Lightness … sessantaquattro …

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Maranella romana …

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Ma pare che anche Milano …

A proposito di Scuole …

Davide Donati: …

“Per non parlare di quella di Milano!
Arch. civile dominata dai vari eredi di Monestiroli, Canella, Grassi, Patetta o dovrei dire epigoni, che non hanno capito nulla dell’eredità dei loro maestri e continuano a scopiazzarne le forme.
Arch. e società con una classe di docenti in Progettazione assolutamente inadeguata, novellini che non hanno probabilmente mai visto un cantiere, che al massimo avranno vinto un concorso in vita loro e stanno lì solo per spartizioni di cattedre tra i vecchi mufloni…Crotti, Blasi, Dorigati, D’alfonso (che non sa nemmeno tenere in mano una matita) e compagnia che continuano a produrre discorsi astrusi e inconcludenti su un’architettura che solo loro conoscono. E da qualche parte, nascosto, c’è Cino Zucchi.”

E il purtroppo … anonimo: …L’Epigonale: …

“Non dimentichiamoci dell’illustrissimo prof. arch. Emilio Battisti nella facoltà di Architettura Civile: lui TI INSEGNA. TI INSEGNA non Architettura. TI INSEGNA IL PROGETTO nelle minuziose e conditissime varie salse in cui la portata può essere declinata: IL PROGETTO SOS-STENIBILE (definizione larga e vuota) FATTO DI MATERIALI ECOSOSTENIBILI come il bamboo con tanto di architetto venezualano che esviscera in tre quarti d’ora le problematiche del costruire rinnovabile, IL PROGETTO DELLA CASA CLIMA secondo quell’idraulico brianzolo di Oliaro, che è conveniente non etico, Il Progetto URBANO secondo Ramsete II, banali conversazioni attorno all’arte di deglutire la minestra dagli archaicissimi tempi degli Egizi agli Spagnoli a Milano… eviandareeviandare… i tanti piccoli 3 quarti d’orina si risolve tutto e gli studenti fortunelli imparano tutto. poi sorridenti a imbrattarci di revisioni pontifcaate nel segno di dio. Che ha la barba bianca e occhiali à la Corbù.”


Per il futuro …

cerchiamo di superare l’anonimato …

Grazie …

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Venezia sta affondando, … Roma è affogata, … e Napoli? …

Da un gruppo di ex studenti della Facoltà di Napoli: …

Venezia sta affondando, Roma è affogata… e Napoli?

“Francesco Venezia, da ricercatore, è stato il nostro maestro, a Napoli; quando vinse il concorso a cattedra ed il consiglio della nostra facoltà, allora presieduto da Uberto Siola, decise di non chiamarlo, noi, già studenti appassionati, facemmo una lotta dura, sottoscrivemmo una petizione, ma niente fu possibile: da quel momento, assieme al maestro, per una giusta maledizione, ebbene si, da noi invocata, l’architettura ha lasciato per sempre la scuola di Napoli. oggi è il nulla!”

Altro che riforme …

Ci vorrebbe …

il Diluvio …

Universale…

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Venezia … da Venezia a Roma … magari …

Sergio … da Venezia: …

“A Vallegiulia per la seconda volta arriva un docente dell’Iuav e, dai commenti del Prof. Muratore, pare si si tratti di un’occasione piacevole per tornare a ragionare di Architettura (la prima volta con Carmassi, questa volta con Venezia). Commenti ai quali mi devo attenere non avendo potuto assistere a nessuna delle due lezioni.
Da studente della (ei fu) Scuola di Venezia faccio un’osservazione che ai più risulterà banale: in entrambi i casi si tratta di docenti Iuav che, con la Scuola di Venezia nell’accezione in cui siamo abituati a pensare, hanno poco da spartire sia per formazione personale (entrambi mi pare non abbiano studiato nella Scuola di Samonà) che per “affiliazioni” a presunte genealogie culturali (le cosiddette scuole di pensiero) più radicate nella tradizione Iuav.
In un certo senso entrambi sono “smarcati” da etichette. Aggiungo: per loro fortuna! (oltre che per loro merito!).
Durante la discussione della laurea triennale il Preside (che era Presidente della commissione) mi chiese: “secondo Lei esiste ancora la Scuola di Venezia?”. Ingenuamente risposi di si, ritenendo che le differenze presenti oggi nel corpo docente rispondessero ancora a quel requisito fondamentale per la Scuola di Samonà: la varietà di pensiero (e quindi la varietà come valore aggiunto).
Oggi, a qualche mese di distanza e con un semestre della laurea magistrale alle spalle, mi sono ricreduto. Come qualcuno molto più acuto di me ha già osservato, la Scuola di Venezia sta affondando vertiginosamente nella torbida laguna. Ho l’impressione che nonostante gli sforzi di pochi, la ricerca di una identità da ritrovare sia ancora troppo vaga, incerta. Certo, il Ministero e le farraginose declaratorie e riforme non aiutano..ma non penso basti a scaricare i sensi di colpa.
In una Scuola che non ha fatto alcuna fatica a dimenticare in fretta Aldo Rossi (e nella quale, al contrario, l’eredità tafuriana continua a produrre frutti) non si riescono a cogliere neanche i contributi di persone e professionisti seri (e per me la serietà è direttamente proporzionale al silenzio delle parole e alle urla delle opere realizzate o progettate) come Carmassi e Venezia, ai quali viene dato sempre troppo poco spazio rispetto a quanto meriterebbero. E invece si continua a lasciare spazio a chi, in fondo, non ha nulla da dire.
Qualche settimana fa un docente deluso dai risultati dei suoi studenti a fine semestre (ops, a fine bimestre..perché tale è!) ha detto: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”.
E’ vero: noi studenti dovremmo ricordarcene più spesso. Ma anche a molti docenti bisognerebbe rispondere: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”. Appunto..noi e voi.”


Se la Scuola di Venezia sta affondando …
quella de Roma … da mo’ … che s’è affogata …

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Con amarezza …

Sergio Marzetti: …
“Non voglio essere più amaro di quanto sia accettabile e necessario. Ma il bello della nostra esistenza è che tutto in qualche modo si lega. Per me la conclusione di questo impianto pensato in una casa brasiliana (Meier dalla California, Zaha dalla Britannia! Li andiamo a cercare sempre più lontano, eh?!), cominciato tanti anni fa, coincide con la discussione che abbiamo avuto sulla Costa degli Ometti di Caniggia. Perchè é quello che é? Perchè sta lì? Perchè quella forma? Capisco meglio, davanti all’ultima opera di Niemeyer, la critica di Bruno Zevi su di lui. La facilità, e non nego qualche volta la felicità, di uno schizzo che diventa subito dopo opera finita, sine ira ac studio. L’ira che ti fa affrontare i problemi che ti vedi davanti nella loro complessità e lo studio che ti fa sudare le proverbiali sette camicie per trovare la soluzione più congrua. Si voleva encomiabilmente costruire, in un luogo destinato alla musica per buona parte dell’anno, uno spazio chiuso perchè la fruizione potesse estendersi per dodici mesi. Quindi correttamente all’interno osserviamo un Auditorium voltato che mi ricorda la Sala Paolo VI o Aula Nervi in Vaticano. C’é l’occhio tondo al posto delle vetrate ovali, c’é la palpebra aperta sul mare al posto della esplosiva scultura di Pericle Fazzini ma per il resto mi sembra un gesto debole al quale si cominciano a dare, vecchio vizio, ironici nomi. Ha cominciato inconsapevolmente lo stesso Bassolino che ha evocato un foglio di carta, una nuvola o addirittura l’occhio di Magritte. Sarà! Isabella, maliziosa, mi pare abbia evocato, foglio per foglio, il rotolo di carta igienica. Chissà se visto dal mare possa far pensare ad una Horcynus Horca, al pescecane di Pinocchio o alla balena di Giona. Non che voglia esaltare più di tanto il contesto di tipiche case costiere (oramai non posso più osservare la sempre accattivante Costiera Amalfitana, le isole del Golfo (vero, Ischia?) senza chiedermi quanto abusivismo e illegalità approfittano della indistruttibile bellezza del luogo per mimetizzarsi) ma almeno quello é il rapporto con il suolo e con gli elementi materici costruttivi. Chissà! Anche adesso, forse, Richard Wagner vi potrebbe trovare, nell’equilibrio di architettura alta e bassa con la Natura, motivi per nuove ispirazioni. Ma quel ruggito sul mare che cosa potrebbe dirgli? Forse il progettista, uomo veramente progressista e indefettibile comunista, poteva, ispirandosi ancora alla Sala Nervi, dare una risposta esplicita alle esigenze dell’ambiente e del risparmio energetico: installare sul tetto curvo del suo edificio un impianto fotovoltaico per rendere quanto più possibile autosufficiente l’Auditorium.”

S.M.

Sine ira ac studio …
non ci sarà mai niente …

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Francesco Venezia a Valle Giulia …

Semplicemente: … mitico …

sull’onda della luce …

da Palazzolo Acreide a Stoccolma …

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Entrare … nella città eterna …

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Parole grosse …

LOGISTICA AMBIENTALE …

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Campagna Dia on line Napoli …

Da: “Alamaro Eduardo”
Oggetto: Campagna Dia on line Napoli
“Pronti? Dia, dal 1 febbraio on line al Comune di Napoli. Dio forse non c’è più. Ma la Dia in Bel fiore c’è. Provare per credere!”

Quotidiano – 3-3.pdf
4X3 – 3-6.pdf

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