Caro Massimiliano …

un po’ meglio la prossima volta …

Peccato, sarebbe potuta essere una buona occasione per cercare di capire quel “fenomeno”, quel “caso” italiano che va sotto il nome di Fuksas

Un libro potrebbe servire, anche, a questo …

E invece niente di tutto questo: il volume “Massimiliano Fuksas, opere e progetti 1970-2005” a cura di Luca Molinari, appena pubblicato da Skira e presentato in pompa magna l’altro giorno nelle tenebre della “Casa del Cinema” di Roma è soltanto un bolso fagotto di carta patinata …

Sembra una mappata di quei fascicoli che ti propinano alle fiere … sempre troppo pesanti e troppo ingombranti e che quando torni a casa non sai dove cacciarli …

L’editore, altre volte, ha fatto di meglio …
L’architetto pure … tante altre sue pubblicazioni, di ben altro sapore, erano sicuramente più accattivanti …

Peccato …

Resta comunque il fatto che Massimiliano (permettetemi di chiamarlo così, lo conosco da quarant’anni e mi ritengo suo amico) “esiste” …
ben al di là della dimensione mediatica (francamente un po’ stucchevole e alluvionale di questi ultimi tempi) …

“Esiste” anche al di là dei metri quadri e dei metri cubi che, quasi un tic, gli capita di sciorinare un po’ troppo spesso … forse per misurasi con tanti altri che pur avendo costruito tanto meno erano, fin qui, tanto più famosi di lui …
Costruendo si impara … lo abbiamo detto tante volte …
Ma, adesso, tutto questo dovrebbe essere acqua passata …

Chi se ne frega di chi l’ha fatta più lunga … più grossa … più alta …
L’architettura non va “a peso” …

Quindi, caro Massimiliano, per il prossimo libro, mi raccomando …

Speriamo, comunque, che non ti incazzi troppo …
Ma ormai sei tutto “leggerezza” e “gentilezza” …

Magari, per farmi perdonare …
ti regalerò una cravatta …

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6 risposte a Caro Massimiliano …

  1. angelo a. archidiacono ha detto:

    Sarà anche suo amico ma non per questo deve trattarlo bene. MF è il tipico personaggio che nutritosi nel pollaio (mò ci vuole) della sinistra, ha perpetrato nel tempo scatoloni più o meno endemici e variamente colorati che sottendono una scarsa compresione delle matrici spaziali. Anche le nuvole riesce a inscatolare…

  2. Vittorio Corvi ha detto:

    (cito a memoria:) “Si però Fuksas, per carità, braviiiissimooo…”

    (ri-cito con variazione) Quindi, caro Massimiliano, per il prossimo progetto, mi raccomando … NON famolo strano!!

    Saluti e sorrisi
    Vittorio

  3. Isabella Guarini ha detto:

    Caro Muratore, ho letto con interesse “Costruendo s’impara” e credo che M.F. le debba dei ringraziamenti per la bellissima presentazione sulla sua opera. In particolare ho molto gradito la descrizione della superficie metamorfica d’introduzione al sito web. Un’armonia di forme tradita, però, dal sottofondo musicale fatto di cupi tonfi che entrano in risonanaza con i battiti cardiaci. Di recente è stato scientificamente dimostrato che i suoni a bassa frequenza, che imitano il ritmo del cuore, molto in voga nelle discoteche, produce danni alla salute psichica dei giovani che ne sono consumatori, anche con lo stereo nel ristretto abitacolo delle auto. Penso che l’aver associato il volteggiare di un’ala geometrica al suono ancestrale del battito cardiaco sia una scelta necessaria per di stogliere i visitatori da eventuali voli pindarici e per avvertire che anche l’architettura è caduca, come il volteggiare degli stormi e le foglie al vento. Ne resterà il ricordo, nulla di più. Isabella Guarini

  4. Andrea Trincardi ha detto:

    Fuksas non è la mia tazza di tè ma certo, per restare nella metafore del pollaio, è un gallo. E’ un architetto che osa fare una proposta dando un’interpretazione dell’attualità, non la facilona visione del futuro nè la trita razionalità cubettista, classicista (non classica), nostalgica conformista e, in questo un po’ fascista.
    Fuksas fa discutere, divide in sostenitori e detrattori, ma almeno propone una architettura, non L’Architettura. Ben diverso è il caso di chi pur avendo l’occasione di realizzare importanti opere pubbliche è avaro di proposte, ha il braccino corto, dice e non dice, non si assume responsabilità fa il minimo indispensabile. Se esiste una categoria che fa girare le “uova” è chi ha un’occasione pubblica, importante, e la spreca pauroso, scimiottando un’architettura razionalista pomposa e di cartone.
    Cordialità

  5. Tiago Mota Saraiva ha detto:

    Ci sono tanti architetture a cui la storia é la vitta passano indiferente.
    A Fuksas nessuno é indiferente.
    (un lettore di Portogallo sicuramente con un italiano pieno di errori)

    http://arqmob.blogspot.com/

  6. Alberto Pugnale ha detto:

    Caro Muratore…
    Le pubblicazioni dedicate a Massimiliano Fuksas a volte più che non spiegare questo “fenomeno” italiano cercano di prenderci un po’ in giro, soprattutto quando l’architetto stesso viene intervistato. Mi riferisco principalmente al testo “Caos sublime” edito da Rizzoli, ma anche ai vari articoli usciti sulle riviste ad esempio in occasione della costruzione delle Twin Towers di Vienna, come M.Vitta su L’Arca, Casciani e Steiner su Domus, Irace su Abitare, solo per citare gli esempi italiani, in linea con gli articoli tedeschi e spagnoli. Credo sia una vera presa in giro l’enorme “marketing culturale” che sta dietro al mito della “novitas” propinato dal caro Massimiliano e altri suoi cari colleghi.
    Prendiamo per chiarezza il caso delle torri gemelle di Vienna. Gli articoli parlano di torri di transizione, di monoliti trasparenti, neutri. E’ un’architettura nuova. E’ una balla!
    Fuksas stesso alla domanda “Osservi mai altri pezzi di architettura?” formulata dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti risponde così: “No. Mai. Ogni volta che ho bisogno di un’idea nuova scelgo altri itinerari, giro per altre strade. Più utilizzi l’architettura per fare architettura più ne diventerai schiavo. […] Perciò trattiamo l’architettura da architettura e non da centro e scopo di tutto. […] Non citare il passato con la speranza che in qualche modo torni.” (da Fuksas, Conti, 2001) Un’altra balla!
    Lo sappiamo tutti che il minimalismo l’hanno prodotto molto tempo fa…
    Mies ricorda qualcosa? E’ incredibile ma paragonando il Lake Shore Drive di Mies con le torri di Fuksas ci si accorge di una affinità di concezione progettuale enorme, sebbene tante rimangono le diversità tra i due lavori, dal tipo di città, alla destinazione, alla tecnologia di facciata. Però si nota come l’opera di Massimiliano Fuksas si sia fermata prima rispetto alla ricerca minimalista di Mies. Fuksas è rimasto al concetto primo di Mies di grattacielo minimalista: uno scheletro ben leggibile in un corpo trasparente. Ma dopo le prime sperimentazioni per gli edifici alti sulla Friedrichstrasse a Berlino la ricerca è andata avanti… molto. Si è passati attraverso anche ai suoi laboratori didattici ai Lake Shore Drive a Chicago e al notissimo Seagram. E Massimiliano dov’è rimasto?
    Caro Massimiliano, guarda che non c’è da vergognarsi a prendere il lavoro altrui, lavoro sudato e costato anni, per guardare avanti. Se mi permetti di polemizzare, la speranza che torni il tempo in cui il minimalismo debba essere ancora inventato sei solo tu. Se guardi le nuvole per “ispirarti” e prepararti ai tuoi gesti, perchè non vai a fare l’artista? L’architettura pur non avendo una ricerca basata su metodi scientifici ben precisi è un campo d’azione che richiede il supporto del lavoro già compiuto dai grandi del passato, non si può ignorarlo.
    Io non voglio comprendere Fuksas perchè Fuksas non vuole imparare dall’architettura per farla crescere, vuole piegarla ai suoi capricci, come vuole piegare la tecnologia alle sue esigenze. “Niente è da inventare, tutto è da reinventare.” (Luigi Snozzi, Aforismi)
    Se si parla molto di Fuksas è un bene perchè va trattato come i virus, per debellarli ci vuole un vaccino: bisogna iniettarsene una piccola dose per farsene gli anticorpi e combatterlo.
    Confido nell’ultimo libro come in un vaccino. Non è suo obiettivo spiegare e capire, ma solo vedere e provare. Agisce e guarisce (?)

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