Local starkult … accadde domani …

Già possiamo anticiparvi le immagini dell’evento …

veltroni e fuksas

Massimiliano Fuksas, opere e progetti 1970-2005
A cura di Luca Molinari, edizioni Skira
Alla casa del Cinema il prossimo lunedì 13 febbraio alle 18.30 …

fuksas

uova

uova di gallo …?

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10 risposte a Local starkult … accadde domani …

  1. Cesare Piva ha detto:

    Caro Giorgio,
    alla presentazione del più bravo architetto italiano mi sarei
    aspettato anche Fabio Fazio: viva il buonismo.

    Saluti e a presto

  2. Andrea Di Loreto ha detto:

    Questo libro io l’ho già letto, anzi tenendo conto delle molte illustrazioni, si può dire che va “guardato” e non letto. Molte cose citate nella biografia del mitologico Fuksas, non sono documentate, almeno fotograficamente, all’interno del libro stesso.
    Non penso che i lavori del suddetto siano tutti da sottovalutare, ma ritengo eccessiva l’importanza che si sta dando solo a poche star dell’architettura, trascurando un considerevole numero di architetti italiani di altissimo profilo artistico e tecnico.
    Con la volontà di portare la “grande” architettura a Roma, si sta finendo per amministrare la città in modo feudale, della serie “lavorano solo quelli che piacciono al Signorotto di turno”.

    Nel 1998 Fuksas si è occupato della ristrutturazione delle Scuderie Aldobrandini di Frascati (RM).
    L’esimio eroe del decostruttivismo scelse di “…costruire…” un solaio di vetro appoggiato su di una struttura in acciaio (travi IPE e UPN per capirci). Gli operai, volendo verniciare la struttura, vennero a sapere che sua maestà non aveva nient’affatto voglia di far colorare questo “scheletro d’acciaio”. Uno degli operai colto da illuminazione, disse: ” Ma semo proprio sicuri che questo ce capisce?!! Booh?! Ma vattela a pesca!”….
    Le travi hanno fatto la “ruzza” e adesso per entrare a vedere una mostra lì dentro… te devi fa l’antitetanica!
    Evviva i nuovi arredatori dell’universo!! Auguri!!

    Perchè nessuno riflette sul fatto che enfatizzando solo alcuni personaggi si creano delle ologarchie a circuito chiuso?

  3. Andrea Di Loreto ha detto:

    Aggiungo altre considerazioni:
    prima della pubblicità della Renault, chi sapeva niente di questo fantomatico architetto del “caos sublime”?? (ma di quale caos stiamo parlando???….)
    L’operaio di Frascati aveva proprio capito tutto! (Basta leggere il post precedente).
    Di nuovo un saluto a tutti.

  4. Vittorio Corvi ha detto:

    Scusate l’ingenuità ma io credevo che la storia del “più grande architetto italiano” (più grande, architetto Piva, non “più bravo”: tutta un’altra cosa…) fosse una battuta del cabarettista (Vergassola è il cabarettista, vero?! c’è mica qualche omonimo, chessò, stimato dirigente comunale… ?)

    Ma dal momento che voi la avete presa sul serio ci credo anche io. E però… c’è indeterminazione, è come se mancasse qualcosa alla frase: una conclusione: “dedicato al più grande architetto italiano…” di tutti i tempi, della fine del ‘900 ovvero, in prospettiva, del XXI secolo? oppure “il più grande architetto italiano calvo”, o ancora “il più grande architetto italiano che veste di nero”. E’ più chiaro e suona meglio, in ogni caso.

    Grazie delle sempre interessantissime indicazioni, professor Muratore. Lunga vita al blog!
    Vittorio

  5. Isabella Guarini ha detto:

    Gli architetti contemporanei sono grandi se grande è l’industria che rappresentano, come la Glaverbel del vetro, che rende concrete le “bolle”. Una volta le “bolle” erano il simbolo della fatuità, del vuoto e dell’effimero. Oggi sono segni di potenza tecnologica e contengono musei per conservare ciò che è destinato a sfidare il tempo. Una contraddizione nei termini. Isabella Guarini

  6. Vittorio Corvi ha detto:

    A proposito di “bolle”, oggi sono andato a Terni a vedermi prima gli edifici, poi i disegni di Ridolfi, alla ex-SIRI. Non c’azzecca niente? Appunto.

    Credo che vederli a Terni ha un sapore più intenso che vederli a Roma e all’Accademia di San Luca. Come le tagliatello al tartufo che ho mangiato a pranzo… i piaceri dell’architettura!
    Saluti, Vittorio

  7. stefano salomoni ha detto:

    ho fatto un bel giro in Ciociaria. ohhh che emozione vedere a Pagliano una delle prime opere dell’Architetto. Rimane “storta” quella palestra, non “stolta”, ma, ahimè, inpraticabile.

  8. Filippo De Dominicis ha detto:

    …ma sarà un caso che TUTTE le cose di Fuksas a Paliano siano inutilizzate…e abbandonate??Devo dire che subisco il fascino della rovina,e quella palestra pare una specie di villa Aldobrandini crollante…ironia della sorte crolla per davvero..come se il manufatto avesse voluto seguire gli archetipi progettuali di quello che Portoghesi una volta defini “un eroe dei nostri tempi..”…Ad maiora.mi aggiungo agli auspici di vittorio.grazie prof….

  9. Fabio ha detto:

    Scusate ragazzi, prima di fare considerazioni facili e disdegnare il lavoro altrui, non sarebbe meglio informarsi un pò di più sulle opere dei nostri architetti? L’operaio non sapeva come verniciare le travi? L’archiettto Fuksas ha lasciato decine di tavole esplicative che servivano alla manutenzione, non trattandosi di costruzioni ordinarie, credo sia normale che un operaio non sapesse come intervenire. Siamo alle solite, evviva Zaha Hadid, Ghery, Eisenmann e al diavolo architetti come Piano, Fuksas e company purchè siano italiani. All’ estero i nostri architetti sono apprezzatissimi, forse per questo non riescono a trovare molti incarichi in Italia, il Bel paese dove tutti credono di poter dire la prorpia anche in materie delle quali non sanno nulla.

  10. isabella guarini ha detto:

    Hai voglia di lasciare tavole esplicative! Le architetture ad alta tecnologia hanno una rapida obsolescenza, anzi sono fatte proprio per durare poco in quanto sperimentazioni. Per questo servono solo per funzioni in cui la vita quotidiana è assente. Sono Musei, non solo nel senso espositivo, ma come campionario di nuovi materiali, stazioni ferroviarie e altri contenitori di vuoto. Non avete notato come cambia la qualità architettonica quando le star progettano abitazioni? Se le progettano! Purtroppo spetta a noialtri rispondere ai bisogni quotidiani dell’abitare senza voli pindarici e senza pericolose sperimentazioni. Se in un Museo nascono i funghi per la condensa delle grandi vetrate, è certamente un dramma, ma se crescono nelle abitazioni a Vela è una tragedia umana e sociale irreversibile.

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