Quasi ultimati i lavori della nuova Facoltà di Architettura …
Doveva essere un modello …
ne resta un bordello … un’accozzaglia di stente esercitazioni … alla “maniera” di …
senza capo ne coda … che nasconde uno dei panorami più belli del mondo …
per costruire un volume labirintico e immondo … qualche geometra pazzo? … no, alcuni dei frutti migliori della “scuola” di Ludovico Quaroni … ciascuno con la sua cattedra e il suo incarico … bel risultato …
ma dove sono finiti lo Stretto, Messina, l’Etna? … per gli architetti, cancellati per sempre …
anche il claudicante Pegaso aspromontano volge, inorridito, altrove lo sguardo …






ecco appunto…che messaggio si può trarre da un episodio simile?
Liquidare sinteticamente come ” un bordello…un’accozzaglia di stente esercitazioni” la Facoltà di architettura di Reggio Calabria è senz’altro una scorciatoia comoda ed utile al ruolo di censore che da tempo ti sei con onore e merito guadagnato sulla piazza informatica. Per carità niente da eccepire, è per questo tuo coraggio che conservo la mia stima nei tuoi confronti anche se in questa occasione mi sei sembrato un po’ troppo immedesimato nel tuo ruolo.
A me pare che tu, finora l’unico ad aver pubblicamente parlato di questo intervento (che si accompagna alle facoltà di Agraria ed Ingegneria in un tentativo di costruzione di un paesaggio urbano di impatto per il debole margine settentrionale della città di Reggio Calabria), cedendo ad un facile qualunquismo, abbia senz’altro perso un’occasione per raccontare con chiarezza la storia e le difficoltà di chi ha lavorato su un progetto complesso senza le facilitazioni concesse alle star dell’architettura (che tu combatti). Per carità non voglio inoltrarmi poi sulle considerazioni populiste sul “paesaggio negato”.
Era il 1987 (quando non si parlava ancora di “prime donne” e non c’era la legge Merloni che avrebbe aperto le porte agli stranieri) quando l’Università di Reggio Calabria decideva di affidare ad un gruppo di propri docenti l’ampliamento della sede di Architettura in base ad un masterplan a sua volta redatto da altri docenti (per intenderci è lo stesso tentativo fatto dal Politecnico di Milano). A me pare una scelta che non merita tutta la veemenza che gli hai dedicato. O forse avresti preferito Meier…?
Vedi Giorgio, quello che non è chiaro e che non mi va giù in questo tuo attacco crudele e gratuito contro un’opera di architettura italiana (e non lo dico solo per motivi di famiglia) è proprio la tua posizione che sembra sempre più difficile afferrare.
Contento tu….
Dalla scritto di Mario Ferrari si apprende che il progetto della nuova sede della Facoltà d’Architettura di Reggio Calabria è stato redatto su un masterplan di docenti, diversi da quelli che hanno redatto il progetto architettonico realizzato. Una separazione tra urbanistica e architettura, a mio avviso, dannosa per la qualità del risultato finale, ma anche dal punto di vista emblematico, trattandosi di un insediamento didattico per utenti, futuri architetti. Dalle immagini pubblicate da Giorgio Muratore e dal suo commento si evice che si è realizzata una frattura sul piano del paesaggio e della morfologia architettonica. Mario Ferrari sostiene la tesi della rappresentazione dell’architettura italiana in un momento di forte espansione dell’architettura globale, grazie alla legge Merloni. In sintesi, essere o non essere, è questo il nostro dilemma!