito a cena (senza fraintendimenti, però, solo per mangiare).
Saluti
Pietro
“…. la nostra architettura a scala umana non può fare concorrenza ai profeti di ottimismo. Peccato!”, scrive Nikos. Peccato mortale direi, nell’epoca delle comunicazioni di massa e della società dello spettacolo televisivo.
Ho sostenuto sin da studente che a noi all’Università, ad Architettura, c’è mancato un maestro assoluto alla Mike Bongiorno. Uno che ci introduceva la lezione con un efficace: “Allegria! Ragazzo mio, hai le antenne giuste? Lasci o raddoppi i tramezzi nel quel cinque vani e assessori con vista panoramica sul Palazzo comunale?”
E’ per questo suo essere stato quotidiano proteta di pratico ottimismo e d’allegria domestica (e anche quale tardivo riconoscimento del mancante tubo catodico architettonico dell’epoca), che gli hanno reso giustamente oggi l’estremo saluto alla Triennale di Muzio. E domani i funerali di Stato, al Duomo di Milano. Come per gli eroi di guerra e i profeti d’allegria più innovativi dell’Italia moderna (e se son Fiorello semineranno e edificheranno nel contemporaneo)!
Saluti, Eldorado
Stamane in la Piazza del Duomo di Milano era colma di persone che assistevano al funerale del Mike nazionale. Confesso che mi sono stata distratta più volte dall’inquadratura del prospetto della Galleria milanese sulla Piazza. Anche a Napoli c’è una Galleria con la copertura in ferro e acciaio, brevetto inglese-Paxton. Ma che differenza tra quella milanese vivace punto di riferimento commerciale in cui la città si riconosce e la nostra Galleria Umberto I°che si affaccia sulla Via San Carlo e su una traversa di Toledo! Penso che la ragione dell’insuccesso della nostra Galleria napoletana, spesso aggredita dal degrado, sia dovuta al fatto che si apre in maniera grandiosa su spazi ristretti e insignificanti rispetto alla importanza della Piazza Duomo di Milano, con l’intenzione di pubblicizzare un prodotto industriale brevettato più che celebrare un evento urbanistico permanente. Insomma non porta da nessuna parte importante ed ha la stessa valenza di un sottopassaggio.