Arredo urbano capitolino …

Roma … una città dove non manca davvero niente …

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5 risposte a Arredo urbano capitolino …

  1. isabella guarini ha detto:

    Un bel campionario di arredo urbano! Se aggiungiamo tutti i tipi di cassonetti dei rifiuti, disposti lungo le strade e contro il paesaggio, nonchè la cartellonistica pubblicitaria e le varie tabelle e tabelline, possiamo compilare un vero manuale del come si distrugge la qualità dell’ambiente urbano, a livello di un metro e sessanta da terra e con il titolo di nuone prospettive dell’arte urbana!
    Ma non è finita qui.
    Mi dispiace di non poter spedire le foto della orrenda proboscide, in profilati metallici e pannelli in plastica, costruita davanti e dentro il vano d’ingresso del Palazzo Reale di Napoli, per annunciare gli eventi organizzati dagli “Annali dell’architettura e delle città”. Un cospicuo programma di lauree ad honorem, mostre di progetti per eliminare il degrado in zone della provincia di Napoli, premio al famoso architetto d’oltreoceano per il progetto delle stazioni della più visitata zona archeologica all’ombra del Vesuvio, con sponsor istutuzionali a tutti i livelli.
    Per fortuna la natura si difende!. Così, l’orrenda proboscide davanti all’ingresso regale del Palazzo Reale è stata spazzata via dal vento! Si è concretizzato il desiderio di molti passanti. Ho visto i vigili del fuoco indaffarati e imbarazzati a eliminare il pericolo costituito da una struttura troppo effimera, finanziata con il pubblico danaro, per promuovere l’architettura di qualità. E io dico :” dum vult validius inflare sese, rupto iacuit corpore! “Non c’è da meravigliarsi, se oggi la laurea in architettura si regala a fotografi , pittori e altri che non sanno fare i conti con la vecchia triade vitruviana: firmitas, utilitas, venustas. Dimenticavo di dire che l’orrenda proboscide è denominata Totem!

  2. federico calabrese ha detto:

    un caro amico architetto napoletano, (che quasi ruabava il primo premio di Betile alla superstar anglo-irachena), mi telefona imabarazzato dopo la visita alla super-mega-ultra-plus mostra del Palazzo Reale, dicendomi che era tutto bellissimo, perfetto, gli architetti, i progetti, l’allestimento, con i nostrani caserecci architetti superstelline onnipresenti, etc. etc., pero’ mi confessava che si sentiva come a disagio, tanti soldi, molti soldi spesi per progetti per eliminare il degrado all’ombra del vulcano, che non verranno mai realizzati, in una citta’ dove si ammazza tutti i giorni….
    credo che la natura non si sia difesa abbastanza.

  3. Marco Melani ha detto:

    Credo che il problema sia culturale… siamo mediterranei… quindi via con il “materico”… il tufo la roccia, via con gli ammassi di lamiere… via con l’orrido…
    Siamo tutti un pò artisti, quindi per gli “italioti” il graffito o murale è arte… le lamiere ammassate, pure; per quanto riguarda l’architettura gli scempi non si contano, sempre rivendicando poi, le nostre radici classiche, quindi giù con il mattoncino, il marmo, il tufo… anche se poi la struttura è in acciaio (p.za Vittorio insegna)… tutti vittime del post modern… dovrebbero vietarlo per legge… l’architetto dei nuovi cassonetti certo Leonori, cercava di giustificare il suo progetto dicendo che era stato ispirato da un uovo… DA UN UOVO!!!??? Ma siamo impazziti? Che figura ci facciamo? Per inciso i nuovi cassonetti con questa forma prendono meno rifiuti… mi sembra, addirittura, che il Leonori sia l’architetto di alcuni interni di bingo, nessuno ha da ridire sul bingo (ognuno ha la sua etica) ma dovreste vedere che oscenità… una sorta di piazza con un ombrellone centrale… Insomma sto dilagando troppo… il problema è la qualità urbana: che senzo ha, avere un “parco verde”, se pieno di sterpagle, di rovi, di zone impraticabili… preferisco l’asfalto di qualità… andatevi a vedere lungo la casilina che degrado… basterebbe poco… ma ci indignamo se tagliano dei rovi… Sono convinto che la gente è l’ambiente in cui viviamo… quindi siamo ciò che ci meritiamo.

  4. isabella guarini ha detto:

    CINISMO PARTENOPEO!
    Per completezza d’informazione riporto di seguito la lettera di protesta di un docente, pubblicata dall’edizione locale di La Repubblica.

    ” Una mostra difficile la visitare.- Napoli 24/11/06

    Insegno Progettazione urbanistica e ho tentato invano di visitare con i miei allievi ‘del 2° anno del corso di laurea specialistica in Pianificazione la mostra di progetti organizzata al Palazzo Reale nell’ambito degli Annali dell’architetttura. Un primo tentativo è andato a vuoto, perché ci è stato detto che il mercoledì era giorno di chiusura della mostra.
    Un secondo tentativo è avvenuto ieri alle 9:30 ma la mostra era chiusa perché il temporale dell’altro giorno ha provocato qualche danno alle installazioni scoperte e i Vigili del fuoco hanno imposto di eliminare il pericolo prima di consentire il passaggio di persone al di sotto delle parti pericolanti: queste erano costituite da un paio di pannelli di perspex (o materiale similare, non so) di poco più di 1 mq ciascuno, che si erano in parte sganciati dai tralicci. Nonostante abbia chiesto di poter accedere con le dovute cautele agli spazi dell’esposizione, del tutto distinti dalla situazione di pericolo indicata, la direzione di Palazzo Reale è stata irremovibile: la mostra era chiusa.
    A me sembra che il problema descritto poteva risolversi con l’installazione, ad esem-pio fra le 7 e le 9 del mattino, se non di notte, di due modesti ponteggi in ferro e un piccolo tavolato per proteggere localmente i passanti, per poi provvedere al miglior fissaggio dei pannelli in un qualunque momento fuori dell’ orario di apertura della mostra. In una città europea credo che si sarebbe fatto qualcosa del genere pur di non interrompere la fruizione di una esposizione con qualche ambizione culturale e politica. Non se ne può proprio più di burocratismi e di inefficienze.”

    Premettendo che i vigili, per eliminare i pannelli pericolanti hanno dovuto anche staccare la corrente elettrica dai tralicci che illuminavano i pannelli stessi, per cui la mostra non era visibile per mancanza d’illuminazione, mi chiedo cosa sarebbe successo se uno dei leggiadri pannelli volanti – di solo qualche metro quadrato! – avesse colpito di taglio la testolina di qualche ignaro studente o passante?
    Una volta nelle università si insegnava a rispettare le norme di sicurezza. O mi sbaglio?

  5. Mauro ha detto:

    Più che essere “mediterranei” o parlare di “cinismo partenopeo”… io in quanto italiano – e trevigiano – inorridisco di fronte ai cassonetti e ai rifiuti lasciati per terra, panorama a cui assisto giorno per giorno vivendo a Roma.
    In Provincia di Treviso ormai i cassonetti non esistono da molti anni, la raccolta differenziata è anche al 70% in molte realtà e le campane di carta-plastica-vetro hanno ben stampigliata la scritta che avverte chi lasciasse eventualmente qualcosa per terra che rischia multe da 600 a 1200 euro.
    E c’è pulizia dappertutto. Non è Ginevra o Stoccolma. E’ una delle tante province del nord italia che ha capito che i rifiuti possono portare grande ricchezza per tutti e tariffe più basse e ambiente rispettato, se avviene una separazione corretta e minuziosa di umido-secco-ecc. con i rispettivi bidoncini. E l’occhio non vede più l’abbrutimento dei cassonetti per le vie.
    Quello che manca credo sia anche il senso civico comune: nella mia città nel vedere uno che lascia un materasso vicino al cassonetto chiunque si indignerebbe e chiamerebbe subito la forza pubblica perché ci tiene alla propria città. Nella vicina Carinzia ogni cittadino riceve addirittura un premio in euro dalle polizie municipali se segnala loro qualsiasi tipo di reato anche ambientale commesso da qualche altro cittadino. Forse è un eccesso, lì siamo praticamente vicini allo status di “tutti poliziotti di tutti”.

    Però l’indifferenza e il lassismo sono invece le tracce più evidenti del declino sociale e morale. Napoli docet.
    Ciao, Mauro

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