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Ecco, c’è qualcosa che proprio non capisco.
Mi sta bene “la presentazione del libro dedicato al più grande architetto italiano”.
Posso anche capire “il dibattito con l’autore e il “protagonista”, il sindaco Walter Veltroni, Achille Bonito Oliva e Dario Vergassola.”
Ciò che non riesco proprio a mandar giù è che tutte queste belle cose se le cantano e se le suonano nella casa del Cinema.
Che ci azzecca?
Per chi non se ne fosse accorto (e sono in tanti) a Roma c’è anche la casa dell’architettura, voluta proprio da Veltroni.
Azzardo un’ipotesi: non si tratta di architettura. Si tratta di fiction
Beh, se proprio se la dovevano cantare e suonare sarebbero potuti andare alla Casa del Jazz. Così le abbiamo dette tutte, le case di Veltroni. O ne manca ancora qualcuna?
Certo però… che tempi! L’architettura non si sa più “dove sia di casa”, e gli edifici che costruiscono sono sempre “fuori luogo”.
Saluti,
Vittorio
La casa dell’architettura è un ossìmoro , figura retorica composta da parole dal significato opposto. Infatti, se l’architettura è la casa e la casa è l’architettura, non ci può essere una casa che contiene l’architettura , come il cinema che contiene il cinema che è già la casa del cinematografo. Freudianamente l’inventore dell’espressioe vuole indicare un museo per qualcosa che non è più, ma non ha il coraggio di affermarlo chiaramente.