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Vecchi e nuovi … maestri …
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Ciao a tutti,
ho appena letto un libro intolato : “Maledetti Architetti” di Tom Wolfe. Un libro economico e piacevole che aiuta a capire l’ architettura moderna, o meglio il suo rapporto con la gente, attraverso una voce, ops…una penna “fuori dal coro”. Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire che spesso, troppe volte, i cossiddetti “maestri” vengono considerati Dei per partito preso, ma le loro architetture sono destinate al fallimento. E’ un buon Architetto (si, con la A maiuscola) l’ uomo di innegabile cultura incapace di fornire utilità, durevolezza e diciamolo pure…bellezza alle proprie opere (opere, non disegni) ?
innanzitutto auguri a tutti
a proposito di “Maledetti Architetti”, penso che sia interessante solo nella prima parte e cioè nella critica ai grandi maestri del Movimento Moderno, ma proseguendo emerge la volontà da parte dell’autore di individuare e legittimare una cultura e una architettura tipicamente americane, da contrapporre a quella europea, della quale è stata storicamente succube.
Niente di male nel voler incoraggiare e sdoganare patriotticamente la propria architettura, e per fare ciò esibisce il meglio del postmoderno, di cui l’america è la patria, ritenendolo la vera espressione della cultura statunitense, cosa non del tutto sbagliata e solo che, secondo il mio parere, non ci fa una bella figura.
Ciao a tutti,
proprio a proposito dell’architettura moderna e dei Grandi Maestri…..vi consiglio di leggere il libro di V. Bordini , “Architettura dell’Inquietudine” che tratta proprio l’argomento del Movimento Moderno “parallelo”, di minoranza…di quegli architetti della cultura italiana che sono stati considerati dei perdenti, ma che invece andrebbero rivalutati…
Caro quasi omonimo Emanuele,
dire che quella di Tom Wolfe sia una delle poche voci fuori dal coro mi sembre molto ingenuo. Diciamo che nel periodo in cui lui si contestualizza era un pò la moda del momento. Maledetti Architetti è sens’altro un libro importante nello sviluppo del linguaggio architettonico postmoderno, e ha grossi meriti, ma non è niente di… “nuovo”. Ha però il grande merito di essere il perfetto specchio del suo tempo, e letto in modo acritico e più distaccato, come mi pare abbia fatto il secondo commentatore, Salvatore Di Gennaro, può offrire molti spunti di riglessione.