W la ricerca … Vinca il peggiore …

In un recente programma televisivo è stata data, ancora una volta, grande pubblicità al noto e tragico stato della ricerca universitaria in Italia, alla fuga dei cervelli, al fenomeno ineliminabile delle baronie, al malcostume accademico, etc. etc. …
Si tratta evidentemente di situazioni endemiche e disgustose cui spesso abbiamo fatto riferimento su queste pagine … e che peraltro ci hanno visto, in tanti anni, più volte vittime o spettatori increduli di ricorrenti e divaricate prevaricazioni … (ma è passato tanto tempo … i casi sono stati e continuano ad essere così numerosi che … ci abbiamo “quasi” fatto il callo …)
Visto quindi come stanno le cose siamo però giunti alla conclusione che se il fenomemo, un po’ come la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, etc. non è minimamente scalfibile… allo stato attuale … tanto vale …
cercare di trarne le conseguenze … ed indicare utilmente, a quanti ancora si avviano fiduciosi sulla via della ricerca, …
una specie di tascabile e sintetico prontuario … per orizzontarsi … prendere le necessarie precauzioni … fare, per tempo, i dovuti esercizi …
Accanto alle singole voci del menu sono quindi riportati (secondo i nuovi ordinamenti) i relativi “crediti” che suggeriamo anche alle competenti autorità accademiche per razionalizzare e velocizzare le procedure delle commissioni … al fine di evitare inutili e deprecabili sprechi …

Attività valutabili accademicamente …
e … relativi quozienti … (+ o – … n.v./non valutabili … s.q./secondo quantità)

pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali / – 3
pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali / – 2
pubblicazioni non meglio identificabili / – 1
pubblicazioni su carta da macero dipartimentale / + 1
pubblicazioni su riviste dirette dai commissari / + 2
pubblicazioni inesistenti / + 3

attività di badante al commissario / + 2
attività di badante al commissario-presidente / + 3
attività di autista generico / + 1
attività di autista esclusivo / + 2
attività di badante e autista h24 / + 5
attività “esclusiva” di badante e autista a chilometraggio illimitato / fino a + 10

rispetto dell’autorità / + 4
deferenza / + 7
obbedienza / + 5
obbedienza cieca / + 8
prestazioni intellettuali / n.v.
prestazioni sessuali di varia tipologia / s.q.

P.S. : non ci sono limitazioni per area disciplinare …

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11 risposte a W la ricerca … Vinca il peggiore …

  1. Florindo Fusco ha detto:

    Basta, per favore, basta!
    Perché infierire su un cadavere?
    Orizzontarsi: individuare una qualsiasi via di fuga e raggiungerla.
    Prendere le necessarie precauzioni: dimenticare l’esistenza delle università e insegnare ad ignorarle.
    Fare per tempo i dovuti esercizi: farsi rilasciare un passaporto e coltivare amicizie all’estero.

    Grazie a G.M., comunque, per i veri insegnamenti.

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Prontuario perfetto, caro Prof. Muratore.
    Anch’io come il suo lettore che mi ha preceduto anelo alla fuga oltre confine. Spero un giorno di venire in Italia in vacanza: unica attività seriamente possibile nel paese dei balocchi…
    saluti
    cristiano

  3. Isabella Guarini ha detto:

    Tutte le questioni che riguardano l’Università, dal punto di vista didattico e scientifico, devono fare i conti con il nepotismo che è radicato in termini parentali o di dedizione a saperi dominanti. Tali consuetudini, oggetto di critica in occasioni di concorsi, sono accettate dalla maggioranza dei docenti e degli studenti che riversano solo sulla politica tutta la colpa dei mali endemici dell’Università. Per quanto riguarda il grido d’allarme per la fuga dei cervelli, che dura da anni e anni, non vedo dove sia il dramma dal momento che la scienza e la cultura sono diventati sistemi globali, indipendenti dai luoghi in cui i saperi si producono. Se non si accetta questa situazione determinata dal global system allora si dovrebbe rigettare anche il global star system dell’architettura, che è sostenuto proprio da quei settori politici e accademici che lamentano la mancanza di finanziamenti statali a sostegno della ricerca nazionale. Oggi gli studenti sono alleati del sistema di potere universitario, pensando che i loro nemici siano soltano al di fuori delle università. In verità, devo riconoscere che la contestazione del sessantotto aveva incluso le responsabilità del potere universitario nell’analisi del sistema generale economico e sociale.

  4. Marco de Caro ha detto:

    Purtroppo è tutto vero quello che Lei scrive. Ho avuto la sensazione netta di essere stato il migliore in un concorso da ricercatore (sia per i titoli che per le prove), ma non è bastato. Ha vinto chi doveva vincere, senza nessuna sorpresa. Il cancro è nel sistema di reclutamento. La corruzione è massima soprattutto nei concorsi da ricercatore, dove c’è un unico membro Prof. Ordinario (per giunta designato dal consiglio di facoltà) che appunto si fa designare all’unico scopo di “sistemare” il proprio assistente. La cosa scandalosa è che il concorso viene svolto con la massima serietà (apparente) ed i giudizi di chi è andato meglio sono eccellenti, tanto da risultare vincitori morali, ma il posto va comunque al rampollo di turno. Basta andare sul sito del Murst e notare come (soprattutto in alcuni settori disciplinari) non accada mai che vinca uno che non sia di quella Università che bandisce il concorso…ma oserei dire che non sia di quello specifico dipartimento. Che dire…l’unica speranza è che i concorsi diventino nazionali e che nelle commissioni vadano solo prof. ordinari (quindi meno ricattabili)…e soprattutto, cosa più importante CHE LE COMMISSIONI VENGANO SORTEGGIATE e non formate via telefono con scambi di favore. Così facendo ci sarà ancora qualche ingiustizia, ma sarà una eccezione…e non la regola, come avviene attualmente!

  5. stefano salomoni ha detto:

    si, ma nella trasmissione parlavano di fisici, astrofisici, ingegneri…cosa c’entra l’architettura (?) (!)

  6. Isabella Guarini ha detto:

    L’architetura è un’arte e una scienza, pertanto c’entra nella ricerca come tutte le altre.

  7. stefano salomoni ha detto:

    …la mia voleva essere piuttosto una forma di ottusità ironica.

  8. Cesare Piva ha detto:

    Gran bel tema!: difficile, “delicato” e forse senza soluzione.
    Mi pongo, vi pongo, una questione.

    Siamo sicuri che, oggi come ieri, l’università sia l’unico luogo
    della ricerca? E ancora: oggi la ricerca oltre a essere “paziente”
    può essere svolta “in solitudine”? (vedi maggiore facilità
    di accesso agli archivi, costi ridotti di viaggio e permanenza, and so on).

    p.s. all’estero certamente “meritocrazia” sembra una parola
    che ha ancora un significato, però anche lì esiste il concetto di elite e di
    appartenenza… almeno così mi pare…

  9. Isabella Guarini ha detto:

    Conosco ricercatori che lavorano in solitudine sia nell’università che all’esterno. I motivi sono sempre gli stessi: isolamento dovuto alla resistenza delle lobby di potere a confrontarsi con gli altri per non condividere risorse economiche, strumentazioni disponibili e meriti. Non parliamo delle pubblicazioni che costituiscono il tramite indispensabile per attestare i propri titoli nei concorsi. Con lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione, si potrebbe pensare a un superamento della ricerca isolata perchè è sempre possibile trovare in rete affinità, ma tutto resta nel teorico, senza possibilità d’attuazione, specialmente in architettura. Comunque, penso che la ricerca sia un’attività non da tutti e che per essere ricercatore bisogna avere una particolare predisposizione al sacrificio, nel senso di saper accettare la mancanza di risultati immediati che non comportano avanzamenti di carriera. Legare la ricerca alla carriera universitara può essere anche un tramite dannoso alla ricerca , appunto paziente.

  10. Sandro Ranellucci ha detto:

    Le sue osservazioni sui requisiti necessari per i concorsi universitari sono godibilissime, come si dice in quei casi in cui chi le esprime è spiritoso, onesto, spregiudicato. Ma in cui le stesse lasciano totalmente il tempo che trovano. Tale e quale a quelle espresse nel tempo, con lo stesso tono e lo stesso sarcasmo, volta a volta da Roberto Pane, da Federico Zeri, da Francesco Alberoni. Rispetto alle quali siamo stati tutti consapevoli che non vi era contenuta neppure una punta di esagerazione. Eppure, quando qualche anno fa comparve “arCaso”, modesto sito di etica delatoria rivolto ai concorsi di architettura, pochi ne intesero compiutamente il senso di unico reale, potente, scardinante strumento in risposta al regime dei favoritismi. Propensi i più a sopravvalutare la scorrettezza di base comportata dalla denuncia anonima. Il sorriso provocato argutamente dalle osservazioni del prof. Muratore non può non accompagnarsi alla profonda delusione che “arCaso” sia scomparso dalla scena nella rete; e che non abbia potuto generare un suo gemello rivolto ai concorsi universitari, d’architettura e in generale. Avrei due proposte: l’una consistente in un premio InArch, o simile, seppure alla memoria, al sito “arCaso” e alla sua reale capacità d’incidere sulla cultura e sull’etica dell’architettura. L’altra di ripristinarne la funzione, con rinnovato nerbo moralizzatore, magari sotto l’egida di probi viri al di sopra d’ogni sospetto, capaci di non sottovalutare l’efficacia aggregante del messaggio trasmesso in rete. Rispetto ad una proposta di tale tipo potrebbe non risultare difficile un”individuazione dei pochi possibili destinatari. Oltretutto si riesce a raccogliere firme e adesioni rispetto a proposte ben più vaghe.
    Dal momento che da nessuno dei potenziali interlocutori ci si può aspettare la possibilità d’un’assunzione d’impegno in tal senso, in reazione ai “Vinca il peggiore” cui quotidianamente ci tocca assistere ci limiteremo a cercare in piena nostalgia chi avesse avuto l’accortezza di fare una copia a suo tempo di “arCaso”, come si usa con miti culturali di per sé altrettanto effimeri ed irripetibili.

  11. David ha detto:

    Caro professore, lei sfonda una porta aperta!
    Cosa sono oggi le nostre Università? Accanto a ricercatori coscienziosi che tengono in piedi la baracca, sono sempre più attive e aggressive consorterie e cordate di personaggi che, in base a “titoli” clientelari o familistici, riescono ad assicurare e assicurarsi un “posto al sole” in concorsi da ricercatore o professore (e sempre più anche da tecnico…). Chi è fuori da questi ambiti deve andare lontano o accettare squallidi do ut des. Il dottorato di ricerca cosa è in realtà? Un modo per selezionare i prossimi ricercatori o semplicemente un “binario” per depositare senza traumi il candidato X o Y a destinazione (magari parcheggiandolo in qualche insegnamento creato ad hoc…)? Con la riforma del “3+2” abbiamo assistito alla gemmazione di corsi e moduli SENZA FUTURO E VALORE SCIENTIFICO (vedi ad es. i corsi afferenti a psicologia et simili) e SPESSO SENZA STUDENTI (ma con l’indubbia “valenza” di poter distribuire un po’ di bottino a torme di affamati contrattisti, modulisti, etc.). Mi chiedo: quando la politica (quella ONESTA) inizierà ad occuparsi DAVVERO di questo mondo? Alcune cose da fare subito: 1) Abolizione del valore legale del titolo di studio. 2) Inserimento della componente Tecnico-amministrativa nel governo degli Atenei, al fine di aumentare il controllo democratico su atti e decisioni. 3) Gestione RIGOROSAMENTE E ESCLUSIVAMENTE nazionale dei concorsi, basata su standard di eccellenza verificabili e universalmente noti, per ricercatore con Lista unica divisa per area e settore disciplinare. 4) Creazione di una Authority davvero indipendente (!) che verifichi periodicamente la gestione contabile e amministrativa degli Atenei, con la creazione di un disciplinare di qualità che determini la base irrinunciabile sul versante dell’offerta didattica e di ricerca. 5) Aggancio dello stipendio dei docenti a parametri verificabili dall’esterno sulla qualità complessiva del proprio lavoro e dell’Ateneo di appartenenza.

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