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Pontecarrilho …
Da Cristiano Cossu: …
“Pontecarrilho!!! Perchè da noi (forse) sarebbe diventato un pontaccio orribile in precompressi prefabbricati e con trentanni di ritardo sui lavori?
http://www.ultimasreportagens.com/pontecarrilho.php
buona domenica”
cristiano
Pubblicato in Architettura
7 commenti
Kronos … faber …
Ariano Irpino
“Caro prof. Muratore,
con riferimento al racconto di Giancarlo Galassi su Palmarola, le invio alcune riflessioni sulla città storica, come costruzione spontanea.
Saluti”
Isabella Guarini
“Gli insediamenti spontanei, privi di progetto urbanistico, costituiscono la maggior parte della nostra storia urbana, fatta da maestri muratori, carpentieri, pittori, che costruivano tramandando la tradizione che s’innovava lentamente sull’esempio delle architetture pubbliche, o private d’importanza pubblica, che erano progettate da architetti e artisti la cui fama è giunta fino a noi. I borghi intorno alle cattedrali, ai castelli, in cui la popolazione abitava con la propria famiglia sono anonimi. Non si conoscono i nomi di quelli che ci hanno lasciato città fatte di case costruite con saperi non disegnati. L’architetto di tali città spontanee è Kronos, il tempo che scorrendo, lentamente sulla superficie della terra, separa natura e artificio, armonizzando gli artifici dell’homo faber per far abitare la sua prole e per vivere con suoi simili. Così l’architettura spontaneamente risolve la contraddizione immanente all’abitare, separando e unendo, variando e armonizzando. Of course, i modi dell’abitare sono tanti, ma non infiniti, perché permangono i caratteri dell’esistenza umana con le variabili del contesto naturale. Kronos lentamente modella lo spazio abitabile, divorandolo e restituendolo ad altri destini. Sarà questo il mito della slow-achitecture contro la fast- architecture? Nelle nostre città sfugge alla consapevolezza degli abitanti il tempo fatto d’istanti millenari, mentre vivono l’istante dell’istante, incapaci di abitare le città fatte “con il sangue e la carne del passato”. Così scrive Joseph Roth, turista incantato da “le città bianche” che visitò nel 1925, inoltrandosi nel Sud della Francia, dove erano confluite varie civiltà ancora riconoscibili. Roth si mostra inesorabile nel giudizio della nuova città di Vienne, un tempo romana e dice: “In dodici grandi edifici si concentrava la vita della città. Eppure era una grande città. Non aveva strade, soltanto piazze, non aveva case, soltanto palazzi. E comunque emanava da quel quadro un alito di grandezza quale mai si sprigiona dalla veduta di una moderna metropoli. Davanti a quel quadro mi resi conto che l’uomo di fronte a un anfiteatro colossale resta pur sempre uomo, mentre al cospetto di un grattacielo si riduce a formica”. Il viaggio di Joseph Roth avveniva dopo la prima guerra mondiale e “le città bianche” di cui scriveva rappresentano la speranza nel futuro illuminato dal passato, pagine di nostalgia, come forza sollevatrice di memorie e di vita. Ma possiamo, noi, costruire, razionalmente in un solo tempo-istante, ciò che la storia ci ha lasciato come creazione partecipata di tante generazioni ? È questo il dilemma! “
I.G.
Pubblicato in Architettura
1 commento
ALLOMBRADELLAMADONNINA …
Pubblicato in Architettura
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