Star-Kult … Vs. … No-Logo … Politica … Spettacolo … Architettura …

SUPERFUKSAS

Sergio Brenna su Massimiliano Fuksas …

Riceviamo e volentieri vi giriamo …

“Massimiliano Fuksas, dalle pagine del Corriere della Sera dello scorso lunedì 17 marzo, annuncia che ritiene superata la lotta al capitalismo; che votare Sinistra Arcobaleno sarebbe non solo un errore, ma un voto inutile; che alle prossime elezioni appoggerà il PD e Walter Veltroni. Ciò che lo ha fatto decidere al gran gesto è stata la presenza di Bertinotti alla sfilata militare del 2 giugno con al bavero la spilla dei pacifisti: un gesto arcaico che isola dal confronto con la modernità delle magnifiche sorti e progressive della sua architettura nel capitalismo globalizzato. Che altro potevamo aspettarci da uno che, venuto dall’esperienza del FUAN-Caravella (come testimonia Renato Nicolini), ha attraversato il ’68 come esperienza muscolare, per rifugiarsi a trescare col socialismo francese quando era al potere, salvo sedersi subito dopo alla corte di Sarkozy, quando il vento del potere sembrava essere girato ? Non possiamo neanche cavarci la soddisfazione di ripetere “Fuksas se n’è gghiuto e soli ci ha lasciato”, come fece Togliatti con Vittorini, perché sarebbe un’offesa alla memoria di un intellettuale di ben altro spessore e dignità. Non l’ho mai incontrato questo Jean Nouvel “de casa nostra”, questo Bob Venturi “de la Magliana”. Anzi, no: una volta siamo stati seduti insieme allo stesso tavolo su una terrazza romana, dove – dopo aver cortesemente declinato l’invito all’onore di essergli presentato – l’ho sentito concionare contro quei “rompic…” dei cittadini che osavano mettere in discussione l’opportunità di realizzare la sua Nuvola. Come si permettevano, se lui godeva dell’incondizionata stima del Sindaco e dell’assessore capitolini ? Ma di lui sento dire altre cose: ad esempio sembra che sia solito esprimere la sua critica al lavoro dei suoi collaboratori in studio sfasciandone i plastici al grido “che so ‘sti colori da frocio ?”. Si sa, lo stile è l’uomo ! E poi, notizia ben più importante, so per certo che non ha mai progettato la Nuova Fiera di Milano, per cui tanto si vanta e viene decantato. Lo so perché, avendo fatto l’assessore alla gestione del territorio a Rho dal ’94 al ’98, ho visto nascere, ben prima che vi mettesse mano Fuksas, la proposta di impianto insediativo della Nuova Fiera con la ormai famosa spina centrale di quasi un chilometro, elaborato dall’ingegner Vettese dell’Ufficio Tecnico di Fiera. Un impianto non esaltante, molto rivolto alla risoluzione del funzionamento aziendale della macchina fieristica, territorialmente piuttosto introverso e poco attento all’integrazione con l’intorno, ma tutto sommato progettualmente onesto. Fuksas di suo vi ha aggiunto, per conto del general contractor Astaldi, la trasformazione della spina centrale nella sua immaginifica Vela vetrata: avete mai provato ad attraversarla non dico in estate, quando proprio occorrono attrezzature da traversata sahariana (e, infatti, non ci passa nessuno), ma anche solo nelle mezze stagioni ? Di un’assoluta incongruità strutturale e costruttiva che ha messo a dura prova le capacità del consulente strutturista e della ditta esecutrice (non oso nemmeno pensare ai costi inutili, che potevano ben più utilmente essere indirizzati), è un vero monumento alla gratuità espressiva e allo spreco energetico e ambientale !
Al di là delle debolezze dell’uomo che sono note, la vicenda di Fuksas e del suo inarrestabile successo mediatico pone alla Sinistra un problema politico e culturale di fondo che ci interroga sull’effetto di “scoop” dell’immagine nelle opere pubbliche affidate all’indiscutibilità della fama mediatica dei grandi nomi dello stilismo architettonico, oggi usata sempre più spesso da amministratori in vena di cavalcare (a destra come a sinistra) una pervasiva politica-spettacolo per imporre scelte che non si vogliono discutere coi cittadini. Credo sia giunto il momento di chiedere un’estensione delle rivendicazioni no logo anche al campo delle manifestazioni della creatività architettonica, che affermi l’architettura delle città e dei cittadini e non quelle degli architetti !”

Sergio Brenna

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16 Responses to Star-Kult … Vs. … No-Logo … Politica … Spettacolo … Architettura …

  1. armando roma ha detto:

    Non riesco a comprendere il senso della pubblicazione di questa invettiva se non con una manifesta invidia per quanto Massimiliano Fuksas abbia prodotto fino ad oggi.
    Ancora più triste ed assolutamente fuori luogo (tra l’altro assai deontologicamente scorretto nel caso fosse un collega architetto) che questo signore (per il quale attendo con ansia la pubblicazione di qualche suo edificio, dato che usa criticare quelli degli altri) possa scrivere la seguente cosa “E poi, notizia ben più importante, so per certo che non ha mai progettato la Nuova Fiera di Milano, per cui tanto si vanta e viene decantato.”
    Essendo tra l’altro uno che sembra sia informato, non informa i lettori (forse con molta malafede) che il progetto della fiera di Milano è il risultato di un concorso internazionale in cui venivano definite rigide condizioni al contorno come il numero, le dimensioni dei padiglioni e la loro posizione.
    http://www.nuovosistemafieramilano.it/JumpNews.asp?idChannel=104&idLang=IT&idUser=0&idNews=58 su questo sito potete trovare tutti quelli che hanno partecipato al concorso e verificare che l’impostazione generale era data. La cosa grave è che il signor Brenna non sa forse distinguere tra un progetto di architettura ed una impostazione generale data da uno studio di fattibilità.
    Vorrei invitare tutti i colleghi ad essere un pò più corretti nella espressioni delle loro idee. Si criticano i progetti additandoli come belli o brutti, ma mai che si criticassero le amministrazioni che permettono che certi progetti vengano realizzati.
    Il problema non è se l’edificio dell’ara pacis di meier piace o non piace, ma sul perchè l’amministrazione ha ritenuto di intervenire in un’area che comunque era già definita.
    Il problema non è se l’edificio il progetto di Citylife a Milano piace o non piace, ma sul perchè l’amministrazione ha permesso una cubatura così imponente.
    Il problema non è se la Nuova fiera di Milano piace o non piace, ma sul perchè si è creata una fiera così imponente che non risponde alle effettive esigenze fieristiche attuali e future.
    E così via…..

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Condivido e sottoscrivo l’intervento di Sergio Brenna per quanto riguarda il merito della mediocre e vuota architettura di Fuksas (si vedano anche i recenti blob amorfi calati in terra sarda).
    saluti
    cristiano

  3. salvatore ha detto:

    Condivido quello che dice il signor Roma, sulle colpe delle amministrazioni che permettono questo spreco ma non capisco perchè non si possano criticare le architetture, invece penso che specie se così importanti devono essere sottoposte alle opinioni sia delle persone comuni che di architetti (anche se non hanno pubblicato progetti).
    E poi a prescindere dalla paternità della fiera, se è vero quello che Fuksas dice in maniera spudorata e scorretta sulle elezioni, spendendosi per un amico che ha pensato a lui in passato e può farlo anche in futuro, possiamo criticare non solo le sue opere ma anche il suo comportamento poco intellettuale, ma molto efficace alla sua causa…insomma bisogna vomitare per conquistarsi il potere.
    Ormai Fuksas lo è sempre in tv come se fosse il meglio che abbiamo in Italia, facendogli e facendosi una pubblicità gratuita se non addirittura retribuita.
    Io credo invece che le sue architetture siano “gratuite”.

  4. Guido Aragona ha detto:

    Sono in parte d’accordo con la risposta di Armando Roma all’invettiva, benchè, lo dico francamente, Fuksas mi stia fieramente sulle palle
    Ad esempio, nella invettiva sta scritto:
    “Fuksas di suo vi ha aggiunto, per conto del general contractor Astaldi, la trasformazione della spina centrale nella sua immaginifica Vela vetrata:”
    E beh, vi pare poco? Mi pare proprio che rientri nel lavoro dell’architetto quello! Cercare di non rendere squallido un percorso di più di un chilometro, predefinito …. Come fai? Lui ha provato con quella copertura, inserendo scatolotti ellissoidali tipo quello che aveva fatto per la grappa Nardini, ecc.
    Secondo me, comunque, è il suo miglior lavoro, forse perchè ha potuto fare soltanto l’abbellitore (cosa che gli riesce meglio, che non esaurisce certo il compito dell’architetto certo)

    L’astio contro le star non consente di sfuggire proprio allo star system … è nella stessa logica. E consente alle star, fondamentalmente disoneste in un meccanismo disonesto, di rispondere : “è perchè siete invidiosi, frustrati! fatemi vedere i vostri villini e progettini del cazzo, prima di parlare …”
    E qui non sono d’accordo con Armando Roma
    Eh no. Io le critiche le posso fare, almeno come cittadino competente, anche se ho solo fatto cose grosse come schiavo di altri, oppure cose che non mi piacciono perchè ho sbagliato, o perchè avevo troppo pochi soldi, o perchè avevo dei committenti ignoranti ecc.

    Ma la critica, va fatta non alla persona, ma al processo complessivo … anche perchè gli edifici non sono una “creazione” della star, ma processi di costruzione che coinvolgono tanta gente, e la star è solo lo stilista che ci mette una pezza.
    D’altronde, lo diceva pure Filarete, che gli edifici hanno una mamma, l’architetto, ma pure un papà (il committente). E le cose, oggi, sono assai più complesse di allora.

  5. Guido Aragona ha detto:

    Aggiungo: la star è solo lo stilista che ci mette una pezza … quando non è il criminale che dà il colpo di grazia …

  6. isabella guarini ha detto:

    Ciò che mi farà decidere di non votare Pd è saper che lo farà Fuksas. La decisione l’ho presa dopo aver visto il nero-star seduto su una poltrona FRAU, per i consigli per gli acquisti.

  7. pasquale cerullo ha detto:

    Non ci avevo mai fatto caso, data la mia ingenuità, anche per la mia non pedissequa lettura dell’ Espresso, ma a dicembre 2007, in un dibattito in margine ad una mostra a Palazzo Reale a Napoli, organizzata con il contributo degli Annali, un noto architetto partecipante aveva fatto notare che il titolare della rubrica di architettura, dopo Zevi, non aveva MAI esposto lavori di architetti italiani, forse uno o due volte in sette anni. Scientemente…

  8. filippo de dominicis ha detto:

    spero che nelle tue parole ci sia una buona dose di ironia, isabella, perchè i motivi sarebbero ben altri, e piu ponderosi :)..pero mi chiedo perchè a fuksas si attribuisca questa “rappresentatività” che nessuno gli ha mai realmente delegato, e nessuno spero gli attribuisca…ma che forse, lui, con eccesso di furbizia e solerzia, si è troppo frettolosamente accaparrato. detto questo non vedo dove sia la necessità di accomunare le sue capacità progettuali con le sue scelte comunicative e politiche.

  9. isabella guarini ha detto:

    PS: una notizia inedita sul crollo della tela dalla Ghirlandina.

    “Qualche mese fa scrissi della tela di Paladino che doveva ricoprire il cantiere per i restauro della Ghirlandina in Modena.. Non si è discusso molto su tale opportunità, forse perché si tratta di un’opera effimera, biodegradabile. Per me se ne doveva discutere molto perché si tratta di un modo d’intervento contemporaneo su un monumento antico , in quanto medioevale, e antichissimo in quanto conserva pietre di spolio di epoche preromane. Nelle ultime folate di vento marzaiolo, la tela è crollata nelle prime ore del mattino. Dopo qualche mugugno e scongiuri dei Modenesi, per non essersi trovati al di sotto, la leggiadra tela è stata rimessa su. È stato,forse l’effetto vela per il forte vento, non previsto! Ma vado oltre l’episodio, peraltro poco diffuso dai media delle star. Nell’intervista per l’inaugurazione della mostra Eno-Paladino all’Ara Pacis in Roma, Paladino, lancia invettive contro i contrari alla trasformazione operata da Meier sull’Ara Pacis, e conclude esprimendo il desiderio di progettare una chiesa. ‘O vero!? Che Dio ce ne scampi!”
    da Isabella Guarini

  10. sergio 1943 ha detto:

    Fuksas, che é stato un mio compagno di corso, io l’ho sempre apprezzato, sia allora, come studente pieno di entusiasmo, sia come giovane architetto pronto a rompere schemi e ad interpretare la situazione tragica della professione negli anni ’70 dopo la sbornia sessantottesca. Fu uno dei pochi a preferire l’avventura all’estero piuttosto che pietire dal sistema un comodo posto in Facoltà che, dati i suoi trascorsi come capo-popolo, non gli sarebbe stato negato perchè il Partito…come si dice… non ti lascia mai solo (la controprova é una foto che rappresenta un corteo, non ricordo se prima o dopo i fatti di Valle Giulia, guidato, gomito a gomito, da Massimiliano e da altri compagni, di cui non trovo elegante fare i nomi, che i nostri figli si sono ritrovati quasi tutti come docenti). Trovo eccellenti le sue prove giovanili fatte all’estero, frutto anche di una committenza, pubblica o privata, che noi ci sognamo. Tornato in Patria, onusto di gloria, si é dovuto adattare a quello che passa ‘sto convento. Se riesce ancora a dare ottime prove con committenti come la Nardini o la Ferrari, deve necessariamente scendere a compromessi con la commitenza pubblica. Qualche volta gli capita di ripetersi, come spesso succede a chi a cumulato alla fine della sua carriera stilemi e forme di successo. Ho trovato infatti…come dire?… incongrue? le bolle della Nardini riproposte nella sua riprogettazione del Foro Romano. Detto questo e dato a Massimiliano quello che é di Massimiliano voglio riprendere solamente un piccolo spunto, puramente caratteriale, della lettera di Sergio Brenna che trovo veritiero perchè ne ho testimonianza diretta tramite mia figlia e che mi pare diventare un discorso di carattere generale per le nuove generazioni che escono dalla Facoltà: il cattivo carattere di questi miei coetanei e, in genere, il pessimo rapporto prima con i loro discenti e poi con i loro collaboratori. Già l’ira di mia figlia quando tornava a casa dopo un duro scontro con il suo professore. A me, che le avevo raccontato, quasi con orgoglio di reduce,i miei anni da studente, gridava: “Papà, quelli usciti dal sessantotto sono i peggio!” e non riuscivo a capire come anche la sua generazione non dovesse fruire, sì della severità, ma anche della cura e attenzione dei miei Quaroni, Zevi e via cantando. Adesso che lavora da architetto mi trovo a confrontare le mie giovanili esperienze in studi professionali di cui, sempre per eleganza non faccio i nomi, con le sue. Sempre mi meravigliavo e mi era di conforto la loro calda accoglienza: io mi sentivo nessuno, pieno di dubbi e di insicurezze, eppure venivo accolto come un collega e questo era lo stimolo migliore per liberare le mie capacità. Quando capitò a lei di essere invitata da un suo professore a collaborare nel suo studio, le sembrò di toccare il cielo con un dito. A distanza di tempo mi raccontò, cosa che mi aveva nascosta per vergogna, le umiliazioni sul lavoro e i rospi che aveva dovuto ingoiare. Adesso lavora in uno studio con gente poco più grande di lei ed é pienamente soddisfatta. Quando, tramite amici, ho avuto per lei la possibilità di inoltrare una domanda presso lo studio di Fuksas mia figlia si é rifiutata con orrore perchè corre oramai voce a Roma che lavorare con Massimiliano, se pure impari qualcosa, é una delle peggiori esperienze che si possono fare. Sarà per le condizioni economiche del nostro paese, sarà quindi per le scarse occasioni di lavoro, sarà che ci si sbrana per ottenere dall’amministrazione amica, con le necessarie promesse di voto, qualche possibilità di intervento, ma mi sembra che possiamo aggiornare la legge, “Homo homini lupus”, prima di Plauto e poi ripresa da Thomas Hobbes, con “Architectus architecto lupus”.

  11. Sergio Brenna ha detto:

    Armando Roma ha colto nel segno:visto che auspico un’architettura “no logo”, non ho gli “attributi” individuali per confrontarmi con Fuksas su chi ce l’ha più lungo (il curriculum di opere realizzate).D’altra parte, che volete, faccio l’urbanista e non l’architetto e tuttavia pretendo con norme e prescrizioni di dire agli architetti come i loro progetti debbano essre indirizzati in un più generale “progetto di città”. Consiglio a Roma di andare a vedere sul sito del Comune di Bovisio Masciago, al cui PGT ho fornito consulenza scientifica, come vi si sia tentato di dare al quadro delle opere pubbliche previste indirizzi progettuali coerenti. La cosa che più mi ha divertito è il racconto del responsabile dell’attuazione del PGT che alla proposta del professionista incaricato del progetto di un complesso scolastico (selezionato coi soliti criteri “Merloni” di fatturato,numero di opere similari, dipendenti, computer, ecc.) di un “progettino già pronto e di cantierizzazione facile, facile” gli ha risposto che se voleva proporre un progetto di cantierizzazione lo facesse altrove, ma che lì doveva seguire l’impianto insediativo già previsto nel PGT ! In altri casi di più complessa prefigurazione (aula consiliare e aree connesse) abbiamo previsto il concorso di architettura: mi auguro che Giorgio Muratore -spiritaccio libero, eretico ed indipendente – voglia far parte, come gli ho chiesto, della commisione giudicatrice. Ne vedremo delle belle !

  12. Sergio Brenna ha detto:

    Qualcuno ha ritenuto soggettivi e non dimostrati i miei giudizi sulla inutile dispendiosità della Vela di Fuksas alla nuova Fiera di Rho-Pero: li invito a leggere l’intervista che Fuksas ha rilasciato a Il Giornale il 4 aprile scorso in cui, riprendendo le critiche di Berlusconi ai grattacieli sbilenchi di Citylife, ammette con candore che Fiera ha dovuto scegliere il progetto peggiore ma che pagava di più la vecchia area dismessa perché altrimenti non avrebbe saputo come finanziare la costruzione della Vela nella nuova sede. Oltre alla beffa, il danno !

  13. Manuela marchesi ha detto:

    Esperienza torinese su Fuksas.
    Porta Palazzo, il più grande mercato all’aperto d’Europa, con una parte di mercato coperto in ferro dei primi del secolo.
    Vado a fare la spesa con mia figlia che abita a due passi da lì e nella confusione vedo un “cantiere” con le reti di protezione-ponteggi che a Torino si usano di colore azzurrino-verde. “Quello è un Fuksas” mi dice poi qualcuno. “Ma non è finito” faccio io…”No, è finito eccome!” “Ah…”
    Solo la sera mi accorgo che quel guscio vuoto, (perchè ancora non ne è stata decisa la destinazione) è un’opera terminata, e me ne accorgo solo dall’illuminazione interna, perché di giorno sembra un cantiere.
    E poi vorrei sottolineare ancora una volta che un’architettura non è un quadro che se non piace lo si gira verso il muro, che le arditezze tecniche e i colpi di creatività devono tenere conto anche del costo di gestione perché è cretino costruire cose che per essere vivibili necessitano di impianti di condizionamento pazzeschi a costi ambientali indicibili.
    Secondo me il vero guizzo di genio (e non della perniciosa CREATIVITA’…) consiste nello sfrondare il mito delle risorse moderne che rendono tutto possibile. O no?

  14. andrea di loreto ha detto:

    com’è cattivo sto Fuksas… …

  15. Cristiano Cossu ha detto:

    —-Secondo me il vero guizzo di genio (e non della perniciosa CREATIVITA’…) consiste nello sfrondare il mito delle risorse moderne che rendono tutto possibile. O no?—-

    Manuela le darei il Pritzker Prize seduta stante!
    saluti
    cristiano

  16. Giancarlo Galassi ha detto:

    Repetita iuvant: «Secondo me il vero guizzo di genio (e non della perniciosa CREATIVITA’…) consiste nello sfrondare il mito delle risorse moderne che rendono tutto possibile.»

    Grazie alla sig.a Marchesi per la chiarezza e l’apodittica incisità.
    Un abbraccio.

    Dopo il Pritzker che le ha assegnato Cossu io la proporrei a Muratore come epigrafe del blog.

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