Salvatore Digennaro ci scrive:
“Caro Prof.
Spesso mi capita di guardare il sito di Repubblica e nella colonna di destra (del cazzeggio), insieme ai pettorali di un celebre attore, a cappelli colorati e a belle signorine, cliccando su una immagine interattiva alla sezione Style e Design ho trovato questo articolo da L’espresso dal titolo:
Metamorfosi Manhattan
“Un edificio che segna una rivoluzione. Firmato Mayne. Il profeta dell’architettura come ottimismo.”
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/metamorfosi-manhattan/2108318/9
Quello che fa riflettere non è, ancora una volta, l’edificio in se, che tra l’altro fa un certo effetto come spesso accade, ancora, con l’architettura decostruita, ma è l’attributo rivoluzionario che gli viene dato.
Non entriamo nel merito delle nostre discussioni sulle archistelle o sull’ottimismo, ma si può parlare di rivoluzione per un opera ormai da manuale dell’architettura “modern-avanguard-international-decostruita”?
Probabilmente, l’autore dell’articolo non è molto “navigato” in architettura, o forse sì…”
S.D.
… …
Mi sa che su certa “stampa” …
il giudizio del “Cavaliere” …
non sia poi tanto assurdo …




Rivoluzionario, e non da oggi, è secondo me l’approccio tecnologico che Mayne da anni applica nella sua architettura. Egli riesce a creare degli edifici di forte cifra contemporanea dove però ogni soluzione creativa è dettata dall’efficienza energetica e dal conseguente comfort percepibile immediatamente quando si visitano le sue opere e ancor più vivendole per lavoro. Le doppie “pelli” da lui inventate per avvolgere e proteggere dagli apporti termici esterni, riescono a calibrare anche l’illuminazione e la ventilazione naturale, con conseguenti risparmi in termine di gestione economica e, soprattutto, di rispetto ambientale per il concreto e dimostrabile minor inquinamento dovuto al rilascio di gas climalteranti. Gran parte degli edifici “modern-avanguard-international-decostruita” come li definisce gustosamente Salvatore Digennaro, sono terribilmente energivori; quelli di Thom Mayne no. Potranno piacere o meno, ma assolvono egregiamente al loro compito principale di uso e funzione lasciando un’impronta ecologica contenuta e raggiungendo un onorevole compromesso tra espressione creativa libera e consapevolezza della responsabilità dell’architettura nel devastante fenomeno del global warming.
x sig. Vallotto
Non conosco l’architettura di Mayne e non discuto nessuna parola del suo post, ma leggendo l’articolo in questione non c’è una parola sul risparmio energetico e penso che l’autore si riferisca alla forma quando parla di rivoluzione, inoltre come già detto non era mia intenzione parlare di “contemporanea” si o no.
x sig. Digennaro
se vuole conoscere qualcosa di più sull’architettura di Mayne (è sempre un premio Pritzker) può visitare il sito di Morphosis e alla voce 41 Cooper Square troverà le ragioni della sostenibilità che hanno ispirato le scelte progettuali di questo geniale, secondo me e non credo di essere l’unico, architetto.
Per il resto il mio contributo ha solo voluto esprimere una diversa interpretazione del termine rivoluzionario indipendentemente da quanto magari intendeva l’articolista.
Al di là di tutto, la parola “rivoluzione” e i suoi derivati appaiono così sputtanati da rendere assolutamente ridicolo chiunque ne faccia un uso disinvolto non ironico. E non da oggi: da almeno 20 anni.
Più o meno dall’epoca in cui un pubblicitario pensò allo spot di un’auto con un cinesino che diceva “rivoluzionalia!”.
Ecco, l’articolo è allo stesso livello, per un altro soggetto 20 anni dopo: Mayne … livoluzionalio!
Ho letto Repubblica per quasi tutti gli anni Novanta, poi per fortuna mi sono svegliato :-)
saluti
c
Da metamorfosi a… Morphosis…
Tom Mayne, che se ne va in giro vestito alla Steve Jobs…
E comunque sembra più “architetto” Jobs… … …
T-shirt mono colore, jeans e scarpe da ginnastica.
Daje! Iniziamose a vestì tutti così…
Egr. Vallotto,
Lei ha l’onere (poco onore), quindi si sentirà addosso il peso della responsabilità, di aver introdotto nelle discussioni di questo blog, parole ed spressioni, a mio parere, rispetto alle quali pensavo che, almeno qui, fossimo immuni. Invece no……eccoli i nuovi “profeti di CasaClima”, coloro che hanno ridotto l’architettura al puro (e solo!!!) risparmio energetico, diffondendo ovunque la fede smisurata nel “brise-soleil”; o nei “regolatori di radiazioni solari”…Adesso, supportati da orde di “adepti della certificazione energetica”, le parole d’ordine sono “la doppia pelle”, la ventilazione naturale…”i camini solari”, le “torri del vento”…”facciate tecnologiche intelligenti” (pensa quelle “stupide” cosa saranno…)che ci proteggono dagli “apporti termici” (diremmo, più semplicemente, il sole…no!)…Adesso anche il “global Warning” (ho nostalgia della rubrica del quotidiano satirico Cuore “parla come mangi”…).
Le faccio notare che, prima (molto prima, tra la fine degli anni ’50 e la metà dei ’60) dell’architetto che secondo Lei ha inventato “la doppia pelle”,ha parlato di “doppie pareti” un architetto “di provincia” come Louis Kahn (progetto del Consolato Usa in Angola o nel Salk Institute). Ma Kahn sapeva unire grandi capacità COMPOSITIVE, SPAZIALI E FORMALI, ad aspetti che ora i nuovi “profeti” chiamano la bio-architettura….o architettura Eco-sostenibile.
Pensi che prima di Kahn (maestro inarrivabile), figuriamoci rispetto a CasaClima, si costruivano edifici e fabbricati rurali “correttamente” orientati (adesso si dice orientamento eliotermico..), oppure le splendide facciate dei fianili con i farngisole in laterizio…pardon farngisole bioclimatici…
Un eco-saluto
FdM
E’ vero a questo vezzo non si sottrae nessun “grande” architetto o aspirante tale. Che sia un virus?
L’influenza A ( A di architettura direbbe il M° Manzi)
egregio FdM, come lo ha scritto lei significa “allarme globale” e non riscaldamento, forse è un lapsus ma è comunque interessante che le sia uscita una definizione che nella nostra epoca dovrebbe regolare le coscienze di ogni progettista. Anche i più scettici, ironici o nostalgici. E’ un dato scientifico certo: il complesso delle attività umane nel mondo trasformate in edilizia, assorbono oltre il 50% dei consumi energetici totali e sono responsabili in proporzione delle emissioni di gas climalteranti con le conseguenze che sono giornalmente sotto gli occhi di tutti. E’ senz’altro un onere cercare di diffondere la cultura della sostenibilità, l’onore che potrebbe derivarne non mi interessa e comunque una delle caratteristiche di questo spazio web è l’alta democrazia dimostrata dalla pluralità delle posizioni culturali presenti. La prego, si sforzi di accettare anche la mia…
caro Fdm, passo al tono confidenziale perchè finalmente ho ricordato il suo nome. Era tutta la sera che mi frullava nella testa, e a ragione! Siamo vecchi “amici”!!! Sino dal lontano marzo 2009, lei replicò a un mio commento sul M° Fuksas. Anche allora il suo tono era censoriàle nei confronti del mio umile post e, anche allora citò (in tutt’altro contesto) l.Kahn. Che sia una fissa?
Egr. Massimo Vallotto – umilmente, molto umilmente, mi ritengo di “scuola” e di pensiero liberal-libertario; pensi se mi può interessare censurare questo o quell’altro pensiero…neanche la conosco – solitamente chi accusa di avere un atteggiamento censorio è poco incline al confronto….Sicuramente non si tratta del Suo caso…La vedo “brillantemente” argomentare sul questo Blog….
Citare Kahn, con altrettanta umiltà s’intende (pùò darsi a sproposito, me ne scuso, Lei sicuramente sarà più preparato a tal proposito…) è per me una fissa..lo ammetto con piacere; penso che Le farebbe bene provare anche a Lei, si fa così: si studia l’opera, si cerca di capirne bene gli aspetti compositivi (con Kahn si ragiona di composizione non di “camini solari”), e poi, si prova a citarlo…non è difficile provi anche Lei…aperte le virgolette e vià….si riporta il Suo pensiero
Penso, comunque, che il miglior commento al suo “pontificare” la bio-arhitettura della “Doppia Pelle” l’abbia scritto l’architetto Pagliardini (nel post “patracche mediatiche”), pensiero che “quoto” pienamente.
Ritengo, solo per precisare, che l’Architettura – altro che pubblicizzare concetti (vaghi) quali “facciata bio-climatica”, “torre del vento”, “camini solari”, frangisole regolabile per ridurre l’apporto termico, “verde bioclimatico” (questa poi….), oppure “serre solari” etc etc – dovrebbe ripartire dalla COMPOSIZIONE, dal VARIARE COMPOSITIVO dei TEMI SPAZIALI (della “storia”), dal PROGETTARE IN PIANTA CHE DIVENTA FORMA SPAZIALE….Anche nel nostro fare quotidiano di progettisti, credo che siano questi i temi fondamentali di una “metodologia progettuale” che non può che “guardare” a L.Kahn, Terragni, Ridolfi, Libera, Scarpa, A. Rossi e a tutti coloro che hanno fatto del tema compositivo (e del rapporto con la “storia spaziale” di un Luogo) il centro del proprio progettare. Chi accusa coloro che pongono questi temi come “nostalgici”, dimostra di rappresentare il peggior “progressismo”.
Non è da escludere che presto citerò anche i suddetti Maestri, nel frattempo le Porgo i migliori Saluti eco-compatibili.
FdM
Lungi dal farla diventare una disputa infinita, mi preme però chiarire alcuni aspetti che possano magari portare ad un punto d’incontro tra posizioni apparentemente distanti. Signor di Monaco, probabilmente abbiamo lo stesso hardware di partenza: i Maestri del ‘900 li abbiamo studiati tutti all’università e qualcuno forse anche conosciuto di persona.
Sono entrato nella facoltà di architetture di Venezia nel ’70, periodo turbolento e confuso, però ho avuto la fortuna di assistere ad alcune delle rare “lezioni” di Carlo Scarpa e, soprattutto, di vivere nell’epicentro delle sue opere realizzate e quindi di poterle visitare di frequente per continuare a studiarne ogni dettaglio. Come diceva Kahn “il giunto è l’origine dell’ornamento” trovando analogia nella ricerca di perfezione quasi ossessiva di Carlo Scarpa per il disegno del particolare. Quindi il suo parlare di COMPOSIZIONE, TEMI SPAZIALI, PROGETTARE IN PIANTA CHE DIVENTA FORMA SPAZIALE etc. etc. non mi è poi così estraneo ma, dopo avere sostenuto esami con i vari Cacciari, Tafuri, dal Co, Gardella, Valle e altri ancora, ho avuto la fortuna ancora più grande di laurearmi con Sergio Los (che di Scarpa è stato uno dei più validi assistenti e tra i maggiori esperti della sua opera). Los, uomo non facile ma di cultura profonda e passione vera per l’Architettura, faceva riscoprire ai propri allievi l’importanza della sostenibilità che, applicata ai principi generatori del fare architettura (composizione, temi spaziali, progettare in pianta che diventa forma…e blàblàblà) produceva dei risultati oggettivamente più vivibili ed in armonia con i luoghi e con i loro abitanti arrivando ad elaborare, diffondere ed applicare una grammatica tipologica per l’architettura sostenibile con risultati interessanti ed innovativi. Le sue intuizioni si sono concretizzate in alcune opere non eclatanti nel senso autoreferenziale che imperversa “nell’archistar system”, ma la sua attenzione per l’architettura civica, la distinzione tra prodotti immobili e mobili, le reti duali regolatrici di spazi urbani, gli isolati solari, i tipi situati, la sostituibilità e componibilità, gli spazi intermedi, l’asimmetria etc. etc. hanno riportato attraverso la pratica progettuale l’attenzione ai problemi ambientali ed alle conseguenze di un fare architettura avulsa dal mondo reale. Tutto questo in tempi non sospetti, molto prima della nascita e proliferare dei vari prefissi: bio-eco-passiv etc. etc., contribuendo a formare generazioni di architetti che almeno hanno contenuto i danni del loro fare professionale a differenza di molti epigoni acritici del Movimento Moderno.
ps
come vede probabilmente abbiamo lo stesso hardware di partenza ma lei dovrebbe (forse) aggiornare un pò il suo software e comunque rispettare con i fatti visioni diverse dalla sua. I suoi commenti sono piuttosto acidi e riduttivi, alla faccia della “scuola di pensiero liberal-libertario”
pps
l’architetto Pagliardini, nella discussione “patacche mediatiche” da lui introdotta, ha inserito un post di apprezzamento sulla mia visione dell’architettura sostenibile. Strano che lei si sia fermato al primo testo pescando solo quello che, evidentemente, le è più confacente
massimo vallotto, proprio oggi sono stato ad un convegno a Firenze dove ho apprezzato moltissimo Sergio Loos. Dichiaro sinceramente che fino ad oggi per me era solo un nome dei tanti che ad una certa età, più o meno la sua massimo, sono appesi da qualche parte nella memoria ma non ne conoscevo niente. Oggi ha parlato esattamente di tutte le cose cui lei ha accennato nel suo commento. Confermo tutto quanto lei dice. A me ha colpito l’originalità del suo pensiero che approda ad una visione urbana diciamo di tipo tradizionale partendo da studi sull’architettura bioclimatica.
Quello che mi piace in lui è che, pur non condividendone io la visione catastrofista sulle risorse energetiche, non è affatto un conformista ambientale, ha un approccio scientifico al problema ed è anche estremamente ironico e spiritoso.
Per dirne una, ci ha mostrato una vignetta con una sedia elettrica alimentata da pannelli fotovoltaici commentandola così “il fotovoltaico non è in sè nè buono nè cattivo perchè anche con quello si può alimentare la sedia elettrica”, segno di un certo disincanto e di una chiara critica alla attuale moda pannellara da collocare anywhere.
Lui crede più nel risparmio energetico da attuarsi con la corretta insolazione, che poi è quella di molti centri storici (quello di Firenze ad esempio) e riducendo drasticamante la climatizzazione degli edifici. Una cosa assolutamente ragionevole, mi sembra, tanto più che non prevede di orientare le case come gli ombrelloni al mare, ma ha una visione urbana globale (l’isolato solare).non limitandosi al singolo oggetto edilizio, come avviene spesso.
Divertente anche la sintesi del valore sociale della strada come luogo “conviviale”, con tanto di vignetta, tanto per dire dell’aspetto giocoso e comunicativo delle sue idee.
Le realizzazioni che ci ha mostrato magari mi hanno lasciato alquanto perplesso, ma forse bisognerebbe capire un po’ meglio.
Al convegno c’erano anche Marco Romano, Gabriele Tagliaventi e l’ubiquo Franco Purini. Un’ottima giornata, devo dire, anche grazie alla qualità del luogo: la Sala dei Dugento a Palazzo Vecchio.
Saluti
Pietro
Interessante coincidenza!
La ringrazio per la condivisione.
(Los con una o sola…)